“Ho voluto rendermi conto della realtà de L’Aquila e dell’Abruzzo all’indomani del terremoto”. Sono le parole con cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine della mattinata passata in mezzo alle popolazioni terremotate, ha spiegato perché è andato a trovare gli abbruzzesi duramente colpiti dal sisma di domenica notte.
Anche se il capo dello Stato è voluto andare in Abruzzo in maniera sobria. Senza cerimoniale, con una sicurezza ridotta al minimo e cercando di evitare, per quanto possibile, i cronisti. E nonostante la forma senza pompa magna, la sostanza è quella di chi rappresenta la nazione: “Lo Stato oggi c’è fortemente, ma – ammonisce e promette - deve continuare ad esserci anche domani”. Poi, parlando dei crolli degli edifici di recente costruzione, è durissimo: “Tutti devono farsi un esame di coscienza che non conosce assolutamente coloriture e discriminanti politiche perché ci sono state irresponsabilità diffuse”.
Ma la mattinata era iniziata alle 9.30, quando puntualissimo, arrivando alla caserma della Guardia di Finanza a Coppito, dove ha sede il centro di coordimanento dei soccorsi, Napolitano rende omaggio alle vittime: varca da solo l’hangar della caserma dove sono raccolte decine e decine di salme e gli si para davanti una distesa di bare, vegliate da famiglie distrutte, dal cappellano delle Fiamme Gialle, da pochi e selezionati scout. Parole di conforto per i familiari. E alcuni minuti di raccoglimento davanti a una bara su cui se ne appoggia un’altra piccola, bianca. Una famiglia ‘rapita’ dal terremoto.
Quindi l’incontro con gli esponenti della Protezione civile a cui Napolitano si affida per un giro nei luoghi simbolo del disastro. Non vorrebbe al suo seguito il codazzo dei giornalisti, il presidente, e ai fotografi che lo inseguono spiega che lui non è lì “per farsi fotografare, voglio solo parlare con queste persone”. Non cerca ribalte, ma vuole capire da vicino - dopo giorni di stretta vicinanza telefonica - come sta funzionando la macchina dei soccorsi, come stanno le persone, quali sono le loro immediate necessità.
Non a caso si fa interprete di un “angoscioso interrogativo”: una volta che sarà passata l’ondata di emotività l’Italia si scorderà dell’Aquila? Il presidente stesso si “impegna” a garantire un’attenzione “continua dello Stato”, “nei mesi e negli anni” che verranno. Intanto tributa “un apprezzamento senza riserve alle decisioni prese dal governo” osservando, comunque, che “ci sarà tempo per le decisioni definitive sulla base di valutazioni e di ricognizioni che è ancora prematuro poter annunciare”.
Onna, il piccolo borgo “polverizzato” dalla furia della natura la cui popolazione è stata “per il 30%” sepolta sotto le macerie, è l’immagine di questa tragedia. “Un’immagine che, insieme alle voci della gente disperata che ha perso casa e cari, mi resterà nella mente”, dice commosso l’inquilino del Quirinale. Ma la gente è composta e dignitosa e Napolitano è “ammirato”: è il volto dell’Italia di cui essere orgogliosi. Ma c’è anche il marcio e davanti ad edifici costruiti sulla carta con norme antisismiche ma crollati alla prima scossa Napolitano invoca un esame di coscienza collettivo.
Nell’applicazione di queste norme ci sono stati “un difetto di controlli” e “irresponsabilità diffuse perché molti sono i soggetti che in definitiva sono coinvolti nella costruzione di un palazzo, nella costruzione o nell’acquisto di una casa. E nessuno dovrebbe chiudere gli occhi”. Per prevenire i terremoti non ci si può affidare a “profezie fantasiose” o “impossibili”, sottolinea Napolitano riprendendo anche la polemica scoppiata tra alcuni studiosi, ma è necessario rispettare, da un lato, le norme antisismiche e, dall’altro, mettere in sicurezza gli edifici più vecchi.
- Giovedì 9 Aprile 2009
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Commenti
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Il 10 Aprile 2009 alle 0:24 Napolitano sui crolli in Abruzzo: “Tutti si facciano un esame di coscienza” « Il Blog di Deamaltea Formazione e Energie Sostenibili ha scritto:
[...] Da Panorama.it la notizia qui… [...]
Il 10 Aprile 2009 alle 12:25 liongi ha scritto:
Caro Presidente, io sono pronto a dare la mia vita in qualsiasi momento per ciò che Lei rappresenta, pur non condividendo tante Sue affermazioni e nemmeno il Suo indirizzo politico che, non sempre, è sopra le parti.Mi fa piacere che non abbia “letto” un discorso preparato, ieri, all’Aquila, uno di quei discorsi stereotipi alla Scalfaro, senza capo nè coda; ha usato parole Sue, di Lei, Presidente.E’ così che va fatto!
Non sono d’accordo sull’aggettivo aggiunto “diffuse”, quando parla di responsabilità. Esse responsabilità sono ben precise, glielo dice un tecnico; esistono responsabili ben individuabili ed è ora che questi paghino la morte altrui. Non scherziamo, Presidente, non andiamo per il vago, per favore. Viviamo in una terra, in uno Stato dove tutti i giorni i dettami della Costituzione vengono disattesi e calpestati, specie da parte delle Istituzioni, eppure abbiamo una “Corte Costituzionale” (?); uno Stato sempre più assente,burocrate, confuso, corrotto e corruttore( e poi mandano la cosiddetta Guardia di Finanza a cercar evasori e quant’altro, dimenticando che i primi evasori sono i nostri parlamentari!Un ex Ministro delle Finanze, mi pare, è un pregiudicato per abuso edilizio eppure cercava gli evasori! Pensi un pò!!!Ma questo è argomento per altro articolo, mi scusi.Mi aspetto, visto che Lei mi rappresenta, che si adoperi per trovare i colpevoli che, ripeto, esistono e sono certi e che non permetta giochini di interpretazioni o introduzione di sofismi, cavilli come quelli della denuncia di vilipendio alla Sua persona del 28 gennaio a Roma di un certo galantuomo….prosciolto dalla Procura di Roma. Le hanno dato del mafioso e dell’assassino, non se lo scordi! Sto andando fuori tema per la seconda volta, mi perdoni ma di cose ce ne sono così tante che bisognerebbe scrivere un libro!
Allora finiamola qui, con qualche attimo di silenzio per i morti e non di battute di mani come sta andando di moda ai funerali; ai funerali si sta zitti, raccolti e composti nel rispetto dei morti e dei vivi, non c’è alcunché da applaudire, proprio niente.
Mi stia bene, Signor Presidente e non dimentichi che Lei rappresenta lo Stato, Lei è garante dei nostri Diritti, della nostra Costituzione.
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