Maroni: per ricostruire l’Abruzzo servono 12 miliardi

il recupero dei tesori religiosi e degli oggetti personali

”Daremo vita, come Ministero dell’Interno, a una struttura di controllo specifica per evitare infiltrazioni mafiose nella ricostruzione dell’Abruzzo - che non c’entra nulla con il controllo della regolarità degli appalti, o su come verranno fatte le opere, cose che spettano ai tecnici - e combattere quindi un’eventuale la nascita del Partito del terremoto”. Lo ha detto ieri sera a Ballarò il ministro degli Interni Roberto Maroni.
”Detto questo - ha aggiunto - sono assolutamente d’accordo, e lo è anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che su questo fronte debbano essere coinvolte anche le comunità locali, i sindaci in primo luogo. Del resto - ha sottolineato - gli amministratori locali mi pare abbiano dimostrato di essere tutti uniti per ricostruire in tempi rapidi, quindi le premesse ci sono”. Un’eventuale accorpamento tra referendum ed elezioni europee porterebbe un risparmio minimo rispetto alle risorse necessarie per la ricostruzione in Abruzzo quantificabile in 12 miliardi di euro, quanto fu necessario dopo il terremoto in Umbria e nelle Marche nel 1997.  “Parliamo di risorse minime rispetto alle necessarie” ha detto Maroni. “In Umbria ci sono voluti 12 miliardi per la ricostruzione, questa è la cifra da trovare per ricostruire l’Abruzzo”.

Intanto le scosse di terremoto non si fermano - la più intensa di ieri alle 22.17, di magnitudo 4.1 - ma procedono gli accertamenti sull’agibilità delle case, mentre l’inchiesta della magistratura sull’accertamento delle eventuali responsabilità muove i primi passi e trova i primi testimoni pronti a farsi ascoltare dalla procura.
Intanto oggi è attesa all’Aquila il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini: il calendario scolastico dell’Abruzzo, sconvolto dal terremoto, prevede che le scuole riaprano il 16 aprile. Per il capoluogo dovranno funzionare strutture di emergenza come le tende, ma anche in alcune aree delle altre province abruzzesi il rientro a scuola è in forse a causa delle verifiche necessarie a garantire l’agibilità degli istituti.
All’Aquila nella giornata di ieri, tra le abitazioni sottoposte a verifica, la quota degli alloggi non più agibili è salito dal 30% al 53%: in media una su due di quelli controllati. Complessivamente, anche oggi, saranno 1.500 i tecnici al lavoro per compilare le schede da sottoporre alla valutazione della protezione civile. L’ obiettivo, per il presidente della Regione Gianni Chiodi, è far lasciare le tende e gli alberghi agli sfollati prima dell’arrivo dell’inverno.
Nel frattempo la procura della Repubblica dell’Aquila si prepara ad ascoltare i primi testimoni: tra questi Carmela Tomassetti, la 23enne fuggita allarmata dalla casa dello studente una settimana prima del sisma. L’altro edificio toccato dall’inchiesta e’ l’ospedale San Salvatore, i cui pilastri sarebbero stati realizzati senza staffatura. Anche dagli accertamenti sulle macerie sequestrate e custodite in un capannone si attende delle risposte il procuratore Adriano Rossini che pure ieri ha rinnovato la sua messa in guardia sul rischio di infiltrazioni mafiose nella ricostruzione.

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Commenti

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Il 15 Aprile 2009 alle 11:12 cini ha scritto:

Contrariamente a diversi altri programmi spazzatura propagandistici inconfutabilmente politicizzati, spudoratamente antiberlusconiani e Governo tipo “anno zero”del Santoro che regolarmente mi impongono di cambiare canale, seguo con interesse quello un po più moderato di Floris “Ballarò”.
Ieri sera purtroppo però mi ha lasciato a bocca amara in quanto mi sarei aspettato che fosse evitato di includere la parte comica per una discussione attorno ad una estremamente tragica recentissima calamità che ha colpito l´Abruzzo.
Il teatrino comico di solito apprezzato che di solito fa da preludio al programma è stato ieri sera a dire poco di cattivo gusto e certamente non ha fatto onore al Floris o alla stessa Rai.
Ho trovato confortante nell´aver potuto testimoniare un certo cambiamento di attitudine da parte del PD che seppure sottovoce e timidamente ha approvato il lodevole lavoro finora svolto dal Presidente del Consiglio, tutto il suo Governo e la protezione civile nell´affrontare la grande tragedia.
Non è mancato naturalmente il solito patetico professore ed esperto abitualmente pronto a criticare, che piuttosto di ammettere qualcosa di positivo su questo Governo si farebbe tagliare chissà cosa.

Il 15 Aprile 2009 alle 12:53 Appello bipartisan di deputati e senatori: “Sbagliato togliere il 5 per mille alle Ong” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Maroni, per ricostruire servono 12 miliardi - SONDAGGIO: 5 per mille ai terremotati e non alle Ong: favorevoli o contrari? - Lo SPECIALE di Panorama.it [...]

Il 16 Aprile 2009 alle 10:52 Per la ricostruzione dell’Abruzzo, allo studio una tassa sui redditi più alti » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Un prelievo extra sui redditi degli italiani più ricchi: è questa una delle ipotesi allo studio del governo per trovare le risorse necessarie alla ricostruzione post-terremoto e che secondo le prime stime ammontano a 12 miliardi di euro. La misura, insieme ad altre novità, potrebbe essere dunque uno dei capitoli principali del decreto legge Abruzzo che dovrebbe essere varato la prossima settimana nel corso di un Consiglio dei ministri straordinario all’Aquila. [...]

Il 18 Aprile 2009 alle 10:16 Dopo il terremoto, le strategie per la ricostruzione » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Il coraggio è tanto, ma manca tutto“. Foulard sul capo e coperta addosso, l’anziana ospite della casa di riposo di Barisciano al Tg1 dell’8 aprile disegnava in due battute la drammatica situazione mentre veniva trasferita altrove. È come se questa nonna Coraggio, a poche ore dal disastroso terremoto del 6 aprile che ha colpito L’Aquila e il suo circondario, avesse indicato la strada. Ci vorranno coraggio e tanta forza per ricominciare e ricostruire. L’insieme di interventi per l’Abruzzo sarà inserito nel decreto all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri che si riunirà all’Aquila il 23 aprile, come anticipato dal premier Silvio Berlusconi. È prevista inoltre la modifica del piano casa, che dopo un ritorno al tavolo della conferenza Stato-regioni sarà varato con l’inserimento delle disposizioni antisismiche per i nuovi edifici e per il consolidamento dei vecchi. A questo proposito, è certa la revoca dell’ultima proroga delle norme tecniche per le costruzioni, volute dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia in Molise nel 2002 (27 bambini morti) e inserite in un decreto del ministero delle Infrastrutture del 14 settembre 2005. Dopo tre proroghe, due del governo Prodi e una del governo Berlusconi, l’entrata in vigore delle cosiddette regole antisisma era stata spostata al 30 giugno 2010, mentre ora la scadenza resterà al 30 giugno prossimo. Magari con l’attribuzione all’Aquilano del massimo rischio sismico e non di uno minore, che comporta meno vincoli nelle costruzioni, come decise la Regione Abruzzo e come ha rilevato Il Sole 24 ore. In ballo c’è la ricostruzione di una città e del suo comprensorio che piangono 294 morti e 1.500 feriti: Bertolaso parla di un territorio danneggiato di 1.500 chilometri quadrati e di un’area interessata pari a 2 mila chilometri quadrati nella quale la Protezione civile ha allestito 106 campi con 5 mila tende che accolgono 34 mila persone. Altri 23.581 sfollati sono ospitati in 414 alberghi e 741 abitazioni private sulla costa abruzzese e nell’Ascolano. Si aprono così dibattiti urbanistici, a cominciare da quello sulla “new town” indicata da Berlusconi, anche se il premier sa che gli aquilani vogliono ricostruire tutto ciò che c’era e dov’era. “Quella delle new town è una proposta stimolante, che però va riportata in ogni singola realtà” commenta Franco Karrer, docente di urbanistica all’Università La Sapienza di Roma e coordinatore del gruppo che preparò il progetto per un nuovo piano regolatore aquilano. Dopo un primo passaggio in consiglio comunale nel 2004, il Prg non fu approvato definitivamente per mancanza del numero legale, a causa della spaccatura nell’allora maggioranza di centrodestra in prossimità delle elezioni del 2007. Né l’attuale maggioranza, con il sindaco Massimo Cialente (Pd), ha ripreso quel documento. Spiega Karrer a Panorama: “Il Prg oggi in vigore risale al 1974: da un lato si decise una grande espansione verso ovest nella zona di Pettino, dall’altro vennero disseminate aree da edificare in molte direzioni, ipotizzando una città di 140 mila abitanti”. Oggi L’Aquila ha circa 73 mila residenti, che salgono a quasi 87 mila con gli studenti fuori sede. Considerando anche chi si reca in città per lavoro, il comune calcola che sull’area gravitino quotidianamente circa 100 mila persone. “Il piano del 2004″ aggiunge Karrer “puntava ad aggregare gli insediamenti attorno al nucleo storico, evitando dispersioni anche per valorizzare le infrastrutture nel frattempo realizzate. Veniva così riequilibrato il rapporto domanda-offerta di servizi in una realtà molto aperta verso il Lazio o la Piana di Navelli. L’Aquila ha tutti i connotati della piccola metropoli”. E oggi, secondo il professore, quel piano “è l’intelaiatura sulla quale applicare qualunque idea”. Il modello Friuli-Venezia Giulia, cioè la ricostruzione avvenuta dopo il sisma del 1976, viene considerato l’esempio da seguire anche per L’Aquila: un passaggio diretto dei fondi ai comuni e anche alle singole famiglie per accelerare i cantieri e garantire la qualità. Per i siti artistici e i palazzi di pregio significa recuperare e riutilizzare le pietre originali. Lo stesso Bertolaso ha confermato che ogni fase della ricostruzione sarà condivisa con i comuni. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha stimato in 12 miliardi di euro la cifra necessaria. Al momento il Tesoro ha calcolato uno stanziamento di circa 4,4 miliardi dal 2009 al 2011, di cui 100 milioni già messi a disposizione e 150 disponibili. A questi si aggiungeranno forse 500 milioni dell’Unione Europea. Si studiano dunque diverse ipotesi per recuperare altri fondi: da una lotteria specifica per l’Abruzzo allo scudo fiscale, facilitando il rientro dei capitali all’estero. Ipotesi questa che non piace all’opposizione, come non convince tutti l’idea del ministro Giulio Tremonti di destinare il 5 per mille della denuncia dei redditi alla ricostruzione. Tremonti ha però spiegato che nessuno verrebbe penalizzato perché ci saranno fondi in più nella distribuzione del 5 per mille e dunque si tratta solo di un’ulteriore, anche se simbolica, opportunità di aiuto. Le spese da sostenere crescono con il proseguire dei sopralluoghi. I 70 tecnici dei provveditorati alle opere pubbliche abruzzesi ipotizzano in media da 2 a 9 mesi di lavoro per rendere nuovamente agibili i principali edifici pubblici e le sedi istituzionali aquilani. Fra l’altro, per la sede della prefettura, distrutta, ci vorranno 25 milioni; per la Basilica di San Bernardino occorreranno 3,8 milioni spalmati su 2 anni, mentre per rimettere in uso la questura e il comando provinciale dei carabinieri ci vorranno almeno 6 mesi di lavoro. Un enorme problema che emerge con il passare del tempo è il rilevare danni anche in aree che sembravano non essere interessate dal sisma. Il ministero delle Infrastrutture sta facendo controllare, per esempio, tutti gli edifici scolastici dell’intera provincia aquilana, e non sono escluse brutte sorprese. Così come anche dalle altre province abruzzesi si lamentano danni che forse, qualche volta, erano preesistenti. I controlli e l’assegnazione degli appalti dovranno seguire dunque un doppio binario: da un lato evitare infiltrazioni mafiose, che preoccupano il procuratore antimafia Pietro Grasso e contro le quali Maroni ha annunciato la creazione di una struttura di controllo specifica; dall’altro, un severo monitoraggio per evitare che si approfitti del fiume di denaro in arrivo ristrutturando edifici non danneggiati dal terremoto. Karrer è convinto che “una new town creerebbe una contrapposizione vecchio-nuovo senza una base economica nuova. L’Aquila ha perso l’industrializzazione e non può permettersi di perdere anche la dimensione urbana, che è essa stessa fonte di economia”. Guardando dall’alto o su una mappa la città compresa all’interno delle storiche mura, L’Aquila assomiglia a un cuore. Quello che certamente non mancherà ai suoi abitanti insieme con il coraggio di cui parlava quella nonna di Barisciano. [...]

Il 23 Aprile 2009 alle 1:23 Non ci credo, non ci voglio credere ha scritto:

[...] La seconda notizia che mi preoccupa è stata invece pubblica da San Precario su Facebook. Maroni ha calcolato che per ricostruire l’Abruzzo sono necessari 12 miliardi di euro. Un’infinità di soldi, una spesa ingentissima. Peccato però scoprire che stiamo spendendo 13 miliardi di euro per 131 caccia-borbandieri F35. A volerli è La Russa, che con questi acquisti desidera rappresentare il proseguimento della cooperazione internazionale. Le soluzioni sono due. O siamo di fronte a un’imminente guerra, senza che ce ne rendiamo conto, o siamo dei pazzi a comprare dei caccia-bombardieri quando migliaia di nostri concittadini han perso casa e lavoro. Quale delle due? Articoli simili:Dopo le Olimpiadi, il silenzioL’è torna CarlevèEluana ci ha lasciatiSe ti è piaciuto l’articolo puoi iscriverti ai feed rss del blog per leggerli comodamente nel tuo browser o nel tuo aggregatore preferito. Clicca qui per iscriverti!Se preferisci, per non perderti mai nessuna notizia, puoi invece iscriverti alla newsletter: riceverai così una mail ogni volta che verrà pubblicato un articolo. In tal caso completa il modulo qui sotto e clicca su “Iscriviti!”. [...]

Il 6 Maggio 2009 alle 1:53 greenphilosophy ha scritto:

Egregio Direttore,

Ritengo che i principi e regole sotto indicate , anche se da sviluppare ed approfondire, potranno risolvere molte problematiche che interessano il settore delle costruzioni pubbliche/private e RILANCIARE L’ECONOMIA.

A mio avviso, ci sono tutti gli elementi, affinché un giornale di elevata valenza quale il Suo, stimoli un dibattito su dette problematiche.

Nel rimanere a disposizione a fornire ogni ed ulteriore chiarimento o precisazione, porgo cordiali saluti.

Domenico Stramera segue

Gentilissimo Direttore.

Le crisi ed i terremoti, se da un lato, fanno male, dall’altro, aiutano le collettività a ripensare alle regole con le quali operano per vivere meglio e progredire.

Uno degli aspetti su cui ci si dovrebbe soffermare é il motivo per cui lesioni e crolli si sono verificati nelle stesse zone in cui altri edifici sono rimasti integri.

Le ricognizioni effettuate sui luoghi, dimostrano che molti edifici sono stati costruiti non soltanto senza rispettare le norme antisismiche, ma addirittura, senza rispettare le più elementari regole di costruzione, utilizzando materiali scadenti, edificando su terreni inadatti, risparmiando sull’ armatura, sul cemento, ecc, mettendo a repentaglio non solo la collaudabilità dell’opera, ma anche la vita di molte persone.

Ciò nonostante, talune opere sono state realizzate con la mancanza assoluta di controlli e successivamente collaudate, presumo, da tecnici compiacenti, i quali hanno falsamente dichiarato, che le opere sono state realizzate a perfetta regola d’arte, nel rispetto dei progetti approvati ed alle norme di legge (anche antisismiche).

Per quanto sopra, ci ritroviamo, edifici e manufatti costruiti da pochi anni, (che dovrebbero in teoria resistere a terremoti di forte intensità, proprio perché costruiti con tecniche antisismiche), che si afflosciano al suolo come se fossero di cartone, causando numerose vittime.

Illustri professori universitari, con cui concordo perfettamente, sostengono che è inutile emanare nuove norme antisismiche:

Ad ogni nuova scossa c’é chi chiede una nuova norma.

I livelli di conoscenza ingegneristica sul sisma sono molto elevati, di norme ce ne sono anche troppe, piuttosto occorre procedere sulla strada della verifica della qualità costruttiva.

E’ necessario procedere ad un sistema di controlli sulla qualità, sui conglomerati utilizzati, sulla messa in opera corretta, sulle armature e quindi sui collaudi: un insieme di controlli il cui fine sia appunto la garanzia delle prestazioni indicate nel progetto.

Nella maggior parte dei casi, a mio avviso, si sono evidenziate proprio queste carenze.

Dobbiamo chiederci, come mai nessuno dei soggetti coinvolti nella realizzazione delle opere crollate: Progettisti, Organismi preposti all’approvazione ed ai controlli, Imprese esecutrici, si è accorto dell’errore? Eppure tutti hanno competenze tecniche tali, da valutare se vi erano deficienze.

Sorge legittimo il sospetto dell’esistenza di

CRITICITÀ ALL’INTERO SISTEMA ORGANIZZATIVO, e DEI CONTROLLI .

Il primo passo sarà dare una casa a chi l’ ha persa, in una parola, ricostruire. Ma come?

È a mio avviso, un grave errore ricostruire la città dell’ Aquila ed attuare il nuovo piano casa con le vigenti norme e regole in materia di costruzioni.

L’esperienza ci insegna che per tutte le opere realizzate con tali procedure, sono state necessarie in corso d’opera, numerose varianti e modifiche, che hanno fatto slittare notevolmente i tempi di realizzazione, determinando una perdita di controllo dei costi.

I progetti così concepiti e redatti, nella quasi totalità, non assicurano la certezza dei costi dell’opera e dei tempi di realizzazione.

Gli stessi pur essendo in teoria progetti esecutivi, in realtà non lo sono quasi mai, (e potremmo anche togliere il “quasi”) proprio perché il sistema dei controlli é frazionato in una miriade di autorizzazioni e competenze che finisce per deresponsabilizzare il sistema.

L’evoluzione tecnica e l’utilizzo nell’edilizia di materiali e componenti tecnicamente sempre più evoluti, orientati al contenimento energetico e all’utilizzo di energie alternative e bioarchitettura, comportano sempre più che i progetti debbano necessariamente essere redatti in maniera dettagliata, per ogni categoria di lavori e per ogni singolo elemento e/o componente costruttivo, anche a tutela della professionalità del progettista/i.

È necessario, pertanto, apportare modifiche alle norme, sistema di approvazione e sistema dei controlli dell’intero processo che regolamenta le costruzioni, non per complicarlo, ma per semplificarlo, in modo da eliminare nel contempo tutta una serie di incongruenze e complicazioni tipiche del settore e per annullare e/o ridurre il ricorso all’autorità giudiziaria per controversie che irrimediabilmente si determinano.

Oggi, il sistema dei controlli é frazionato e consiste in una miriade di autorizzazioni e competenze che finisce per deresponsabilizzare tutti i suoi attori.

Non esiste normativa che responsabilizzi gli (Organismi di Controllo) che rilasciano i pareri di conformità del progetto, i quali, eseguono un controllo (teorico) di conformità dello stesso alle norme di loro competenza e rilasciano o negano l’autorizzazione:

Ufficio Tecnico Comunale, Genio Civile, Ente Parco, Sovrintendenza alle Belle Arti, Corpo Forestale, AUSL Ufficio Sanitario, Vigili del Fuoco – Prevenzione incendi , Valutazione Impatto Ambientale ai sensi della Direttiva 337/85/CEE (e successive modifiche e integrazioni), Commissione Edilizia Comunale e/o Conferenza di Servizi - Sportello Unico Ecc.

I suddetti Organismi una volta espresso il loro parere positivo, certificano la cantierabilità ed esecutività del progetto, che viene ritenuto “Definitivo, completo di tutte le autorizzazioni necessarie alla cantierabilità dello stesso”, e viene affidato all’impresa esecutrice.

I tempi di rilascio delle suddette autorizzazioni da parte dei sopra indicati organismi, sono molto lunghi e rendono incerte le scelte progettuali e la stessa approvazione del progetto, in quanto, sono legate a volte alla discrezionalità del funzionario, più che a norme certe e di facile interpretazione, che stabiliscano con assoluta chiarezza, vincoli in conformità alle norme di salvaguardia e tutela del territorio, del patrimonio artistico e delle leggi dello Stato.

Nessuno dei superiori organi, che ha espresso il proprio parere (e che ha facoltà di imporre modifiche) al progettista, ha responsabilità durante la realizzazione dell’opera.

Inoltre, non esistono norme di riscontro delle ipotesi progettuali, considerato che, il progetto viene ritenuto esecutivo perché munito di tutti i pareri di conformità.

Se in corso d’opera viene riscontrata una difformità all’ipotesi progettuale, diventa difficile provare e/o dimostrare l’errore progettuale.

Lo stesso per il nostro ordinamento deve essere accertato dal Giudice nel corso di un giudizio, e la giustizia, non è in grado di dare risposte in tempi brevi per la lunghezza dei processi.

Le certificazioni alle imprese ed ai progettisti se pur validi per la fase di pre qualificazione non assicurano che l’opera venga realizzata a perfetta regola d’arte, anche per errori che possono verificarsi nel corso dei lavori o in fase di progettazione.

L’ attribuzione di tali errori (e della responsabilità) è oggi, con le attuali norme , difficilissima, anche per la lungaggine e l’intasamento della giustizia penale/ civile e la maggior parte rimangono impuniti, comportando lungaggini, disagi ed aggravio di costi, a discapito degli utenti finali, cioè dei cittadini.

Eppure i cittadini hanno il diritto di avere una casa (frutto a volte dei sacrifici di una vita) e/o una opera pubblica sicura, che non pregiudichi la qualità della vita, il patrimonio o l’incolumità.

Che fare allora?

Bisogna preliminarmente riaffermare il diritto, e la libertà del cittadino che effettua un investimento, di avere un progetto esecutivo nei minimi particolari, di conoscere con certezza, preventivamente, il costo dell’opera ed il tempo necessario per realizzarla, e che la stessa venga eseguita nel rispetto dell’incolumità del personale addetto alla costruzione e delle persone che ne fruiranno.

Per fare ciò, sono necessarie regole che concorrano a determinare, per ogni tipo di investimento privato o pubblico, certezza dei tempi e dei costi di realizzazione.

In sostanza chi investe il denaro pubblico o privato vuole e deve conoscere, il costo certo della opera e quando l’investimento effettuato produrrà utili e/o benefici.

Innanzitutto dobbiamo migliorare il processo di ideazione e progettazione :

· corretta determinazione dei costi dell’opera con la redazione di un progetto accurato, redatto nei minimi particolari, che contenga tutti gli elementi necessari a determinarli con un elevato grado di affidabilità;

· approfondite indagini sulla natura dei terreni in cui deve insistere l’opera e su tutti gli elementi che evitino, i cosiddetti “imprevisti” che comportano varianti in corso d’opera e fanno lievitare, a volte considerevolmente, il costo dell’opera ed i tempi di realizzazione;

· conformità a tutte le norme di tutela e di salvaguardia del territorio, del patrimonio artistico e delle leggi dello Stato.

Inoltre, a mio avviso, dovrà essere modificata, la seguente dichiarazione in uso dagli attuali Organismi di Controllo (Collaudatori – Direttori dei lavori):

“ Per le parti non più ispezionabili, di difficile ispezione o non potute controllare, l’Impresa ha assicurato, a seguito di esplicita richiesta verbale del sottoscritto ( Organo di Controllo), la perfetta esecuzione secondo le prescrizioni contrattuali e la loro regolare contabilizzazione ed in particolare l’Impresa, per gli effetti dell’art. 1667 del codice civile, ha dichiarato non esservi difformità o vizi.”

È necessario, accentrare la responsabilità di approvazione e controllo durante le fase esecutiva ed istituire nuovi “Organismi di Controllo” ai quali devono essere devoluti i seguenti compiti:

1) l’ approvazione dei progetti ritenuti idonei, cioè esecutivi, perché redatti e dettagliati nei minimi particolari in conformità alle norme di tutela e di salvaguardia del territorio, del patrimonio artistico e delle leggi dello Stato;

2) la verifica che il progetto redatto contenga una dichiarazione del progettista, con assunzione di responsabilità, garantita da polizza fideiussoria che il costo del progetto esecutivo redatto nei minimi particolari, è la somma dei costi delle singole lavorazioni necessarie al completamento dell’opera, e la somma dei tempi per l’esecuzione delle singole categorie dei lavori, é il tempo previsto per il completamento;

3) l’obbligo e la responsabilità di seguire insieme al Progettista, all’Organo Tecnico dell’impresa esecutrice, tutto il ciclo di realizzazione dei lavori (con la presenza continua in cantiere);

4) il controllo durante la fase esecutiva, sulla qualità di tutti i materiali , sui conglomerati utilizzati, sulla messa in opera corretta, sulle armature e quindi sui collaudi.

Un insieme di controlli, il cui fine sia appunto, la garanzia delle prestazioni indicate nel progetto, riscontrando i disegni e gli elaborati esecutivi redatti dal progettista, secondo la sequenza necessaria per l’esecuzione, redigendo appositi documenti di conformità.

Tale documentazione, terminati i lavori, dovrà essere archiviata e custodita in moto sicuro, e solo dopo l’Ente che ha rilasciato la concessione potrà rilasciare l’idoneità all’uso dell’opera.

La responsabilità sulla regolare esecuzione, deve essere ripartita su tutti i soggetti che partecipano alla realizzazione dell’opera, secondo le specifiche competenze stabilite in modo chiaro e attribuite a ciascuno di essi, per l’individuazione certa e celere della responsabilità nel caso di non conformità o vizi dell’opera.

In caso di non conformità, o impossibilità di esecuzione di una o più categorie di lavori, dovrà essere verbalizzato se è un problema di carenza degli elaborati progettuali o di difformità nell’ esecuzione, attribuendo la responsabilità a chi ha commesso l’errore, e proponendo le eventuali rettifiche che devono essere poste a carico del soggetto che lo ha commesso, tenendo conto anche nella quantizzazione del danno, dell’eventuale maggior tempo necessario per l’esecuzione dell’opera.

Pertanto, per qualsiasi opera pubblica o privata, la certezza dei tempi e quindi del costo, viene determinata dalla redazione di un progetto accurato, di cui il progettista ed un apposito “Organismo di Controllo” devono assumersene la responsabilità, ognuno per le proprie compentenze, durante tutto il ciclo dei lavori, prestando idonee polizze fidejussorie a garanzia.

Il cittadino deve essere tutelato anche dall’ eventuale fallimento del promotore finanziario.

Una volta determinato l’importo del progetto, l’Ente che rilascia la concessione edilizia (il Comune) dovrà accertare la disponibilità liquida da parte del promotore finanziario dell’opera, della somma necessaria al completamento (copertura finanziaria) delle stessa, somma che verrà vincolata e potrà essere utilizzata solo per la costruzione dell’opera per la quale viene rilasciata la concessione.

I maggiori costi o maggiori tempi, vengono posti a carico di chi li ha determinati (progettista per errori di progettazione, impresa per errori di esecuzione, l’Organismo di Controllo per approvazione in difformità alle norme o per errori derivanti dalla mancata vigilanza), e tutti tre i soggetti devono fornire le dovute garanzie a mezzo di polizze fidejussorie a prima richiesta.

In tale modo si ha la certezza di disporre dei tre elementi indispensabili per la realizzazione dell’opera:

PROGETTO – CONTROLLO – COPERTURA FINANZIARIA.

Il sistema, pertanto , deve essere completamente rivisto, secondo le seguenti considerazioni logiche:

1) Il promotore finanziario (pubblico o privato) del progetto non deve necessariamente avere competenze tecniche, e non è giusto che sia gravato di costi suppletivi per imprevisti necessari alla realizzazione di un’opera a causa di un progetto carente;

2) lo stesso, d’altronde, si rivolge a un tecnico o un gruppo di tecnici (società di ingegneria) i quali hanno le competenze specifiche e vengono remunerati per redigere un progetto esecutivo accurato, preventivarne i tempi e i costi di realizzazione, assumendosene la responsabilità, durante tutto il ciclo dei lavori;

3) il promotore deve solo reperire le somme necessarie alla copertura finanziaria dei costi preventivati per la realizzazione dell’opera, in modo che la stessa possa essere completata, nei modi e nei tempi previsti.

4) Il progetto deve essere conforme a tutte le norme di tutela e di salvaguardia del territorio, del patrimonio artistico e delle leggi dello stato.

Solo cosi il cittadino inteso anche come fruitore di un opera pubblica o acquirente di una determinata opera in costruzione, sarà garantito:

a) dalla certezza del costo dell’ opera;

b) dal rispetto dei tempi di realizzazione, ad esempio se acquista dei locali avendo certezza sui tempi di consegna potrà programmarne l’utilizzo per uso personale (abitativo ad esempio matrimonio) apertura di attività imprenditoriale e/o affitto;

c) dal ritorno economico dell’investimento effettuato, che gli consenta un indebitamento/investimento programmato;

d) dall’ approvazione veloce dei progetti, in conformità alle norme di salvaguardia e tutela del territorio, rispetto delle leggi antisismiche ecc;

e) dal controllo incrociato tra il progetto approvato dall’ “Organismo di Controllo”, e la realizzazione dello stesso nelle sue varie fasi, fino al completamento;

f) dalla garanzia fidejussoria a prima richiesta, prestata dal Progettista, “Organismo di Controllo” e Impresa che copra i rischi degli errori in fase progettuale , esecutiva o di controllo;

g) dalla certezza che l’opera verrà ultimata con le somme allo scopo vincolate.

L’Italia per posizione geografica e per le risorse naturali uniche al mondo, può sfruttare al massimo la propria capacità economica ed attrarre masse enormi di investimenti, a condizione che si diano a chi investe il proprio denaro tali certezze.

La formulazione e l’applicazione di tali regole, non solo, è necessaria per il superamento della crisi e della recessione, ma è indispensabile in un sistema globalizzato, per non perdere il livello di tenore di vita, oggi minacciato da recessione e disoccupazione.

Solo le comunità che riescono a dotarsi di tali regole e principi coerenti, possono mantenere le proprie attività ed avere tassi di crescita.

E non è solo un problema di risorse finanziarie, basti pensare che molte regioni hanno restituito alla Comunità Europea, inutilizzati, una miriade di finanziamenti.

Solo in tale modo il “promotore dell’opera” pubblico o privato, (che non deve necessariamente, avere conoscenze tecniche), potrà valutare con certezza l’investimento da realizzare, i tempi di rientro e la remunerazione del capitale investito (utile e/o benefici per la collettività).

Chi dispone di capitali, anche di piccolo importo, a causa dell’ incertezza determinata dall’attuale sistema non investe e si accontenta della bassa remunerazione offerta dal sistema creditizio, annullando tale incertezza, i capitali confluirebbero nel sistema produttivo rilanciando l’economia.

La mancanza di tali regole, è aggravata dall’intasamento della giustizia, la quale non è in grado di dare risposte per la lunghezza dei processi.

Inoltre, la mancanza di regole certe ed efficaci espone il cittadino, imprenditore, promotore, investitore a rischi non preventivabili ed ipotizzabili, e la lunghezza dei tempi della giustizia vanifica il ricorso alla stessa.

Possiamo ancora tollerare che valide e utili “opere - attività produttive”, non vengano realizzate per la mancanza di regole efficaci?

Possiamo continuare a perdere posti di lavoro che altre nuove opere ed attività imprenditoriali potrebbero offrire?

L’applicazione delle regole sopra indicate contribuirà ad eliminare la recessione e a fungere da volano per lo sviluppo e ammodernamento del PAESE, ridurrà e ottimizzerà i costi di costruzione, migliorerà la qualità e durabilità delle opere, faciliterà la realizzazione delle opere di messa in sicurezza degli edifici esistenti, migliorerà le tecniche di costruzione, e rilancerà l’edilizia di qualità .

Domenico Stramera

domenico@greenphilosophy.eu

mobile 388 187 52 44

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