Eurodeputati: i trucchi e i vizi della casta italiana a Strasburgo

L'europarlamento di Strasburgo

Sono pagati meglio dei loro colleghi a Strasburgo ma disertano gli scranni, non conoscono le lingue, sono incapaci di fare lobby e, appena possono, tornano a casa.

È questa la fotografia dei nostri eurodeputati scattata dal giornalista Alessandro Caprettini e raccontata in un libro edito dalla Piemme (in libreria dal 5 maggio). Titolo: L’eurocasta italiana. Sottotitolo: Assenteisti, inefficienti, trasformisti, inaffidabili, eppure sono i più pagati di tutti. Ecco perché l’Europa non si fida di molti politici italiani.
Un ritratto non edificante che descrive i “mali” degli europarlamentari, molti dei quali purtroppo ampiamente noti e più volte denunciati. A cominciare dal malcostume di fare la “cresta” sui rimborsi dei biglietti aerei. Approfittando del sistema in uso al Parlamento europeo, che prevedeva un forfait calcolato in base alla distanza e alle più alte tariffe praticate dalle compagnie, per anni gli eurodeputati hanno viaggiato in economy incassando però una cifra più alta (quella spettante per la business class). Pratica ormai superata dalle nuove regole, che stabiliscono il rimborso a piè di lista, cioè dietro presentazione della ricevuta del biglietto di viaggio.
Ma il trucchetto, secondo i calcoli di Caprettini, ha fruttato alle tasche dei parlamentari fino a 14 mila euro l’anno. O anche di più nel caso di chi ha viaggiato con le compagnie lowcost da scali secondari, affrontando qualche scomodità a fronte di maggiori risparmi, poi tradotti in guadagni.
La seconda nota dolente riguarda i tanto vituperati stipendi. Gli eurodeputati italiani sono i più pagati dell’Unione. Un privilegio che deriva dalla situazione nazionale, dato che finora i paesi Ue fornivano agli eurodeputati lo stesso trattamento dei rispettivi parlamentari nazionali. Anche in questo caso la pacchia è finita: il nuovo statuto parlamentare prevede dalla legislatura che inizierà a luglio un trattamento economico uguale per tutti (se non si farà ricorso al regime transitorio, possibile ancora per due mandati).
A fronte di questo, la presenza degli italiani a Strasburgo e Bruxelles lascia molto a desiderare. E così anche l’efficacia della loro azione politica e il peso della pattuglia tricolore. Secondo quanto ricostruito da Caprettini, una prima analisi della legislatura 2001-2004 (prima dell’allargamento dell’Unione a est) relegava gli italiani in fondo alla classifica dei 15 paesi Ue con appena il 68,64 per cento di presenze. Un secondo esame della legislatura ancora in corso rivela che le cose non sono cambiate granché. Se in passato l’Italia ha contato al Parlamento europeo, ora è in affanno. “Da 30 anni non si ottiene più la presidenza, ma nemmeno si parla di un italiano come possibile candidato, se si esclude l’ipotesi che riguardava l’ex sindaco di Bologna Renzo Imbeni”.
Il cahier des doléances non finisce qui. “I nostri eletti fanno ben poco per imparare una lingua straniera” lamenta Caprettini. “E sono quindi in somma difficoltà non solo in aula o nei lavori in commissione ma anche di fronte a giornalisti stranieri e ai lobbisti, sempre presenti in gran numero”.
Non va meglio sul fronte della fedeltà politica. Gli italiani, mantenendo forse abitudini prese nel Parlamento italiano, sono inclini a cambiare casacca. La transumanza registra svariati casi di politici eletti con uno schieramento e poi passati a un altro, una volta a Strasburgo. Senza contare quella che l’autore evoca come la “sindrome Malfatti”: non appena si presenta l’occasione, gli europarlamentari abbandonano le istituzioni Ue, come fece Franco Maria Malfatti, scelto nel 1970 come presidente della Commissione delle Comunità economiche europee, che lasciò dopo neppure due anni di mandato in vista delle elezioni politiche del maggio 1972.
Attualissima, vista l’imminenza delle europee di giugno e le liste alle quali si lavora in questi giorni, la parte dedicata alla selezione dei candidati da mandare a Strasburgo. “C’è un altro dato che può spiegare lo scarso apprezzamento: la poca familiarità con l’istituzione europea”. Nell’ultimo voto del 2004, per esempio, oltre ai soliti politici più o meno di professione l’Italia ha privilegiato atleti, cantanti e personaggi televisivi, mentre negli altri paesi dominavano cattedratici ed esperti.
“Nella Penisola invocavano la preferenza, a sinistra, l’anchorwoman del Tg1 Lilli Gruber e con lei Michele Santoro e il disegnatore Vauro. A destra si replicava con Iva Zanicchi, Marcella Bella, Alessandro Cecchi Paone, Solvi Stubing, nota per essere la protagonista dello spot “Chiamami Peroni”, l’ex fondista azzurra Manuela Di Centa e persino l’attrice Clarissa Burt… Da noi la caccia alla preferenza punta a imbarcare veline e calciatori”. Caprettini continua: “Se a Bruxelles e a Strasburgo porti soubrette, politici bolliti o capetti di bande corporative, è logico che si finisca tagliati fuori dai giochi”.
Vanno ricordati naturalmente gli eurodeputati corretti. Un esempio: nella penultima legislatura Franz Turchi (eletto con Alleanza nazionale nel gruppo Uen) fu nominato vicepresidente alla commissione Bilancio, svolgendo un buon lavoro. Ma, come ricorda lo stesso eurodeputato, nella più completa indifferenza dell’Italia. “Dovevo quasi supplicare 20 righe ai direttori dei giornali per far uscire la notizia che avevamo ottenuto importanti finanziamenti. E quando a Roma passavo alla Camera o al Senato, un sacco di amici mi chiedevano cosa mai si discutesse da noi in commissione, concludendo con un inevitabile: ma che ce vai a fa’?”.

I NUMERI
Busta paga e rimborsi dell’eurodeputato (tratti dal libro).
140.436 euro l’anno, pari a 11.703 euro al mese, è l’indennità annua di base degli eurodeputati italiani (cifre lorde).
287 euro al giorno, forfettari, di presenza alle sedute di aula o in commissione.
15.496 euro al mese per reclutare uno o più assistenti parlamentari.
4.052 euro al mese di spese generali (segreteria e gestione di ufficio).
8.153 euro mensili lordi percepiscono ogni mese gli austriaci, al secondo posto in classifica dopo gli italiani.
7.339 euro mensili prendono i tedeschi, al terzo posto. Ancora meno guadagnano i francesi (6.952 euro), gli inglesi (6.336) e gli spagnoli (3.126).

Commenti

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Il 18 Aprile 2009 alle 20:51 cini ha scritto:

L´unico possibile commento che riesco a fare da italiano, nato e residente all´estero è che mi sento estremamente disgustato, imbarazzato anche se non del tutto sorpreso.
Oggi conto in questo Governo nei ministri come Brunetta, Tremonti, Frattini e diversi altri che ritengo come persone serie e degne del loro attuale leader e del loro Paese.
Vivo in questa ultima grande speranza per tornare ad essere un´orgoglioso cittadino italiano.
Con questo Governo l´Italia ha forse l´ultima opportunità per tornare in una situazione di decenza e rispettabilità globale.

Il 19 Aprile 2009 alle 14:46 vincenzoaliascontadino ha scritto:

Quando il mio amico Bettino Craxi mi confidò che mi voleva allo stage in Parlamento Europeo, ebbene lì, mi feci notare, quando ci portarono nel giro di visita nel Parlamento di Strasburgo notai molti Deputati, seppure membri, s’intuiva che non avevano le cosiddette! Chiesi al Funzionario di turno UE, ma perché dodici ragazze a tradurre le lingue e non una sola? Riformulai la domanda: “ Non sarebbe stato meglio usare, la lingua Inglese, la più usata nell’import-export UE o diversamente 12 bussolotti con nome della lingua da estrarre diventando ufficiale da studiare ed usare nell’Unione? “ Apriti cielo! Poi ci sono i privilegi, postali in francobolli, permesso di voli, segretario, ecc.oltre al fatto che molti a parte la notorietà era all’oscuro di tutto, poiché una cosa è lo scranno e scrigno l’altra è la serietà di fare un lavoro con coscienza al Servizio dei cittadini e l’esempio scrupoloso lo abbiamo visto da Santoro e Lilly che non ha per niente, calze lunghe a parte la lingua! vincenzoaliasilcontadino@virgilio. Matera.

Il 20 Aprile 2009 alle 8:50 Kagliostro » Blog Archive » E però Franceschini… ha scritto:

[...] …non ha mica tutti i torti. Tra l’altro non capisco il meccanismo logico che spinga la gente a votare, secondo le “preferenze”, candidati che si sa non andranno in Europa (ed anche se ci vanno, poi combinano questo). Io non ho mai votato in vita mia indicando una preferenza sulla scheda (tranne una volta dove mi avevano supplicato per giorni): un po’ per paura di sbagliare (e con il pericolo dei cavalli russi a San Pietro non si scherza), un po’ perché non ho mai conosciuto un futuro deputato. Tra l’altro non basterebbe mica conoscerne uno solo: servirebbe conoscerli tutti per fare i confronti. [...]

Il 22 Aprile 2009 alle 9:43 Europee, Pd e Pdl al lavoro sulle liste. Con il rebus dei giovani » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: La casta degli italiani a Strasburgo - La corsa dei simboli: 93 quelli depositati al Viminale [...]

Il 8 Giugno 2009 alle 14:53 Eurofannulloni ancora salvi » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Eurodeputati: i trucchi e i vizi della casta italiana a Strasburgo [...]

Il 10 Marzo 2011 alle 21:28 Die Brücke » Un po’ di chiarezza su Renzo Bossi, a beautiful mind ha scritto:

[...] un’inchiesta di aprile di Panorama, risulta che gli europarlamentari guadagnino 140.436 euro l’anno (pari [...]

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