
I corpi senza vita di Francesco Ambrosio, di 77 anni, e della moglie sono stati ritrovati nella loro villa in via Discesa Gaiola a Posillipo. Patron della Italgrani, Ambrosio è stato per anni definito “re del grano”. In Italia, nel passato, Ambrosio raggiunse un giro d’affari di 1.300 miliardi di lire.
Chi lo conosceva bene lo descrive come un sagace uomo d’affari. E gli affari, del resto, per Franco Ambrosio, sono andati bene almeno fino alla fine degli anni ‘90. In quel periodo poteva contare su abbondanti linee di credito che gli consentirono affari in Africa, Australia e Usa. I problemi con banche e fornitori, per lui che era il principale concorrente dell’imprenditore del settore Pasquale Casillo, sono cominciati con l’esplosione di Tangentopoli e con le prime vicende giudiziarie dell’ex ministro del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, suo amico personale.
Il re del grano è stato anche più volte arrestato e poi scarcerato. Poi l’epilogo della sua vicenda imprenditoriale alla fine delgli anni Novanta con il fallimento del suo gruppo. Ambrosio s’era meritato l’appellativo di re del grano dando, anche visivamente, l’immagine del vincente. Simbolo del suo successo era il jet privato con il quale girava il mondo per stringere affari. Meta preferita, la Russia, dove accordi prima giudicati vantaggiosi si sono poi rivelati dei fallimenti visto che produssero 350 miliardi di lire, crediti esigibili per Ambrosio, inesigibili secondo la Procura.
La storia dell’ Italgrani finisce oggi, tragicamente, dopo aver preso il via nel 1848 grazie ad alcuni mugnai, avi di Ambrosio. Il suo impero, il re del grano aveva iniziato a costruirlo entrando in azienda a 18 anni.

Un crimine efferato: così la polizia definisce il duplice omicidio dei coniugi Ambrosio. Le vittime sono state ritrovate con il cranio sfondato, molto probabilmente sono stati colpiti con un bastone.
Ritrovata anche una finestra rotta e disordine in casa, molti gli oggetti rovistati. Al momento la polizia non esclude alcuna ipotesi. Tra le più attendibili un tentativo di rapina.
Franco Ambrosio e la moglie erano in una pozza di sangue, lui era in pigiama, la moglie, Grazia Sacco, era vestita ed è stata ritrovata in un disimpegno. A ritrovare i corpi, secondo quanto riferisce la polizia, è stato un operaio che ha avvertito il 113 e il figlio.
“Insieme con Ambrosio abbiamo combattuto più volte inutilmente una battaglia per una maggiore sicurezza di questa strada che di notte è assediata da drogati e sbandati”. Così Nando Ribecco, vicino di casa dei coniugi Ambrosio, racconta il disagio già denunciato diverse volte dagli abitanti della zona. “Avevamo chiesto più volte una video sorveglianza”, spiega, perché di sera la discesa Gaiola non è sicura. Anch’io ho subito una rapina quando non eravamo in casa”. Intorno alla villa di Ambrosio e alle altre ville confinanti non ci sono telecamere e, secondo quanto riportato dai vicini, gli Ambrosio non avevano cani da guardia.
La polizia insieme ai figli degli Ambrosio ha effettuato un sopralluogo nella villa di Discesa Gaiola, nel quartiere Posillipo, per attestare eventuali ammanchi di soldi o oggetti di valore e poter dimostrare così che l’omicidio possa essere stata la conseguenza di una rapina. Secondo quanto conferma la Questura di Napoli, diverse telefonate sono arrivate tra le 8 e le 8.30 al 113: la prima è stata quella dell’operaio, impegnato nella ristrutturazione della villa, che ha segnalato il ritrovamento dei corpi senza vita. Immediatamente dopo, la telefonata di un figlio dei coniugi Ambrosio. La polizia conferma anche che il corpo dell’imprenditore è stato ritrovato in cucina, mentre quello della moglie nel disimpegno, verosimilmente nella zona di ingresso della villa.
Le indagini sono in corso e nessuna ipotesi è comunque esclusa ma al momento, secondo quanto trapela, è la rapina la pista sulla quale si stanno concentrando gli investigatori. L’attenzione è puntata anche sulle bande di albanesi e romeni “specializzate” in rapine in ville.
Gli investigatori starebbero cercando anche l’arma usata per il duplice delitto. Secondo una prima ricostruzione non confermata, l’omicidio sarebbe avvenuto questa notte intorno alle 2. Tra le ipotesi che circolano c’è quella di una rapina sfociata in tragedia ma anche quella che ad uccidere gli Ambrosio siano state delle persone che erano penetrate nella tenuta per bivaccare, convinti che la casa fosse deserta. L’ipotesi, non confermata, nasce dal fatto che per entrare in casa sono stati infranti i vetri di una porta sul retro provocando un forte frastuono e che nel parco della villa sarebbero state trovate alcune bottiglie di vino e liquori aperte e frettolosamente abbandonate a metà .
Franco Ambrosio forse non ha avuto neanche il tempo di difendersi, di reagire. I primissimi rilievi effettuati dalla polizia scientifica direbbero questo: che le due vittime sono state colte di sorpresa e uccise, più che da un bastone, da una mazza di ferro, viste le ferite da taglio riscontrate. Diverse le impronte digitali e le tracce biologiche refertate dalla scientifica: mozziconi di sigaretta, bottiglie e bicchieri utilizzati dai malviventi, tra l’altro.
Ad agire, quasi certamente, sono state più di due persone e che siano entrati in casa da una porta finestra trovata rotta che a sua volta accede ad una terrazza. Tutte le stanze del primo piano - il secondo è inaccessibile in quanto in fase di ristrutturazione - sono state messe a soqquadro. L’imprenditore Ambrosio è stato trovato in cucina, la moglie nella sala tv. Ora sarà l’autopsia a stabilire se le vittime abbiano in qualche modo cercato di difendersi. Le indagini sono coordinate dal pm Antonio D’Alessio.
Il 27 giugno dello scorso anno Ambrosio era stato condannato in primo grado a nove anni di reclusione (di cui tre cancellati dall’indulto) per il crack Italgrani. La sesta sezione del Tribunale di Napoli lo aveva ritenuto responsabile di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale infliggendo all’imprenditore una pena ancor più grave di quella richiesta dal pm Vincenzo Piscitelli (otto anni e sei mesi). L’inchiesta era stata avviata nel 1999 dalla procura di Napoli che aveva accertato un crack di circa 1.300 miliardi delle vecchie lire. Gli inquirenti ritengono che una parte consistente dell’ingente somma sia stata occultata su conti esteri attraverso societaà off-shore.
Ambrosio proprio in questi giorni stava preparando la propria difesa per il prossimo processo di appello e ieri sera, a quanto si è appreso, si era recato nello studio del suo legale, l’avvocato Alfonso Furgiuele, facendo ritorno a casa in serata. Secondo quanto stabilito nella sentenza del Tribunale, tra l’altro, una provvista di circa 2,3 miliardi di lire sarebbe stata utilizzata nel periodo 1990-92 a vantaggio di esponenti politici, in primo luogo l’ex ministro Paolo Cirino Pomicino al quale l’imprenditore era strettamente legato, e per finanziamenti illeciti di partiti (Dc, Psi e Pci).
Ambrosio, secondo i giudici, avrebbe ottenuto ingenti finanziamenti dalle banche creando delle provviste su conti esteri. La sentenza del Tribunale di Napoli aveva anche stabilito l’inibizione per dieci anni all’esercizio di un’impresa commerciale dichiarando inoltre l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il processo sul crack Italgrani non è la sola vicenda giudiziaria in cui è stato coinvolto Ambrosio nel periodo delle inchieste sulla cosiddetta tangentopoli. L’imprenditore cerealicolo era stato arrestato due volte, tra il 1993 e il 1994, nell’ambito dell’inchiesta della procura di Milano sulla maxitangente Enimont (il processo a suo carico si era concluso con il patteggiamento della pena) ed era stato coinvolto, sempre nel 1994, nell’inchiesta avviata dalla procura di Roma su una presunta truffa ai danni della Cee relativa ai contributi erogati per una fittizia esportazione di grano in Algeria.
L’avvocato Massimo Rizzo, legale della famiglia Ambrosio, ha riferito che “la sensazione è che si sia trattato di rapinatori improvvisati che pensavano che la villa fosse deserta a causa dei lavori in corso”. L’avvocato Rizzo ha confermato che il duplice omicidio è avvenuto intorno alle 2 di notte e che a trovare i corpi di Francesco Ambrosio e Grazia Sacco, immersi in una pozza di sangue e con il cranio fracassato a bastonate, è stato il figlio maggiore Massimo. Il primogenito abita nella dependance della villa a circa 100 metri dalla casa dei genitori e ha trovato i corpi questa mattina presto. Dalla casa degli Ambrosio sono stati rubati dei soldi in contanti e dei telefonini. Secondo Rizzo non ci sono altre piste investigative plausibili diverse dalla rapina.
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- Mercoledì 15 Aprile 2009
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Commenti
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Il 16 Aprile 2009 alle 17:55 Delitto Ambrosio, fermati i tre presunti assassini » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La polizia ha eseguito alcuni fermi per l’omicidio dei coniugi Ambrosio avvenuto ieri nella loro villa di Posillipo. I fermati sarebbero di nazionalità romena. Il procuratore della Repubblica di Napoli Giovandomenico Lepore ha prima firmato un decreto di fermo nei confronti di un immigrato romeno individuato per l’uso di uno dei cellulari rubati nella villa dell’imprenditore. Poi gli inquirenti hanno vagliato le responsabilità di altre persone. [...]
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