
C’è un filo di tensione nella voce calma di Giovanni Guzzetta. Il “suo” referendum sulla legge elettorale si avvicina e il presidente del comitato promotore è impegnato a evitare il suo fallimento. Per questo quarantareenne professore di istituzioni di Diritto pubblico all’Università di Tor Vergata sarebbe la conclusione peggiore di un progetto che porta avanti da tre anni, precisamente dal giorno dopo quello in cui divenne legge la riforma elettorale (la legge 21 dicembre 2005, n. 270 dal titolo “Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”) di Roberto Calderoli, poi ribattezzata “Porcellum”.
Qualche novità sulla data del referendum?
Al momento niente di nuovo, ormai è certo che non ci sarà l’abbinamento alle europee il 7 giugno. Ma il ministro Maroni ancora non ci ha contattato. Abbiamo visto solo il suo sosia di Striscia la notizia.
Cosa risponde alle obiezioni di incostituzionalità dell’abbinamento sollevate dai minsitri Tremonti e Calderoli?
Tecnicamente sono sciocchezze da bocciatura all’esame di Diritto costituzionale. Non lo dico solo io ma cinque diversi presidenti emeriti della Corte Costituzionale. L’unica opzione escludibile sarebbe unire elezioni politiche e referendum. Poi purtroppo loro sono ministri e quindi le loro tesi vengono riprese da giornali e tv.
Perché Berlusconi, che secondo i sondaggi attuali avrebbe tutto da guadagnare da una legge come quella prospettata dal referendum, non lo vuole appoggiare?
Lo stesso presidente Berlusconi ha dichiarato che il non abbinamento non dipende da altro se non dalle minacce di crisi di governo della Lega, è l’ennesima conferma del potere di ricatto dei piccoli partiti.
Ritiene impossibile il raggiungimento del quorum in date diverse dal 7 giugno?
Al contrario, sono certo che si raggiungerà il quorum. Ma solo se i cittadini saranno informati a dovere e con la necessaria campagna elettorale.
Però rispetto alla trionfale raccolta firme del 2007 ora non avete più un appoggio così esplicito dai partiti, visto che anche il Pd pare intenzionato al rinvio di un anno…
Questo è un referendum che non divide destra e sinistra, ma innovatori e conservatori. Nel momento in cui si farà una campagna e saranno informati i cittadini vedrà che i primi saranno di più dei secondi, al di là dei partiti.
Francesco Rutelli ha dichiarato che se passa il referendum con il premio di maggioranza al primo partito il paese sarà consegnato al Pdl.
Finché nel centrosinistra ci saranno dirigenti che non credono neanche alla possibilità di diventare maggioranza nel paese non andranno da nessuna parte.
Alla luce di tutto quello che è accaduto dal 2006, rifarebbe questa campagna?
Assolutamente sì, chi vuol cambiare le cose parte sempre contro i favori del pronostico.
Tra i politici che l’avevano appoggiato inizialmente c’è qualcuno che l’ha delusa in particolare?
In realtà sono molti di più quelli che l’hanno sostenuto convintamente e non solo per convenienza del momento, non ho sentimenti di rivalsa su nessuno.
Chi è per il “No” sostiene che se passasse il “Sì” si avrebbe una nuova legge truffa, con un partito da 30% che potrebbe avere la maggioranza assoluta
Questo è un referendum abrogativo, noi non inventiamo nulla. Non siamo stati noi ad abrogare il maggioritario voluto e votato dagli italiani. Il premio di maggioranza c’è già nel “porcellum”. L’effetto maggiore del referendum sarebbe colpire il potere di ricatto dei piccoli partiti. E poi soprattutto rimediare allo scandalo del parlamento di nominati, abrogando le candidature multiple.
Ma non tornerebbero i collegi uninominali del maggioritario
No, ma si riaprirebbe la partita delle riforme. L’alternativa è questa legge pessima, lo status quo. È questo che si deve far sapere.
- Martedì 21 Aprile 2009
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Il 21 Aprile 2009 alle 15:31 Quesiti, costi, favorevoli e contrari: l’abc del referendum elettorale » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dopo aver visto quali burrasche politico-istituzionali stanno montando in merito al tema, meglio chiarire che cosa propongono i referendari. Cosa cambia se passano i tre quesiti Niente premio di maggioranza alle coalizioni, sia alla Camera che al Senato; divieto di candidarsi in più circoscrizioni. È quanto prevedono i tre quesiti referendari di Mario Segni e Giuseppe Guzzetta sulla legge elettorale. Secondo l’attuale legge elettorale, a beneficiare del premio di maggioranza possono essere alternativamente liste o coalizioni di liste. I primi due quesiti referendari si propongono di abrogare l’assegnazione del premio di maggioranza alle coalizioni e la disciplina che permette il collegamento tra liste. In caso di vittoria dei referendari, il premio di maggioranza verrebbe attribuito solo alla lista singola, e non più alla coalizione di liste, che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Di conseguenza, verrebbero innalzate le soglie di sbarramento, che sarebbero del 4% per la Camera e dell’8% per il Senato. Resterebbero in vigore, invece, le norme sull’indicazione del “capo della forza politica” e quelle sul programma elettorale. Il sistema elettorale prodotto dai referendum dovrebbe, nelle intenzioni dei referendari, spingere verso il bipartitismo, con tutela per le minoranze più rilevanti. Il terzo quesito, infine, intende cancellare la possibilità per il candidato eletto in più circoscrizioni di optare per uno dei seggi ottenuti, consentendo ai primi dei non eletti di subentrargli. Se passerà il quesito referendario verrà abrogata la possibilità di candidature multiple alla Camera e al Senato. E sui referendum gli schieramenti politici hanno posizioni molto variegate. Chi è per il Sì Secondo il ministro leghista Roberto Calderoli il successo del referendum “non lo vuole nessuno tranne Gianfranco Fini e la parte del Pdl proveniente da Alleanza Nazionale”. A cui si aggiungono, ovviamente, Giovanni Guzzetta e Mario Segni come comitato promotore del referendum. Al quale sono politicamente iscritti Antonio Di Pietro (e la sua Idv), Arturo Parisi (e altri del Pd, in ordine sparso). Contrari Non sono pochi coloro che all’interno delle forze politiche si proclamano esplicitamente contrari alla consultazione. Oltre al Carroccio, l’Udc di Pier Ferdinando Casini, ma anche il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. Proprio lo stesso presidente dei deputati ha spiegato le perplessità di fronte ad un referendum con cui il Pdl “potrebbe andare a nozze”, ma le cui ragioni di semplificazione “sono venute meno” da quando i gruppi parlamentari si sono ridotti a cinque. La vittoria dei sì produrrebbe infatti, secondo Cicchitto, una legge per la quale Dario Franceschini griderebbe alla “fascistizzazione dello Stato” se fosse venuta dal Pdl. E anche nel Pd le voci che si sono levate contro la consultazione referendaria non sono poche. Se la radicale e vicepresidente del Senato, Emma Bonino arriva a parlare di “golpe in caso di rinvio”, l’ex leader della Margherita, Francesco Rutelli, si schiera apertamente per il no ai quesiti: “Io credo che il bipartitismo consegnerebbe l’Italia al populismo della destra e quello che uscirebbe dal referendum sarebbe peggio di quello che abbiamo oggi”. Comunque sull’ipotesi slittamento al 2010 la posizione ufficiale del Pd, che pure lamenta di non essere stato consultato, si dice “disponibile con la condizione, giuridicamente e politicamente irrinunciabile, che vi sia il necessario e preventivo assenso da parte dei promotori del referendum”. Curiosa la posizione di Luciano Violante, ex presidente della Camera ed esponente del Pd, che esprime un doppio no: a quesito e a rinvio. Per Violante “il referendum non è contro la legge Calderoli, ma la rafforza: la vittoria del sì ne confermerebbe i tre caratteri principali: la sottrazione ai cittadini del potere di scegliere i parlamentari, il sistema proporzionale; il premio di maggioranza”. La questione costi L’accusa che il centrosinistra ha lanciato contro la maggioranza e il governo è che avendo rinunciato all’election day il 7 giugno, per colpa di Bossi che avrebbe ricattato l’esecutivo di aprire la crisi. E che i costi ai danni dell’erario ammontano così 460 mln di euro. Numeri smentiti dal premier Silvio Berlusconi che da L’Aquila ha parlato di “cifre assolutamente inferiori”. Parole a cui ha replicato il segretario del Pd, Dario Franceschini: “Si stanno arrampicando sugli specchi perché la cifra è quella, ma anche se fosse un solo milione, sarebbe assurdo buttarlo dalla finestra su ricatto di Bossi, in un momento in cui servono risorse”. Costi che per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dovrebbero accollarsi Guzzetta e Segni: “Andrebbero messi a carico dei referendari”. Parole che gli sono valse la reprimenda del presidente, e professore universitario (leggi qui l’intervista di Panorama.it), del comitato promotore, Giovanni Guzzetta: “Tremonti è ignorante, nel senso che ignora i fondamentali del diritto costituzionale”. [...]
Il 16 Giugno 2009 alle 22:35 wizler ha scritto:
Al referendum vota in modo “disgiunto-SEMIALTERNO!” per obbligare cambiamenti!
Un modo strategico per scucire la pervasiva autoreferenzialità della casta e promuovere “adhocrazia!”
Dato che ad ogni elezione vince ineluttabilmente il progetto politico più votato quale “contenuto” del contendere diventando così programma di governo effetto della “sintesi” della mediazione della compagine vincente. Sostanza – programma governativo che messo in attuazione dovrebbe dare risultati consuntivi di fine legislatura possibilmente più coerenti al proposto programma elettorale. Ovviamente affinché tutto questo processo possa concretizzarsi al meglio e/o venga messo in attuazione il più velocemente possibile ogniqualvolta si rinnova la legislatura, molto dipende dal quanto efficiente risulta il dispositivo preposto alla designazione - delle rappresentanze che determina la compagine di governo nel renderla la più omogenea possibile in consistenza nel confermare, alternare e/o cambiarne le rappresentanze. Affinché questo possa effettuarsi nel modo più coerente e confacente possibile alle volontà della maggioranza che l’ha espresso determinante risulta essere la capacità del sistema che dovrebbe essere conseguente nel dare l’opportuna forza alla compagine governativa per metterle d’attuare il programma di governo che per legittimazione il corpo elettorale gli ha conferito!
Modalità da cui discende tutto il contenzioso tuttora aperto del come far sì che ciò avvenga nel modo più appropriato possibile senza ogniqualvolta doversi rimettere al solito gioco dell’oca fatto di quegli abusati speculativi “pitstops” costituiti da inutili referendum ed infruttuose inconcludenti bicamerali. Tutte assurde ed inconcepibili modalità per ulteriormente mantenere parziale quanto transitivo il meccanismo elettorale per rendere semplicemente sempre più intransitiva ed autoreferenziale alla sola casta che così facendo cerca in continuazione d’innalzarsi la posta in gioco e per aumentarsi ulteriore autoreferenziale nello spazio tempo e, così facendo magri rendere questo processo sempre più irreversibile! Quando, con un sistema più completo “idealtipo” si potrebbe semplicemente meglio risolvere rendendo più fisiologici i processi di designazione delle rappresentanze politiche quanto con il SEMIALTERNO si propone! In quanto oggigiorno, servono nuovi paradigmi gestori! Proprio perché al cittadino elettore poco importa che i membri di un governo sia la risultanza di una coalizione di partiti o venga conformato da elementi di correnti di partito purché sappiano governare e decidere dando le migliori risposte efficaci possibili alle prossimità che il contingente richiede quanto in altrettanto modo sappiano designare i migliori scenari per dare l’opportuna sicurezza nel futuro!
Per l’appunto il referendum del 21-22 c.m. rappresenta uno dei prossimi appuntamenti e, dovremmo esserne maggiormente consapevoli del fatto che si “voterà” su un residuo di una legge elettorale dichiarata e considerata esplicitamente “porcata”!
Pertanto al referendum ad ognuno dei tre voti possibili sarebbe dargli la più opportuna valenza per ottenere il più proficuo tornaconto a favore del miglioramento della nostra democrazia nel suo complesso!
Quindi, per rendersi incisivi e poter smantellare l’inerziale autoreferenzialità con la quale la casta intende avvolgersi e blindarsi serve smascherala ed obbligarla a rendere i meccanismi elettorali non più limitati e limitanti bensì completi e funzionali per trasformare il nostro sistema paese strutturalmente e glocalmente più competitivo!
Pertanto, si propone di scegliere: un secco “Sì” al 3° quesito per abrogare e mettere fine alle candidature multiple anche se questo voto non permetterà di far sparire il vizio di propinarci liste blindate! (Caratteristica che sembra imperversare ad ogni latitudine e che la casta comodamente vorrebbe in ogni dove imporre quando attualmente, nemmeno più i cittadini Iraniani sembrano accettare siffatte “malsane intenzioni!”… dimostrato dai loro slogan di protesta “this is not election this is selection!”)
Inoltre, risulterebbe strategico votare in modo opposto per gli altri due quesiti in modo da obbligare la classe politica a comunque cambiare… Quindi, converrebbe scegliere un “NO” al 1° quesito elettorale (oppure astenersi) ed invece rispondere con un “Sì” al 2° quesito per ingenerare quella contraddizione necessaria a spezzare il solito perverso gioco del mantenere l’intransitività ad una siffatta casta ed obbligarla a cambiare in senso migliorativo quanto con il suddetto sistema SEMIALTERNO si va proponendo! Giacché democrazia e libero mercato incontrovertibilmente sono facce della medesima medaglia che si presidiano quando vigono regole “a check & balance criterio semplici, complete e cristalline” e non parziali bensì chiare e trasparanti che effettivamente tutelino la concorrenza ed implementino la qualità… questo affinché se ne possano effettuare incisivamente i fisiologici controlli, giocando d’anticipo, preventivamente prima d’arrivare alla frittata e/o quando siano già scappati i buoi… nei paradisi fiscali!
Pertanto, servono indeclinabili adeguamenti per aggiornarci ad una siffatta nuova realtà senza rischiare di incorrere nei soliti precedenti errori e rimanere in mezzo al guado appesi a modelli “zattera” rigidi, intermittenti del compassato frutto di statuizioni formalmente corrette che ci mantengono in una peritura Odissea fatta di cicliche inefficaci ricorsivi referendum ed inutili bicamerali costituite quest’ultime dai soliti “Penelopi croupier di casta” che ripristinano il solito gioco dell’oca!
Quindi, anacronistico risulta continuare mollare la transitoria zattera di galleggiamento del Porcellum (essendo già di per sé un residuo di una precedente legge elettorale) per attaccarsi a quella del Guzzettum per poi magari come già taluno afferma volersi riattaccarsi a quella del Mattarellum quando la realtà reclama nuove e più complete soluzioni per affrontarla! Realtà che ha già nuovamente iniziato ad iperbolicamente correre su tutti fronti e livelli in modo diverso e sempre più cangiante rispetto al compassato in modo sempre più fluido che reclama un salto di qualità abbracciando sistemi più completi per risultare strutturalmente (endo- ed eso-) competitivi quanto il SEMIALTERNO propugna sistema volto a dissipare sia la deterrenza speculativa che per contrastare l’insorge di partitini –“nanetti - famigerati ricattatori - ago della bilancia”! Giacché con un sistema più completo ogni processo otterrebbe sistematicamente beneficio, in una costante virtuosa ricorsiva funzionale a snellire nel suo complesso per implementare efficienza e riverberarla in tutta la galassia di cui si compone: politics, policy and polity. In quanto il SEMIALTERNO si esprime attraverso un sistema…
1) a leader implicito in quanto non necessariamente richiede di essere direttamente eletto e
2) la sua peculiarità consiste nel fatto che su una base a “mandata elettorale”(consultazione a turno unico) PROPORZIONALE PURA, (la cui purezza dipende da come si ritagliano i collegi, ovviamente, più ampia sarà la circoscrizione maggiore risulterà la proporzionalità, più piccola diventerà la circoscrizione, più grande sarà lo spreco dei voti, agendo indirettamente così a mo’ di fattore di soglia)
3) Ma, quando la “situazione” si rendesse priva di governo od andasse in stallo (ovvero la legislatura chiudesse prima dei suoi fisiologici tempi, ad esempio prima degli attuali cinque anni “art. 60”) il SEMIALTERNO richiama una consultazione elettorale a turno unico MAGGIORITARIA (es. in collegi plurinominali) od a PREMIO di MAGGIORANZA (anche questa “mandata con premio” risulterà tanto più efficace quanto numericamente ridotti sarà il numero dei collegi elettorali in cui sarà ritagliato il territorio nazionale - idealmente non a base “regionalista”).
4) Dopo, tale mandata con Premio di MAGGIORANZA (o MAGGIORITARIO), comunque, si ritorna alla mandata a “base PROPORZIONALE”- il termine SEMIALTERNO deriva dal fatto che diventa automatico il passaggio dalla modalità maggioritaria a quella proporzionale ma, non per inverso, in quanto la modalità proporzionale può ininterrottamente continuare a ripetersi quando la legislatura si concluderà nei suoi fisiologici tempi ovvero dopo 5 anni come attualmente accade!
5) Il SEMIALTERNO comunque aumenta la sua efficacia quanto più l’induzione centrifuga del livello a base “proporzionale” si manterrà distinta rispetto a quella sua complementare rappresentata dal “maggioritario” per così far dinamicamente meglio interagire condivisione e competizione e così ingenerare quell’effetto concorrenziale indispensabile ad agevolare la suddetta governabilità – decisionalità…
Pertanto, il criterio di equilibrio, di chiarezza, di controllo e di trasparenza devono risultare strutturalmente insiti nello stesso meccanismo elettorale, quali aspetti e criteri indispensabili per poter ottenere sempre più efficienti e efficaci responsabili risposte di ritorno. Questo, al fine di agevolare in modo ricorsivo l’implementazione della qualità anziché dissiparla. Poiché “in fondo nessun ordine è mai definitivo, in quanto le risposte passano da una generazione all’altra ed il senso di conquista sarà rimesso all’uso che ne fa chi viene dopo!” Quindi, non ci rimane che lavorare per rendere più completo il sistema elettorale affinché enuclei questa incontrovertibile modalità volte ad implementare qualità totale!
Questo appunto reclama una più confacente architettura del meccanismo delle leggi elettorali – istituzionali preposte ad svolgere questo compito facendo in modo che “accada” nel modo più fisiologico ed efficiente possibile rispetto a quanto per effetto di modelli incompleti antiquati ed obsoleti anacronisticamente succede rispetto alle esigenze che i nostri tempi pretendono articolazioni più pertinenti quanto con il SEMIALTERNO si propone.
Poiché importante risulta che il ciclo si mantenga potenzialmente integro, quale vitale necessità indispensabile ad innescare concorrenza tale da imbibire più pervasivamente l’insieme nel suo complesso e mantenere perennemente costante l’effetto concorrenziale permanente per ingenerare quella autotutela di “feed back” necessari al controllo nello spazio tempo sia orizzontalmente che verticalmente quale latente “check & balance criterio” da contestualmente indurre effetti dissipativi nei confronti del rischiare autoreferenziali speculativi degenerativi incestuosi autoavvitamenti, deterrenze e/o quant’altra viziosa rendita speculativa di posizione tesa a corrompere la democrazia in autoreferenziale oligarchia anziché dissiparla!
Il 18 Giugno 2009 alle 19:21 Referendum: sì, no, astensione. I partiti si schierano » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Tutti a votare per picconare il porcellum, la peggior legge elettorale della storia repubblicana”, si sgola il promotore Giovanni Guzzetta, sotto la sede Rai di Milano. Il “suo” referendum sulla legge elettorale si avvicina e il presidente del comitato promotore è impegnato a evitare il suo fallimento. Per questo quarantareenne professore di istituzioni di Diritto pubblico all’Università di Tor Vergata sarebbe la conclusione peggiore di un progetto che porta avanti da tre anni, precisamente dal giorno dopo quello in cui divenne legge la riforma elettorale (la legge 21 dicembre 2005, n. 270 dal titolo “Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”) di Roberto Calderoli, poi ribattezzata “Porcellum”. Si sgola Guzetta perché a pochi giorni dal voto di domenica a cui in teoria sono chiamati 47,5 milioni di elettori, un italiano su due ignora che si tratta di un referendum e un numero altissimo non ne conosce i contenuti. E va bene che in 30 località ci sono i ballottaggi, ma, previsioni permettendo, il meteo darà una mano ai promotori? Sole, caldo, cosa mai di meglio per andare al mare e disertare le urne? Tuttavia la battaglia politica è apertissima e, come sempre ad ogni appuntamento referendario, fatta di partiti trasversali che si affrontano spesso dimenticando la loro appartenenza. Così può capitare che Di Pietro sia per il no dopo aver raccolto le firme per il referendum; Fini (e Berlusconi) per il sì mentre parte del Pdl e Lega hanno già la macchina pronta per una bella scampagnata domenicale [...]
Il 19 Giugno 2009 alle 15:54 Referendum: sì, no, astensione. I partiti si schierano. | Roma ha scritto:
[...] Posted by admin on giu 19th, 2009 and filed under Roma. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry from your site “Tutti a votare per picconare il porcellum, la peggior legge elettorale della storia repubblicana”, si sgola il promotore Giovanni Guzzetta, sotto la sede Rai di Milano. [...]
Il 18 Giugno 2010 alle 12:15 Notizie dai blog su Domenica firma per il referendum! ha scritto:
[...] Il promotore Guzzetta: “Il referendum non divide destra e sinistra, ma innovatori e conservatori” C’è un filo di tensione nella voce calma di Giovanni Guzzetta . Il “suo” referendum sulla legge elettorale si avvicina e il presidente del comitato promotore è impegnato a evitare il suo fallimento. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]
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