Archivio di Maggio, 2009

Nuova Influenza, altri quattro casi in Italia

Una turista all'arrivo in New Jersey da Città del Messico

Sono stati confermati altri quattro casi di positività alla nuova influenza umana A/H1N1 in Italia. Lo rende noto un comunicato del ministero del Lavoro e della salute. Il primo caso è relativo ad una donna trentenne rientrata a Verona da New York il 26 maggio con volo indiretto via Milano Malpensa. La donna, che al momento dell’arrivo accusava sintomi influenzali ed alterazione della temperatura, è stata visitata in ospedale e attualmente è in isolamento domiciliare per il trattamento. Le sue condizioni di salute sono buone e non destano preoccupazione. Il secondo caso riguarda un giovane ventenne proveniente da New York con volo indiretto via Amsterdam e arrivato a Bologna il 25 maggio. Al momento è in isolamento domiciliare a Rimini, dopo essere stato visitato in ospedale, e le sue condizioni fisiche non destano preoccupazione.

Il terzo caso è un uomo di circa trenta anni proveniente da New York con volo indiretto via Roma Fiumicino e rientrato a Modena il 24 maggio, al momento dell’arrivo accusava sintomi influenzali ed alterazione della temperatura ed è stato visitato in ospedale. Attualmente l’uomo è in isolamento domiciliare e le sue condizioni di salute non destano preoccupazione. Il quarto caso è una donna di quarantacinque anni tornata da New York a Bologna via Parigi il 28 maggio. La donna, che al momento dell’arrivo accusava sintomi influenzali ed alterazione della temperatura è stata visitata in ospedale ed attualmente è in isolamento domiciliare per il trattamento. Le sue condizioni di salute sono buone e non destano preoccupazione. Nel comunicato si sottolinea che i “contatti stretti” dei casi segnalati sono già stati rintracciati e posti sotto sorveglianza.

Il comandante del Nit: “Così bracchiamo i cyber pedofili”

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Più di 480 siti italiani oscurati, 1.023 perquisizioni a casa di presunti pedofili, 1.792 fascicoli processuali aperti. Il Nit, Nucleo investigativo telematico, controlla ogni anno oltre 20 mila portali sospetti. E, grazie alla specializzazione dei suoi investigatori e alla rapidità delle indagini, spesso risale alla fonte della pedopornografia online, a casi di sfruttamento sessuale di minori, a chi sta dietro lo schermo del computer. L’operazione dell’inizio di maggio, chiamata “Veritate”, è finita su tutti i giornali: 57 perquisizioni in 15 regioni, quattro arresti e una ragazzina italiana di 13 anni liberata dei suoi sfruttatori.

Il Nit, nato nel 2001, opera in tutta Italia, ma ha sede presso la procura di Siracusa. Proprio nella città del Telefono Arcobaleno, presieduto da Giovanni Arena, da cui parte la gran parte delle denunce. È l’unico caso in Italia di un pool di magistrati dedicati ai reati online con a disposizione un “braccio operativo” di polizia giudiziaria specializzato. Il Nit è composto da sei investigatori, tra carabinieri, appartenenti alla Guardia di finanza e alla Polizia postale, supportati da agenti della polizia locale. Il maresciallo Domenico Di Somma è stato uno dei fondatori, insieme all’allora procuratore aggiunto Giuseppe Toscano, e ne è tuttora il comandante.

“Gli esperti del Nit sono investigatori molto speciali”, spiega, “invece di pedinare i criminali sulle strade, li seguono nelle infinite vie della Rete. Le difficoltà non sono poche, bisogna agire molto rapidamente una volta trovata la traccia giusta: i siti sono estremamente volatili. Anche se di recente abbiamo potuto contare sulle informazioni di alcuni ‘pentiti’”. Investigare sul web è come esplorare un mondo parallelo, con le proprie regole e i propri tempi e soprattutto con molte possibilità per chi compie reati di nascondersi.

Il 90 per cento dei reati informatici riguarda la pedofilia. La pedopornografia online non conosce crisi e gli italiani sono al quinto posto nel mondo tra i fruitori di questo mercato. Gli indagati sono spesso persone che fanno lavori grazie ai quali entrano in contatto coi bambini. Nel momento in cui i controlli aumentano, i siti incriminati “migrano” su provider stranieri. Inoltre l’anonimato è spesso un’assicurazione di impunità, anche se di recente un accordo coi principali gestori ha reso più difficile restare anonimi nel creare un sito illegale. “E poi”, continua Di Somma, “anche lo ’smanettatore’ più scaltro prima o poi commette un errore. A quel punto entriamo in scena noi, che magari lo stavamo osservando da mesi. Preferiamo infatti non usare la trappola degli ‘agenti provocatori’”.

Ma il comandante del Nit rifiuta la cultura del sospetto che demonizza Internet. “I genitori stiano sempre attenti ed educhino i figli sui pericoli che si possono incontrare online, proprio come li mettono in guardia prima di uscire per strada”, consiglia. I cattivi incontri sul web sono frequenti come quelli nella realtà, se è vero che, spiega Di Somma, “il pedo-business è in continua crescita, nella misura in cui aumenta la domanda”. La rete di sfruttamento dei bambini è internazionale, i piccoli sono spesso dell’Est Europa, c’è anche qualche italiano. È proprio in nome delle vittime che gli esperti del Nit non vogliono sentir parlare di “soddisfazione” per i risultati raggiunti con le loro operazioni. “La nostra è un’attività molto dolorosa”, conclude Di Somma. “Monitorando questi siti negli anni a volte capita di riconoscere qualche bambino. Il pensiero che sia cresciuto sotto i nostri occhi e nelle mani dei suoi aguzzini è impossibile da accettare”.

Vendesi rene disperatamente. On line

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Chi cerca una casa o una automobile su internet può trovare offerte vantaggiose. Ma curiosando fra le inserzioni con i prezzi più bassi può capitare di imbattersi in un annuncio sconcertante: “Vendo un rene in buone condizioni”. Seguono gruppo sanguigno e un numero di cellulare. È davvero possibile che qualcuno in Italia voglia e possa cedere un organo in cambio di denaro? O si tratta di imbrogli, provocazioni?
Panorama ha provato a chiamare. Dopo due squilli risponde una voce maschile. È Stefano (nome di fantasia), residente in provincia di Perugia: “Sì, ho messo l’annuncio” conferma. “Fumo, ma non sono bevitore… ho una salute eccezionale” continua l’uomo al telefono. “Guardi, devo fare in fretta… sono disponibile subito: forse potremmo provare in una clinica svizzera per l’intervento. Qui da noi, sa, non è legale”. Ma perché vuole farlo? Sbuffa, poi racconta: “Sono disoccupato, questa crisi economica mi ha messo in ginocchio. E sono rimasto solo da febbraio dell’anno scorso: tutte queste cose mi hanno fatto venire cattivi pensieri in testa. Così, almeno, risolvendo qualche piccolo problema, cerco di aiutare qualcun altro. Perché, quando ti viene un pensiero brutto, il più brutto di tutti, non si sa che fine fai”.
Stefano non è l’unico. Non è difficile trovare su internet annunci di altre persone che vorrebbero vendere un rene. Forum e siti web diventano bacheche per lanciare appelli di una terribile schiettezza che portano alla luce disperazioni autentiche. E dalle conseguenze imprevedibili. Come mostrano le storie di altre due persone (i loro nomi sono di fantasia) che hanno affidato a internet le loro richieste.
Per descrivere un dramma possono bastare poche righe: “Disoccupato cerca qualunque tipo di lavoro. Vende rene per sopravvivere. Chiamare il numero… oppure scrivere all’indirizzo di posta…”. Alberto, siciliano, dice di essere arrivato al limite: “Sono disposto all’intervento chirurgico, ma ho avuto un infarto pochi giorni fa. Ora sono in attesa di tornare all’ospedale” racconta al telefono. “Non sono bevitore, non mi drogo. Ma sono fumatore: dopo quello che è successo, però, il dottore mi ha detto di evitare le sigarette. Cosa deve fare uno che non trova lavoro? Rubare? Oppure cercare di sopravvivere?”. Alberto ha 60 anni, sarebbe troppo anziano per il trapianto. Si convince e rinuncia. Qualche minuto dopo richiama la moglie e gioca l’ultima carta: “Guardi, sarei disposta io. Sono giovane, ho 28 anni”.
Diverso è il motivo di un altro annuncio: “Mi vendo un rene, midollo e quant’altro si possa cedere senza morire”. Che cosa ha costretto Giacomo, barese, a descrivere il suo corpo come una merce da mettere all’asta online? “Sono spinto da questioni di liquidità. Visto che non ci sono problemi a donarne uno e ad aiutare un’altra persona… Avrei la necessità di avere subito 100 mila euro”. Come mai? “Sono nelle mani di alcune persone a cui ho chiesto prestiti. E non ho soldi per ripagarli” dice amareggiato Giacomo.
Gli annunci per la vendita di organi non sembrano un fenomeno sporadico, tanto che i maggiori siti italiani dedicati alle inserzioni online sono già attrezzati per riconoscere e cancellare tempestivamente appelli come quelli di Alberto, Stefano e Giacomo. Un gruppo di dieci persone, aiutato da tecnologie informatiche, controlla per esempio ogni giorno Bakeca.it: dall’inizio dell’anno sono state una decina le rimozioni di testi che riguardavano organi. E sono attive collaborazioni con le procure e la Polizia postale.
Anche Kijiji, un mercatino online, impiega un gruppo di persone per filtrare gli annunci anomali. Ma altri siti, soprattutto locali, non sono in grado di essere altrettanto rapidi. E comunque, anche se cancellate, le richieste possono restare fra le pagine archiviate dai motori di ricerca (per esempio, nella memoria cache di Google): nessuno è in grado di sapere esattamente quando scompariranno da internet. Ammette Franco Brizzi, presidente dell’Associazione nazionale trapiantati di rene (Antr): “Anche noi abbiamo cancellato un paio di annunci dal sito web”.
I messaggi di disperati non arrivano unicamente attraverso internet. “Qualche giorno fa mi è arrivata la lettera di un ragazzo che voleva essere aiutato a vendere un rene: purtroppo può capitare di leggere richieste simili” riferisce Giuseppe Remuzzi, direttore del dipartimento di medicina specialistica e dei trapianti negli Ospedali riuniti di Bergamo. In Italia una legge del 1967 punisce gli intermediari nella compravendita di reni: “È vietata ogni forma di mercato, però è incriminato soltanto il mediatore” puntualizza Ferrando Mantovani, docente di diritto penale dell’Università di Firenze.
Secondo il ministero della Salute, sono oltre 7 mila le persone in lista d’attesa per un trapianto di rene: aspettano in media tre anni, con rare eccezioni. Osserva Brizzi: “Ricordo una persona che è stata chiamata dopo nove anni. Il malessere dei reni è silenzioso e sarebbe importante migliorare la prevenzione”.
Nel 2008, però, è emerso un paradosso: sono aumentate le segnalazioni dagli ospedali di possibili donatori, ma gli interventi di trapianto in sala operatoria sono diminuiti. Secondo l’Istituto superiore della sanità, i motivi sono da ricercare nell’opposizione dei familiari e nell’innalzamento degli standard di sicurezza per il paziente. Veneto, Piemonte e Liguria sono le regioni più generose.
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Dove, però, non arriva l’altruismo di chi ha deciso di donare gratuitamente c’è spazio per un commercio illegale che, nel mondo, ha raggiunto dimensioni preoccupanti. Secondo le stime di Luc Noël, coordinatore del gruppo di procedure cliniche dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), quattro anni fa un trapianto di rene su dieci era legato al mercato nero. Sono fenomeni condannati dalla dichiarazione di Istanbul, sottoscritta dagli istituti di 78 paesi e da 20 organizzazioni internazionali. “In Europa, ammesso che il fenomeno esista ancora, è in via di scomparsa. E sono forti le indicazioni etiche dell’Unione Europea contro il traffico d’organi” commenta Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro trapianti dell’Istituto superiore di sanità. “Diversa, invece, è la situazione in Asia, dove l’Oms lavora da tempo per migliorare le situazioni normative, in una direzione più garantista” aggiunge Nanni Costa.
È stata la rivista scientifica Nature a segnalare i rischi di commercio illegale associati allo squilibrio economico e demografico tra alcune aree del pianeta. Se nei paesi ricchi la popolazione invecchia e avrà bisogno di maggiore assistenza sanitaria, nelle nazioni in via di sviluppo la disponibilità di organi resta ampia. Pakistan, India, Filippine, Nepal, Turchia, Moldova (lo stato più povero del continente europeo) sono alcune tra le mete più frequentate dal “turismo dei trapianti”.
“In Italia, comunque, la scomparsa di un paziente dalle liste d’attesa o dalla dialisi dovrebbe avere un riscontro presso i centri di riferimento sul territorio nazionale” sottolinea Nanni Costa.
L’ultimo paese che si è affacciato in un mercato ormai fiorente è la Colombia. L’Iran, invece, è un’eccezione: la vendita di organi è regolamentata dallo stato e giovani volontari possono offrirli a un’associazione religiosa musulmana di Teheran in cambio di denaro.
I viaggi sanitari clandestini della speranza, inoltre, sono facilitati da pacchetti tutto incluso che comprendono il biglietto aereo, l’operazione, la degenza. E, talvolta, anche una persona disposta a cedere un organo in cambio di denaro.
Un ospedale pachistano, contattato da Panorama, afferma che sono necessarie dalle tre alle quattro settimane per individuare il “venditore” adatto: il costo complessivo è di 65 mila dollari (ne servono 5 mila in più se il sangue del paziente è del gruppo 0) e prevede anche 30 giorni in clinica.
“Sono stati stabiliti a livello internazionale criteri per il controllo della qualità nei trapianti. L’obiettivo è garantire la sicurezza del ricevente e del donatore. Ma i trapianti in paesi che hanno procedure al di fuori di questi controlli non danno garanzie” avverte Bruno Gridelli, direttore scientifico all’Ismett di Palermo. “Non è sicuro per il donatore” spiega Remuzzi degli Ospedali riuniti di Bergamo “perché non ci sono garanzie su come viene svolto l’intervento di espianto (dalla tecnica al sistema sanitario); e neppure per il ricevente perché non ci sono informazioni sulla qualità dell’organo. Potrebbe essere infettato da virus dell’epatite o dell’hiv. E poi, quali sono le garanzie di sterilità? E mancano garanzie su come vengono affrontati i problemi postoperatori”.
Purtroppo l’elenco degli istituti sanitari che nei paesi in via di sviluppo promettono miracoli a prezzi stracciati grazie al permissivismo locale è lungo: un ospedale di Hyderabad (in India) offre sul web un intervento chirurgico per la sostituzione di un rene a 20 mila dollari, inclusi dieci giorni di degenza.
In Colombia, India e Filippine anche i siti per gli annunci economici e i social network diventano punti d’incontro tra la domanda dai paesi abbienti, dove gli organi scarseggiano, e l’offerta di persone che non hanno null’altro da vendere se non il proprio corpo. Le contrattazioni sono aperte 24 ore al giorno. Con pochi controlli da parte dei gestori dei forum.
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“Sono un uomo in buona salute con un gruppo sanguigno B positivo” scrive un utente. Oppure, qualche giorno fa, “Niti” ha scritto un commento nel gruppo Kidney donors: “Ho bisogno di un donatore di reni per mio padre di 54 anni. Se qualcuno è interessato, può contattarmi al…”. La risposta di Ravi, un giovane indiano, è arrivata in poco tempo: “Ciao, voglio vendere il mio rene, il mio gruppo sanguigno è 0 positivo e ho 25 anni”. Segue, come sempre, il numero di cellulare o un indirizzo email.

Giudici, la super casta

Giudici alla riunione per l'anno giudiziario

di Anna Maria Greco
Ci sono magistrati che la toga, si può dire, quasi non l’hanno indossata. Sono fuori ruolo a oltranza. E si costruiscono quelle che il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, all’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario, ha definito “carriere parallele”. Stesso termine usato dal Csm nella circolare del marzo 2008 con la quale ha cercato di mettere un freno a “un numero eccessivo di richieste di destinazione di magistrati a funzioni extragiudiziarie, in un momento storico caratterizzato da gravi scoperture di organico e da un’intollerabile lunghezza dei tempi del processo”. Concetto che, il 26 maggio, è diventato un vero appello al ministro Angelino Alfano.
Vediamo qualche esempio. Claudio Buttarelli: nominato uditore giudiziario nel 1986, 3 anni dopo lascia il posto e rimane fuori ruolo ininterrottamente fino a oggi, è garante aggiunto europeo per la protezione dei dati personali, dopo essere stato segretario generale dell’Autorità per la privacy.
C’è anche Francesco Crisafulli, in magistratura nel 1986 e fuori ruolo dal 1992: prima alla presidenza della Repubblica poi, dal 2000, come esperto giuridico alla Rappresentanza permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa. Il Csm ha di recente autorizzato un prolungamento del suo status di fuori ruolo con una motivazione singolare: riconosciuto che è stato superato qualsiasi normale limite temporale, l’interessato non andrebbe più considerato un magistrato, ma “quasi” un ambasciatore.
Di limiti temporali, in effetti, ne sono stati fissati nel 2008, con una legge e una circolare del Csm: 5 anni, poi un’interruzione di altrettanti e ancora un’autorizzazione per altri 5, fino al massimo di un decennio. Ma l’Italia è il paese delle deroghe. Claudia Gualtieri, giudice di tribunale a Venezia dal 1998, lascia le funzioni giudiziarie nel 2003 per diventare esperto nazionale presso la Commissione europea (direzione generale Giustizia, libertà e sicurezza) e poi la rappresentanza italiana presso l’Unione Europea: su 9 anni, insomma, fa il magistrato solo per 5.
Casi eclatanti che sono stati raccolti in un dossier dall’Unione camere penali (Ucpi), che da anni denuncia il paradosso di un sistema giudiziario che ha vistosi buchi d’organico, accumula inefficienza e lentezze eppure è di manica larga, larghissima, quando si tratta di prestare, anche per decenni, i magistrati ad altre amministrazioni, a organismi politici e internazionali in tutto il mondo.
Oggi i fuori ruolo con altri incarichi sono 256 e arrivano a 277 con quelli in aspettativa come parlamentari, amministratori di comuni, province e regioni, membri del Csm e per altri motivi (vedere la tabella in basso). Questo mentre ci sono 1.357 posti vuoti negli uffici giudiziari sempre più in affanno. E poi si dovrebbero aggiungere i tanti magistrati che ottengono incarichi extragiudiziari part-time e non lavorano a tempo pieno.
Mentre un po’ in tutte le sedi si cercano soluzioni per ricoprire le sedi vacanti, l’Anm contrasta i trasferimenti d’ufficio prospettati dal governo in nome dell’inamovibilità delle toghe, ma accenna solo timidamente, secondo i penalisti, all’esercito dei magistrati fuori ruolo sottratti alle funzioni giudiziarie per lavorare a Palazzo Chigi, nei ministeri, alla Corte costituzionale, al Quirinale, in commissioni e autorità, organismi internazionali e ambasciate, missioni varie all’estero.
Tutte queste toghe fuori ruolo continuano a percepire il loro stipendio al quale aggiungono in alcuni casi indennità che vanno dai 50 mila euro l’anno per gli assistenti dei giudici costituzionali ai 115 mila per i più gratificati dalle varie amministrazioni, con punte che arrivano addirittura oltre i 300 mila. Queste cifre generano un notevole squilibrio retributivo, se si pensa che il primo presidente della Cassazione, cioè il magistrato italiano più alto in grado, ha uno stipendio di 278 mila euro l’anno.
L’Ucpi ha deciso di intervenire studiando una proposta di legge che presto arriverà alle Camere con la firma di parlamentari di entrambi gli schieramenti. Ha l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero dei fuori ruolo ai soli casi previsti espressamente per legge, una trentina (escluse le cariche elettive), facendo rientrare nei ranghi oltre 200 magistrati per destinarli al loro originario compito di smaltire sentenze, celebrare processi e svolgere indagini.
Inoltre, la proposta di legge regolamenta gli incarichi extragiudiziari circoscrivendoli solo a didattica e formazione; fissa un criterio unico per il trattamento economico aggiuntivo che può andare dal 20 al 60 per cento della retribuzione in più, in base all’importanza dell’incarico: e, punto molto delicato, stabilisce che il magistrato debba dimettersi prima di presentarsi a elezioni politiche “per contrastare un uso strumentale della funzione”.
“Il fenomeno dei fuori ruolo” dice il presidente dei penalisti Oreste Dominioni “inquina gravemente i rapporti tra politica e magistratura, compromettendo l’indipendenza dell’una e dell’altra. Crea una supercasta di potere, che è quella che realmente regola i rapporti con la politica. Così si sacrificano le risorse giudiziarie sull’altare del potere. I numeri parlano chiaro e così gli “eccellenti” emolumenti economici riconosciuti a questa supercasta giudiziaria, paragonabili solo a quelli degli alti funzionari dello Stato. Si richiami subito in ruolo la stragrande maggioranza di questi magistrati, perché ritornino a esercitare le loro funzioni. Si parla tanto di sedi vacanti, ma la loro copertura è impedita da anacronistici privilegi”.
Vediamo dove sono dispersi questi magistrati fuori ruolo. Mettiamo da parte quelli cosiddetti elettivi, cioè i 12 parlamentari, i 4 che hanno mandati in regioni, province e comuni, l’unico (Luigi De Magistris) candidato alle elezioni europee e i 16 componenti del Csm. Guardiamo invece ai 132 impegnati per il governo, come capi di gabinetto, capi e addetti all’ufficio legislativo, fino a quelli con semplici funzioni amministrative: dai 12 alla presidenza del Consiglio ai 71 al ministero della Giustizia, più i 16 all’Ispettorato sempre di via Arenula e il resto disperso negli altri ministeri.
La giustizia italiana può si concede pure di avere ben 7 magistrati nella missione Eulex in Kosovo, alcuni dei quali già in passato sono stati per anni fuori ruolo per altri incarichi.
“Questi magistrati” incalza Dominioni “svolgono funzioni del tutto estranee a quella giudiziaria o assolutamente indifferenti alla loro esperienza professionale”. E cita i 28 alla Corte costituzionale, i 9 nelle istituzioni e commissioni del Parlamento e delle diverse autorità e la trentina di esperti presso ambasciate o istituzioni estere, più i 17 che svolgono funzioni amministrative al Csm.
Per legge, nel 2008, è stato fissato un tetto massimo per i fuori ruolo di 200 unità, senza calcolare quelli da destinare alla presidenza della Repubblica, al Csm, alla Corte costituzionale e gli eletti, per un totale di 82. Il tetto attuale è quindi di 282, mentre quello stabilito poco prima con una circolare del Csm era di 65, più i soliti casi speciali (ministero della Giustizia, Csm, Scuola della magistratura) fino ad arrivare a 248.
Non basta: al Csm c’è un certo allarme (infatti l’ufficio studi ha elaborato un parere in proposito) perché sono in aumento le domande di aspettativa per motivi vari da parte di magistrati che scelgono le più diverse destinazioni professionali, spesso lontane dagli interessi dell’amministrazione giudiziaria, e c’è il rischio che questo strumento sia utilizzato proprio per aggirare il limite fissato per i fuori ruolo.
Quanto al problema delle candidature dei magistrati, l’Ucpi con la sua proposta tocca un punto dolente. Anche il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, è convinto che dopo essersi candidato e quindi avere “ammesso di essere divenuto di parte, non foss’altro perché si è schierato con una forza politica”, un magistrato non possa tornare a indossare la toga. Lo ha detto a Palazzo de’ Marescialli in marzo, quando il plenum ha esaminato la richiesta di aspettativa di De Magistris per le europee. Secondo Mancino il Parlamento dovrebbe vietare il rientro in magistratura e garantire, a domanda, la mobilità nella pubblica amministrazione, nella funzione e nel ruolo corrispondenti a quello precedente. Ma i penalisti chiedono l’ineleggibilità dei magistrati che dovrebbero perciò dimettersi 6 mesi prima di accettare una candidatura.

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La procura di Roma sequestra le foto scattate a Villa Certosa

La procura di Roma ha disposto il sequestro di centinaia di foto scattate lo scorso Capodanno a Villa Certosa, in Sardegna, durante la festa del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il sequestro è stato ordinato dal procuratore Giovanni Ferrara e dal pm Simona Maisto che hanno iscritto sul registro degli indagati per violazione della privacy e tentata truffa il fotografo Antonello Zappadu, autore delle foto e di un altro servizio relativo anche alla festa di Capodanno del 2008.

Secondo quanto si è appreso a denunciare Zappadu è stato l’avvocato del premier Niccolò Ghedini dopo che anche il premier ha scritto al garante della privacy chiedendo il blocco degli scatti. All’attenzione dei magistrati c’è in particolare una mail nella quale Zappadu, proponendo l’acquisto delle foto a Panorama per oltre un milione di euro, avrebbe spiegato al settimanale che c’era un’altra proposta di acquistare il fotoservizio da parte del settimanale Gente, circostanza falsa secondo i primi accertamenti e da qui l’accusa di tentata truffa. Le foto sarebbero stati scattate da una terrazza e non autorizzate secondo la procura di Roma. Un esposto è stato presentato da Berlusconi anche al Garante della Privacy.

Al contrario non è stato aperto alcun fascicolo sulle frasi pronunciate da Veronica Lario, moglie del premier Silvio Berlusconi, riguardo ad una presunta frequentazione di “minorenni” da parte dello stesso Berlusconi. Lo afferma il procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara interpellato dall’Ansa. La circostanza è stata riportata da qualche quotidiano ed era stata ventilata venerdì dal sito Dagospia che affermava che la dichiarazione della moglie di Berlusconi “verrebbe considerata come vera e propria notitia criminis”, ne seguirebbe l’atto dovuto dell’apertura di indagini il quale, a suo volta “potrebbe portare ad un avviso di garanzia anche prima delle elezioni europee”. Il procuratore Ferrara ha spiegato che a Piazzale Clodio sono giunte “alcune mail anonime” nelle quali si fa riferimento ad articoli di giornale che riportano le affermazioni di Veronica Lario. “Si tratta di anonimi”, ha spiegato il procuratore Ferrara, “che come noto non vengono presi in considerazione”. Niccolò Ghedini, deputato del Pdl e avvocato del presidente del Consiglio, su questa notizia ha detto già venerdì che si tratta dell’ennesimo diffamatorio tentativo pre-elettorale di delegittimare il presidente Berlusconi: “Nei confronti di tale ennesima, non vera, notizia diffamatoria saranno esperite tutte le azioni giudiziarie del caso”.

Parla Elio Letizia: “Ho sempre detto la verità”

Berlusconi alla festa di Noemi Letizia
Elio Letizia, padre di Noemi, è stanco. Stanco del tritacarne in cui lui, sua moglie Anna e soprattutto sua figlia sono finiti. Non ne può più dell’assedio sotto casa, delle telefonate, delle richieste di parlare, correggere, smentire, rettificare.
“Da tutta questa storia esco con due certezze. La prima è il senso del mio onore, la seconda il senso dell’amicizia”.
Che vuol dire?
Vuol dire che l’onore non te lo danno le interviste, le smentite ufficiali alle schifezze che scrivono e soprattutto alle insinuazioni infami che non scrivono ma lasciano intendere. Lo sa? La gente si dà di gomito, hanno fatto pensare che mia figlia fosse la figlia di Silvio Berlusconi oppure che io e mia moglie avessimo offerto come un trofeo la nostra ragazza ai capricci di un potente. Tutto questo è infame e sarà oggetto del lavoro degli avvocati Giulio Costanzo e Giovanni Giordano. Ma non è questo il punto. Il punto è che io mi sento bene con me stesso perché non ho nulla da nascondere. Ho detto la verità e quindi anche qui non devo né rettificare né correggere né aggiustare nulla. Le cose sono andate come ho detto. L’onore mio e della mia famiglia è un valore che ci portiamo dentro e che ci rende forti nonostante tutto.
E il senso dell’amicizia?
Berlusconi è stato e continua a essere un amico. Anche in questa vicenda sì è comportato molto bene rispettando sempre l’amico e il cittadino. Dopo tutto questo caos poteva dire della lettera che mi scrisse quando morì tragicamente in un incidente stradale nostro figlio Yuri; poteva dirlo e stroncare sul nascere un sacco di cattiverie ma non l’ha fatto. E sa perché? Ha voluto tutelare la nosta privacy, un nostro fatto intimo. Ecco, uno degli uomini più potenti che non pensa come prima cosa a se stesso ma ci difende. Questo è un amico e per me questo basta.
Noemi che cosa dice?
Noemi mi ha telefonato poco fa da scuola. Piangeva, diceva che non ne può più, che si sente prigioniera di un gioco più grande di lei, che non può uscire senza essere braccata, inseguita in motorino, con telecamere, registratori, taccuini. Foto private rubate e pubblicate sui giornali. E battute, battutacce, allusioni. Una ragazza pura e spontanea che vede traditi i suoi sogni. Le pare normale questo? Le pare degno di un paese civile? Ma cosa c’entra la libertà di stampa? Qui viene calpestata la libertà di una ragazzina che ha diritto ad avere i suoi amici, la sua vita, i suoi sogni.
Come è cambiata la vostra vita dopo la festa di Casoria?
Io se vuole ci scherzo su e le dico che non esco più e mi riposo, ma non è vero. Mia moglie Anna è di là e sta male, colta da coliche e mal di stomaco, mia figlia tenta di essere normale, oggi ha preso 8 in storia dell’arte, ma soffre immensamente anche se paradossalmente cerca lei di tirare su noi. E io che faccio i conti con tutta la mia vita e se mi chiedo: c’è qualcosa dove ho sbagliato?, mi rispondo che non ho fatto niente di male, ho solo cercato di vivere una normalità. Ma qui la normalità non è ammessa, non viene perdonata.
Avrebbe mai pensato che sarebbe successo tutto questo?
No, mai. Ma quando ci entri ti trasformi da spettatore ad attore. Tutta la scena è cambiata. Se lo ricorda il film The Truman show? Ecco, mi sembra di essere lì dentro. Non si riesce più a stare appresso a tutti gli aggiornamenti. Non di giorno in giorno ma di ora in ora, se non di minuto in minuto, c’è una valanga di notizie che sta seppellendo tutti. Ognuno dice una cosa e la verità si è persa in mezzo a una montagna di bugie. Ed è dura per persone semplici e modeste come noi gestire, soprattutto per Noemi, questa esposizione mediatica.
Risponda alle due domande che tutti pensano e nessuno ha il coraggio di farle: Noemi è figlia di Berlusconi?
Noemi ha avuto rapporti sessuali con il presidente del Consiglio?

Non vale nemmeno troppo la pena perdere tempo ma se domani viene con un genetista e un ginecologo le darò la risposta scientifica. Fate il prelievo del dna e stabilite se è illibata. In quel caso tutta questa spazzatura avrà fine.
Hanno detto che non c’è congruenza su quella famosa cena a Villa Madama: la accompagnò lei o sua moglie?
E poi il mistero di quella foto datata 20 novembre 2008 mentre la serata di gala era del 19… Non devo precisare nulla, ho già detto la verità. Io accompagnai Noemi in macchina a quella festa e mentre lei andava lì rimasi a Palazzo Grazioli a vedere la partita dell’Italia. La foto ricordo è datata 20 perché era passata la mezzanotte e mentre Berlusconi la autografava fu proprio Noemi a dire: “Oggi è il 20 novembre”. Mi ricordo che scherzando Noemi disse rivolta a me e al presidente del Consiglio: “Ecco i miei vecchiazzi, nemmeno sapete che giorno è oggi”. Tutto qui. Poi abbiamo ripreso la macchina e siamo tornati a casa. Vorrei poterle dire che a quel punto sono arrivati i servizi segreti e con una serie di cavi d’acciaio ci hanno fatto salire su un elicottero spaziale come se fossimo in Mission: impossible, e che poi siamo tornati su un’astronave, ma non è vero. Abbiamo preso la nostra automobile da comuni mortali e siamo tornati nella nostra casa semplice e modesta di sempre.
Noemi vede ridimensionati ora i suoi sogni?
Noemi è forte e positiva, come ho detto è una ragazza con i piedi per terra. Ora si sta concentrando sulla scuola, sul diploma che deve prendere, e con buoni voti. Poi spero che farà l’università o che comunque studi per una delle sue passioni. Che sia la grafica pubblicitaria o qualcosa che ha a che fare col mondo dello spettacolo o della moda non so, ma è giusto che scelga lei la sua strada. Certo, ora dire che non si fida più tanto degli altri è un eufemismo.
Nel periodo in cui Noemi e Gino Flaminio sono stati insieme, lei che opinione aveva del giovane?
Come vedeva questa relazione? Per quello che ho saputo io e ho visto, nelle volte in cui ho incontrato il ragazzo, non mi sembrava né peggio né meglio di tanti altri. Un ragazzo normale, forse più sveglio di altri, ma certo nessuno di noi ha mai saputo delle sue disavventure con la giustizia. Però, mi scusi, siccome questa persona è oggetto di una querela per diffamazione che riguarda lui e i giornalisti della Repubblica che hanno scritto l’intervista, preferirei non dire altro.
Come ne uscirete?
Il tempo è medico, poi tutto prenderà la piega giusta, piano piano tutti i tasselli prenderanno il posto giusto e si capirà la realtà che è incontrovertibile. Sono ottimista, nonostante tutto. Come diceva Bettino Craxi, ho l’ottimismo della volontà.

Giudici, altro attacco di Berlusconi: “I magistrati vogliono cambiare il voto”

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, torna sull’argomento che in parte aveva toccato giovedì all’assemblea di Confesercenti, parlando di grumi eversivi in una parte della magistratura. “Quando con delle sentenze basate sul ribaltamento della realtà” dice dall’ospedale de L’Aquila “si vuole ribaltare la decisione popolare e si vuole sostituire chi è stato eletto dal popolo per governare, questa si chiama con una parola sola: volontà eversiva ed eversione”. “Ieri” prosegue “ho parlato di grumi eversivi: non faccio che dire ciò di cui sono assolutamente convinto”.

Dunque, nessun dietrofront. Il premier si ferma a scambiare alcune battute con i giornalisti sul tema della giustizia. Dapprima si schernisce e poi rilancia il suo j’accuse contro i magistrati: “Ieri qualcuno si è scandalizzato perchè avevo parlato di grumi eversivi nella magistratura. Non faccio altro che dire che ne sono assolutamente convinto”.
Anche perché, spiega meglio a scanso di equivoci, “quando con delle sentenze basate sul ribaltamento della realtà si vuole ribaltare la decisione popolare e si vuole sostituire chi è stato eletto dal popolo, e a cui il popolo ha dato democraticamente la responsabilità di governare, questo si chiama con una parola sola: volontà eversiva ed eversione”.
Ma in ogni caso, nonostante ci sia la possibilità di sovvertire il risultato delle urne da parte di “certa magistratura”, per il premier non sussiste l’eventualità di ricorso alle elezioni anticipate. Insomma, aggiunge Berlusconi, “nel ‘94 è già successo”, ma non si scoraggia per questo.

Durante la visita di berlusconi all’Aquila c’è stato spazio anche per le contestazioni. Il premier è stato accolto dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso, dal viceministro della Salute Ferruccio Fazio e da le altre autorità. Al suo passaggio un uomo di circa 60 anni ha gridato contro il premier: “Presidente, fatti processare!”. L’uomo ha poi aggiunto, riferendosi ai quesiti posti dal quotidiano La Repubblica sulla vicenda Noemi, “Rispondi alle domande!”. Il Cavaliere, sempre guardato a vista dalle sue guardie del corpo è passato oltre e si è fermato dopo qualche metro a salutare una signora che gli si è avvicinata dicendogli “Silvio sei grande grazie di tutto”. Altri hanno applaudito e qualcuno ha anche regalato un libro-ricordo sulla città. Assediato da una selva di telecamere e taccuini, il premier ha fatto un giro nei reparti dell’ospedale e prima di andar via ha salutato i medici, gli infermieri e tutti i volontari che assistono gli sfollati: “Avete fatto dei miracoli, fate ben sperare grazie per il vostro lavoro”.

Come già accaduto dopo l’affondo di ieri del premier, l’opposizione insorge. Per D’Alema “siamo in un momento delicato della vita del Paese e il presidente del consiglio è un avvelenatore dello spirito pubblico”. “Ogni giorno” ha detto l’esponente del Pd “aggredisce altri poteri dello Stato, urla, insulta i giornalisti, l’opposizione, la magistratura. Tutto questo è molto preoccupante”. “Il Paese” ha aggiunto “avrebbe bisogno di un clima diverso e soprattutto di una diversa responsabilità da parte di chi ha il compito di guidare il governo”. Il leader dell’Italia dei Valori Di Pietro accusa il premier di essere lui “eversivo” visto che non si fa processare e invece attacca i giudici. E dal Pd Gianfranco Tenaglia parla di “aggressione indecente” alla magistratura. La linea del Pd è chiara: se il presidente del Consiglio vuol fare una riforma della giustizia, “la faccia ma la smetta di ricattare il paese continuando una indecente aggressione contro la magistratura per difendersi dai processi”.

Il futuro di Panorama.it: comunicato sindacale dei giornalisti

Il CdR della Mondadori e i Fiduciari di Panorama prendono atto delle dichiarazioni aziendali secondo cui «Mondadori investirà attenzione, energie e risorse per la presenza di Panorama nel web». Ribadiscono che rispondere correttamente alla crisi dell’editoria significa valorizzare la qualità giornalistica, cartacea e digitale, garantendo una presenza autorevole su Internet. Osservano che non ci sono evidenze concrete della volontà aziendale di perseguire questo obiettivo, ma che questo preciso obiettivo è e sarà questione centrale. In relazione alle tematiche più propriamente organizzative sollevate dal comunicato sindacale e dalla mozione assembleare, si considera che:

1) Deve venire onorato l’impegno dell’azienda di presentare entro giugno un piano editoriale e di sviluppo che chiarisca la reale fisionomia del “futuro portale”. Prendiamo atto dell’esplicitazione delle mansioni giornalistiche dei tre colleghi chiamati a prestarvi opera e il delinearsi di una struttura prettamente giornalistica in cui inserirli. In particolare è emerso che dovranno garantire la continuità del sito oggi esistente e sviluppare altri e nuovi contenuti giornalistici, obiettivo che a giudizio dell’azienda rende necessario il loro trasferimento fin da ora. Si prende atto anche della disponibilità aziendale a non ricollocare i colleghi nell’online se questa fosse la loro espressa intenzione.

2) Per quanto riguarda le espansioni e le evoluzioni che trasformeranno il sito in un portale, la Rappresentanza Sindacale segnala all’azienda che, norme contrattuali alla mano, non consentirà l’utilizzo del lavoro giornalistico - dei tre, come tutti gli altri - in attività improprie dal punto di vista metodologico. E, alla luce delle norme deontologiche, trasmetterà direttamente all’Ordine Regionale.

3) Il netto rifiuto aziendale di riconoscere le mansioni di caposervizio ai due redattori ordinari perché «inquadrati correttamente rispetto al ruolo esercitato» attiverà le classiche procedure sindacali di documentazione e formalizzazione.

4) È invece apprezzabile la dichiarazione aziendale di possibile continuità delle collaborazioni.

5) Contiamo, come dichiarato, sulla disponibilità aziendale a un confronto (anche supportato da tecnici di ambo le parti) sui flussi di traffico di Panorama.it.

6) Si prende atto che Panorama cartaceo continuerà ad avere un sito di riferimento e, attraverso il direttore di testata, un coordinamento con il futuro portale per quanto riguarda i contenuti informativi del newsmagazine e dei suoi giornalisti.

7) Si trasmette l’intera documentazione fin qui elaborata, compreso il presente comunicato, al segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, per le opportune valutazioni contrattuali e sindacali.

8) Il presente comunicato è sottoposto al gradimento dell’assemblea. Sarà diffuso a tutti i fiduciari e a tutte le redazioni Mondadori, oltre che alle agenzie di stampa. Se ne chiede infine la pubblicazione su Panorama e sul sito.

Fiduciari di Panorama - CdR Mondadori Segrate-Roma, 28 maggio 2009

L’assemblea di Panorama approva il comunicato sindacale con 45 voti a favore e 1 astenuto.

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