
C’è stato il tempo di Piero Badaloni, poi quello di Piero Marrazzo (attuale governatore del Lazio) e Lilli Gruber. Ora tocca a David Sassoli. Il centrosinistra (che sia Ulivo, Unione o Pd) continua a far incetta di mezzibusti da telegiornale, alla ricerca dell’effetto traino della tv.
L’ultimo, appunto, è il vicedirettore del Tg1. Che ha infine sciolto la riserva e ha deciso di correre con Franceschini per una poltrona da europarlamentare tra i Democratici. Con questa lettera: “Caro Dario, accetto la tua proposta di indossare un vestito nuovo”. “Di primo acchito” scrive il giornalista “mi ha frenato la paura”. “Pensiero dopo pensiero, però, ho maturato una idea diversa: proprio perché fortunato forse è venuto il momento di restituire alla mia comunità un po’ di quello che ho ricevuto”.
Ma per un Sassoli che accetta la sfida, c’è un Goffredo Bettini che rinuncia a correre (era “in ballottaggio” nella stessa circoscrizione di Centro del giornalista Rai). E non senza polemiche.
È infatti con qualche strappo che procede la composizione delle liste del Pd alle europee.
Dopo il Nord-Ovest, capitanato da Sergio Cofferati, e le Isole, che quasi certamente saranno rappresentate da Rita Borsellino, Franceschini riesce a chiudere la partita del capolista in Toscana, Lazio, Umbria e Marche dove da sempre, soprattutto per il voto europeo, prevale il voto di opinione. Il vicedirettore del Tg1, dopo averci riflettuto 24 ore, accetta la proposta del segretario: “Viviamo in un ‘tempo umiliato’ da non consentirci estraniamenti e distrazioni”, è la motivazione che spinge Sassoli a lasciare il giornalismo per la politica.
Insomma, in un momento non facile per il Partito democratico, si cerca di ripetere un’operazione elettorale allettante, provando a ripetere il successo del 2004, quando la Gruber raccolse oltre un milione di voti. Una manovra che però ha portato Goffredo Bettini a rinunciare a qualsiasi candidatura, aprendo di fatto una spaccatura nel partito. Non solo: il rifiuto di Bettini – annunciato al quotidiano Il Messaggero – ha anche raccolto il plauso di diversi rappresentanti del Pdl. “Dopo anni di impegno di gestione del partito e istituzionale” ha scritto Bettini, “voglio dedicarmi maggiormente a un lavoro di elaborazione, di riflessione e culturale così importante per la sinistra e le forze democratiche, in questo momento per noi complesso e per certi aspetti confuso”. L’ex coordinatore del Pd, spiegando che “Da circa due mesi non ho alcun contatto” con il nuovo vertice del partito e ricordando di non essere attaccato alle poltrone, fa un passo indietro registrando che “non è emerso un giudizio unitario” sulla sua candidatura e dicendosi perplesso per liste che “risentono di quel regime correntizio che ho cercato di combattere con tutte le mie forze”.
In difesa del braccio destro di Walter, intervengono quasi tutti i veltroniani del Lazio, dal presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti al segretario regionale Roberto Morassut. A “brillare” però è proprio l’assenza di una dichiarazione dell’ex sindaco romano. Vero che, il giorno dopo il suo addio, aveva chiarito che per un po’ non avrebbe parlato delle vicende interne, ma l’ex leader del Pd, tra Dario e Goffredo non se l’è sentita di prendere posizione.Ma ad agitare le acque del Pd non è solo la polemica esplosa a Roma. Ci sono guai anche altrove, mentre D’Alema si fa sentire per criticare la “capacità di farci del male da soli” e la tendenza a “distruggere una classe dirigente prima che ce ne sia una nuova”; e invita a imitare Berlusconi nella “tessitura delle alleanze”.
Già, le alleanze. A Firenze, il candidato sindaco Matteo Renzi ha dovuto incassare il no dell’Udc, e ora i sondaggi lo preoccupano non poco. Anche perché, il giovane ex Margheritino deve guardarsi a sinistra dalla concorrenza di Valdo Spini e l’ostilità interna di pezzi del Pd. E anche a Bologna, la situazione è in fermento: il candidato a sostituire il Cinese, Flavio Delbono, gode del supporto di Romano Prodi che ha benedetto la sua coalizione al grido di “con l’Unione si vince”, ma il rischio ballottaggio è alto e nel Pd si manifesta la certezza che “se non vinciamo al primo turno, abbiamo chiuso” contro i due avversari Guazzaloca e Cazzola.
Tornando al puzzle delle europee, a Franceschini restano da riempire, a questo punto, le caselle nel Nord-Est e al Sud. Il sindaco di Padova Flavio Zanonato, riferisce Franceschini stesso, ha “deciso di dedicarsi a tempo alla sua città, ricandidandosi per il secondo mandato”. Per il Triveneto e l’Emilia, il Pd vorrebbe trovare come capolista un volto che sia espressione di una cultura laica ed è per questo che Franceschini avrebbe sondato Umberto Veronesi e Stefano Rodotà, ma al momento non c’è ancora una soluzione.
Se al Sud manca un capolista, nelle Isole dovrebbe essere chiusa con Rita Borsellino anche se la scelta della leader di ‘Un’altra storia’ come capolista avrebbe spinto oggi Enzo Bianco a spiegare, in un incontro con Franceschini, i motivi per cui preferisce restare in Senato.
E in attesa di una risposta resta anche il sindaco di Gela Rosario Crocetta, al quale Veltroni aveva promesso una candidatura in Europa, divenuta ora incompatibile con la sua carica di sindaco: “Sarebbe grave se mi escludessero e mi dispiacerebbe correre per un altro partito”.
- Venerdì 17 Aprile 2009
Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 20 Aprile 2009 alle 14:52 Europee, parte la corsa dei simboli: già 59 quelli depositati al Viminale » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Lo hanno già fatto si il Pd, che figura al 17/mo posto, sia il Pdl (58/mo). Ma a ben guardare il tabellone del Viminale, anche questa volta, si presenta come un puzzle piuttosto bizzarro. Loghi possibili, altri improbabili, almeno fino a quando la commissione elettorale provvederà alla verifica delle firme necessarie per la presentazione alla corsa per Straburgo. Ma adesso sono tutti lì, nei corridoi del mnistero dell’Interno. Ci sono le falci e i martellidei comunisti (due per adesso), mentre di socialisti ce ne sono già tre e di democrazie cristiane, una moltitudine. E siccome tra negli apparati romani, si calcola che molti voti vengano dati, soprattutto dagli elettori più anziani - per confusione o semplice sbaglio - al simbolo dei partiti che non ci sono più, gli strateghi del Partito democratico hanno presentato anche il vecchio simbolo della Margherita e della Quercia diessina. Così come è stata tutelata Forza Italia, oggi Popolo della libertà. [...]
Il 30 Aprile 2009 alle 13:18 Ecco le Eurocandidate per il Pdl: Matera, Comi e Ronzulli. In corsa per Strasburgo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] E alla fine ne rimase solo una: Barbara Matera. Sarà lei l’unica candidata del Pdl, proveniente dal mondo dello spettacolo. Delle altre paventate veline, neanche l’ombra. E i vertici del Pdl negano con forza che nella scelta dei nomi abbia pesato lo sfogo di Veronica Lario che ha attaccato senza mezzi termini le indiscrezioni di questi giorni definendo alcune candidature “ciarpame senza pudore”. L’ex annunciatrice Rai è candidata alle elezioni del 6 e 7 giugno al Sud (è all’ottavo posto della lista). Nella stessa circoscrizione ci sarà anche il leader dell’Udeur Clemente Mastella (che sta proprio davanti a lei, alla settima posizione). Subito dopo il capolista Silvio Berlusconi c’è anche l’eurodeputato Salvatore Tatarella (in quota An). Seguiti da Raffaele Baldassarre, Giuseppe Gargani e Franco Malvano. Nella circoscrizione elettorale nord-occidentale, dopo il Cavaliere capolista è Ignazio La Russa l’unico ministro del Pdl in corsa per le europee. In tutto sono 19 nomi. Subito dopo il coordinatore del Pdl, al terzo posto c’è l’attuale vicepresidente del Parlamento Ue Mario Walter Mauro. In testa di lista anche Cristiana Muscardini (quota An) e l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini. Seguono Valentina Aprea, Fabrizio Bertot, Vito Bonsignore, Elena Centemero. Al decimo posto c’è Maristella Cipriani, poi la giovanissima Lara Comi classe ‘83 (stimatissima dal Cavaliere, ex bocconiana e per un soffio non eletta alla Camera lo corso aprile), Roberta Della Vecchia, Isabella De Martini, Carlo Fidanza (An), Giuseppe Menardi, Nicola Orsi. Al 17esimo posto figura Laura Ravetto, responsabile del settore nazionale del Pdl propaganda-immagine-comunicazione, Licia Ronzulli e Iva Zanicchi (euroeputata uscente). “La Matera ha fatto la presentatrice in Rai, non mi pare un titolo per l’esclusione dalle liste elettorali. Certo, non è bella come Sassoli, non è un velino come lui”, dice Ignazio La Russa, presentando le liste e non risparmiando una “stoccata” al Pd, che ha candidato per le europee il celebre mezzobusto del Tg1, a proposito della polemica sulle candidate del Pdl. E poi via alla lettura dei curricula delle donne in corsa per l’europarlamento, con il coordinatore del Pdl che si sofferman anche sui nomi finiti al centro delle cronache: “Laura Comi si è diplomata con il massimo dei voti ed ha una laurea con lode. E qualcuno si è azzardato a dire che è una velina”, ha spiegato La Russa. “Mi scuso se non abbiamo potuto dare materiale per il gossip, lo dico ai giornali scandalistici” ha detto La Russa “Ai giornali che si occupano di politica chiedo di mettere la parola fine sul gossip di questi giorni”. Nel presentare alla stampa i candidati, anche gli altri due coordinatori del Pdl hanno decisamente negato che fosse necessario depennare qualche nome, sulla scia delle parole della signora Berlusconi: “C’è stata una campagna di disinformazione, farcita di falsità palesi” e “si sono fatte polemiche sull’inserimento delle cosiddette veline: è tutto falso”, ha attaccato Sandro Bondi. In qualche modo, però, La Russa riconosce che alcuni dei nomi usciti nei giorni passati non erano del tutto inventati: “Quando si preparano le liste si raccoglie tutto e il contrario di tutto”, ha detto, bollando come “spocchioso razzismo” l’idea di scartare chiunque a priori in ragione del lavoro che fa. In ogni caso, ha aggiunto il ministro della Difesa, “i curricula delle candidate” dimostrano che nulla di quanto scritto alla fine sia arrivato: per questo, ha aggiunto, “chiedo alla stampa di mettere fine a questo gossip”. E così, in conclusione, l’unica del mondo dello spettacolo a trovare posto nelle liste (ottava nella circoscrizione ’sud’) è stata proprio la Matera. Nata a Lucera (Foggia), classe ‘81, la bionda ex annunciatrice della Rai ha avuto anche dei ruoli in alcuni film, ma è comunque laureata in scienze della formazione primaria. Tutt’altra formazione per altre due giovani candidate: Lara Comi e Licia Ronzulli. La prima, nonostante la giovane età, ha già una discreta esperienza. Nata nell’83 a Garbagnate, è laureata in economia delle imprese alla Cattolica di Milano, con una specializzazione alla Bocconi ed è stata assistente di Mariastella Gelmini e coordinatrice di Forza Italia giovani in Lombardia. Altrettanto corposo il corriculum di Licia Ronzulli, classe 1975, caposala e assistente di sala operatoria all’istituto ortopedico Galeazzi di Milano. Del resto, la presenza femminile e di nuovi volti, che il Pdl vuole dare è evidente: “Nelle nostre liste è rappresentato il 40% di donne. Su 72 candidati, 33 hanno tra i 25 e i 50 anni. Abbiamo dovuto dire tantissimi no ma abbiamo lavorato bene”, ha sottolineato il terzo coordinatore, Denis Verdini .”Abbiamo esaminato oltre 400 richieste di candidatura” spiega Verdini “perciò non riusciamo a capire lo svilimento di queste ore che ci fa soffrire. Abbiamo lavorato con attenzione”. Per il resto le liste non presentano grandi novità, a parte la decisione di far correre Ignazio La Russa, unico membro del governo (Berlusconi a parte) a candidarsi: lo farò senza togliere spazio al lavoro di ministro ma congelando semmai il lavoro di coordinatore del partito, ha assicurato. È confermata poi l’esclusione di Paolo Cirino Pomicino e conseguente arrabbiatura dei piccoli partiti del Pdl che lo avevano sponsorizzato (Gianfranco Rotondi ha parlato di fatto “gravissimo”). Fra le curiosità: la presenza di Giacomo Mancini, classe ‘72 e nipote dell’ex ministro socialista, e di Nino Strano, il senatore di An non ricandidato dopo aver sfoderato champagne e mortadella in aula il giorno della caduta del governo Prodi. Moltissimi gli eurodeputati riconfermati, mentre si è snellita la pattuglia delle deputate nazionali che dovranno scegliere se volare o meno in Europa. Con questa squadra: “Il Popolo della libertà punta a ottenere 35 eurodeputati”, sottolinea ancora La Russa spiegato anche che non ci sono liste bloccate visto che “su 72 candidati, quelli incompatibili sono 16. Ci sarà competizione”. [...]
Il 9 Giugno 2009 alle 16:55 Italiani a Strasburgo: sorprese, volti nuovi e grandi ritorni. Ecco la gallery » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] E adesso pasata “la sbronza” dei dati, dei flussi, delle analisi, è scoccata l’ora delle promozioni e delle bocciature eccellenti; dei ritorni in pista dei vecchi cavalli di razza che avevano saltato un giro; delle new entry che a suon di voti mettono a tacere gli scettici o chi pensava che la loro fosse soltanto una candidatura di bandiera. Già: chi è riuscito a fare il salto verso Strasburgo. Chi salirà a bordo dell’aereo per l’Europarlamento. Tra 72 che occuperanno i seggi spettanti all’Italia ci sono: Ciriaco De Mita e Clemente Mastella; Barbara Matera e Debora Serracchiani; Luigi De Magistris e David Sassoli; mentre resteranno a terra il principe Emanuele Filiberto e Gianni Rivera. Altri dovranno attendere il gioco delle opzioni dei candidati eletti in più circoscrizioni per sapere se riusciranno a rappresentare l’Italia nel consesso europeo, mentre per alcuni si tratterà soltanto di aspettare ancora qualche giorno, per dare modo agli eletti che decideranno di restare in Italia di formalizzare la loro scelta. Come nel caso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, risultato primo in tutte le 5 circoscrizioni dove guidava la lista per il Popolo della libertà, per complessivi 2 milioni 706mila 791 voti di preferenza. Il premier fa quindi meglio del 2004 (+365 mila). Nel Pd il primo posto (il terzo in assoluto) è del volto del Tg1 David Sassoli che mette insieme 400.502 preferenze, ma realizza l’impresa di raccoglierle tutte in una sola circoscrizione, il Centro; la piazza d’onore (dopo il Cavaliere) va invece all’ex pm e candidato con l’Italia dei Valori Luigi De Magistris: per lui hanno votato 415.646 elettori (ma in 5 circoscrizioni). [...]
Il 9 Giugno 2009 alle 19:46 Italiani a Strasburgo: sorprese, volti nuovi e grandi ritorni. « Ilcorsarorosso ha scritto:
[...] Giugno 9, 2009 di ilcorsarorosso E adesso, passata “la sbronza” dei dati, dei flussi e delle analisi, è scoccata l’ora delle promozioni e delle bocciature eccellenti; dei ritorni in pista dei vecchi cavalli di razza che avevano saltato un giro; delle new entry che a suon di voti mettono a tacere gli scettici o chi pensava che la loro fosse soltanto una candidatura di bandiera. Insomma: chi è riuscito a fare il salto verso Strasburgo? Chi salirà a bordo dell’aereo per l’Europarlamento? Tra i 72 che occuperanno i seggi spettanti all’Italia ci sono: Ciriaco De Mita e Clemente Mastella; Barbara Matera e Debora Serracchiani; Luigi De Magistris e David Sassoli; mentre resteranno a terra il principe Emanuele Filiberto e Rosaria Capacchione. Altri dovranno attendere il gioco delle opzioni dei candidati eletti in più circoscrizioni per sapere se riusciranno a rappresentare l’Italia nel consesso europeo, mentre per alcuni si tratterà soltanto di aspettare ancora qualche giorno, per dare modo agli eletti che decideranno di restare in Italia di formalizzare la loro scelta. Come nel caso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, risultato primo in tutte le 5 circoscrizioni dove guidava la lista per il Popolo della libertà, per complessivi 2 milioni 706mila 791 voti di preferenza (il premier fa quindi meglio del 2004, +365 mila). Nel Pd il primo posto è del volto del Tg1 David Sassoli che mette insieme 400.502 preferenze, ma realizza l’impresa di raccoglierle tutte in una sola circoscrizione, il Centro; la piazza d’onore (dopo il Cavaliere) va invece all’ex pm e candidato con l’Italia dei Valori Luigi De Magistris: per lui hanno votato 415.646 elettori (ma in 5 circoscrizioni). [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.