
I lavoratori del Tribunale di Milano, stanchi di sentirsi etichettare come “fannulloni” hanno deciso di autoconvocarsi e rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano attraverso una lettera aperta firmata da 200 di loro, nella quale espongono la loro posizione e soprattutto chiedono al Capo dello Stato di difendere la loro dignità di lavoratori. “Noi non abbiamo nulla contro il ministro Brunetta per la sua crociata contro i fannulloni, e siamo i primi ad ammettere che ci sono” ci dice uno dei lavoratori, Mimmo Silipigni. “Quello che non accettiamo è la generalizzazione che porta a un certo malcontento da parte della società civile nei confronti di chi ogni giorno si reca sul luogo di lavoro per svolgere il proprio dovere.” Nella lettera a Napolitano i lavoratori ricordano che da anni sono costretti a lavorare in condizioni a dir poco disagiate senza che gli venga riconosciuto alcun merito e senza gli strumenti adatti a compiere adeguatamente le proprie mansioni. “Per dimostrare la nostra volontà al dialogo” continua il lavoratore “siamo pronti a invitare al Palazzo di Giustizia di Milano lo stesso ministro Brunetta così che si possa rendere conto di persona della situazione, e” aggiunge “non cerchiamo l’appoggio e la solidarietà di nessuno, né quella dei sindacati né quella dei giudici con i quali condividiamo quotidianamente il lavoro, perché poi si finirebbe col discutere della separazione delle carriere dei magistrati e della riforma dei Codici.” Loro, i lavoratori del Tribunale, questa volta non sono più disposti a ritornare nell’anonimato anzi a essere chiamati fannulloni.
Leggi il testo della lettera a Napolitano
- Venerdì 3 Aprile 2009
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