Omicidio di Abba, i due baristi chiedono perdono

Omicidio di Abdoul Guibre

Fausto e Daniele Cristofoli, imputati per l’omicidio di Abdoul Salam Guiebre (detto Abba), il ragazzo di 19 anni ucciso a Milano il 14 settembre scorso, tramite i loro legali hanno chiesto scusa, “esprimendo dolore e rammarico” per quanto è accaduto. L’avvocato Marco Bolchini ha riferito che i due baristi hanno voluto esprimere la loro “condivisione del dolore” ai familiari di Abba, presenti nell’aula in cui stamani si è svolta la prima udienza del processo con rito abbreviato. Durante la seduta hanno deposto i consulenti medico legali dell’accusa e della difesa che eseguirono l’autopsia sul corpo di Abdoul, ucciso a sprangate.

“I familiari hanno raccolto questa mano tesa alla condivisione del dolore”, ha spiegato Bolchini che aveva accanto a sè l’altro difensore, Elisabetta Radici. “Hanno avuto un atteggiamento assolutamente decoroso”. L’udienza proseguirà il 14 maggio quando il pm Roberta Brera chiederà la condanna dei due imputati. Nonostante gli insulti rivolti al ragazzo durante il pestaggio, riferiti al colore della sua pelle, ai Cristofoli non è stato contestato il movente razzista.

Questa mattina al settimo piano del palazzo di giustizia di Milano, davanti al gup Nicola Clivio, c’è stata la prima udienza del processo per l’omicidio di Guiebre. Il giovane di colore, 19 anni, italiano di famiglia originaria del Burkina Faso, è stato ucciso il 14 settembre dello scorso anno da due baristi, padre e figlio, Fausto e Daniele Cristofoli, di 51 e 31 anni, dopo avere rubato, con due amici anch’essi di colore, dei biscotti e del cioccolato al bar degli imputati.

In aula erano presenti i genitori di Abdoul e i due imputati. Un gruppo di amici di Abba ha espresso la propria rabbia per la scelta del rito abbreviato da parte degli imputati. “Ha ammazzato una persona”, ha detto il cugino di Abdoul. “Perché deve avere lo sconto di un terzo della pena?”. I carabinieri in servizio a palazzo di giustizia hanno faticato a spiegare loro che, trattandosi di una udienza preliminare, quindi a porte chiuse, il settimo piano di palazzo giustizia era interdetto al pubblico. Il gruppo di giovani, in buona parte di colore ma anche composto da ragazze italiane, si è quindi allontanato dal palazzo.

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