
Ora che gli oltre 140 immigrati della nave turca Pinar sono in salvo in territorio italiano, la Commissione Ue ringrazia Roma, non entra nel rimpallo delle responsabilità, ma considera la vicenda tutt’altro che chiusa, tanto che in questi gorni il caso Italia-Malta sarà sul tavolo dei commissari riuniti a Strasburgo. E in quella sede sarà esaminato il dossier che il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, invierà perché la Commissione che lo esamini assieme a quello steso dalle autorità maltesi.
Ad accompagnare le pagine del responsabile del Viminale, ci sono però accuse pesanti: “Malta prende contributi come tutti i Paesi per fare interventi che dobbiamo fare noi”, ha detto il ministro Maroni. Il dossier preparato dal ministero dell’Interno, secondo quanto riportato da Il Giornale, parla di 600 “mancati interventi” da parte di Malta. Una “negligenza” che ha costretto il nostro Paese a soccorrere circa 40mila persone in mare aperto.
Insomma, nel duro braccio di ferro fra Italia e Malta, Roma chiede a gran voce l’intervento della Ue: “Ragioni di carattere umanitario ci hanno indotto ad accogliere questi immigrati”, ha chiarito Maroni. “Ora”, però, “pretendiamo che la Commissione Europea intervenga per far rispettare le regole a tutti”.
E infatti, la risposta (sia pur neutra) dell’Ue arriva subito: “Per il cargo turco si è arrivati ad una soluzione ma il problema resta ancora irrisolto, perché altri drammi rischiano di avvenire in futuro”, ha detto il commissario Ue alla Giustizia, Jacques Barrot, che ha ringraziato l’Italia per l’accoglienza e l’aiuto agli africani, da giorni in attesa di una soluzione. “L’Unione Europea deve esprimere una solidarietà più concreta ed efficace, per questo riprenderò la discussione sull’emergenza immigrazione durante il prossimo Consiglio dei ministri”, ha spiegato.
In particolare, il commissario ha auspicato che dai 27 venga il sostegno unanime alla politica di cooperazione con Paesi di transito come Egitto, Libia e Tunisia. Inoltre, gli Stati membri non esposti ai flussi - ha spiegato Barrot - potrebbero assumersi parte del fardello, almeno degli immigrati che sono stati già dichiarati rifugiati.
Al momento l’intervento di Bruxelles è solo “di mediazione tra Malta e Italia” - come ha ricordato Barrot - ma sono esclusi interventi legislativi per fare ordine nel traffico Mediterraneo. “Non c’è allo studio nessuna direttiva specifica”, ha detto oggi il portavoce del commissario, spiegando che la politica marittima resta regolata dal diritto marittimo internazionale.
E Bruxelles prende atto, senza puntare il dito contro nessuno, che “il diritto marittimo internazionale non è semplice da interpretare”, ha detto Barrot. Per il commissario non è quindi facile accertare le responsabilità nella vicenda Pinar: “Il diritto stabilisce che bisogna portare le persone a rischio di naufragio nel porto più vicino, ma dove le condizioni di accoglienza sono accettabili”. Ma su questo, ha aggiunto, “evidentemente Malta e l’Italia avevano entrambe le loro obiezioni”.
Il commissario europeo alla Giustizia non ha voluto criticare le autorità maltesi per avere rifiutato di accogliere i migranti. “Il diritto internazionale” ha affermato “non è di facile interpretazione. Esso prevede che chi viene soccorso in mare sia portato nel porto più vicino, ma laddove le condizioni di accoglienza siano più convenienti. Ora” ha proseguito il commissario “il porto più vicino era Lampedusa, ma le autorità hanno detto che il centro di accoglienza era pieno, lo stesso hanno fatto le autorità maltesi”. D’altro canto, ha detto ancora Barrot, “sono stato a Malta e sono obbligato a riconoscere che è un’isola che conta 400mila abitanti ed ha un territorio molto limitato. Come possono accogliere ancora più immigrati?”.
Dal canto suo il ministro degli Esteri Franco Frattini sottolinea che con Malta “non c’è stato nessuno scaricabarile, ci sono state regole europee che non sono state rispettate”.
“L’Italia è stato il primo e solo paese a fornire, fin da subito, pasti caldi, acqua e team medici”, ha detto il ministro. “E abbiamo fatto questo perchè l’assistenza umanitaria è stata garantita, ma dovevano essere garantite anche le regole. Quando abbiamo visto che le regole non sarebbero state garantite, abbiamo fatto prevalere l’assistenza umanitaria”. Per il capo della diplomazia italiana quindi l’assistenza umanitaria è stata “garantitissima”.
“Abbiamo mandato i team medici italiani, ci saremmo aspettati che qualche altra cosa succedesse, non solo che l’Italia portasse acqua, pasti caldi e medici”, ha ripetuto ancora Frattini, “le finalità umanitarie hanno prevalso come era giusto che fosse” ha concluso il ministro “noi siamo orgogliosi che l’Italia ancora una volta abbia salvato persone in difficoltà”.
- Martedì 21 Aprile 2009
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Commenti
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Il 21 Aprile 2009 alle 19:25 sydmeister ha scritto:
Maroni denuncia Malta? Ma si rende conto che i Maltesi sarebbero una minoranza nel loro stesso paese se quello che voule proporre sarebbe accettato?
Non é piu che ovvio che la EU non accetara mai?
Il 6 Maggio 2009 alle 16:40 Il premier di Malta: “Disgustato dall’Italia”. Due barconi in panne, contrasto sui soccorsi » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Un garbuglio burocratico-diplomatico che si è esteso alla politica con le dichiarazioni del premier maltese: “Disgustato dall’intransigenza italiana” si è detto Lawrence Gonzi, “che rifiuta di soccorrere vite umane a poche miglia da Lampedusa”. Una situazione che ricorda quella del cargo turco Pinar, che rimase bloccato per alcuni giorni dopo aver soccorso 150 profughi, prima di essere autorizzato a dirigersi a Porto Empedocle (Agrento). Uno dei passeggeri del barcone questa mattina all’alba ha chiamato con un telefono satellitare il numero diretto della sala operativa della Capitaneria di porto di Palermo e ha chiesto soccorso. Il natante è stato localizzato a 56 miglia a Sud di Lampedusa, in acque internazionali e non di competenza italiana per le operazioni cosiddette “Sar” (ricerca e soccorso). Un altro barcone ha poi lanciato un nuovo l’Sos sempre con una telefonata alla centrale operativa della Capitaneria di Porto di Palermo. In questo caso l’imbarcazione, con 75 migranti a bordo, è stata localizzata a 45 miglia a Sud di Lampedusa, sempre in acque di competenza maltese. La Valletta ha ribadito ieri il principio che i profughi debbano essere trasferiti nel porto più vicino, che anche in questo caso, come nel Pinar, è quello di Lampedusa. Le autorità italiane sostengono invece che spetti a Malta accogliere gli immigrati, perché le acque sono di competenza maltese e sono le autorità maltesi a richiedere i soccorsi. In questo momento sono in corso trattative. Nel frattempo, una moltitudine sui barconi lotta con le onde e il motore in panne. [...]
Il 7 Maggio 2009 alle 11:02 Immigrati soccorsi e rispediti in Libia, Maroni esulta » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Pensavano di avercela fatta. Invece sono stati riaccompagnati in Libia, da dove erano partiti. I 227 migranti soccorsi ieri, su tre diverse imbarcazioni, da tre motovedette della Guardia Costiera italiana, sono stati riaccompagnati al porto di Tripoli. Esulta il ministro dell’Interno Maroni: “Un risultato storico” dice, “a cui abbiamo lavorato per un anno e nei prossimi giorni partirà anche il pattugliamento congiunto tra Italia e Libia’’. Se l’operazione fatta oggi, ha aggiunto, ‘’continuerà, il problema del contrasto tra Italia e Malta sull’accoglimento dei clandestini sarà risolto perché in qualunque acqua si trovino i barconi saranno rispediti in Libia da dove sono partiti’’. Ieri i barconi in panne avevano lanciato l’Sos a poche miglia di distanza da Lampedusa, ma in acque di competenza territoriale maltese. Si era quindi aperto l’ennesimo contenzioso su chi dovesse farsi carico dell’emergenza, con il premier maltese che aveva espresso “disgusto per l’intransigenza dell’Italia nei confronti di vite umane. E’ inaccettabile - ha detto Lawrence Gonzi - il mancato soccorso di immigrati a pochi passi dalla costa di Lampedusa”. “Abbiamo fatto più di 600 interventi che non erano di nostra competenza” gli aveva risposto Maroni. Di parere opposto il Commissario Onu per i diritti dei rifugiati Laura Boldrini: “la situazione ci preoccupa enormemente” dice a Panorama.it, “A queste persone non è stata data possibilità di fare domanda d’asilo. La Libia non è un paese democratico e non ha ratificato la convenzione di Ginevra. La sua applicazione del diritto d’asilo è quantomai insufficiente, mentre il 50% dei richiedenti asilo sbarcati a Lampedusa l’anno scorso ha ottenuto protezione dall’Italia”. Secondo Boldrini “questo non può essere il modello da utilizzare per risolvere le controversie tra paesi Ue”. In quanto a Lampedusa, “Il ministro ci aveva dato rassicurazioni che sarebbe stato ripristinato quanto prima il modello del centro d’accoglienza a Lampedusa, poi trasformato in Cie. Mi sembra che questa decisione vada nella direzione opposta”. [...]
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