
“Allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile realizzare una previsione certa dei terremoti, ovvero la previsione della localizzazione, dell’istante e della forza dell’evento. Questo è vero anche in presenza di fenomeni quali sequenze o sciami sismici che nella maggior parte dei casi si verificano senza portare al verificarsi di un forte evento”.
Lo dice chiaramente a Panorama.it Massimo Cocco, dirigente Ingv e uno dei più esperti sismologi italiani, per fugare tutte le polemiche in merito all’allarme lanciato dal ricercatore dell’Istituto nazionale di fisica nucleare dei laboratori del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, basato sull’analisi del gas radon sprigionato dalla crosta terrestre. “L’emissione più forte di gas non può significativamente giustificare un allarme sismico. È prevedibile, però, che una scossa che ha colpito l’Abruzzo questa notte venga normalmente seguita da numerose repliche, alcune delle quali intense”.
Lo sciame sismico nell’area aquilana, conferma Cocco, era attivo da fine ottobre - novembre scorsi ma “come ce ne sono tanti altri in Appennino e per noi sono eventi assolutamente naturali. Dall’inizio dell’anno abbiamo registrato in Italia circa 2 mila terremoti, di cui 200 in quella zona. Non si sa e non si può sapere quando ci sarà un terremoto, ma certamente dalle nostre mappe l’area appenninica è una di quelle ad altissima probabilità, ma è anche la zona dove la prevenzione è sempre stata fatta con la massima attenzione. Ecco perché escludo categoricamente che il terremoto si potesse anticipare: il rapporto tra causa ed effetto, in questi casi, non è mai dimostrabile”.
“La scossa odierna è avvenuta a circa nove chilometri di profondità della superficie terrestre e l’epicentro corrisponde al comune di Arischia, a pochi chilometri dall’Aquila. Una zona, è bene sottolinearlo, considerata ad alto rischio nella mappa sismica italiana, al confine tra una zona di tipo 1 e una di tipo 2, ovvero dove la magnitudo può arrivare anche ai 6 - 7 gradi della scala Richter”, spiega l’esperto dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, aggiungendo che la stessa zona è stata sede in passato di forti terremoti. In particolare, l’attività di questi giorni si colloca tra la terminazione meridionale della faglia che si è attivata nel terremoto del 1703 (pari a magnitudo circa 6.7) e i limiti settentrionali della faglia associata nei cataloghi al terremoto del 1349 e di quella denominata “Ovindoli - Piani di Pezza”. “Si tratta di un’area tra le più difficili da interpretare perché è tra le più basse a livello di sismicità. È come se si studiasse una malattia con una latenza di centinaia di anni e con dei casi sporadici che si verificano di tanto in tanto: non è possibile trovare una cura appropriata se questi casi non costituiscono fenomenologia”.
Nella nuova mappa sismica, redatta nel 2005 dalla Protezione civile, sono scomparse le cosiddette “zone non classificate”, cioè i comuni che non venivano ritenuti esposti a un apprezzabile rischio sismico. Seconda e terza categoria ricoprono a macchia d’olio la maggior parte del territorio nazionale, da Nord a Sud, e indicano le località esposte al pericolo di terremoti vicini di piccola magnitudine (minore di 5 Richter) oppure lontani di magnitudo più elevata. La quarta categoria, infine, indica “isole” di relativa tranquillità come la Sardegna, la Puglia e la Pianura padana centro-occidentale. “Ora tutto il paese è indicato come soggetto al pericolo di terremoti, sia pure con una diversa classe di rischio”, sottolinea Cocco. “È una carta fondamentale, che servirà alle Regioni per dettare le norme antisismiche per la costruzione di edifici e altre opere pubbliche”.
Per l’edilizia esistente, se si vorrà intervenire, bisognerà affrontare gli elevati costi di ristrutturazione e adeguamento. “È una delle sfide del futuro”, confida a Panorama.it Cocco. “Serve una grande opera di adeguamento e messa in sicurezza di molti edifici, soprattutto quelli di utilità pubblica, dalle scuole agli ospedali, fino ai centri della Protezione civile. In una zona sismica, ci si protegge con la messa in sicurezza degli edifici, come avviene in Giappone, dove eventi sismici di questa entità, quasi non vengono avvertiti. Allo stesso tempo, occorre che la comunità scientifica continui nel suo grande lavoro di monitoraggio, immagazzinamento dei dati, noti e meno noti, sulla crosta terrestre e sulla possibilità di trovare nuovi strumenti di previsione”.
La testimonianza AUDIO di Bianca Stancanelli, inviata di Panorama all’Aquila.
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Commenti
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Il 6 Aprile 2009 alle 17:22 sayonara ha scritto:
Impossibile prevedere, impossibile volare,impossibile guarire….. impossibile questo impossibile quello.
Piccoli uomini mentecatti…..
La scienza per fortuna si muove e si evolve incurante delle vostre miopie
Baroni dogmatici della scienza alla difesa delle proprie potrone…
Qualcuno, Giuliani uno scienziato, non il mago otelma aveva previsto ed è stato denunciato è questo il vostro modo di fare scienza?
Voi non siete scienziati ma difensori dello status quo. La scienza quella vera non ha certezze assolute ma verifica i fatti e si accorda solo a questi ultimi punto.
Siete dei buffoni e responsabili della morte di centinaia di persone.
Il 6 Aprile 2009 alle 19:18 torofurioso ha scritto:
condivido con sayonara bertolazzo e tutti i buffoni come lui, comprese le cazzate del silvio, si dovrebbero vergognare. Avete dei morti sulla coscienza, spero vi tocchi la stessa sorte vergognatevi e spero che questo faccia svegliare un po gli italiani siamo governati da degli incompetenti che pensano solo alle loro saccocce
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