La lezione di Napolitano: “La Carta non è residuato bellico. Si può modificare”

napolitano

È dal forum della Biennale della domocrazia che il Capo dello Stato tiene una sorta di lectio magistralis sulla Carta Costituzionale (qui il testo integrale dell’intervento).
E dal Teatro Regio di Torino, il Presidente della Repubblica, garante della Carta, parte con un aneddoto personale per “ricordare – anche col contributo di chi può darne testimonianza – di quale storia sia figlia la nostra democrazia repubblicana, e quella Costituzione che ne rappresenta insieme lo spirito, l’impalcatura e la garanzia”. Il ricordo di Giorgio Napolitano è legato alla notizia, sentita in radio, della caduta del Duce: “Avevo appena compiuto diciott’anni quando il 25 luglio del 1943 fui, come tutti gli italiani, raggiunto via radio a tarda sera dalla fulminante, imprevedibile notizia della caduta di Mussolini”.
Parte dal 25 luglio, il Presidente, per approdare al 25 aprile. Che, dice: “Non è festa di una parte sola”, visto che, “I valori dell’antifascismo e della Resistenza” ha aggiunto “sprigionarono impulsi positivi e propositivi”.

Poi richiamando il filosofo torinese Norberto Bobbio laddove richiamava l’irrinunciabilità della garanzia dei diritti di libertà, la divisione dei poteri, la pluralità dei partiti, la tutela delle minoranze politiche e ancora la rappresentatività del Parlamento, l’indipendenza della magistratura, Napolitano osserva: “Tutto ciò non costituisce un bagaglio osboleto sacrificabile, esplicitamente o di fatto sull’altare della governabilità in funzione di decisioni rapide, perentorie e definitive da parte dei poteri pubblici”. “Ho evocato” aggiunge il capo dello Stato “ed è di certo tra gli istituti non sacrificabili la distinzione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e mi sarà permesso richiamare anche il riconoscimento del capo dello Stato come potere neutro”.

E tuttavia, continua il Capo dello Stato: “È del tutto legittimo politicamente” modificare la Costituzione per rafforzare i poteri del governo e di chi lo presiede rispetto al Parlamento e al potere giudiziario. Occorre però, ha sottolineato, tenere conto che i poteri dell’esecutivo sono stati già rafforzati indirettamente modificando i regolamenti parlamentari, facendo maggior ricorso ai decreti legge e al voto di fiducia, riducendo il numero di gruppi parlamentari e rafforzando il vincolo governo-maggioranza. Le modifiche devono essere motivate in modo trasparente e convincente. Napolitano ha anche sollecitato la fine del bicameralismo perfetto e una Camera delle autonomie al posto del Senato.
“La Costituzione repubblicana non è una specie di residuato bellico come da qualche parte si verrebbe talvolta fare intendere”, ha detto il presidente della Repubblica. Perché nacque, ha sottolineato, guardando lontano, e poggia “sui valori maturati nell’ opposizione al fascismo, nella Resistenza” e fu concepita aprendosi alle “imprevedibili evoluzioni e istanze del futuro. Non fu mai un manifesto ideologico o politico di parte, e legge fondamentale, architrave dell’ordinamento giuridico e dell’assetto istituzionale”.
Ma a che cosa serve la Carta? La risposta del Presidente è questa: la Costituzione regola le modalità in cui viene esercitata la volontà sovrana del popolo, disciplinandone le forme rappresentative ed elettive e ponendo “limiti che non possono essere ignorati nemmeno in forza dell’investitura popolare, diretta o indiretta, di chi governa”, ha detto. “Rispettare la Costituzione” sottolinea Napolitano “è dunque espressione altamente impegnativa, ben al di là di una superficiale e generica attestazione di lealtà. Significa anche riconoscere il ruolo fondamentale del controllo di costituzionalità e dunque l’autorità delle istituzioni di garanzia” quindi, conclude il capo dello Stato, queste istituzioni possono essere oggetto di riserve e critiche ma mai “di attacchi politici e giudizi sprezzanti”.

La Costituzione non dunque è intoccabile. La seconda parte può essere modificata ma occorre procedere con “uno sforzo di realismo e di saggezza” tenendo conto del lavoro che si è già fatto su questo tema e puntando “alla più ampia condivisione”, ha detto Giorgio Napolitano. Gli stessi padri costituenti concepirono la Costituzione prevedendo che essa potesse essere modificata, ha ricordato il capo dello Stato. Napolitano ha aggiunto che “non si può solo denunciare il rischio che sia stravolto l’ordinamento”, bisogna riprendere i tentativi che si sono fatti suscitando “una rinnovata stagione costituente. Non c’è da ripartire da zero, da arrendersi a resistenze conservatrici nè, all’opposto tendere a conflittualità rischiose e improduttive”.
Nel 1948, ha affermato Napolitano, la Costituzione nacque “certamente contrassegnata da un’accentuazione delle prerogative del Parlamento rispetto al quelle del governo” mettendo in secondo piano le esigenze di stabilità e di efficienza decisionale dell’esecutivo. Da allora molte cose sono cambiate ed è “del tutto legittimo politicamente” verificare elementi di ulteriore rafforzamento dei poteri del governo e di chi lo presiede, modifiche che devono essere introdotte “sulla base di motivazioni trasparenti e convincenti”.
A questa esigenza, ha ricordato Napolitano, dagli anni ‘80 in poi si è risposto con modifiche dei regolamenti parlamentari e un crescente ricorso ai decreti d’urgenza e alla richiesta del voto di fiducia e infine con un rafforzamento del vincolo governo-maggioranza e con “il drastico ridursi della frammentazione politica in Parlamento”. Tutto ciò, ha concluso Napolitano, ha fatto dire a Giuliano Amato che è “oggi obsoleta la tradizionale constatazione della debolezza del governo nel rapporto con il Parlamento”.

Pier Ferdinando Casini è tra i primi a commentare le riflessioni del capo dello Stato: “Siamo con il presidente della Repubblica senza se e senza ma”. E aggiunge: “Una riforma costituzionale seria va coniugata con la consapevolezza che, in una moderna democrazia liberale, le procedure sono sostanza e l’efficacia del processo decisionale si costruisce nel rispetto dell’equilibrio dei poteri”.

Commenti

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Il 23 Aprile 2009 alle 9:46 lapolide ha scritto:

Leggendo il Titolo redazionale, mi permetto di dire: No, secondo me, “Noi Popolo Italiano”, per questa “Causa” e quella della Liberazione del 25 Aprile, , non abbiamo bisogno di alcuna “Lezione” supplettiva…perchè siamo diventati “maturi” e perchè vissuta sulla propria pelle.
Se vi và, leggete questa “Lettera aperta” da me inviata ad un Direttore di giornale One-line.Grazie.
lapolide. Un Cittadino Italiano.

Padova, 22 aprile 009.

Sarà il “ Tricolore ” la Bandiera del 25 Aprile 2009 ?

Lettera aperta.

Caro Angelo Maria Perrino direttore di “Affaritaliani.it ”, in questo mondo in cui è deceduta la Politica, anche se ci si sforza di pensare il contrario, nella vicinanza della celebrazione della Festa della Libertà del 25 aprile, mi sorgono come ogni anno, dubbi sulla sua necessità se continuarla o meno che vorrei esternarli a Lei, sempre così pronto con le Sue sensibili antenne a captare segnali urbi et orbi di qualunque tipo purchè compatibili con le “voglia matta” dei Suoi succosi “sondaggi ” che ci propina con una continuità quasi da “moto perpetuo” ( detto sempre con simpatica simpatia nei Suoi confronti). Ricordo che un anno fa, alla stessa data celebrativa, il grande scrittore, saggista, filosofo ed Amico Marcello Veneziani ,postò su Libero del 24 aprile (2008). un articolo con l’inquietante titolo >.
E lo incorniciò cominciandolo col Suo solito stile tra il concettuale ed il sarcastico : >. Premesso quanto sopra, cambiate alcune date e facce di uomini di komando Sinistri, ( oggi c’è a Kapo ‘O Franceschiello che fa tenerezza guardarlo e sentirlo, con quella faccia un po’ così, vestuto alla dimessa moda dei “ Martinitt” di antico sapore meneghino…con il dovuto massimo rispetto per i Martinitt…), credo che M.V. riscriverebbe l’articolo quasi alla stessa maniera. I tempi attuali non sono poi così distanti da quelli di ieri. Aggiungendo, forse, la novità della volontà genuina espressa da Berlusconi Silvio, di partecipare al simposio di persona.( sono un po’ irriguardoso a dirlo così ? Ma…”ch’aggiafà, accussì songo fatto guagliò di buona e mala vita”…).
Indipendentemente dal fatto sul discettare o meno se bene o male fa il nostro Leader Berlusca a partecipare ( per me benissimo per questioni di Libertà italica risorta, non più stalinista e Soviet…anche se…”di doman non c’è certezza”, ndr. ), ricollegandomi a quanto espresso in anteprima, Le chiedo, caro Angelo Perrino direttore; se non le pare sarebbe il caso di indire un sondaggio dei Suoi, chiedendo, all’italico vulgo ed annessi “strangers” infiltrati via mare, monti e containers, di quale colore sarà , secondo loro, la Bandiera che sventolerà nei cortei composti dalla Triade sindacale incazzuta e sparpagliata, dai No-global foraggiati dal Bertinotti-team, dai Social Forum, e dalle altre mille sigle” para-sindacaline ” che al paese succhiano soldi e civiltà a “stufo”, con pensionati della Cgil di Epifani. Avrà il colore Rosso con tanto di “Falce e Martello ”, inneggiante al komunismo resistente ed alle cento, mille “Nassiriya”, quello della Palestina, del Che Guevara, dell’Iran, oppure quello splendente del Tricolore della Libertà di pensiero del Popolo Italiano ? Sarà questo finalmente l’anno in cui si potrà gridare al mondo intero il nostro grazie accomunando il sacrificio della vita di tanti Italiani a quello straripante e decisivo del popolo Anglo-Americano, per averci regalato la tanto agognata Libertà ? Mi spiace che non se ne vogliano rendere conto ancora dopo 64 anni i komunisti italioti, ma la Libertà dal nazismo ce l’hanno donata Loro, gli Anglo-Americani, rimettendoci la vita. Questa è la Storia vera, piaccia o non piaccia. Aspetto, curioso come sono, una Sua “diabolica ” ma pronta e stuzzicante risposta.
Con il rispetto dovuto, Le porgo distinti ossequi,
lapolide.

Il 23 Aprile 2009 alle 10:56 lapolide ha scritto:

“Errata Corrige”.

Cara Redazione,
si scrive “Suppletiva” e non come è scappato alla mia penna “scribacchina” sulla mail postata alle 9:46 a.m. di stamane. I’m sorry,lapolide.

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