- Tags: allarme, aria, bare, esperto, Igv, LAquila, magnitudo, Massimo-Cocco, Mercalli, Onna, polvere, Protezione-civile, scala-Richter, sciame, sisma, sismologo, terremoto in Abruzzo
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E adesso, là dove c’erano le case, solo una fila di bare: 22 feretri, messi uno dopo l’altro. Su una popolazione di 350 abitanti. Immagini che mettono i brividi e tolgono il respiro. Complici l’odore e la polvere che ristagnano nell’aria e avvolgono ogni cosa.
Onna non esiste più. Onna è un borgo intermante distrutto, spazzato via, questa notte, dal sisma.
Uno scenario apocalittico quello che si è presentato questa mattina ai primi soccorritori che sono arrivati al paese, a circa una decina di chilometri da L’Aquila, colpito gravemente dal sisma che nella notte del 6 aprile ha fatto tremare l’Abruzzo. “Non c’è più un edificio in piedi, è crollato tutto e ci sono molte persone sotto le macerie” raccontano alcuni testimoni che sono sopravvissuti. Tutti coloro che sono scampati alla furia del terremoto si trovano in strada con le poche cose che sono riuscite a portare fuori dalle abitazioni. E chi non è rimasto ferito sta scavando tra le macerie assieme ai soccorritori.
Tra i morti anche una bimba di otto mesi e pare anche un altro bambino. Non c’è neanche una abitazione che non abbia riportato gravi lesioni. All’ingresso del paese almeno tre gli edifici di cui ormai non si riconoscono più neanche i contorni. La gente del posto osserva in silenzio il lavoro dei vigili del fuoco e degli operatori della protezione civile, dei sanitari del 118 tutti impegnati a ricercare qualche segnale di vita anche flebile provenire dalle macerie.
Piangono le suore di Onna che alloggiano in un edificio scolastico. Raccontano di aver fatto proprio poco tempo fa un’esercitazione antisismica insieme ai bambini del posto. Piangono e cercano di dare conforto alla popolazione, ma l’unica cosa che potranno fare questo pomeriggio sarà una messa, celebrata dal parroco arrivato dalla vicina Monticchio nell’area verde che circonda il paese. Lì dove sono allineati i corpi sotto un albero. Sono appena arrivati intanto due elicotteri, uno della Protezione Civile e un altro dei Vigili del Fiuoco, e un plotone dell’esercito armato di picconi per aiutare negli scavi. Dal primo elicottero sono scese delle unità cinofile per la ricerca tra le macerie degli eventuali sopravvissuti.
- Lunedì 6 Aprile 2009
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Il 7 Aprile 2009 alle 10:03 Il terremoto era prevedibile? Il popolo del web si divide sul caso Giuliani » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La scossa che ha devastato l’Aquila e raso al suolo Onna era un disastro annunciato? L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia sostiene che “non è possibile realizzare una previsione deterministica dei terremoti (previsione della localizzazione, dell’istante e della forza dell’evento). Ciò è vero anche in presenza di fenomeni quali sequenze o sciami sismici che nella maggior parte dei casi si verificano senza portare al verificarsi di un forte evento. Una scossa quale quella che si è manifestata oggi viene normalmente seguita da numerose repliche, alcune delle quali probabilmente assai sensibili”. Anche uno dei massimi esperti sismologi italiani, Massimo Cocco, interpellato da Panoama.it, è stato categorico: “Impossibile prevedere un sisma di tale entità ”. [...]
Il 7 Aprile 2009 alle 20:22 “Non vi lasceremo soli”. Con Berlusconi tra le tendopoli degli sfollati » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] È il secondo giorno di seguito che, come “pendolari del terremoto”, partiamo da Roma alla volta de L’Aquila. Tre cronisti, che normalmente seguono la cronaca parlamentare, insomma la politica, vengono sbalzati nel dramma dell’Abruzzo. Domenica notte a Roma qualche sobbalzo nel letto. Poi la sveglia di mattina presto. È la redazione: “Corri in Abruzzo. C’è stato il terremoto. Berlusconi sta andando lì”. Stop al lunedì tranquillo. Il Cavaliere non va più in Russia, va seguito. Inconsapevoli, senza sapere nulla. Senza vedere i tg: si parte. Tra elicotteri e sopralluoghi, tra sirene e conferenze stampa, fino al Consiglio dei ministri, sempre dietro a Berlusconi. Poi ieri sera a Porta a Porta il nuovo annuncio “domani ritorno a L’Aquila”. E questa mattina nuovo viaggio. Nuovo incolonnamento sulla A 24. Oggi con una consapevolezza maggiore. Con negli occhi quanto visto e sentito ieri. Come la vigilessa che arrivando a L’Aquila ieri mattina, quasi con le lacrime agli occhi ti lascia passare. “Giornalisti? Salite, salite pure. Tanto il centro non esiste più…”. Un colpo allo stomaco. E poi un altro cazzotto: quei palazzi caduti. E tutta quella gente, che ancora in pigiama, girava per la città senza una meta precisa. Sul raccordo anulare è ancora fila di mezzi, per lo più pulmini della Protezione Civile e scavatrici. Si torna in Abruzzo dopo una notte passata dagli sfollati a 6 gradi. Senza il sole di ieri. E con la dura e triste consapevolezza che sarai solo lì a raccontare. Mentre vorresti rimboccarti le maniche e aiutare come hanno fatto i rugbisti della squadra de L’Aquila, che ieri hanno aiutato a mani nude per cercare chi stava sotto le macerie. Il secondo giorno, inseguendo il premier. Prima all’aeroporto per aspettare l’atterraggio. Poi le voci di un suo possibile sopralluogo a Onna, il paese completamente distrutto. Invece di nuovo alla caserma della Guardia di Finanza. All’aeroporto il battesimo della terra: una scossa di magnitudo 4.3 della scala Richter. Per noi comuni mortali che eravamo all’aperto è significato sentire tremare la terra, un rumore sordo e poi il fabbricato dell’aeroporto che vibrava. Telefonata di rassicurazione da parte dei parenti a Roma, dove la scossa era stata avvertita e lunga. Poi tutti a Coppito. Nella caserma della Guardia di Finanza che è diventata il centro di coordinamento dei soccorsi. Berlusconi in conferenza stampa spiega che il suo compito è quello “di venire in Abruzzo anche tutti i giorni” e ribadisce che “nessuno sarà lasciato solo, perché un governo e uno Stato devono mettere i cittadini al primo posto”. E ripete quel ‘people first’, di cui aveva già parlato per combattere la crisi. Dopo la conferenza stampa Berlusconi con il suo seguito arriva nella tendopoli di Bazzano. Dove i soccorritori hanno montato una piccola tendopoli da 150 posti letto. Pronte le rassicurazioni per gli sfollati: “Non vi lasciamo soli. Non vi preoccupate” ha aggiunto, “la ricostruzione sarà rapida”. Poi ancora un’altra tendopoli. Tutti al seguito del premier nel campo di San Demetrio, piccolo paesino a ridosso di Onna, frazione quasi del tutto rasa al suolo dal sisma. Berlusconi attorniato da tante persone che gli chiedono di “non essere lasciati soli” fa una solenne promessa: “Mi assumo la responsabilità di garantire che non sarete lasciati soli” ripete alle persone nelle tendopoli “e soprattutto che i lavori verranno fatti”. Poi un consiglio rivolto soprattutto ad anziani e bambini. Ovvero di approfittare degli alberghi sulla cosata messi a disposizione “andate lì e sarete serviti e riveriti e non vi preoccupare tanto paga lo Stato”. E rassicurazioni anche contro la paura degli sciacalli “contro cui lo Stato è pronto ad intervenire”. A San Demetrio la sorpresa della telefonata di Obama, mentre il Cavaliere è nella tendopoli. Il presidente Usa si è detto a “disposizione del popolo italiano” e Berlusconi lo ha ringraziato, ribadendo che ce la faremo da soli. Poi ha aggiunto: “Ho detto al presidente Usa che se vorranno prendersi la responsabilità dei beni culturali e delle chiese noi saremo lietissimi, perché si tratta di un grande sostegno e un importante contributo alla ricostruzione”. Una ricostruzione che comunque sarà garantita a tutti i livelli da Berlusconi in persona. Tanto che annuncia che tornerà ogni giorno. E i ‘pendolari del terremoto’ da Roma ripartiranno per andargli dietro. [...]
Il 8 Aprile 2009 alle 16:32 Furti, saccheggi e falsi allarmi: c’è chi lucra sul terremoto dell’Abruzzo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La notizia è stata diramata dalla Protezione Civile dell’Aquila: dal momento della tragedia, sono stati segnalati numerosi furti nelle abitazioni abbandonate alla periferia della città . Anzi, si parla di “sciacallì provenienti da diverse parti d’Italia”. E da parte delle Forze dell’Ordine (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forestale e Vigili Urbani) la conferma: la vigilanza diurna e notturna è stata concetrata nei luoghi più colpiti dal terremoto ed in particolare nel centro storico dell’Aquila, dove sono ubicati numerosi istituti di credito, gioiellerie e negozi. Oltre alla sede della sezione abruzzese della Banca d’Italia, permanentemente pattugliata. La capillare attività garantita da più di 1000 operatori delle Forze dell’ordine all’interno della città e nei paesi colpiti dal terremoto ha scongiurato qualsiasi fenomeno criminale. Tanto che a Onna, uno dei comuni abruzzesi più colpiti dal terremoto, due persone di nazionalità italiana, sono state trovate in possesso di refurtiva proveniente dai taccheggi effettuati nella zona, per un valore complessivo di 80 mila euro. [...]
Il 9 Aprile 2009 alle 13:43 Napolitano nell’inferno dell’Aquila: “In Abruzzo, soccorsi straordinari” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Poi, fuori, lo stizzito e pressante invito a “farsi da parte”, rivolto ai fotografi. Il Presidente si trovava in visita a Onna, il borgo di 350 anime che conta 40 morti e che non c’è più. Visibilmente innervosito dalla presenza dei fotoreporter che gli erano vicino, Napolitano ha allargato le braccia e ha detto loro: “Poiché non sono venuto qui per farmi fotografare da voi, fatevi da parte”. Un anziano sopravvissuto di Onna con voce commossa ha detto queste parole: “Non dimenticatevi di noi, Presidente, non dimenticateci…”. Il Capo dello Stato si è trattenuto una quindicina di minuti ad Onna, visitando la tendopoli allestita per gli sfollati dalla Protezione civile e incontrando brevemente un gruppo di terremotati. Il presidente Napolitano ha ascoltato le loro richieste, ha stretto mani e ha avuto parole di conforto per gli abitanti del piccolo borgo dell’Aquila devastato dal sisma. Al presidente della Repubblica si sono rivolti in particolare il medico del paese ed una religiosa che hanno illustrato a Napolitano alcune delle richieste della popolazione. [...]
Il 10 Aprile 2009 alle 12:56 In Abruzzo è l’ora del lutto. L’Italia piange le vittime del terremoto » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Per consentire lo svolgimento dei funerali, nel giorno in cui la Chiesa ricorda la crocefissione di Gesù, è arrivata la dispensa straordinaria del Papa. A officiare le esquie, il segretario di Stato vaticano, monsignor Tarcisio Bertone. Sotto le macerie delle loro case, nella notte tra domenica e lunedì, se ne sono andate intere famiglie: genitori e figli, neonati e anziani, amici di sempre e vicini di casa, tutti accomunati dalla stessa drammatica fine. La disposizione delle bare, davanti all’altare allestito sulla scalinata che conduce al palazzetto dello sport, è iniziata nella notte. L’Italia intera è oggi raccolta attorno alle bare delle vittime del terremoto, e mostra di credere nei valori della solidarietà e fraternità . Questi sono valori saldi nel popolo italiano, ha detto il cardinal Bertone, invitando “all’omaggio alle vittime”, al “compianto e alla preghiera, stretti idealmente attorno alle bare” e accanto alle “autorità civile e militari che testimoniano la solidale presenza dell’intero popolo italiano”. Così il segretario di Stato vaticano, che presiede i funerali delle vittime del sisma, ha esortato nell’omelia alla vicinanza con quanti stanno facendo “l’esperienza di essere spogliati di tutto. In questa vostra città e nei paesi vicini, che hanno conosciuto altri momenti difficili nella loro storia” ha detto “si raccoglie oggi idealmente l’Italia intera, che ha dimostrato, anche in questa difficile prova, quanto siano saldi i valori della solidarietà e della fraternità ce la segnano in profondità ”. Poi un messaggio di speranza: “Si tornerà con più forza, con più coraggio a ridare vita a questi luoghi; con la forza e la dignità d’animo che vi contraddistingue. Si avverte già nell’aria” ha aggiunto “che sotto le macerie c’è la voglia di ripartire, di ricostruire, di tornare a sognare”. Il Papa, che visiterà le zone terremotate subito dopo Pasqua, ha delegato a partecipare anche il suo segretario personale, monsignor Georg Gaenswein, e il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. Per l’occasione è stato proclamato anche il lutto nazionale: a piangere i caduti dell’Aquila sarà tutta l’Italia. “Mi sento spiritualmente presente in mezzo a voi per condividere la vostra angoscia”, ha scritto il Papa nel messaggio letto da padre Georg all’inizio del rito esequiale. “In momenti come questi” spiega il Pontefice “fonte di luce e di speranza resta la fede, che proprio in questi giorni ci parla della sofferenza del Figlio di Dio fattosi uomo per noi: la sua passione, la sua morte e la sua risurrezione siano per tutti sorgente di conforto e aprono il cuore di ciascuno alla contemplazione di quella vita in cui non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”. Poi Benedetto XVI ha sottolineato la solidarietà : “Sono certo che con l’impegno di tutti si può far fronte alle necessità più impellenti. La violenza del sisma ha creato situazioni di singolare difficoltà . Ho seguito gli sviluppi del devastante fenomeno tellurico dalla prima scossa di terremoto, che si è avvertita anche in Vaticano, e ho notato con favore il manifestarsi di una crescente onda di solidarietà grazie alla quale si sono venuti organizzando i primi soccorsi, in vista di un’azione sempre più incisiva sia dello Stato che delle istituzioni ecclesiali, come anche dei privati”. In concomitanza con l’inizio della celebrazione la campana più grande del mondo suonerà a morto per le vittime. La “Maria Dolens”, di oltre 220 quintali collocata sul Colle Miaravalle a Rovereto, nel Trentino scandirà cento rintocchi a lutto. La cerimonia è stata seguita anche nelle tendopoli degli sfollati. Un piccolo gruppo di anziani, una decina, si è riunito in una tenda, nel campo per gli sfollati di Onna, per assistere al funerale in corso a L’Aquila. Con gli occhi lucidi, in silenzio davanti a un piccolo televisore rimediato e fatto funzionare con mezzi di fortuna, hanno ascoltato senza dire una parola l’omelia del cardinale Bertone. In paese sono rimasti anche alcuni bambini, che in questi momenti sono rimasti fuori dalle tende a giocare. [...]
Il 19 Aprile 2009 alle 13:24 Sgarbi in Abruzzo, viaggio (critico) nell’arte da salvare » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Aprile è il più crudele dei mesi”. Attraversando la provincia dell’Aquila, in queste giornate luminose di primavera, fra spettrali rovine di chiese, di interi borghi, di edifici rurali, mi tornano alla mente i versi terribili e profetici di T. S. Eliot, il folgorante inizio di The waste land, la terra desolata, appunto. Come oggi appare l’Abruzzo. Ho iniziato la via crucis da Paganica, accompagnato dagli sguardi amici dei cittadini, dei vigili del fuoco, dei carabinieri, festosi per avere recuperato la bellissima madonna (senza il bambino) cinquecentesca della scuola di Silvestro dell’Aquila e le due sculture di San Giustino e del Cristo in pietà , che per due giorni porteranno in processione. Entro nella Chiesa dell’Immacolata, a pianta centrale, con la curva facciata barocca staccata dal corpo dell’edificio; vedo il disastro degli altari abbattuti. I volti, in apprensione, chiedono parole di conforto sulle opere recuperate e rassicurazioni sui futuri restauri architettonici. Nessun dubbio che questo centro debba essere risarcito. E sembra una beffa che il bel palazzo della delegazione municipale, che si affaccia su una piazza che sembra un quartiere di Parigi, sia appena stato restaurato e attendesse di essere inaugurato il martedì dopo Pasqua: la struttura ha resistito, ma sono crollati stucchi e cadute statue dai piedistalli nelle nicchie. Il restauro dovrà riprendere. Inizia di qui la richiesta unanime di tornare nelle case; e crescerà nel coro dei sindaci dei piccoli borghi, colpiti quasi in ogni edificio, quando non distrutti, come Onna (anche qui verrò portato in un deposito prezioso dove, fra tele settecentesche, in particolare un bel vescovo di scuola napoletana del Settecento, apparirà un’altra nobilissima Madonna con il Bambino, scultura lignea cinquecentesca, policroma e dorata, di cui la festa ricorre la seconda domenica di maggio; ed è ora indiscussa patrona del campo). Decido allora di non entrare nella vicina L’Aquila, ma di batterli a uno a uno, convinto che la ricostruzione degli edifici monumentali nel centro storico del capoluogo non comporterà problemi. Non temo per Santa Maria di Collemaggio, emblema e simbolo, come già lo fu in passato, per i cattivi restauri che la “debarocchizzarono” con l’obiettivo di restituirla a una purezza architettonica frigida e innaturale. La vedevamo nella foggia che assunse agli inizi degli anni Settanta: non sarà difficile riportarla a quella condizione. In questi giorni abbiamo visto che, dalla Porta della Perdonanza, a cielo aperto, sono stati recuperati dipinti, sculture e la preziosa reliquia di Celestino V. Molta è stata l’apprensione per questi salvataggi fra i muri pericolanti. Ma sono certo che, tra qualche anno, come Santa Maria di Collemaggio ritroveremo, restituite alla loro integrità , San Bernardino, Santa Maria di Paganica, San Domenico, chiese oggi ferite, come le due della piazza, il Duomo (più volte rimaneggiato fino a vedere conclusa la facciata nel 1928) e Santa Maria del Suffragio, detta delle Anime sante, con la bella cupola, oggi frantumata, su disegno di Giuseppe Valadier. Impressionante è stato vederla sfarinarsi in diretta, attraverso un filmato durante la serie di scosse della seconda giornata. Tutto tornerà come prima, e il puro disegno dell’architettura sarà fedelmente riprodotto in una nuova e più resistente tessitura muraria, come è di recente avvenuto alla Cattedrale di Noto, rassicurante precedente per queste imprese di restauro, secondo il principio “come era e dove era”. Dopo il sopralluogo a Santa Maria di Collemaggio e il percorso di guerra tra rovine di edifici, condomini, scuole, caserme, ospedali, uffici pubblici, di recente costruzione e puntuale distruzione, esco dall’Aquila sfiorando, lungo le mura parzialmente abbattute, Porta Rivera: il sagrato è polveroso per i detriti della bella e semplice Chiesa di San Vito del XIII secolo, ma, di fronte, la bella corte seminterrata della Fontana delle 99 cannelle, simbolo laico della città , è miracolosamente intatta. Così viaggio in affanno verso quello che forse vedrò per l’ultima volta, verso ciò che forse è perduto per sempre. Penso alle pievi remote e all’edilizia minore, soprattutto rurale. Penso che, se lesionate, quelle povere architetture verranno implacabilmente abbattute per lasciare spazio a condomini in cemento armato; e penso, allora, che il genio civile e le soprintendenze dovranno procedere a un salto culturale per il quale è essenziale un’alta indicazione politica, e “spirituale”, del governo, del presidente del Consiglio e del ministro dei Beni culturali. I piccoli centri che visito, dopo Onna: Villa Sant’Angelo, Sant’Eusanio, Casentino, Fossa, San Demetrio de’ Vestini. Devono essere intesi come beni culturali, nella loro organica unità urbana. Ogni paese deve essere considerato come un monumento, senza rubricarlo nei caratteri dell’edilizia minore. E deve essere quindi pazientemente ricucito attraverso il consolidamento degli edifici, nelle forme, nelle cubature e nei materiali originali. Ogni sindaco conviene con questi principi di restauro che coincidono con le esigenze, profonde e semplici, della popolazione, che non vuole quartieri nuovi, anonime periferie urbane, satelliti costruiti a qualche chilometro dai siti devastati, inevitabilmente destinati a morire o a trasformarsi in ruderi e rovine. Il destino ha voluto che vi sia un modello per questi piccoli centri, talvolta di miracolosa conservazione, come Casentino o Sant’Eusanio. Un modello di restauro integrale e di prevenzione imprevista: Santo Stefano di Sessanio. Qui, da circa 10 anni, osservatori, studiosi e giornalisti italiani e stranieri gridano al miracolo di un ripristino di decine di case abbandonate, senza coperture e in condizioni non diverse da quelle dei luoghi oggi terremotati. Un giovane e audace investitore di origine danese, Daniele Kihlgren, e l’architetto abruzzese Lelio Oriano Di Zio hanno dato una prova e un esempio formidabili inducendo, in quell’area del versante meridionale del Gran Sasso in prossimità di Rocca Calascio, gli amministratori a pretendere vincoli di inedificabilità , difendendo il costruito storico e sottoponendolo a ripristino e consolidamento. Oggi, dopo il terremoto, Kihlgren mi propone di procedere, nelle opere di sgombero delle macerie, a un’avveduta raccolta differenziata di materiale di recupero, dalle pietre scolpite, e cornici e mensole, ai legni poveri, ma secolari e ancora sani, dei solai, come di porte, portoni, finestre. Continuo il calvario; e vedo la facciata sgretolata di Villa Sant’Angelo; l’abside lacerata di Casentino, piccolo paese che si inerpica sulla collina; la bella piazza di Sant’Eusanio con il rosone della chiesa spezzato e i palazzi slabbrati. Registro che hanno resistito le chiese e gli affreschi di Bominaco, capolavori dell’arte romanica, e di Tornimparte, dove ha lavorato uno dei maestri del Rinascimento nell’Italia centrale, Saturnino Gatti. Ma osservo con tristezza la rovina di una delle più belle facciate d’Abruzzo, quella della Chiesa di Santa Giusta di Bazzano, borgo che vede a rischio anche edifici lesionati del Quattrocento e del Cinquecento. Ma i danni più gravi sono nella Chiesa di Santa Maria ad criptas di Fossa, con vistose cadute di intonaco dipinto nell’angolo tra la controfacciata e la parete laterale. [...]
Il 22 Aprile 2009 alle 11:01 Berlusconi e il 25 aprile: “Ci sarò, perché non sia una festa di parte” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Questa volta Silvio Berlusconi ci sarà . Perchè il presidente del Consiglio abbia deciso per la prima volta di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, lo spiega lui stesso: evitare che “se ne appropri una parte”. Quello che ancora non svela è dove e come. E il Cavaliere ha spiegato che sarà lui stesso, successivamente, a far sapere dove passerà la giornata delle celebrazioni. Secondo quanto risulta, il premier dovrebbe restare a Roma, dunque non prenderà parte al corteo di Milano al quale era stato invitato a partecipare dal segretario del Pd, Dario Franceschini. Berlusconi dovrebbe recarsi invece in mattinata all’Altare della Patria per deporre una corona di fiori assieme alle alte cariche dello Stato. Per il resto della giornata l’agenda è, come si dice, “in progress”. Se al vaglio, tra l’altro, c’è un omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine, sul tavolo dell’entourage del presidente del Consiglio potrebbe prendere corpo l’ipotesi di una visita al cimitero americano di Nettuno. Giusto per dare quel segnale affinchè la Liberazione non abbia solo la connotazione “di parte” che, secondo Berlusconi, ha caratterizzato la Festa negli anni. Ma alla fine il premier potrebbe scegliere di tornare nelle zone colpite dal sisma in Abruzzo e in particolare nella cittadina di Onna dove la Wehrmacht in ritirata uccise 16 civili. Si terrà comunque giovedì alle 9.30 all’Aquila il prossimo Consiglio dei ministri. La riunione del Governo, inizialmente preannunciata per venerdì, ha come unico punto all’ordine del giorno il varo del decreto per le “misure urgenti per le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo”. [...]
Il 22 Aprile 2009 alle 16:25 25 aprile a Onna per Berlusconi. Di Pietro all’attacco: “Ipocrita” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Agenda di massima, per sabato 25 aprile, del premier Silvio Berlusconi: prima un omaggio all’Altare della Patria, la mattina presto insieme alle alte cariche delo Stato; poi una visita a Onna, il paese dell’Abruzzo maggiormente colpito dal sisma del 6 aprile. Paesino che non c’è più. Borgo che però viene ricordato anche per un altro fatto tragico, della seconda guerra mondiale, quando, tra il 2 e l’11 giugno 1944, gli occupanti nazisti trucidarono 17 persone. A quanto si apprende, il programma del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per le celebrazioni in occasione del 25 Aprile non è ancora definitivo. Onna è poi lo stesso luogo in cui, già sabato scorso all’assemblea degli amministratori del Pd, aveva annunciato la sua presenza il segretario del Partito democratico, che successivamente “sarà anche alla grande manifestazione nazionale di Milano”, dichiara il portavoce Andrea Orlando. I due leader si troveranno faccia a faccia? Dipende dagli orari: probabilmente il premier arriverà quando il segretario del Pd sarà già partito per il capoluogo lombardo. Tuttavia: “Se la notizia fosse confermata, sarebbe la riprova, contrariamente a quanto hanno sostenuto forse troppo zelanti esponenti della destra, che l’invito rivolto da Franceschini a Berlusconi a partecipare alla festa della Liberazione era giusto e doveroso”. [...]
Il 28 Aprile 2009 alle 12:52 Il Papa in Abruzzo: “Ora case solide, anche per rispetto ai morti” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Sono venuto di persona in questa vostra terra splendida e ferita, che sta vivendo giorni di grande dolore e precarietà ”, “vi sono stato accanto fin dal primo momento”, “ho seguito con apprensione le notizie condividendo il vostro sgomento e le vostre lacrime”. Parole non convenzionali del Papa, nel suo primo incontro con i terremotati nella tendopoli di Onna, sotto una pioggia battente. Un abbraccio alla popolazione colpita dal terremoto del 6 aprile, l’impegno della Chiesa a non lasciare solo nessuno nella ricostruzione e la richiesta di fare ora “case solide”, anche per rispetto ai morti. È iniziata sotto la pioggia la visita di Benedetto XVI in Abruzzo, maltempo che ha costretto il Papa a rinunciare all’ultimo minuto all’elicottero e a raggiungere le località devastate dal sisma in auto, con uno slittamento di un’ora nel programma. Prima tappa Onna, il paesino di 300 persone che ha avuto 40 vittime: il papa ha prima rivolto un saluto agli sfollati della tendopoli e poi fatto un breve giro con un’auto guidata dal capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Con Benedetto XVI c’erano anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che lo ha accompagnato fin da Roma, l’arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari e il giornalista abruzzese Bruno Vespa. “Vorrei abbracciarvi con affetto ad uno ad uno… Ho ammirato il coraggio, la dignità e la fede con cui avete affrontato anche questa dura prova, manifestando grande volontà di non cedere alle avversità ”, ha detto Benedetto XVI alla tendopoli di Onna, incoraggiando anche le istituzioni e le imprese a ben operare per la ricostruzione. Dopo Onna, il Papa ha raggiunto la basilica di Collemaggio dove ha pregato davanti alle spoglie di Celestino V, in uno scenario surreale, con il tetto della chiesa crollata e i pilastri rimasti in piedi rinforzati e imbragati. Benedetto XVI, sempre protetto a vista dai vigili del fuoco, ha deposto il suo pallio (la stola che gli è stata data il giorno di inizio del suo pontificato) sulla teca che contiene i resti di Celestino. Momento toccante della visita è stato l’incontro con i ragazzi sopravvissuti al crollo della casa dello studente, dove sono deceduti 8 giovani. Il papa, particolarmente commosso, si è soffermato a parlare con alcuni di loro e poi ha osservato lungamente quello che resta dell’edificio, sventrato a metà dal sisma. Ultima tappa del visita di Benedetto XVI a Coppito, nella caserma della Guardia di Finanza, dove ha incontrato le autorità civili e religiose e centinaia di persone, tra sfollati e volontari. [...]
Il 15 Maggio 2009 alle 17:58 Vittime in passato, alleati per il futuro: Onna ricostruita dai Tedeschi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’esercito tedesco era in fuga dall’Abruzzo, nel giugno del 1944: a Onna, una paese a pochi chilometri dall’Aquila, i soldati uccisero una ragazza che li aveva accusati di aver rubato un cavallo. Ma si spinsero ben oltre. Rastrellarono trenta persone per l’uccisione di un loro commilitone: sedici furono fucilate in un edificio, poi distrutto con la dinamite. In seguito, le truppe demolirono con l’esplosivo altre dieci abitazioni per ritorsione. Sono passati quasi 65 anni dalla strage: anni in cui la Germania ha affrontato senza ipocrisie la memoria del nazismo. Nella puntata di Porta a Porta dopo il terremoto del 6 aprile, Bruno Vespa ricorda che Onna è stata “colpita due volte”: dal sisma e dalla strage nazista. Uno degli spettatori era l’ambasciatore tedesco in Italia, Michael Steiner: “Ho pensato che, però, la tragedia poteva essere un’opportunità per trasformare il male del passato in un bene per il futuro”. Inizia una campagna per raccogliere fondi da destinare al paese abruzzese. [...]
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