Il terremoto e quella città fantasma: L’Aquila abbattuta

Una donna lascia la sua casa all'Aquila

Come è brutto farsi gli affari degli altri, rovistare con gli occhi nelle loro case. Via Roma: di quel palazzo la facciata è ormai inesistente, ma dentro tutto è rimasto com’era alle 3,32 della notte tra la Domenica delle Palme e il lunedì, primo giorno delle vacanze di Pasqua. Sulla parete del terzo piano un poster di Brad Pitt e uno di Zlatan Ibrahimovic, poi un lenzuolo a fiorellini che penzola e arriva quasi al secondo piano. Qui un’altra camera da letto, un altro sonno interrotto dal grande boato: una riproduzione di un Canaletto e una carta da parati a strisce.
Al primo una scrivania, forse un ufficio, una sedia a rotelle sbilenca, tre ruote sul pavimento, due nel vuoto. L’Aquila è come quelle due gambe della sedia, sospesa sul nulla.
Come all’uscita di un gigantesco aeroporto, sono tutti con il trolley e le buste di plastica ripiene di qualcosa. Un bagaglio per la notte e per lasciare la vita di tutti i giorni, destinazione ignota. Vanno via in fila, educati, silenziosi, civili ma disperati. Una città si è svuotata in poche ore e l’unico rumore nel centro storico sono le sirene delle ambulanze, le pale delle ruspe, le voci concitate dei soccorritori che ogni tanto dicono: “Correte, ce n’è uno vivo!”, ma purtroppo sono poche urla di gioia. Per il resto le lacrime di chi ha già avuto la certificazione del lutto e di quelli in attesa davanti alle macerie dove nemmeno le tante scosse di assestamento li fanno allontanare.
Uno, almeno uno di quelli che sono là sotto ce la deve fare. Ma chi sarà il fortunato? E per tutti gli altri? Prendete via XX Settembre, uno stradone che è l’accesso alla città. Al civico 125 c’era una palazzina di quattro piani dove abitavano otto famiglie. I testimoni dicono che sono usciti solo in 4 o 5. Lunedì mattina hanno tirato fuori Maria, a ora di pranzo hanno trovato Francesca che respirava ancora. E gli altri? Sali di 300 metri e sul lato opposto c’è la Casa dello studente composta da due edifici identici. Uno è integro, l’altro è ripiegato su sé stesso come se il piano terra e il primo piano si fossero polverizzati. Gli studenti che si sono salvati stazionano lì davanti con gli occhi rossi e una bottiglia d’acqua per cancellare un po’ di polvere dalla gola. I loro amici sono qui sotto. Quanti ne tireranno fuori vivi?
Altri studenti, tanti, stanno ormai al riparo in piazza d’Armi, al campo sportivo dove è stata allestita una tendopoli e un centro di accoglienza per gli sfollati. Salvatore Fumarola, 20 anni, da Taranto, studia fisioterapia: “Sto aspettando che mio padre venga a prendermi e purtroppo non tornerò più perché qui l’università non riaprirà per molto tempo. È da dicembre che ci sono scosse continue e ora è arrivata quella decisiva”. “Vivevo con lo zaino pronto, ce lo aspettavamo” dice Valeria Franco, 21 anni, di Pordenone, iscritta a scienza dell’investigazione, “C’è stata uno scossa una settimana fa molto forte, poi un’altra domenica sera verso le 23 e infine quella pazzesca della notte scorsa”. Anche Valeria andrà via. Anche Francesca Reffa e Antonio Barone, di Venezia, lasceranno L’Aquila, anche per loro la città degli studi è venuta giù insieme alle loro speranze di diventare come quegli investigatori di Csi o di Cold Case, i maghi della Polizia scientifica o del Ros. Sogni crollati con le case di metà città. L’ altra metà sono lesionate e quindi l’intera popolazione andrà via, 100 mila persone, in tenda o in macchina per le prime notti, in roulotte o in container per i prossimi anni, come tutti i terremoti dall’Irpinia all’Umbria ci hanno purtroppo insegnato.
Ma per la straordinaria normalità del dopo sisma c’è ancora tempo. Ora conta l’emergenza: dove metto il papà disabile? Dove andrà a scuola il piccolino? Che ne sarà del mio ufficio ? Come e quando potrò tornare a prendere il portafogli con tutto quel poco che ho?
Domani Panorama in edizione straordinaria
Una città in ginocchio, che non ha più la prefettura, che non ha più le chiese e i monumenti, che dal Mille o poco più erano fioriti come gioielli. Non ha più nemmeno gli alberghi, tutti danneggiati se non crollati. Via Duca degli Abruzzi, corso Principe Umberto, piazza Duomo, via Andrea Bafile, piazza del Palazzo, piazza San Pietro Coppito, via Vincenzo Rivera, via Roma. Da un buco nella parete si vede il cielo: tetto e solai sono crollati, non c’è rimasto altro che la facciata. All’angolo del corso c’era una casa. Intorno, solo i soccorritori della Guardia forestale: “Avevamo un nostro collega là sotto con moglie e figlio: tutti morti”. Niente lacrime per i Vigili del fuoco, per quelli della Protezione civile, per i Carabinieri, per quelli della Polizia, Guardia di finanza, Esercito e volontari di mille gruppi e gruppetti. I primi ad arrivare sono prorio le squadre di abruzzesi, quelli che avevano un amico o un parente là sotto. Alle 12 di lunedì una manciata di scosse fa sospendere lo scavo di un palazzo di via Roma dove sono intrappolate due donne. Altri muri vengono giù: “Spostatevi, state al centro della strada”. Giusto un attimo e poi si ricomincia perché forse quelle due donne appartengono alla categoria dei fortunati che ce la potranno fare.
Suor Lidia è la superiora del convento delle Zelatrici del Sacro Cuore: “Siamo in 29 suore e per fortuna una sola si è fatta male. Ma dentro il convento è tutto distrutto e siamo in pigiama. In verità è venuto un frate cappuccino che aveva più coraggio di noi ed è entrato a prenderci qualcosa per mangiare. Ma nessuna di noi vuole rientrare. Siamo accampate qui fuori e domani ci penserà il Signore”.
Giovanni Coccia, 43 anni, ha lasciato la casa di Pettino, un quartiere nuovo alal periferia ovest. Ha con sé moglie e due bambine: “Quella è la zona nuova, ma le case all’interno sono tutte devastate. Io sono direttore di un’aziendas che si occupa di lavori stradali e per fortuna so come in questi casi bisogna mettersi al sicuro. Ci siamo sistemati sotto un trave portante con tutta la famiglia e ci siamo salvati ma, mi creda, non si riusciva nemmeno a stare in piedi. Cadeva tutto: il televisore, i quadri, i lampadari. Siamo usciti in pantofole quando le scale stavano piano piano cedendo. Ce l’abbiamo fatta e adesso penseremo al futuro, ma almeno noi siamo qui, tutti insieme. So di tanti che sono là sotto, è terribile”.
E così Pietro Musumeci, sottufficiale dell’Esercito in pensione. “Ho fatto il soccorritore in Irpinia e mi trovo oggi a essere soccorso. Penso andrò via dall’Aquila anche se la mia terra d’origine è Messina che quanto a terremoti non scherza”.
Si svuota la città, poco a poco ma inesorabilmente. Sette campi di raccolta, tendopoli e si trovano posti negli alberghi del circondario. Tutti aiutano tutti ma c’è poco da fare. La paura di nuove scosse, la paura degli sciacalli, la paura del presente, la paura del lavoro. Tutti fuggono via, e si inseguono le storie tramandate di bocca in bocca: “Hai saputo di quella mamma che ha fatto da scudo alla sua piccola che si è salvata ma lei è morta?”. “Ha saputo di quel medico che si chiama Guido Laris e che si è messo a scavare con le mani per salvare sua cugina e poi è corso al suo ospedale a fare pronto soccorso?”.
Hai saputo di una città che nonostante tutto non vuole arrendersi e non si arrenderà perché gli abruzzesi sono gente tosta, con la testa dura, che sa usare le mani per lavorare la terra e che saprà usarle per ricostruire?

Commenti

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Il 8 Aprile 2009 alle 20:06 Berlusconi nelle strade dell’Aquila conforta i superstiti » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Per il terzo giorno consecutivo il premier è andato a L’Aquila nelle zone colpite dal terremoto. Lo ritiene un suo dovere di capo del governo: “Devo far vedere che lo Stato c’è”, ripete a tutti come un mantra. E dopo la visita alla tendopoli fuori città di ieri, oggi è stata la volta del sopralluogo nel centro de L’Aquila. Che lo stesso Silvio Berlusconi non esita a definire “città fantasma”. Indossando un caschetto protettivo rosso dei Vigli del fuoco, il Cavaliere è salito su un pulmino della Guardia di finanza ed ha voluto visitare il centro storico, la parte più danneggiata dal sisma di lunedì scorso. Accompagnato dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, è andato prima in via XX settembre. In quest’arteria che parte di fronte al Tribunale ha percorso un tratto a piedi fino alla Casa dello Studente, la struttura interamente crollata dove tanti giovani hanno perso la vita. Nonostante la strada sia transennata e gli abitanti tutti evacuati una signora anziana riesce ad avvicinare il premier. “Silvio, aiutaci. Aiutaci. Non ho più nulla”. Lo prega la signora. “Nemmeno i denti c’ho più”. Il premier, visibilmente emozionato le prende le mani, interrompe il sopralluogo e la rincuora: “Facciamo il possibile, dai che l’Italia risponde. Cominci ad andare in un albergo. Vedrà che non lasciamo indietro nessuno”. Poi l’arrivo davanti dopo pochi metri l’arrivo in via XX settembre davanti ad uno dei luoghi simbolo del sisma aquilano, la Casa dello Studente dove fino all’ultimo si è cercato di estrarre dei superstiti. “Presidente, ieri sera qui abbiamo estratto una ragazza viva dopo 42 ore, Eleonora di 23 anni” ha ricordato il direttore centrale dell’emergenza Vigili del fuoco della Regione Abruzzo Sergio Basti che accompagnava Berlusconi. E il premier ha domandato premuroso “si salverà la ragazza?”. [...]

Il 9 Aprile 2009 alle 9:28 Abruzzo, il bilancio delle vittime sale a 278. Nuove scosse. Oggi arriva Napolitano » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Reportage da L’Aquila - Il Cavaliere conforta i superstiti per le strade de L’Aquila - Lo SPECIALE di Panorama.it [...]

Il 9 Aprile 2009 alle 9:47 vincenzoaliascontadino ha scritto:

Io mi ricordo una notte degli anni ‘60, sulla S.S. 106 con ponticelli, fatti come si dice a C** di cane: appena un buchino! Il nostro podere fu letteralmente allagato tanto che, ci mise diversi giorni a smaltire, quei metri d’acqua nell’oliveto che il raccolto fu portato via. L’acqua ci prese nel sonno, mi miei ci svegliarono e vidi che i vasino da notte “ Zì Peppe “ galleggiava! L’acqua era alta oltre un metro! Così uscimmo nel porticato restando sul tavolo ad aspettare i pompieri per portarci a Scanzano Jonico! La solidarietà venne dagli USA, un dato stonato, molti non ebbero un tozzo di pane, tanto che il responsabile della Diocesi di Tursi, fu trasferito a Vercelli! Peccato che su questo sito non sappia usare l’Avatar da postare il “ nuovo “ ponticello sulla mia proprietà che, se fossi stato un’Autorità quel signore che l’ha progettato di traverso ed a pancia in giù l’avrei mandato in Siberia! Così associato all’acqua scaricata sic, da piscine per l’irrigazione associata alla pioggia, il ponte è oltrepassato, poiché da 50 anni si fanno pagare la tassa di scolo ( L’Ente di Bonifica ), ma piante e sabbia fanno pantano tanto che mi sono annegati diecine di piante nel frutteto! Ora ditemi questo è ’O Sud o il terzo mondo dell’Italia, Amministrata da 50 anni da Catto-Comunisti che non funziona e la Statale 106 TA - RC incominciata dagli anni ’90, ancora da rifinire il ponte del fiume Bradano? Ci si chiede, possibile che occorrono anni per finirla? Intanto, l’ex Governatore Bubbico, ha fatto carriera, diventato Sotto Segretario, ma né l’ex Pista Enrico Mattei, nuovo aeroporto e porto a Metaponto con miliardi in preventivo, mai al traguardo!Salvo un’iniziativa del Regista Francis Ford Coppola che sta ristrutturando un’antichità, riguardo ad un tratto di strada, Pisticci - Bernalda, da anni ferma! vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera.

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