“Cialtrone” o “furbacchione”? Quando la poltrona val più di una promessa

Walter Veltroni e Sergio Cofferati

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Anzi, ci sono il “Furbacchione” e il “Cialtrone”. Gli epiteti se li sono dati da soli. Chi? Tra gli altri, due pezzi da novanta del Pd: niente meno che l’ex leader Walter Veltroni e Sergio Cofferati, (ancora per poco) sindaco di Bologna.
Entrambi avevano annunciato, pubblicamente, di ritirarsi dalla politica. Il primo “per andare in Africa”, il secondo “per fare il papà”. Sarebbe stata scelta controcorrente, la loro: abbandonare la carriera per impegnarsi nella vita privata. Sarebbe, appunto, con il più che mai d’obbligo.
E infatti, in pochi ci hanno creduto.
La parabola veltroniana è nota a tutti. Quella di Cofferati? Il sindaco di Bologna ieri ha annunciato la sua candidatura come capolista alle elezioni europee come capolista nella circoscrizione Nord Ovest. Per la verità sarebbe stato chiamato da Dario Franceschini, segretario del Pd. “In mia vita non ho mai chiesto candidature. Me le hanno chieste sempre gli altri”, ha sottolineato Cofferati.
E fin qui, niente di male. Se non fosse per quella dichiarazione fatta lo scorso 9 ottobre, quando annunciò di non ripresentarsi alle amministrative del 2009, e tirata in ballo da un’associazione bolognese (L’altrainformazione): “Sarò un cialtrone se vado in Europa”, disse Cofferati. Davanti a una folla di cittadini, curioso e giornalisti, il “Cinese” motivò la scelta con le “esigenze familiari”: troppo distante Bologna da Genova (città dove risiedono compagna e figlio) per uno che ha voglia di fare il padre a tempo pieno. “Sindaco ci manderà una cartolina da Bruxelles?” gli chiesero i giornalisti. “Non ve la mando neanche da Roma. Sa andassi a Roma sarei un cialtrone e io non sono un cialtrone”, perché la Capitale è ancora più lontana di Bologna, rispetto a Genova. Figurarsi Bruxelles, allora…
L’ex leader Cgil, tuttavia, è in buona compagnia. Il caso più eclatante nel Partito democratico è, appunto, quello di Walter Veltroni, neanche a dirlo. Intervistato da Fabio Fazio a Che Tempo che fa, l’8 gennaio del 2006 (qui il VIDEO), dichiarò il suo abbandono alla politica. “Se farò di nuovo il sindaco di Roma nei prossimi cinque anni, alla fine di questo secondo quinquennio avrò concluso la mia esperienza politica”, disse Veltroni. “Davvero?”, chiese Fazio. “Sì, perché non bisogna fare la politica a vita. Bisogna fare le cose in cui si crede facendo altro. So che quando dico questo tutti mi guardano dicendo: ‘Eh, guarda che furbacchione, dice così e poi non è vero’. Ne parleremo tra cinque anni e si vedrà se sarà vero oppure no”.
Passò soltanto un anno e Veltroni, nel 2007, si candidò alle primarie per la guida del Pd. Spiegando che il partito chiamava, che intorno a lui si era creata una tale aspettativa da non potersi permettere di dire no all’invito di correre per la leadership dei Democratici.
Una poltrona ambita, tanto che anche un prodiano di lunga data, Arturo Parisi, si contraddisse pur di averla. “I giovani chiedono spazio? Sono pronto a farmi da parte”, aveva detto prima Parisi rispondendo a Luca Sofri, che chiedeva l’inserimento di dieci “under 40″ tra i membri del Comitato per il Partito democratico. Poi fece marcia indietro: “In assenza di altri candidati, sempre che ce ne siano le condizioni e che si possa giocare ad armi pari, per amore di verità e per il bene del progetto, la mia candidatura è da ritenersi in campo”. Parisi perse, Veltroni vinse le primarie e sfidò Berlusconi. Poi sappiamo tutti come è andata a finire.
Ma nelle promesse mancate non sono inciampati solo i democratici. Anche Savino Pezzotta, ex segretario nazionale della Cisl, alla vigilia del Family day nel 2007 dichiarò di non voler entrare in politica: “Quando sono uscito dalla Cisl mi era stato offerto di fare il capolista al Senato per la Margherita e ho rifiutato. Non sarebbe stato coerente uscire da via Po e infilarmi a Palazzo Madama, tanto più con un seggio sicuro. Ogni percorso deve avere le proprie tappe”, raccontò a Panorama.it. A dire il vero, a Palazzo Madama Pezzotta non è entrato: dall’aprile del 2008 siede su uno scrano alla Camera dei deputati, tra le file dell’Udc.

Il VIDEO da YouTube con la conferenza stampa in cui Cofferati disse: “Non mi ricandido”

Commenti

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Il 10 Aprile 2009 alle 17:36 fercas ha scritto:

Una volta tanto devo dar ragione a Beppe Grillo: Per i politici tutti, massimo due legislature e poi a casa! Solo così si può risolvere il problema di gente che, sprezzante di tutto e di tutti, si fà gli affari prorpii a 13.000 euro netti mensili. Fassino 26.000 visto che ha pure la moglie che fa il suo mestiere! Vergogna!!! Ha si è vero: è stata regolarmente eletta, che fortuna! Fortune che capitano a pochissimi, guarda caso!!! Coordialità.

Il 17 Aprile 2009 alle 13:12 Europee, un Sassoli agita le acque del Pd. E Bettini sbatte la porta » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Ma per un Sassoli che accetta la sfida, c’è un Goffredo Bettini che rinuncia a correre (era “in ballottaggio” nella stessa circoscrizione di Centro del giornalista Rai). E non senza polemiche. È infatti con qualche strappo che procede la composizione delle liste del Pd alle europee. Dopo il Nord-Ovest, capitanato da Sergio Cofferati, e le Isole, che quasi certamente saranno rappresentate da Rita Borsellino, Franceschini riesce a chiudere la partita del capolista in Toscana, Lazio, Umbria e Marche dove da sempre, soprattutto per il voto europeo, prevale il voto di opinione. Il vicedirettore del Tg1, dopo averci riflettuto 24 ore, accetta la proposta del segretario: “Viviamo in un ‘tempo umiliato’ da non consentirci estraniamenti e distrazioni”, è la motivazione che spinge Sassoli a lasciare il giornalismo per la politica. Insomma, in un momento non facile per il Partito democratico, si cerca di ripetere un’operazione elettorale allettante, provando a ripetere il successo del 2004, quando la Gruber raccolse oltre un milione di voti. Una manovra che però ha portato Goffredo Bettini a rinunciare a qualsiasi candidatura, aprendo di fatto una spaccatura nel partito. Non solo: il rifiuto di Bettini – annunciato al quotidiano Il Messaggero – ha anche raccolto il plauso di diversi rappresentanti del Pdl. “Dopo anni di impegno di gestione del partito e istituzionale” ha scritto Bettini, “voglio dedicarmi maggiormente a un lavoro di elaborazione, di riflessione e culturale così importante per la sinistra e le forze democratiche, in questo momento per noi complesso e per certi aspetti confuso”. L’ex coordinatore del Pd, spiegando che “Da circa due mesi non ho alcun contatto” con il nuovo vertice del partito e ricordando di non essere attaccato alle poltrone, fa un passo indietro registrando che “non è emerso un giudizio unitario” sulla sua candidatura e dicendosi perplesso per liste che “risentono di quel regime correntizio che ho cercato di combattere con tutte le mie forze”. In difesa del braccio destro di Walter, intervengono quasi tutti i veltroniani del Lazio, dal presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti al segretario regionale Roberto Morassut. A “brillare” però è proprio l’assenza di una dichiarazione dell’ex sindaco romano. Vero che, il giorno dopo il suo addio, aveva chiarito che per un po’ non avrebbe parlato delle vicende interne, ma l’ex leader del Pd, tra Dario e Goffredo non se l’è sentita di prendere posizione.Ma ad agitare le acque del Pd non è solo la polemica esplosa a Roma. Ci sono guai anche altrove, mentre D’Alema si fa sentire per criticare la “capacità di farci del male da soli” e la tendenza a “distruggere una classe dirigente prima che ce ne sia una nuova”; e invita a imitare Berlusconi nella “tessitura delle alleanze”. Già, le alleanze. A Firenze, il candidato sindaco Matteo Renzi ha dovuto incassare il no dell’Udc, e ora i sondaggi lo preoccupano non poco. Anche perché, il giovane ex Margheritino deve guardarsi a sinistra dalla concorrenza di Valdo Spini e l’ostilità interna di pezzi del Pd. E anche a Bologna, la situazione è in fermento: il candidato a sostituire il Cinese, Flavio Delbono, gode del supporto di Romano Prodi che ha benedetto la sua coalizione al grido di “con l’Unione si vince”, ma il rischio ballottaggio è alto e nel Pd si manifesta la certezza che “se non vinciamo al primo turno, abbiamo chiuso” contro i due avversari Guazzaloca e Cazzola. [...]

Il 22 Aprile 2009 alle 10:51 Europee, Pd e Pdl al lavoro sulle liste. Con il rebus dei giovani » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Nei palazzi romani fervono le riunioni e i partiti lavorano alle liste per le europee del 6 e 7 di giugno. Se da una parte il Pdl si è riunito con Silvio Berlusconi (“siamo qui per completare le liste – ha detto il premier ai giornalisti – ma è ancora tutto in preparazione”, nel campo opposto, il Pd ha riunito la direzione e ha dato il via libera alle teste di lista di cinque circoscrizioni elettorali: per il Nord-Ovest sarà Sergio Cofferati a guidare la lista, a seguire Patrizia Toia e Gianluca Susta. Primo in lista nel Nord-Est è Luigi Berlinguer, seguito dal segretario del Pd dell’Emilia Romagna, Salvatore Caronna, mentre al terzo posto c’è Debora Serracchiani, la giovane segretaria del Pd di Udine, protagonista della dura reprimenda contro i vertici democratici nel mese scorso, tanto che El Pais la incoronò l’Obama italiana. La lista del Centro è guidata dal giornalista del Tg1 David Sassoli, seguito dal sindaco uscente di Firenze, Leonardo Domenici, al terzo posto c’è Silvia Costa. [...]

Il 27 Aprile 2009 alle 18:23 La doppia vita di Cofferati: l’ex leader Cgil condannato per condotta antisindacale » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Insomma, non è davvero un buon periodo per il sindaco (agli sgoccioli) di Bologna. A ottobre, infatti, aveva dichiarato in un’affollata conferenza stampa che non si sarebbe mai candidato alle prossime amministrative e nemmeno alle europee. “Sarò un cialtrone se vado in Europa”, disse Cofferati davanti a una folla di cittadini, curiosi e giornalisti. Ma poi si è candidato lo stesso, alla faccia della promessa, e dell’epiteto, come capolista nel Nord Ovest, mandando su tutte le furie il governatore del Piemonte, Mercedes Bresso, che un pensierino a Bruxelles lo aveva fatto. Ma Sergio Cofferati è fatto così. Dopo aver guidato la Cgil dal 1994, nel settembre del 2002 è tornato alla Pirelli e ha iniziato a partecipare ai girotondi di Nanni Moretti. Passa un anno e ha deluso pure i girotondini accettando di essere lo sfidante di Guazzaloca per la conquista della poltrona di primo cittadino a Bologna e riportare al governo la sinistra nella città rossa per eccellenza. Vinse e dopo un anno Cofferati ha deluso pure la sinistra: nel 2005, infatti, si fa notare come sindaco “sceriffo” per la sua battaglia per la legalità contro lavavetri e baracche abusive, che lo portano alla rottura con Rifondazione, facendogli guadagnare il nomignolo di “podestà di Bologna” (Striscia la Notizia gli consegnò un Fez, qui il VIDEO) e attirando le simpatie della Lega che gli donò la tessera di “aspirante leghista”. [...]

Il 15 Aprile 2010 alle 14:45 Notizie dai blog su Gli illustratori di Bologna a Roma ha scritto:

[...] “Cialtrone” o “furbacchione”? Quando la poltrona val più di una promessa Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Anzi, ci sono il “Furbacchione” e il “Cialtrone”. Gli epiteti se li sono dati da soli. Chi? Tra gli altri, due pezzi da novanta del Pd: niente meno che l’ex leader Walter Veltroni e Sergio Cofferati, (ancora per poco) sindaco di Bologna. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]

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