Europee: tanti candidati, poche sorprese e alcune riconferme

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Si è chiusa mercoledì 29 aprile, alle ore 20, la corsa per la presentazione delle liste dei candidati che si presenteranno per le elezioni europee in programma il 6 e il 7 giugno. Cinque le circoscrizioni, tanti i candidati anche se chi si aspettava novità significative è rimasto deluso; nessuna sorpresa rilevante nelle liste.

ITALIA NORD OCCIDENTALE - Sono in tutto 20 le liste presentate alla corte d’appello di Milano. Ultima in ordine di tempo è arrivata la lista del Pdl dove figurano ai primi due posti Silvio Berlusconi e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Dopo di loro figurano gli altri candidati in ordine alfabetico con in testa l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, e la presidente della commissione cultura della Camera, Valentina Aprea, e in coda Iva Zanicchi. Il primo ad arrivare questa mattina è stato Marco Ferrando per il Partito Comunista dei Lavoratori, seguito dai Liberaldemocratici che hanno messo in lista fra gli altri Daniela Melchiorre e Piera Levi Montalcini. L’Udc è arrivata con un lista dove spiccano i nomi di Magdi Cristiano Allam e del principe Emanuele Filiberto di Savoia. Sinistra e Libertà, invece, ha scelto come capilista due eurodeputate uscenti: Monica Frassoni e Pia Locatelli. Ma può contare anche sulla candidatura dell’attore e comico Bebo Storti. Forza Nuova ha candidato Mario Sossi, il magistrato rapito dalle Br nel 1973 e liberato l’anno dopo.
ITALIA NORD ORIENTALE - Sono 18 le liste di candidati per la circoscrizione del nord est. Consegnate, tra le altre, le liste del Partito democratico, della Lega nord, dell’Italia dei Valori lista Di Pietro, di Rifondazione e Comunisti italiani, del Movimento sociale fiamma tricolore, della Lista Emma Bonino e Marco Pannella, della Sudtiroler Volkspartei e del Parlamentare indipendente (nome unico) Lamberto Roberti. Ultimi ad essere depositati i 13 nomi dei candidati del Pdl: dopo Silvio Berlusconi, ci sono l’avvocato bellunese Maurizio Paniz, noto per aver difeso Elvo Zornitta nell’inchiesta Unabomber, e la riconfermata Elisabetta Gardini. Per l’Udc anche Antonio Guadagnin, l’amministratore veneto a capo del movimento dei sindaci che chiede per i Comuni il 20% dell’Irpef. A sorpresa, al quinto posto della lista della lista “L’Autonomia” (Mpa di Lombardo, la Destra, Alleanza di Centro) figura il comandante del Ris di Parma dei carabinieri, Luciano Garofano.
ITALIA CENTRALE - Sono 13 le liste presentate per la consultazione: sono Popolo della Libertà, Partito Democratico, Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Liberaldemocratici, Partito Comunista dei Lavoratori, Lega Nord, Udc, Lista Emma Bonino-Marco Pannella, Forza Nuova, L’Autonomia (Mpa-Pensionati-La Destra-Alleanza di Centro), Sinistra e Libertà e Movimento Sociale Italiano-Fiamma Tricolore. Capolista del Pdl è Silvio Berlusconi, Barbara Mannucci, 27 anni, la più giovane candidata della lista. L’Italia dei Valori candida Carlo Rossetti, ex presidente dell’associazione per i disabili Aisa. La giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, l’astrofisico e astronauta Umberto Guidoni, europarlamentare uscente, e il vignettista Sergio Staino sono alcuni dei candidati per la lista Sinistra e Libertà con l’europarlamentare uscente Alessandro Battilocchio, “il più giovane italiano al Parlamento Europeo” e il dirigente scolastico Simonetta Salacone, della scuola romana Iqbal Masih, capofila delle proteste contro la riforma Gelmini.
ITALIA MERIDIONALE - 17 le liste presentate alla Corte d’Appello di Napoli per la circoscrizione sud. Sono Partito comunista dei Lavoratori; Italia dei Valori; Liberal democratici con Melchiorre; Rifondazione e Comunisti Italiani; Destra Sociale- Fiamma Tricolore; Autonomisti; Udc di Casini; Lega Nord; Partito Democratico; Lista Pannella; Lamberto Roberti, parlamentare indipendente; Forza Nuova; L’autonomia con Adc, La Destra ed Mpa; Socialisti uniti per l’Europa; Popolo della Libertà; Nuovo Psi. Il Pdl è stato tra gli ultimi a consegnare la lista alle 19.30; nella lista, con Silvio Berlusconi numero uno, ci sono Salvatore Tatarella, Franco Malvano, Clemente Mastella e Barbara Matera. Per l’Udc si candidano Ciriaco De Mita e Angelo Sanza, per la Lega Nord Umberto Bossi e Francesco Speroni, per il Partito Democratico Paolo De Castro e la giornalista Rosaria Capacchione, per la Lista Pannella Aldo Loris Rossi e Marco Pannella. In lista per Autonomia Mpa Francesco Pionati e Francesco Storace. Nell’elenco di Sinistra e Libertà i primi due candidati sono Nichi Vendola e Marco Di Lello.
ITALIA ISOLE - Sono in tutto 14 le liste presentate per la circoscrizione Italia insulare. Il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi è candidato con il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, mentre per Sinistra e Libertà in lista sono Nichi Vendola, presidente Regione Puglia, e Claudio Fava, europarlamentare uscente, segretario nazionale di Sinistra Democratica.

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Il 3 Maggio 2009 alle 12:41 Europee, pochi manifesti molto web. Campagna low cost per Strasburgo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Luigi Crespi, l’ex sondaggista un tempo più amato da Silvio Berlusconi, non ha alcun dubbio: ci sono in giro meno manifesti elettorali. Nonostante i costi si siano ridotti: “L’anno scorso viaggiavano sui 500 euro l’uno, oggi da 150 a 170 euro”, ha detto a Panorama. In effetti: “Non li ho mai visti così vuoti. Per la prima volta da 10 anni mancano i 3×6 con la faccia di Berlusconi. E sono pochissimi gli altri manifesti: malriusciti quelli del Pd, discutibili i poster di Pier Ferdinando Casini abbarbicato ai figli, di gusto anni Cinquanta, però efficaci sul target, i dipietristi”. Ma soprattutto: “Colpisce l’assenza totale delle nuove aggregazioni, dei nuovi marchi politici come Sinistra e libertà, o Destra-Lombardo-Pensionati-Pionati. Mancano 40 giorni al voto, dovrebbero essere già in pista per farsi conoscere”. E invece: missing, non pervenuti. Guardandosi intorno si ha la conferma: sui muri delle città e negli spazi dedicati ci sono meno manifesti, Ma anche meno brochure, meno poster e meno “santini” elettorali: per la campagna elettorale che porterà i candidati al Parlamento europeo i partiti intensificano la presenza su internet e tendono a risparmiare sulle spese, complice la crisi economica che incide anche sulla macchina organizzativa delle formazioni politiche in vista del turno elettorale del 6 e 7 giugno prossimi. Il Pdl cercherà di limitare al massimo la produzione di poster elettorali: il nostro miglior manifesto, dicono in Via dell’Umiltà, è ciò che sta facendo il governo per l’Abruzzo, un tema che con ogni probabilità sarà in primo piano nella lettera agli italiani che Berlusconi dovrebbe “spedire” a fine maggio. Intanto si lavora per “rafforzare” il sito internet del Pdl e il sito http://www.governoberlusconi.i.....t, che è anche su Facebook, la nuova frontiera della comunicazione, anche politica. Ma il meccanismo delle preferenze della legge elettorale per le europee, e non delle liste bloccate come per le politiche, impone comunque al candidato una serie di spese: gli spazi pubblicitari da acquistare sui media, le cene elettorali da organizzare, le “cartoline” da inviare ai potenziali elettori ed altro ancora. Anche il Pd cercherà di stringere i cordoni della borsa: la campagna elettorale dei candidati del centrosinistra sarà basata sull’autofinanziamento. Dal partito arriverà un sostegno sotto il profilo della comunicazione e dell’organizzazione di eventi durante la campagna elettorale. I candidati, comunque, dovranno presentare al partito una documentazione sui fondi raccolti e sulle spese sostenute. Il partito guidato da Franceschini marcia in campagna elettorale su un doppio binario: da un lato il porta a porta capillare sul territorio, dall’altro, come del resto anche gli altri partiti sugli spot ospitati dai media. Anche per il Pd uno strumento valido in campagna elettorale sarà la rete. Ha cominciato l’ex leader Walter Veltroni, prima del voto dell’aprile 2008, sull’onda del successo che internet aveva fatto registrare nella campagna elettorale di Barack Obama per le presidenziali Usa. Da quel momento le iniziative si sono moltiplicate a livello locale e ora rappresentano un utile tam tam informatico a costi molto ridotti e dalle grandi potenzialità. Ai manifesti, comunque, il Pd non rinuncia: dopo la prima tranche con lo slogan ‘Ue! L’Europa si occupa di chi perde il lavoro. Berlusconi nò, si è passati alla fase dei cittadini-elettori che “spingono” fuori dal manifesto l’inquinamento, la disoccupazione, la povertà al grido di “più forti noi, più forte tu”. Poi, qualche giorno fa, è partito da Torino ed è arrivato a Venezia il “treno per l’Europa” di Franceschini. Parigi, Berlino, Praga le tappe per i 400 giovani a bordo. E se Franceschini ha scelto il treno, la Lega punta sul camion: una cinquantina di automezzi con la “vela” verde veicoleranno soprattutto al Nord il messaggio elettorale del Carroccio e i suoi slogan. Ma ci saranno anche i gazebo a dare una mano ai candidati leghisti, visto che i manifesti 6×3 saranno dedicati ai big, primo fra tutti Umberto Bossi, capolista in tutte le circoscrizioni. Dai camion della Lega al Tir dell’Udc di Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa. Il bisonte della strada targato Udc porterà nelle piazze italiane il messaggio politico dei centristi e servirà da palco ambulante negli spostamenti più significativi dei due leader. Anche il partito dell’ex presidente della Camera opta per una campagna elettorale sobria sotto il profilo economico: il budget sarà ridotto di un terzo rispetto al passato. Ai manifesti, però, l’Udc non rinuncia. Ora in primo piano sono quelli con le foto in bianco e nero di Casini con i suoi figli e lo slogano “Un disegno comune” che utilizza le iniziali dell’acronimo del partito. La rete diventa una risorsa preziosa di comunicazione politica ed elettorale anche per l’Udc: Casini è già su Facebook ed in queste settimane pensa di intensificare la sua attività in rete. Più lavoro, in vista della doppia consultazione elettorale di inizio giugno anche per il sito del leader Udc, mentre i giovani centristi stanno anche loro aumentando il ritmo dell’attività online da bravi “navigatori-militanti” per diffondere contenuti e proposte del programma dell’Udc per Strasburgo. [...]

Il 4 Maggio 2009 alle 14:51 Kataweb.it - Blog - latavolarotonda » Blog Archive » La Lario offende gli Italiani ha scritto:

[...] “Sono preoccupato e dispiaciuto, avevo tenuto insieme una situazione difficile per amore dei figli, ma adesso è finita, non vedo più le condizioni per andare avanti”.All’indomani dell’annuncio della moglie Veronica Lario di volere divorziare, il premier Silvio Berlusconi non nasconde il suo stato d’animo e, in due interviste ai direttori di Corriere della Sera e Stampa, dice: “Queste sono cose private, privatissime, che non dovrebbero finire sui giornali”. A chi gli chiede se sia ancora possibile salvare un rapporto che dura da quasi trent’anni, di cui diciannove di matrimonio, il premier risponde: “Non credo, non so se lo voglio io questa volta. Veronica dovrà chiedermi scusa pubblicamente. E non so se basterà. È la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scherzo di questo tipo. È davvero troppo”. E ancora: “Veronica è caduta in un tranello. E io so da chiè consigliata. Meglio, sobillata”. Per Berlusconi, in questi giorni, i media hanno “preso le parole della signora, le hanno amplificate senza contraddittorio e a me neppure la possibilità di spiegarmi”. Il presidente del Consiglio chiarisce le ultime polemiche, sulla festa della diciottenne Noemi a Napoli e sulle liste del Pdl per le Europee. “Io frequenterei, come ha detto la signora, delle diciassettenni. È una cosa che non posso sopportare. Io” spiega sulla sua presenza alla festa di Casoria “sono amico del padre: punto e basta. Lo giuro”. Poi, sulle candidate per un seggio a Strasburgo, dice: “Non avevamo messo in lista nessuna velina e quelle tre che sono state escluse all’ultimo minuto erano bravissime ragazze, con ottimi studi. E che male c’è se sono anche carine? Veronica ha creduto alle tante cose inesatte scritte in questi giorni”. E adesso? “Andrò per avvocati anch’io” annuncia Berlusconi “ho già dato il mandato di prendere in mano la situazione. A dire la verità ci sarebbero persino gli estremi di una querela per diffamazione, ma è meglio lasciar stare”. Infine, con le Europee alle porte, il premier si dice tranquillo per i sondaggi: “No, i sondaggi non sembrano interessarsi di queste questioni private, sono preoccupato per i miei figli”. [...]

Il 5 Maggio 2009 alle 18:33 Ma quanto paga Berlusconi, in termini di consenso, per l’affaire Veronica? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Lui, Berlusconi, vorrebbe invece passare al contrattacco: si dice ferito soprattutto da quell’allusione alle minorenni, e convinto che la consorte sia davvero incappata in una montatura-complotto di “ambienti di sinistra”. Dove per “ambienti di sinistra” non intende certo il Pd, ma piuttosto alcuni giornali. Due in particolare: la Repubblica e L’Unità. Fedeli alla massima che ogni smentita è una notizia data due volte, Letta e Bonaiuti hanno per esempio scongiurato il premier a rinunciare al Porta a Porta: fatica sprecata, la puntata si registra oggi, andrà in onda stasera. E tutti incrociano le dita. I due sottosegretari stanno ora cercando di stringere intorno al capo del governo una sorta di cordone sanitario. Il primo è impegnato in un tentativo di compromesso con l’opposizione, all’insegna del “niente colpi bassi in campagna elettorale”. Ma soprattutto Letta si sta spendendo con il Vaticano. Il risultato è per ora l’editoriale dell’Avvenire, quotidano dei vescovi, che esprime “tristezza” per la vicenda, striglia i politici ad una maggiore etica, ma in fondo ne ha un po’ anche per Veronica. Per Berlusconi, poteva andare peggio. Quanto a Bonaiuti, è frutto della sua diplomazia l’atteggiamento british tenuto dal Corriere della Sera e da La Stampa, per non parlare dei tg sotto l’influenza del governo. Ma chi può tenere sotto controllo AnnoZero, Ballarò, Rai Tre? Berlusconi, invece, giura di sentirsi come un leone in gabbia. Vorrebbe essere giudicato sui fatti del governo - uno sterminato elenco di promesse mantenute e anche di più - e invece lo giudicano sulla vita privata. Potrebbe annunciare di aver quasi portato l’Italia fuori dalla crisi economica, stanno per arrivare i grandi del G8, ed i network si accampano fuori della villa di Arcore interessati a tutt’altro. E poi, naturalmente, ci sono i sondaggi. Domenica 3 maggio il premier ha quasi brindato all’Indagine Ipsos sparata in prima pagina dal Sole 24Ore, che attribuisce al Pdl il doppio dei consensi del Pd tra gli operai. Ma naturalmente il brindisi gli è andato quasi di traverso. Ecco perché Berlusconi, contro ogni logica apparente (anche di tipo legale) vuole a tutti i costi metterci di nuovo la faccia. Tutto questo, però, vale per l’immediato. È invece da qui alle Europee di giugno, in pratica tra un mese, che si misureranno realmente le conseguenze politiche. Nell’opposizione sta montando un nuovo antiberlusconismo un po’ vecchia maniera, quello del Dario Franceschini che paragona l’Italia al Turkmenistan per intenderci. È un mood che salda i massimalisti ai cattolici del Pd; e che forse è destinato a rivolgersi solo agli elettori di sinistra. Diversa e potenzialmente più insidiosa la situazione nel centrodestra. La vicenda può indebolire Berlusconi rispetto a Gianfranco Fini - che pure vanta una recente separazione abbastanza chiacchierata - mentre si confezionano nomine, si polemizza su sicurezza e immigrati e si trascina l’annosa questione dei regolamenti parlamentari. Neppure Umberto Bossi, già indispettito per il sì al referendum, ha rinunciato alla stilettata tra amici: “Se andassi con una velina non potrei rientrare in casa”. E figuriamoci Pier Ferdinando Casini, anche lui con divorzio alle spalle e fresco dall’aver candidato nell’Udc il principe Emanuele Filiberto di Savoia. Ognuno, a suo modo, sta consumando la propria personale rivincita. Ma naturalmente alla fine saranno gli elettori a giudicare. I primi sondaggi spot garantiscono che gli italiani, di fronte alle storie di donne, si confermano per quello che sono sempre stati: interessati al gossip, ma indifferenti nelle urne. Berlusconi però non si fida, rimane inquieto. Teme che l’incantesimo con il Paese si interrompa bruscamente prima del fondamentale appuntamento di giugno. E quanto al G8 di luglio, beh, passi per Sarkozy, ma il fatto è che si troverà finalmente faccia a faccia con Barack Obama (previa visita a Washington): magari alla Casa Bianca comandasse ancora Bill Clinton… [...]

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