
Una catena con anelli grossi quanto una noce a chiuderle le caviglie, lacci ai polsi, dentro una baracca chiusa a chiave più simile a una cuccia per cani che a una casa. Per due mesi è stata questa la prigione di una ragazza romena appena 18enne, prelevata alla Stazione Centrale di Milano, segregata, stuprata, picchiata e costretta a prostituirsi. Il suo carceriere, quello con le chiavi dei lucchetti, era un 14enne connazionale, figlio della coppia che sfruttava la giovane Jonela (il nome è di fantasia, le iniziali del suo nome in realtà sono M.F.).
I due aguzzini sono stati arrestati due giorni fa dai carabinieri della compagnia di Milano Porta Magenta con le accuse di riduzione in schiavitù, violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione. Sono Jon e Silvia Jhaltea, cittadini romeni di 32 e 31 anni senza precedenti penali. Il loro figlio di 14 anni, Z.J., è stato denunciato a piede libero per gli stessi reati. La famiglia ha contattato Jonela in Romania, dove vivevano nello stesso paese vicino a Bucarest. L’ha fatta venire a Milano con la promessa di un lavoro regolare, ma all’arrivo nelle baracche del campo di via Selvanesco, alla periferia sud della città, l’hanno rinchiusa.
Per due mesi Jonela è stata stuprata, dal 32enne, da suo figlio e da altri rom del campo, picchiata, minacciata con un coltello e incatenata. Mentre la donna 31enne custodiva i documenti della giovane, per evitare che scappasse. Ogni giorno Jonela era costretta a prostituirsi sulla vicina via Manduria, finché un cliente, vedendola piena di lividi anche in volto, si è impietosito e l’ha accompagnata dai carabinieri.
Jonela ora si trova in una comunità protetta, in condizioni fisiche e psicologiche critiche. Chi la perseguitava è stato arrestato e lei cerca di ricostruire al meglio quello che le è successo: “Quando è arrivata da noi”, spiega il capitano Vittorio Stingo, comandante della compagnia, “distingueva a malapena il giorno dalla notte”.
- Venerdì 17 Aprile 2009
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