
Sette morti e trenta feriti dall’inizio dell’anno. Bilancio della Polizia, sugli accoltellamenti di e tra giovanissimi avvenuti a Roma, e provincia, che hanno aperto un nuovo capitolo sul fronte dell’emergenza sicurezza. Episodi di cronaca che, nelle ultime settimane, si sono intensificati. Così, dopo la denuncia sulla moda sempre più diffusa tra i ragazzi di girare con un coltello in tasca, sette persone sono state fermate in largo Preneste e a corso d’Italia su due auto sulle quali gli agenti hanno trovato spranghe, bastoni e coltelli. I giovani, tutti vicini all’estrema sinistra, sono stati intercettati intorno alle 3, quando alcuni poliziotti in borghese hanno notato le vetture sospette con i ragazzi incappucciati a bordo. Cinque dei sette giovani, fra i 21 e i 27 anni, sono personaggi già conosciuti dagli investigatori. Non solo guerra tra bande, ma anche una moda dilagante tra i ragazzi della cosiddetta “Roma bene”, come testimonia la rissa scoppiata a via del Corso tra ragazzi provenienti da famiglie di stimati professionisti della capitale.
Nel numero dei delitti in Italia, circa 600 all’anno in media, il 27,4 per cento sono costituiti da arma da taglio. Dall’inizio del 2009 si contano già una cinquantina di omicidi con il coltello di cui, come detto, sette a Roma e provincia. Morti e feriti, senza che la legge possa fare molto per fermare questo fenomeno. Il porto d’armi da taglio, disciplinato dal “Testo unico per le leggi di pubblica sicurezza” e dalla legge sulle armi 110/1975, integrata dalla legge del 1990, sarebbe vietato. Ma esiste la possibilità di giustificare il possesso e il luogo di utilizzo in base al lavoro, all’utilità e alle funzioni. Ecco perché, Gianni Alemanno, sindaco di Roma, ha scritto ai capigruppo di maggioranza e opposizione per l’introduzione di pene più pesanti per chi va in giro con un coltello in tasca. Una proposta che piace non solo agli esercenti romani, ma anche al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che “valuterà tecnicamente la praticabilità di questa ipotesi”. Pene più severe consentirebbero l’arresto il flagranza, così come consentito in casi eccezionali dal secondo comma dell’articolo 381 del Codice di procedura penale, e questo potrebbe essere un importante deterrente per gli amanti del genere.
Insomma, tanti piccoli “Rugantino” crescono e si diffondono nelle vie della città. “Er bullo de Trastevere, svelto co le parole e cor coltello”, come viene rappresentata la tipica maschera del teatro romanesco, sembra incarnarsi alla perfezione con i nuovi bulli di quartiere dei nostri tempi. Giovani, arroganti (ruganza in romanesco vuol dire proprio prepotenza) e senza paura delle forze dell’ordine: è questo un identikit sommario fatto dalle forze dell’ordine. “La volontà è quella di attaccare briga continuamente”, dice Vittorio Rizzi, il capo della squadra mobile di Roma. “Non si tratta di malavita ma di alta borghesia romana, questo perchè il bullismo è trasversale a tutte le classi sociali. Nel passato succedeva solo nelle tifoserie, ora il fenomeno si è allargato”. E il coltello è diventato uno strumento di aggressione non di difesa. “Il coltello serve per aggredire”, spiega Rizzi. “Nel momento in cui lo si porta con se lo si fa con intenzioni bellicose. Assistiamo a giovani che si muovono da casa armati di coltello”.
Sono, in particolare, le baby gang che destano maggiore preoccupazione, un fenomeno più volte evidenziato nelle relazioni del Viminale. Indistintamente, da Testaccio a Prati, dalla Balduina alla Prenestina, passando per Monteverde, Flaminia e Tor Bella Monaca. Fino ai Parioli, tradizionale zona residenziale dell’alta borghesia romana, dove nel 2007 sei ragazze, due di queste con piccoli coltelli in tasca, picchiarono due coetanee davanti al liceo “Manfredi Azzarita”. Gruppi che, secondo il Codici, “si fanno forza l’uno con l’altro e spesso hanno in tasca un coltellino, solitamente composti da un numero di persone compreso tra i 13 ed i 18 anni di età e concentrano il loro raggio d’azione in un’area della città ben precisa, creando, di fatto, un territorio di loro giurisdizione”. A Roma, come confermato da alcune armerie a Panorama.it, i coltelli si vendono anche alle bancarelle e basta andare la domenica mattina a Porta Portese per trovarne quanti se ne vogliono. Così i “rugantini” del 2000 aumentano e la città è sempre meno sicura.
- Giovedì 23 Aprile 2009
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 5 Maggio 2009 alle 17:42 Roma, le risse e i coltelli: “Colpa della tv”. E Alemanno cita Romanzo Criminale » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Le risse e i coltelli a Roma? Anche colpa di serie televisive come Romanzo criminale, che “possono alimentare atteggiamenti e modi di fare sbagliati”. Parole del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel corso della sua visita di ieri alla scuola media “Falcone” a Villaggio Prenestino, dove la settimana scorsa un ragazzino è stato accoltellato da un compagno di scuola. Parole che arrivano prima che le agenzie battano un altro caso di accoltellamento tra due compagni di classe di 16 anni, questa volta all’istituto tecnico industriale “Cardano” di Monterotondo, vicino Roma. Uno dei due ragazzi è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio, lesioni personali e porto ingiustificato di coltello di genere proibito. Secondo una ricostruzione dei carabinieri, i due studenti hanno litigato per futili motivi, si sono poi incontrati in bagno dove la lite è degenerata: uno dei due ha estratto dalla tasca un coltello da cucina di 17 centimetri e ha cercato di colpire l’altro al collo. Quest’ultimo ha messo una mano avanti per schivare il colpo ed è stato ferito. La vittima è stata portata immediatamente all’ospedale. Insomma, la televisione, e i nuovi media, offrono modelli sbagliati ai giovani. Secondo Roberto Morassut, segretario del Pd Lazio, “Alemanno farebbe bene a non cercare alibi per il fallimento delle sue promesse in materia di sicurezza e a lavorare per mantenere, se ne è capace, gli impegni assunti in campagna elettorale”. Dall’ufficio stampa del sindaco, interpellato da Panorama.it, nessuna risposta ufficiale, solo una considerazione sul fatto che “il sindaco non voleva colpire la serie televisiva nello specifico, ma puntare l’attenzione sui falsi miti di oggi e sul fatto che alcune trasmissioni non aiutano i ragazzi, i quali non debbano essere lasciati soli”. “Semmai, sarebbe auspicabile che tutte le televisioni, pubbliche e private, facessero più fiction sugli eroi quotidiani che, come Falcone e Borsellino, hanno rappresentato un esempio eroico nella lotta al crimine”, dice a Panorama.it, Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura del Comune di Roma. E questa mattina, a margine della giornata nazionale contro la pedofilia, il primo cittadino della Capitale ha precisato che “lo spirito di emulazione è solo una delle cause accanto al degrado giovanile che c’è, non solo a Roma, ma in tutte le grandi metropoli”. “Ieri nella borgata di Colle Prenestino ho parlato di molte cose”, spiega Alemanno. “Dei nostri interventi nelle periferie, dei 40 milioni che stiamo sbloccando con la delibera di Giunta per le opere al computo e ho detto che, quando si fanno le fiction, bisogna stare attenti a non mitizzare certi fenomeni. Ovviamente la realtà va raccontata e nessuno mette in discussione le capacità artistiche dei registi, degli attori. Tuttavia mi pare che in alcuni serial ci siano state queste mitizzazioni”. Alemanno ricorda poi che non è la prima volta che l’amministrazione capitolina prende posizione contro la fiction Romanzo criminale e, più precisamente, contro la campagna pubblicitaria che ha accompagnato il lancio della serie tv. “Ricordo che quella serie è cominciata installando quattro busti in polistirolo che rappresentavano i quattro personaggi principali, all’Eur e noi li facemmo rimuovere”. Secondo Alemanno, “il fenomeno delle bande giovanili è una forma di rivolta contro le metropoli moderne. Bullismo e razzismo sono facce diverse della stessa manifestazione di degrado”. Il sindaco di Roma ha quindi voluto evidenziare quali siano le carenze strutturali delle periferie di Roma. Mancano punti di aggregazione, centri sportivi che diventino fulcro dei quartieri degradati della città. “Su questo bisogna fare un vero e proprio piano”, spiega, e come fatto simbolico propone di tornare a dedicare una giornata del Consiglio comunale ai bambini, “per ascoltarli e dare loro protagonismo per farli sentire in qualche modo padroni della situazione”. Non manca una replica di chi Romanzo criminale lo ha diretto, cioè Michele Placido. Secondo il quale “in Italia le fiction di maggior successo sono quelle sui santi, eppure non c’è più nessuno che si fa prete”. “Non penso che il problema sia la violenza vista in tv”, aggiunge Placido, che è anche direttore artistico del teatro di Tor Bella Monaca. “Il vero allarme è dato dal fenomeno dell’abuso di alcol e droghe tra i giovani, che porta a forme di esibizionismo: questo sì è criminale”. [...]
Il 15 Maggio 2009 alle 10:18 Coppa e spada, per la finale di Champions è allarme ultrà » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Quando 10 giorni fa, al 93° minuto, nello stadio Stamford Bridge di Londra, Andrés Iniesta ha segnato il gol che spediva il Barcellona a Roma, per la finale di Champions league del 27 maggio, al posto del Chelsea, i funzionari della Uefa hanno tirato un sospiro di sollievo. Secondo i dati diffusi a settembre nella riunione annuale sulla coppa organizzata dal ministero dell’Interno olandese, i tifosi del club inglese hanno un poco invidiato primato: nella scorsa stagione sono stati gli ultrà che hanno causato più problemi all’estero, una trentina di episodi, risse nei pub comprese. Al secondo posto proprio i supporter dell’altra squadra finalista di Roma: il Manchester United (28 incidenti). Quindi la rete del Barcellona ha evitato che le due tifoserie più turbolente d’Europa si dessero appuntamento sotto il Colosseo per sei giorni di bagordi (le manifestazioni collegate alla finale cominceranno il 22 maggio). Senza contare che nella graduatoria degli ultrà più cattivi della stagione 2007-08 non figurano spagnoli: terzi quelli dei Glasgow Rangers, poi i sostenitori di Liverpool, Ajax, Anderlecht, Arsenal e, con meno di dieci episodi a testa, quelli di Milan, Roma e Inter. A preoccupare i responsabili della sicurezza, dalla Digos, guidata da Lamberto Giannini, al Centro nazionale d’informazione sulle manifestazioni sportive (Cnims) del ministero dell’Interno, è il cortocircuito che potrebbe crearsi nell’incontro tra le due tifoserie locali (in particolare quella romanista) con quella inglese. E magari un’alleanza dei Boixos nois del Barcellona (gruppo di estrema destra) con i romanisti (i laziali, invece, sono alleati dei madridisti) contro i Men in black dello United, già protagonisti di scontri nella capitale due anni fa, compreso l’assalto a un pullman dell’Esercito. I giornali britannici nelle scorse settimane hanno definito Roma “la città dei coltelli” per la vandalica abitudine di certi ultrà di segnare il territorio con la “puncicata”, un rito che consiste nel ferire superficialmente con la punta di un’arma da taglio il “nemico”, preferibilmente nei glutei o nelle gambe. La coltellata solitamente non è preannunciata da scontri di piazza, arriva vigliaccamente ed è diventata una scuola di pensiero che le frange estreme del tifo giallorosso riassumono nel motto: “Basta infami, solo lame”. In questura spiegano che la tifoseria organizzata stigmatizza sempre più spesso la puncicata e il problema va circoscritto a 30-40 persone, ma ammettono anche che nella capitale si sta diffondendo la moda di girare con una lama in tasca, aumentando i rischi di gesti estemporanei. Per i media britannici 14 supporter del Liverpool (nel 2001), tre del Middlesbrough (2006) e 16 del Manchester (2007) avrebbero ricevuto questo benvenuto. I dati del Cnims, che Panorama pubblica in esclusiva, sono diversi ma non migliori: negli ultimi 3 anni, a Roma sono stati feriti 25 tifosi inglesi, di cui otto del Manchester (almeno tre le puncicate), 14 del Middlesbrough e uno dell’Arsenal (colpito da alcuni vetri). Il bollettino della guerra fra ultrà giallorossi e hooligan inglesi non si ferma qui: nel dicembre 2001 gli italiani hanno colpito alle gambe quattro tifosi del Liverpool, a febbraio dello stesso anno altri sei e nel marzo 2000 era stato “tagliato” un sostenitore del Leeds. A Roma, negli ultimi anni, le puncicate sono state moltissime. Secondo i dati dell’archivio del Cnims, dal 2002 sono state denunciate più di 110 coltellate in una cinquantina di partite (circa quaranta dei giallorossi e quattro derby). Negli ultimi due lustri il bilancio sale a 130 coltellate. E nel conto mancano i tifosi che non denunciano l’aggressione e quelli che nei verbali di polizia vengono genericamente inseriti tra i feriti senza specificare l’uso dell’arma da taglio. “Ma nell’ultimo anno abbiamo avuto solo tre casi e l’unico che si è verificato dentro lo stadio ha portato all’immediato arresto del feritore” avverte Roberto Massucci, direttore dell’Osservatorio. I luoghi degli agguati sono quasi sempre gli stessi (grafico in alto) e per la finale della Champions league saranno particolarmente presidiati. Per esempio, il ponte Duca d’Aosta sarà zona off limits, un punto di osservazione per le forze dell’ordine. I tifosi del Barcellona, radunati in piazza Cipro, non dovranno oltrepassare il Tevere per raggiungere lo stadio; quelli del Manchester utilizzeranno ponte Milvio, quello dei lucchetti. In tutto i tifosi stranieri saranno circa 50 mila (60 per cento inglesi), di cui, si stima, circa 10 mila non organizzati da società e agenzie di viaggio. Il problema sarà controllarli soprattutto nel centro città. Le polizie inglese e spagnola stimano che le vere teste calde non saranno più di 80, 50 al seguito dei Red devils e 30 dei blaugrana. Per cercare di arginarli atterreranno a Roma 26 funzionari dei due paesi, equamente divisi, tra cui due analisti, due ufficiali di collegamento, quattro bobby e altrettanti uomini dei Mossos d’esquadra catalani. Le autorità di sicurezza italiane, per scongiurare i rischi di ordine pubblico, hanno coinvolto i colleghi di tutta Europa nell’organizzazione della finale. “Stiamo collaborando con inglesi e spagnoli come se fossero italiani, c’è una grande condivisione di responsabilità” conclude Massucci. L’obiettivo è completare un “progetto unico” per la gestione di tutte le grandi manifestazioni sportive, partendo dalle esperienze di chi ha organizzato le ultime tre finali. Purtroppo tutto questo rischia di essere vanificato da qualche irresponsabile, magari un “cane sciolto” (i più temuti dagli investigatori) che potrebbe usare la puncicata per conquistare le prime pagine dei giornali internazionali. Ferendo più di tutto l’onorabilità, oltre che la vivibilità, di Roma. [...]
Il 15 Maggio 2009 alle 16:27 Kataweb.it - Blog - latavolarotonda » Blog Archive » allarme hooligans ha scritto:
[...] Quando 10 giorni fa, al 93° minuto, nello stadio Stamford Bridge di Londra, Andrés Iniesta ha segnato il gol che spediva il Barcellona a Roma, per la finale di Champions league del 27 maggio, al posto del Chelsea, i funzionari della Uefa hanno tirato un sospiro di sollievo. Secondo i dati diffusi a settembre nella riunione annuale sulla coppa organizzata dal ministero dell’Interno olandese, i tifosi del club inglese hanno un poco invidiato primato: nella scorsa stagione sono stati gli ultrà che hanno causato più problemi all’estero, una trentina di episodi, risse nei pub comprese. Al secondo posto proprio i supporter dell’altra squadra finalista di Roma: il Manchester United (28 incidenti). Quindi la rete del Barcellona ha evitato che le due tifoserie più turbolente d’Europa si dessero appuntamento sotto il Colosseo per sei giorni di bagordi (le manifestazioni collegate alla finale cominceranno il 22 maggio). Senza contare che nella graduatoria degli ultrà più cattivi della stagione 2007-08 non figurano spagnoli: terzi quelli dei Glasgow Rangers, poi i sostenitori di Liverpool, Ajax, Anderlecht, Arsenal e, con meno di dieci episodi a testa, quelli di Milan, Roma e Inter. A preoccupare i responsabili della sicurezza, dalla Digos, guidata da Lamberto Giannini, al Centro nazionale d’informazione sulle manifestazioni sportive (Cnims) del ministero dell’Interno, è il cortocircuito che potrebbe crearsi nell’incontro tra le due tifoserie locali (in particolare quella romanista) con quella inglese. E magari un’alleanza dei Boixos nois del Barcellona (gruppo di estrema destra) con i romanisti (i laziali, invece, sono alleati dei madridisti) contro i Men in black dello United, già protagonisti di scontri nella capitale due anni fa, compreso l’assalto a un pullman dell’Esercito. I giornali britannici nelle scorse settimane hanno definito Roma “la città dei coltelli” per la vandalica abitudine di certi ultrà di segnare il territorio con la “puncicata”, un rito che consiste nel ferire superficialmente con la punta di un’arma da taglio il “nemico”, preferibilmente nei glutei o nelle gambe. La coltellata solitamente non è preannunciata da scontri di piazza, arriva vigliaccamente ed è diventata una scuola di pensiero che le frange estreme del tifo giallorosso riassumono nel motto: “Basta infami, solo lame”. In questura spiegano che la tifoseria organizzata stigmatizza sempre più spesso la puncicata e il problema va circoscritto a 30-40 persone, ma ammettono anche che nella capitale si sta diffondendo la moda di girare con una lama in tasca, aumentando i rischi di gesti estemporanei. Per i media britannici 14 supporter del Liverpool (nel 2001), tre del Middlesbrough (2006) e 16 del Manchester (2007) avrebbero ricevuto questo benvenuto. I dati del Cnims, che Panorama pubblica in esclusiva, sono diversi ma non migliori: negli ultimi 3 anni, a Roma sono stati feriti 25 tifosi inglesi, di cui otto del Manchester (almeno tre le puncicate), 14 del Middlesbrough e uno dell’Arsenal (colpito da alcuni vetri). Il bollettino della guerra fra ultrà giallorossi e hooligan inglesi non si ferma qui: nel dicembre 2001 gli italiani hanno colpito alle gambe quattro tifosi del Liverpool, a febbraio dello stesso anno altri sei e nel marzo 2000 era stato “tagliato” un sostenitore del Leeds. A Roma, negli ultimi anni, le puncicate sono state moltissime. Secondo i dati dell’archivio del Cnims, dal 2002 sono state denunciate più di 110 coltellate in una cinquantina di partite (circa quaranta dei giallorossi e quattro derby). Negli ultimi due lustri il bilancio sale a 130 coltellate. E nel conto mancano i tifosi che non denunciano l’aggressione e quelli che nei verbali di polizia vengono genericamente inseriti tra i feriti senza specificare l’uso dell’arma da taglio. “Ma nell’ultimo anno abbiamo avuto solo tre casi e l’unico che si è verificato dentro lo stadio ha portato all’immediato arresto del feritore” avverte Roberto Massucci, direttore dell’Osservatorio. I luoghi degli agguati sono quasi sempre gli stessi (grafico in alto) e per la finale della Champions league saranno particolarmente presidiati. Per esempio, il ponte Duca d’Aosta sarà zona off limits, un punto di osservazione per le forze dell’ordine. I tifosi del Barcellona, radunati in piazza Cipro, non dovranno oltrepassare il Tevere per raggiungere lo stadio; quelli del Manchester utilizzeranno ponte Milvio, quello dei lucchetti. In tutto i tifosi stranieri saranno circa 50 mila (60 per cento inglesi), di cui, si stima, circa 10 mila non organizzati da società e agenzie di viaggio. Il problema sarà controllarli soprattutto nel centro città. Le polizie inglese e spagnola stimano che le vere teste calde non saranno più di 80, 50 al seguito dei Red devils e 30 dei blaugrana. Per cercare di arginarli atterreranno a Roma 26 funzionari dei due paesi, equamente divisi, tra cui due analisti, due ufficiali di collegamento, quattro bobby e altrettanti uomini dei Mossos d’esquadra catalani. Le autorità di sicurezza italiane, per scongiurare i rischi di ordine pubblico, hanno coinvolto i colleghi di tutta Europa nell’organizzazione della finale. “Stiamo collaborando con inglesi e spagnoli come se fossero italiani, c’è una grande condivisione di responsabilità” conclude Massucci. L’obiettivo è completare un “progetto unico” per la gestione di tutte le grandi manifestazioni sportive, partendo dalle esperienze di chi ha organizzato le ultime tre finali. Purtroppo tutto questo rischia di essere vanificato da qualche irresponsabile, magari un “cane sciolto” (i più temuti dagli investigatori) che potrebbe usare la puncicata per conquistare le prime pagine dei giornali internazionali. Ferendo più di tutto l’onorabilità, oltre che la vivibilità, di Roma. [...]
Il 24 Giugno 2010 alle 22:45 Notizie dai blog su Tor Bella Monaca, demoliti i rifugi degli spacciatori ha scritto:
[...] Roma città dei coltelli: da Tor Bella Monaca ai Parioli, piccoli Rugantini crescono Sette morti e trenta feriti dall’inizio dell’anno. Bilancio della Polizia , sugli accoltellamenti di e tra giovanissimi avvenuti a Roma, e provincia, che hanno aperto un nuovo capitolo sul fronte dell’emergenza sicurezza. Episodi di cronaca che, nelle ultime settimane, si sono intensificati. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.