Ddl sicurezza, tornano le ronde. Stop a medici-spia e blocco a siti internet

Le ronde nelle città italiane
Dal decreto al disegno di legge. Le ronde cittadine rispuntano nei piani del governo. Così come era stato deciso nel vertice di maggioranza, la misura, cara alla Lega, è tornata in pista dopo essere stata bocciata alla Camera e al Senato. Stessa sorte per la permanenza degli immigrati fino ai 6 mesi nei Cie, altra norma che era stata stralciata. il governo ha presentato nelle commissione Affari costituzionali e Giustizia della Camera due emendamenti, che riproducono in maniera eguale la norma sulle ”associazioni dei volontari per la sicurezza”, che era stata stralciata dal decreto dopo le proteste delle opposizioni, e anche, con qualche lieve modifica, la norma sui Cie (centri di identificazione e espulsione), bocciata in Parlamento nel corso della prima lettura e una volta alla Camera, con voto segreto.
La permanenza nei Cie sarà prevista per 30 giorni, rinnovabile per altri 30: i successivi due prolungamenti di 60 giorni l’uno, come precisa Carolina Lussana, deputata della Lega Nord, dovranno essere autorizzati dal giudice di pace. Sembra invece destinata a sparire l’idea della denuncia dei clandestini da parte dei medici, che aveva suscitato le proteste anche di 101 deputati del Pdl: un emendamento che la abolisce è stato presentato dai relatori di maggioranza del provvedimento, Jole Santelli e Francesco Sisto.
Identica sorte dovrebbe subire l’emendamento D’Alia che ha scatenato le ire degli internauti e che prevedeva la possibilità di oscurare i siti in cui singoli utenti commettessero l’incitazione a delinquere o apologia di reato.La norma prevedeva che ”in caso di accertata apologia o di incitamento, il ministro dell’Interno dispone con proprio decreto l’interruzione dell’attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettivita’ alla rete Internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, ampliando sanzioni pecuniarie per gli inadempienti”.

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Il 4 Maggio 2009 alle 18:37 Fini scrive a Maroni: negativa la norma sui “presidi-spia” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Una lettera di due pagine al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, inviata alla vigilia del ponte del primo maggio. Mittente: il presidente della Camera Gianfranco Fini. Che il 30 aprile si è rivolto al titolare del Viminale per segnalare eventuali “problemi di costituzionalità” di una norma, contenuta nel disegno di legge sulla sicurezza che di fatto impedirebbe l’iscrizione alla scuola dell’obbligo dei bambini stranieri, se figli di genitori clandestini. Da sottolineare la tempistica: è alla vigilia del dibattito parlamentare sul ddl (che entrerà nel vivo a Montecitorio martedì 5 maggio con un esito tutt’altro che scontato visto che, sempre martedì, un vertice di maggioranza dovrà decidere se mettere o no la fiducia) che il presidente Fini torna sul tema a lui molto caro dell’immigrazione e dell’integrazione degli stranieri in Italia. Dopo gli interventi contro i cosiddetti “medici spia”, poi stralciati dal provvedimento, la seconda carica dello Stato chiede insomma chiarimenti sui “presidi spia”. A rendere noto il contenuto della lettera è stato lo stesso Fini,  partecipando a un incontro sulla Costituzione e sul ruolo del Parlamento con alcuni studenti. “Nel disegno legge sulla sicurezza” ha detto Fini, rispondendo alla domanda di un ragazzo “c’è una norma per la quale ogni volta che ci si vuole interfacciare con la pubblica amministrazione occorre presentare un documento di identità, ma per un cittadino straniero occorre il permesso di soggiorno”. E poiché un clandestino non ha alcun tipo di documento di riconoscimento valido in Italia, Fini ragiona: “Se la norma è interpretata in un certo modo, arriviamo all’estremo che un bambino non potrebbe nemmeno frequentare la scuola dell’obbligo se i genitori non hanno il permesso di soggiorno”. “Per questo” ha rivelato Fini “ho chiesto un chiarimento a Maroni”. Chiarimento chiesto per iscritto: “A prescindere dal giudizio su tale eventualità (a mio avviso negativo) che appartiene al dibattito politico, ti faccio presente” si legge nella lettera inviata da fini a Maroni “che si porrebbero problemi di costituzionalità e che da un attento esame della principale legislazione europea in materia di istruzione degli stranieri, non si evince alcuna normativa volta a discriminare l’esercizio del diritto allo studio da parte di minori stranieri”. L’articolo cui Fini si riferisce nella sua lettera è quello che introduce il concetto secondo il quale lo straniero, per avere diritto a qualsiasi tipo di prestazione pubblica, compresa l’iscrizione a scuola, dovrà presentare il permesso di soggiorno. In caso contrario, scatta l’obbligo di denuncia perchè la clandestinità, con questo ddl, diventa reato. E, secondo il codice penale vigente, se non si denuncia un reato lo si commette a propria volta. Secondo Fini, quindi, la disposizione - subordinando la fruizione di pubblici servizi alla presentazione di “documenti inerenti al soggiorno” presso gli uffici della nostra amministrazione - “impedisce che di questi servizi possano godere gli stranieri privi dei predetti documenti. Ciò fa sorgere, soprattutto a livello applicativo un problema di compatibilità” con altre norme. “Un solo esempio delle conseguenze - spiega Fini - che ne deriverebbero: ai minori stranieri verrebbe negata l’iscrizione alla scuola dell’obbligo ed il conseguente diritto all’istruzione che è attualmente tutelato, indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani”. [...]

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