In Rete la guerra informatica tra polizia e antagonisti

polizia_postale

La guerra informatica tra polizia e antagonisti si combatte a colpi di blog, hackeraggi e inchieste giudiziarie. Ad attaccare per primi sono stati i secondi con il sito Caccia allo sbirro che riportava foto e nomi di poliziotti in borghese in servizio di ordine pubblico durante alcune manifestazioni a Bologna, Milano e Bergamo. Online dallo scorso febbraio, invitava gli utenti a divulgare dati e informazioni sulla vita privata dei “servi della borghesia”, per schedarli e “rendere il loro sporco lavoro se non impossibile, almeno difficile”.

La denuncia è partita dal Sap, il sindacato autonomo di polizia, sul cui forum tra l’altro una utente, che si definiva appartenente alle forze dell’ordine, ha dichiarato di aver creato un blog opposto a Caccia allo sbirro: Hunting the anarchists, caccia agli anarchici. La Digos ha informato la Procura di Bologna che ha quindi aperto un’inchiesta sul portale contro la polizia. Le accuse ipotizzate sono di minacce, istigazione alla violenza e violazione della privacy. Il procuratore Silverio Piro ha parlato di “fatti di una gravità straordinaria, con evidente contenuto intimidatorio” e ha aggiunto che “cercare di porvi dei correttivi è il nostro compito fondamentale”.

Caccia allo sbirro sarebbe riconducibile al Nuovo partito comunista italiano (Npci), che ha sede in Francia. Ma nonostante il sito sia stato registrato all’estero, la Polizia postale ha identificato i presunti autori, che sono appunto indagati. Si tratta di italiani. Prima però che il blog anti polizia fosse oscurato dalla magistratura, ci hanno pensato dei pirati informatici. Qualche giorno fa infatti è stato “hackerato” da una sedicente e misteriosa “NetGods hacker crew”, che l’ha reso inaccessibile, così come il sito della “Voce” del Nuovo Pci.

Come firma i pirati pro forze dell’ordine hanno lasciato un teschio con il berretto da poliziotto e una scritta: “NetGods crew a favore delle forze dell’ordine, no all’infame divulgazione delle informazioni personali, rendiamo la vita difficile ai comunisti, terroristi e provocatori. Sabotiamo il controllo comunista”. Agenti nelle vesti di hacker? Web-simpatizzanti dell’ordine costituito? Oppure gli stessi antagonisti che hanno oscurato il proprio blog per ostacolare le indagini? La Postale, che ha seguito passo passo tutta la vicenda, non fa ipotesi sul sabotaggio di Caccia allo sbirro. Anche se quella dell’autocensura sembra la meno plausibile.

Gli investigatori della Rete spiegano che il monitoraggio sui reati commessi tramite Internet è costante e a 360 gradi. “Il web garantisce un anonimato quasi totale, ci sono diversi strumenti per diventare dei ‘fantasmi informatici’”, sottolinea uno di loro. “Inoltre le tracce di chi agisce online possono essere fatte rimbalzare su server dall’altra parte del mondo”. Che armi ci sono quindi contro chi delinque via Internet? I percorsi seguiti dagli utenti, assicurano alla Postale, sono comunque percorribili e se portano in altri Stati, entrano in campo la collaborazione tra polizie e le rogatorie. Anche se i tempi delle indagini si allungano.

Certo, non tutti i Paesi collaborano allo stesso modo e non con tutti esistono rapporti di reciprocità. Inoltre a volte ci sono dei disaccordi normativi su ciò che viene considerato reato all’estero, ad esempio nel campo della libertà di espressione e di opinione. “Ma il problema non è tanto legislativo”, continuano alla Postale, “in Italia ad esempio la normativa del data retention (la conservazione dei dati da parte dei provider, ndr) è funzionale”.

La questione, secondo chi persegue i cyber criminali (truffatori, pedofili, esperti di phishing), riguarda piuttosto i rapporti internazionali. E soprattutto i paletti che regolano la Rete: sono “scarsi” a sentire le forze dell’ordine e rendono molto difficile (se non impossibile) l’identificazione di un singolo utente che abbia l’intenzione e le conoscenze tecniche per non lasciare traccia.

Intanto alla Questura di Milano, dove dieci giorni fa il virus “Conficker” ha mandato in tilt praticamente tutta la rete informatica, si sta tornado lentamente alla normalità. Il problema di funzionalità, che non ha niente a che vedere con hacker e “attacchi” di anarchici, è stato quasi interamente risolto. I computer fuori uso, assicurano in via Fatebenefratelli, sono una minima parte.

Commenti

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Il 2 Maggio 2009 alle 17:14 100spiare ha scritto:

In Rete la guerra informatica tra polizia e antagonisti…

La guerra informatica tra polizia e antagonisti si combatte a colpi di blog, hackeraggi e inchieste giudiziarie. Ad attaccare per primi sono stati i secondi con il sito Caccia allo sbirro che riportava foto e nomi di poliziotti in borghese in servizio …

Il 6 Aprile 2010 alle 7:16 Notizie dai blog su La guerra informatica è alle porte ha scritto:

[...] In Rete la guerra informatica tra polizia e antagonisti La guerra informatica tra polizia e antagonisti si combatte a colpi di blog, hackeraggi e inchieste giudiziarie. Ad attaccare per primi sono stati i secondi con il sito Caccia allo sbirro che riportava foto e nomi di poliziotti in borghese in servizio di ordine pubblico durante alcune manifestazioni a Bologna, Milano e Bergamo. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]

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