Bossi e le europee: ritorneremo Lega di lotta

Umberto Bossi

di Paola Sacchi

Non stuzzicare il can leghista che dorme. Ha reagito con calma alla carica dei 101 parlamentari del Pdl e al successivo invito di Silvio Berlusconi a darsi una calmata. Ma ora il Carroccio per la campagna elettorale delle europee e amministrative si prepara a fare scintille. “Prenderemo voti da tutte le parti: non solo dagli scontenti della nascita del Pdl ma anche a sinistra da quelli del Pd e magari ci allargheremo fino all’Italia dei valori. Forse noi esageriamo, come dice Berlusconi, ma forse noi siamo in sintonia con quello che vogliono gli elettori su federalismo, sicurezza, misure per fronteggiare la crisi”. Parola di Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega lombarda, presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, colonnello di punta del “cerchio magico” bossiano. Uno che di solito parla poco e mai a caso.

Segno che la Lega si appresta ad abbandonare il profilo basso con il quale, su ordine di Umberto Bossi, ha accompagnato l’approvazione del federalismo fiscale a Montecitorio. Il Senatùr ha imposto ai suoi di non portare cartelli in aula per esultare. Ma poche ore prima del fatidico voto nella pausa pranzo li avrebbe ringalluzziti così: “Toni bassi fino al voto definitivo del Senato, perché non si sa mai, ma poi vedrete”. Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione normativa, secondo padre dopo Bossi del federalismo, già annuncia che presto dismetterà le vesti del Kissinger della diplomazia padana. E tornerà a indossare i bermuda di Pontida. “Sì, fammi essere ecumenico fino all’approvazione della riforma, poi vedrai” promette a un deputato nel cortile di Montecitorio. Scherza: “Certo, la maglietta anti Islam non la metterò più, anche perché l’ho regalata a un generale dei carabinieri che pur di averla accettò il mio invito provocatorio di infilarsela in mezzo alla strada”. La maglietta no, anche perché, annuncia il ministro, “dopo quello fiscale partirà la battaglia per il federalismo politico, quello istituzionale”.

La campagna elettorale sarà tutta giocata su questa promessa agli elettori: “Solo la Lega vi garantisce”. La scritta già compare su alcuni manifesti in Veneto, l’epicentro della sfida tra Pdl e Lega. Qui il Carroccio, forte di molti sondaggi, si candida al fatidico sorpasso. Lo stesso slogan dovrebbe comparire su “una cinquantina di camion con la vela verde che verranno sguinzagliati da Nord a Sud” anticipa a Panorama Mario Borghezio, capodelegazione a Strasburgo. Per le elezioni europee il Sole delle Alpi scenderà fino in Sicilia. Non si sa ancora se la Lega si presenterà anche alle amministrative nel Centro-Sud. Attacca il deputato ligure Giacomo Chiappori, segretario di Alleanza federalista, l’altra faccia della medaglia della Lega nel Meridione, uno nel cuore del Senatùr: “Il Pdl lì non ci vuole, perché ci teme, il rischio è che si ripeta la stessa cosa accaduta alle regionali in Abruzzo dove fecero saltare l’apparentamento con noi per via dei sondaggi che ci davano quasi all’8 per cento”. Chiappori lancia una proposta: “Per il Sud dirò a Umberto di togliere la parola Padania e di scrivere sotto Lega nord, Italia federale”.

Intanto in Lombardia il trentenne Marco Reguzzoni, pupillo del Senatùr, vicecapogruppo alla Camera, già presidente della Provincia di Varese con il 70 per cento dei voti, si prepara a una campagna martellante. E attacca: “Voglio vedere come faranno gli elettori di Alleanza nazionale a seguire le indicazioni di Italo Bocchino (vicecapogruppo del Pdl alla Camera, ndr) che ha definito Malpensa un aeroporto delle nebbie. Uno schiaffo al Nord, le cui ragioni sono rappresentate solo da noi”. Matteo Salvini, vicesegretario della Lega lombarda, racconta di avere ricevuto email e sfoghi a Radio Padania di iscritti a Forza Italia che vogliono passare alla Lega. Spiega: “Si sentono soffocati dall’asse di potere che la nascita del Pdl salderà tra Comunione e liberazione vicina al governatore Roberto Formigoni e il feudo dei voti milanesi di Ignazio La Russa”.
Sarà anche una campagna obamiana quella della Lega. Forse al posto dell’indiano che campeggiò nei manifesti delle elezioni politiche di un anno fa ci sarà il presidente statunitense Barack Obama con scritto: anche lui ci ha dato retta. L’idea la lancia la vicecapogruppo alla Camera Manuela Dal Lago, ex presidente della Provincia di Vicenza. Osserva: “La Lega ha anticipato le misure di Obama quando ha detto che prima dovevano essere assunti i lavoratori italiani, poi gli stranieri”. Non c’è praticamente giorno che il quotidiano leghista La Padania non omaggi il presidente Usa, definendolo “un grande leader”. I richiami obamiani, è chiaro, servono per rastrellare ancora voti a sinistra.
Avverte Angelo Alessandri, presidente federale della Lega, artefice dello sfondamento verde nell’Emilia rossa: “Ci fanno un baffo. Il Pdl con noi non ha partita per quanto riguarda il radicamento sul territorio e la capacità di rappresentare gli interessi di tutti. Se dobbiamo rappresentare le ragioni sociali, diventiamo più a sinistra della sinistra; se invece dobbiamo batterci per quelle identitarie, siamo più a destra della destra”.
Alessandri si prepara a una simbolica sfida nella roccaforte rossa di Reggio Emilia, dove si è candidato a sindaco. “Se porterò il candidato del Pd al ballottaggio, il Pdl dovrà seguirmi”.
Ronde e possibilità per i medici di denunciare i clandestini: la Lega batterà il tasto laddove il Pdl ha espresso perplessità. “Così dimostreremo che siamo coerenti tra quello che diciamo sul territorio e quello che proponiamo in Parlamento” dice Andrea Gibelli, presidente della commissione Attività produttive della Camera.

Chissà se si avvererà il pronostico del deputato bergamasco del Pdl Gregorio Fontana. Ricorda: “La Lega è un partito a fisarmonica che si allarga quando sta all’opposizione e perde consensi a nostro vantaggio quando governa”. Intanto però ai leghisti arriva un complimento a sorpresa proprio dal Pdl. È quello di Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri: “Sono un vero partito moderno: leaderistici come aveva anticipato mio padre, pragmatici come la schiera di amministratori che sono le antenne del partito sul territorio”.

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Il 20 Aprile 2009 alle 15:07 Europee, parte la corsa dei simboli: già 59 quelli depositati al Viminale » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Non corre questo pericolo il promotore di cinque liste, Giuseppe Cirillo. Sessuologo, autore di libri sulla seduzione, il Dr. Cirillo ha presentato: Italia dei Malori; Italiani poca cosa…?; Donne insoddisfatte e incomprese; Preservativi gratis; Partito impotenti esistenziali. Salernitano, 45 anni, con il partito Preservativi gratis si era già presentato 4 volte a consultazioni elettorali. Depositò il contrassegno degli Impotenti esistenziali anche alle scorse politiche del 2008 e il nome della lista è diventato anche il titolo di un film, in cui Cirillo interpreta uno psicologo specializzato in sessuologia e recita assieme a Tinto Brass nei panni del regista erotico, cioè di se stesso. Un’altra habituée della corsa alla presentazione del simbolo elettorale è Mirella Cece, leader del Sacro Romano Impero Liberale Cattolico: lo sta presentando da anni. E anche in questo caso deve aver fatto la posta fuori dal ministero diversi giorni per essere la prima a depositare il logo e poter sperare almeno nel miglior posto sulla scheda (in alto a sinistra, in basso a destra). Ma si è dovuta accontentare del secondo posto: il primato le è stato soffiato dai Liberal democratici Movimento associativo italiani all’estero. Di altra ispirazione la lista Spirito del Tempo, con il simbolo in campo verde su cui spicca la scritta Zeitgeist (spirito del tempo, appunto), espressione cara alla filosofia otto-novecentesca. Guarda alla Rivoluzione francese Liberté egalité fratenité, nel simbolo un salvadanaio con impressa la frase “recupero del maltolto” e sotto un mini-programma: chiudiamo le province, acqua bene comune, no amnistie. Di sapore asburgico la Destra libertaria, con aquila bifronte, corona e cavaliere con lancia in resta. Diversi i simboli autonomisti, non solo per il Nord, ma anche per il Sud. Come La discussione la forza del Sud o la Lega per il Meridione, entrambe con lo Stivale dimezzato. Ma tra il termine Lega (anche nella variante Liga) e quello Italia è praticamente testa-a-testa: compaiono pressoché lo stesso numero di volte. Ci sono così le liste Gente d’Italia, La mia Italia protagonista democratica popolare, Terre d’Italia, Nuova Italia, La Rosa d’Italia. Resta sempre curioso - ma fedele all’originale, quello fondato dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini nel ‘44 - il Fronte dell’Uomo qualunque (UQ), con il tradizionale cittadino stritolato nelle fauci di una pressa. [...]

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