Modello d’Oltralpe a Milano? Un manager ostaggio dei lavoratori

Nicolas Polutnik

Bloccato dai suoi dipendenti. A Milano, questa volta. Non in Francia.
Un amministratore delegato è stato costretto dai lavoratori ad assistere ad un’assemblea. E a rispondere alle domande. Certo, è un caso isolato, troppo presto per lanciare l’allarme e dire che il “modello francese” ha fatto scuola. Senza arrivare agli eccessi d’oltralpe, con manager rinchiusi per ore nei loro uffici o assaltati in macchina come il re del lusso Henri Pinault, i lavoratori della Omnia service center, partner della compagnia telefonica Wind con sede in via Breda, periferia Nord di Milano, a un passo da Sesto San Giovanni (l’ex Stalingrado d’Italia che non c’è più), hanno deciso di ricorrere alle maniere forti per essere ascoltati dai loro dirigenti.
I dipendenti della filiale milanese di Omnia, presi dall’esasperazione per i mancati pagamenti in ritardo dal febbraio di quest’anno, hanno chiesto all’Ad dell’azienda Fernando Ruzza di parlare con tutti i dipendenti in cortile dove si stava tenendo l’assemblea. Lì, il manager è stato accerchiato e costretto a dar conto del mancato pagamento degli stipendi di febbraio. L’accusa dei dipendenti è che ”da diversi mesi l’azienda ritarda i pagamenti imputando la responsabilità ai committenti, alla crisi, alle banche che non concedono più fidi” spiega all’Ansa Silvana, una lavoratrice. “Fino ad oggi lo stipendio di febbraio, atteso dal 5 marzo, ancora deve essere pagato mentre c’è gente che deve pagare mutui, affitti, alimenti e altro”.

I sindacati hanno deciso di aderire allo sciopero nazionale del gruppo.

Commenti

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Il 20 Aprile 2009 alle 12:09 Ribellismo 2009 e caccia ai manager: ecco chi soffia sul fuoco » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese, vede nero: “Nella nostra provincia a luglio la Iveco e la New Holland toccheranno le 40 settimane di cassa integrazione e dopo poco potrebbero scattare gli esuberi. Di fronte ai licenziamenti non si può escludere una drammatizzazione del conflitto”. Anche perché su 170 mila metalmeccanici in provincia di Torino 58 mila sono in cassa integrazione. Nel resto d’Italia a marzo il ricorso a questo ammortizzatore è cresciuto del 925 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008. Numeri che potrebbero mettere a rischio la pace sociale. “In verità, la radicalizzazione c’è già” prosegue Airaudo. “Il blocco delle merci, i picchetti davanti ai cancelli e le assemblee permanenti sono forme di lotta già attuate in numerosi stabilimenti”. Vivono giornate tese anche i lavoratori della Lombardia. Per esempio all’Omnia, azienda leader nel settore dei call center: il 1° aprile una cinquantina di dipendenti è scesa in cortile e ha costretto l’amministratore delegato a partecipare a un’assemblea straordinaria. I giornali hanno parlato di sequestro. Nell’hinterland milanese sono molte le iniziative di lotta, dai dipendenti della Nokia a quelli della Metalli preziosi, all’Innse, praticamente in autogestione da giugno. In questo clima il 4 aprile si sono riuniti a Sesto San Giovanni un’ottantina di lavoratori “combattivi” (come si autodefiniscono) in rappresentanza di una ventina di fabbriche. Quali? L’elenco è il termometro del disagio operaio: Fiat Sata di Melfi, Alfa e Avio di Pomigliano d’Arco, Jabil di Cassina de’ Pecchi, Cabind della Valsusa, Fiat New Holland di Modena, oltre a Falck, Italtractor, Terim, Mangiarotti Nuclear, Innse. I convenuti hanno un obiettivo: fondare un nuovo soggetto politico capace di ingrassare nella pancia della crisi. Sul web  www.asloperaicontro.org) si trova il resoconto dell’incontro: “Il Partito operaio nasce ed esiste dove nascono le resistenze operaie contro i padroni”. L’esempio è quello della “Innse di Milano, dove 50 operai stanno lottando da più di 10 mesi con una determinazione incredibile per difendere il lavoro e la loro fabbrica”. Anche la Francia fa scuola, in particolare le tute blu della Continental: “All’annuncio di chiusura della loro fabbrica hanno reagito, hanno fatto il processo ai loro manager, condannandoli alla pena di morte per alto tradimento e impiccandoli immediatamente, per adesso soltanto simbolicamente con due fantocci”. [...]

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