- Tags: Antimafia, case, edifici, LAquila, Mafia, magistrati, Pietro-Grasso, pool, ricostruzione, scuole, tende, terremoto in Abruzzo
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“Un gruppo di lavoro composto da magistrati, in seno alla Procura nazionale antimafia, aiuterà la Procura dell’Aquila a evitare i rischi di infiltrazioni mafiose” negli appalti legati alla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo. Ecco l’annuncio del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, nel corso dell’intervista a Maurizio Belpietro per Panorama del Giorno, su Canale 5.
Il capo dell’Antimafia preferisce però non parlare di “allarme cosa nostra”, a proposito di possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nelle “grandi opere” per la rinascita della regione colpita il 6 aprile scorso: “Non voleva essere un allarme sui rischi di infiltrazioni nelle ricostruzione delle zone terremotate perché non ci sono ancora le condizioni. La fase della ricostruzione comincerà quando sarà finita quella delle emergenze. In realtà è una attenzione vigile che viene fuori dalle esperienze passate”, ha detto il procuratore nazionale antimafia. “Ancora forse non sono nemmeno definiti i processi per le responsabilità della ricostruzione in Irpinia” ha spiegato “e quindi è giusto che tutti i soldi dello Stato vadano interamente ai cittadini della provincia dell’Aquila e non ad arricchire persone e fare in modo che non facciano gli sciacalli con le casse dello Stato così come hanno fatto con le case”.
Le misure per una ricostruzione lontana dal rischio criminalità, secondo Grasso, dovrebbero contenere poi una lista di grandi aziende “pulite”, con il ruolo di organizzatori di quanto c’è da fare per la ricostruzione delle zone terremotate: “Nelle ‘why list’ potranno entrare anche piccole aziende e quindi non c’é il rischio di discriminazioni, bisogna partire dagli accertamenti sul territorio per cominciare a distinguere cosa va abbattuto e ricostruito, cosa va ristrutturato o puntellato. È questa la parte più importante per la creazione di una mappa di massima che poi consenta di stabilire la necessità dei finanziamenti e i tempi delle varie ricostruzioni”.
Per vigilare poi, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso sta pensando a una “task force” che sarà possibile consultare e darà tutto l’aiuto necessario al procuratore dell’Aquila per evitare i rischi di infiltrazione della criminalità organizzata nella ricostruzione delle zone terremotate: “Ho già in mente di costituire un gruppo di lavoro nel mio ufficio, composta da magistrati ed esperti anche nelle criminalità che più tradizionalmente operano in Italia”.
La task force è la risposta all’intenzione manifestata dal procuratore dell’Aquila Alfredo Rossini di chiedere la collaborazione della Direzione nazionale antimafia.
Nel ricordare che il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha già dato la massima disponibilità per cercare di colmare i vuoti di organico negli uffici abruzzesi, Grasso ha spiegato: “Il nostro ufficio potrebbe occuparsi di tutta la parte che già esiste di reati di competenza della Direzione distrettuale antimafia applicando già qualche magistrato per sgravare la Procura dell’Aquila che si occupa delle indagini ordinarie. Questo certamente lo faremo”.
- Giovedì 16 Aprile 2009
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Il 17 Aprile 2009 alle 11:31 Terremoto, e ora la “madre di tutte le inchieste”: pioggia di denunce, costruttori nel mirino » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha ribadito ieri che “non esiste l’equazione Abruzzo uguale mafia”, ma gli investigatori stanno comunque prendendo ogni contromisura affinché i tentacoli della piovra stiano lontani dall’affare miliardario della ricostruzione. Il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha annunciato la creazione di una apposita task force di supporto al procuratore dell’Aquila e proposto una lista di grandi aziende “pulite” che dovranno avere il ruolo di organizzatori di quello che c’è da fare. Un monitoraggio in questo senso è già stato avviato dalla Guardia di Finanza, mentre un occhio particolare è riservato ai detenuti al 41 bis, il carcere duro, nei penitenziari abruzzesi: il sospetto, affermano gli investigatori, è che possano costituire un “punto di riferimento” sul territorio per le organizzazioni mafiose e che possano veicolare informazioni e “direttive” anche attraverso i colloqui con i familiari. Il VIDEO servizio: // [...]
Il 20 Aprile 2009 alle 12:52 Abruzzo, a due settimane dal sisma, l’inchiesta prende quota » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] A due settimane esatte dal terremoto in Abruzzo, la terra continua a tremare. L’Istituto di Geofisica e vulcanologia ha registrato due scosse nella notte: la prima, di magnitudo 2.9, è stata registrata alle 3.20 (le località vicine all’epicentro sono state L’Aquila, S. Panfilo d’Ocre e Fossa); la seconda, di magnitudo 3.0, è stata avvertita dalla popolazione alle 4.22 (le località prossime all’epicentro sono state Scoppito, Pizzoli e L’Aquila). La giornata di oggi si annuncia importante soprattutto per l’inchiesta della procura dell’Aquila sulle eventuali responsabilita nei crolli. Gli investigatori dovrebbero ascoltare alcuni dei responsabili delle strutture e tecnici. Saranno sentiti come persone informate dei fatti, ma non è escluso - se emergeranno elementi di responsabilità a loro carico - che possano essere invitati a ripresentarsi accompagnati dagli avvocati. Gli accertamenti della procura sono focalizzati soprattutto sulla casa dello studente, sull’ospedale e su uno stabile di via XX settembre, nel centro della città. A fare il punto sull’inchiesta appena avviata è, in un’intervista a Epolis, ripotata dall’Adnkronos, il procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini: “È un lavoro molto difficile ma abbiamo cominciato a muoverci già dalla mattina successiva ai crolli e da allora non ci siamo fermati un attimo. Insieme con me e con il collega Fabio Picuti, sono al lavoro altri tre magistrati dell’Aquila che erano andati via da qui perché hanno perso le case e gli affetti. Inoltre ho chiesto che ci vengano dati dei pubblici ministeri applicati da altre procure. Penso che nel giro di quattro mesi potremmo arrivare a dei primi risultati”. Poi il procuratore capo mette l’accento - seguendo il filo già tracciato dal capo dell’Antimafia, Piero Grasso - sulla ricostruzione: “All’Aquila arriverà un fiume immenso di denaro per la ricostruzione” ha proseguito Rossini “e storicamente le mafie sono attratte dai soldi. Con Grasso non solo ci siamo sentiti ma abbiamo messo a punto anche un programma di controllo contro le infiltrazioni. Significa che tutte le imprese che vorranno partecipare alla ricostruzione, dalla più grande alla più piccola, saranno monitorate e controllate affinché non ci sia nemmeno l’ombra di un loro possibile legame con la criminalità organizzata”. Rossini, continua Adnkronos, dopo aver sottolineato l’intenzione di dare “delle risposte certe agli abruzzesi e agli italiani”, ridimensiona le polemiche sorte in seguito all’affermazione del premier sulle troppe inchieste sui giornali: “Il giorno dopo il terremoto, il ministro della Giustizia Alfano mi ha contattato e insieme abbiamo fatto il punto della situazione. Il Tribunale era ed è inagibile, la Procura inaccessibile, tutti gli atti sepolti tra le macerie e c’era il rischio di una paralisi dell’amministrazione della giustizia. Bene, nel giro di 24 ore ci è stata trovata una sede e da subito abbiamo potuto riprendere l’attività nei nostri uffici. Non solo con l’inchiesta sulle responsabilità dei crolli, ma anche su tutto il resto, casi di sciacallaggio compresi. E ciò è stato possibile grazie anche al ministro, che penso abbia lavorato in stretto contatto con Berlusconi. Tempo non se n’è perso e non sarà una perdita di tempo”. Rossini spiega inoltre a Epolis il senso della sua affermazione “sarà la madre di tutte le inchieste”. “Significa una cosa semplice” sottolinea il capo della Procura dell’Aquila “che indagheremo, con dei parametri comuni e alla ricerca di una responsabilità unitaria, su tutti gli stabili in cui ci sono stati i decessi. Ma vuol dire anche che per ognuno di questi edifici trasformati in “assassini” verranno aperte delle inchieste differenti e parallele”. [...]
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