Meno 25 centimetri. Di così tanto la terra in Abruzzo, più precisamente nell’Aquilano, è andata giù, si è abbassata. A causa del terremoto dello scorso 6 aprile. La rilevazione è dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, fatta sulla base delle immagini dei satelliti italiani COSMO-SkyMed. Questo abbassamento, afferma l’Ingv, “è avvenuto durante il terremoto (deformazione co-sismica) ed è la risposta della superficie alla dislocazione sul piano di faglia in profondità”.
Suolo più basso, quindi, ma l’umore degli sfollati, piano piano, sta risalendo. E L’Aquila prova a ricominciare il suo cammino dall’università, laurenado i primi dottori del dopo sisma. Tesi, emozionati, eleganti, ma anche tristi: 27 giovani, di cui una decina di ragazze, si sono laureati in fisioterapia concludendo così il loro percorso di studio. Si tratta delle prime lauree che vengono conferite dopo la tragedia del sisma.
La cerimonia si è svolta nei pressi dello stabile che ospita la facoltà di Medicina, all’interno di una tenda della Protezione civile, al polo didattico di Coppito. Il copione, malgrado la scenografia inusuale, ha rispettato la tradizione: un compito scritto seguito dalla descrizione delle tesi; poi la riunione della commissione e, infine, il voto seguito da applausi e baci accademici. A conferire il titolo di dottore in fisioterapia il presidente del corso di laurea, Antonio Carolei.
Il primo a laurearsi è stato Tonino Baliva, un giovane di Celano, di 27 anni, il quale ha discusso una tesi su un paziente affetto da ictus. Un boato seguito da un lungo applauso ha accolto il suo 110 e lode. “La prima cosa che ho fatto è stato tirare un grande sospiro”, ha detto il giovane.
Momento toccante della cerimonia il conferimento della laurea alla memoria a Lorenzo Cini, giovane di 23 anni di Sant’Omero (Teramo), morto nel crollo di una abitazione all’Aquila il 6 aprile scorso. Lo ha deciso il Senato accademico dell’università dopo una seduta straordinaria. “Era un ragazzo squisito, sportivo, aperto, amato da tutti” ha detto Franco Cini, padre di Lorenzo. “Avrebbe compiuto gli anni il prossimo primo giugno; quello di oggi per lui sarebbe stato un giorno particolare perché avrebbe coronato i suoi sogni. Ce lo hanno spezzato”, ha concluso visibilmente, commosso, il padre.
A ricordare Lorenzo molti dei suoi compagni di studio, come Marco, di Avezzano (L’Aquila): “Non c’è l’atmosfera di festa” ha detto “ma la laurea deve essere un segno di ripresa”. E poi c’è Ferdinando, dell’Aquila, speranzoso che la cerimonia di oggi rappresenti un segno di continuità rispetto a quello che e’ accaduto: “Proviamo, o almeno cerchiamo di avere il sorriso sulle labbra” ha affermato, “ma non possiamo non ricordare chi non c’è più tra noi”.
All’evento non è mancato il rettore dell’università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio. “Se le istituzioni daranno ascolto alle nostre richieste e agevoleranno i nostri percorsi formativi, spero che questa università possa riprendere quanto prima il suo passo” ha detto. “Noi, come università, non siamo affatto morti, e cercheremo di rimarginare le ferite per quanto possibile” ha aggiunto il rettore.
Il VIDEO servizio:
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