
Le mille storie della tragedia si susseguono di ora in ora. Testimonianze drammatiche che vengono a galla grazie ai racconti dei sopravvissuti o ai ricordi, ancora drammatici, di chi ha assistito alla morte di parenti, amici e conoscenti. I vigili del fuoco hanno estratto viva dalle macerie una bambina di due anni a San Gregorio, frazione del comune dell’Aquila: a salvarla, facendole scudo con il proprio corpo, sarebbe stata la madre, morta nel crollo dell’abitazione. La piccola - di cui non si conoscono esattamente le condizioni - è stata immediatamente trasportata in ospedale da un elicottero degli stessi vigili, già tornato nell’area per prestare soccorso ad altri feriti.
Altra storia: la sorella lo chiama al cellulare e lui, da sotto le macerie, riesce a risponderle e a dare indicazioni perché i soccorritori possano individuarlo e portarlo in salvo. Forse deve la vita a quella chiamata lo studente universitario di Fermo nelle Marche, 20 anni, travolto con altri compagni dal crollo della Casa dello studente all’Aquila. Erano trascorsi pochi minuti dalla scossa delle 3:32: la sorella e il padre dello studente, allarmatissimi, tentano di rintracciarlo al cellulare, senza ricevere risposta. Si rivolgono al 118, i vigili del fuoco, la polizia di Fermo, e a quel punto, si riesce ad allestire un ponte telefonico con la zona del crollo. La ragazza e il fratello si parlano: lui, con un filo di voce, fornisce dati utili perché chi scava fra le macerie, al buio, possa raggiungerlo, e alla fine viene tirato fuori, incolume. È sotto choc ma sta bene, non ha riportato ferite nè traumi, ed è già rientrato a casa. Un altro compagno di alloggio invece non ce l’ha fatta. E fra quel che resta della Casa dello studente si scava ancora.
Uno dei paesi più colpiti dal terremoto è Tempera, a sette chilometri dall’Aquila. Un altro centro devastato dal sisma è Onna, a 10 km dal capoluogo: il 90% delle case è caduto e gli abitanti stanno scavando a mani nude per dare soccorso a chi è rimasto sotto le macerie in attesa dei soccorsi. E’ ancora presto per fare bilanci ma la situazione è drammatica. I vigili del fuoco, quattro ragazzi del posto, sono arrivati da poco; la prima ambulanza ha portato via una donna che respirava a fatica e i cittadini continuano ad estrarre persone da sotto le macerie. Da soli, a mani nude e, qualcuno, con in testa un casco da moto. La gente dalla notte circola tra le macerie, attonita.
Alcuni non erano andati a dormire dopo il terremoto avvertito intorno alla mezzanotte: c’è chi dice che una delle persone di cui ancora non si conosce la sorte sarebbe rientrata in casa proprio un minuto prima della scossa delle 3,32. L’ennesima di una serie che da settimane, da mesi, teneva in molti con il fiato sospeso. È anche a Tempera, adesso, qualcuno parla di “allarme sottovalutato”. Ma non è il momento, non c’è tempo, per le polemiche. La gente continua a cercare e a scavare.
Nella piazzetta la gente si ritrova, parla, fa la conta di chi c’è e chi non c’è: chi piange, chi si fa forza, anche se ha la casa distrutta perché “la cosa importante è avercela fatta”.
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- Lunedì 6 Aprile 2009
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