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di Laura Maragnani
I numeri sono 15-15-20. Non sono quelli del lotto, ma Dario Franceschini su questa terna si gioca molto, forse tutto. Sono numeri da allarme rosso: quello lanciato da Paolo Fontanelli, responsabile democratico agli enti locali, alla festa nazionale del Pd a Firenze lo scorso agosto. Toscano verace, ex operaio, irreprensibile curriculum Pci-Pds-Ds alle spalle, il baffuto Fontanelli ha annunciato cifre da Caporetto per le amministrative: con il Pd al 33 per cento, su 50 province conquistate nel 2004 dal centrosinistra solo 15, “probabilmente”, il 6 e 7 giugno, resteranno al centrosinistra. “Altre 15 sono in bilico”. Le altre 20 saranno del Pdl.
A 40 giorni dal voto Fontanelli non cambia idea: “Il dato di riferimento obbligato è quello delle politiche 2008″ conferma a Panorama. “E su quella base 15 province sono sicure, 15 ce le giochiamo sul filo puntando sulla buona prova degli amministratori uscenti, nelle altre 20 c’è uno scarto così notevole con il centrodestra che recuperare è praticamente impossibile”. A meno di un miracolo. Sempre che il Pd riesca a rimontare da quel circa 26 per cento (fonte: Ipsos per Ballarò, 21 aprile) a cui è inchiodato dai sondaggi, ben al di sotto della soglia 33 per cui è valida la terna 15-15-20.
Sessantadue le province in palio (rinvio invece all’autunno, causa terremoto, per L’Aquila) e 4.296 i comuni, di cui 214 sopra i 15 mila abitanti (ci sono capoluoghi di regione come Bologna e Firenze, Ancona e Bari, Perugia, Potenza e Campobasso). L’80 per cento delle amministrazioni uscenti è di centrosinistra. E solo 10 province su 60 hanno, al momento, un presidente di centrodestra. Tutto a “Rischio ribaltone”, come titolava L’Unità il 18 aprile, giorno del lancio ufficiale, con Dario Franceschini e i vari candidati, della campagna Pd per le amministrative?
Il ribaltone è già scritto. “Nel 2004 il centrodestra si è presentato diviso all’appuntamento elettorale, contro un Ulivo compatto che ha fatto il pieno dappertutto” è l’analisi concorde del pd Fontanelli e del pdl Mario Valducci, suo omologo nel partito del Cavaliere. “Oggi la situazione è rovesciata” valuta Valducci. “E se contiamo l’effetto traino, anche a livello locale, di un gradimento di Silvio Berlusconi che viaggia oltre il 50 per cento, possiamo perdere solo se facciamo errori”.
Parlare con Valducci dà l’idea dell’aria che tira nel centrodestra. “Non vinceremo tutto, ma tutto è possibile. Tanto che al Nord, insieme alla Lega, potremmo fare persino uno strike”. Clima euforico. Il centrodestra si sente già in tasca le province di Bergamo e Brescia e “un pensierino” lo fa su Lodi; in Piemonte punta sulla conquista di Alessandria, Biella, Verbania e Novara, con la speranza di arrivare al ballottaggio a Torino; il Veneto “non darà sorprese” e persino le regioni rosse non sono più sfide impossibili: Rimini, Parma, Piacenza, Grosseto sono “in bilico”. Sull’Abruzzo intero è stata lanciata l’opa post terremoto (”Chieti, Pescara, Teramo, tutto è abbondantemente alla portata”) e sulla Campania c’è la scommessa di Napoli, dove il Pd rischia per la questione morale e la malgestita emergenza rifiuti.
Insomma, si fa prima a dire cosa rimarrebbe in mano al centrosinistra. Nella sede nazionale del Pd circola “un foglietto allarmante” di cui L‘Unità ha dato dolorosamente conto: al Nord “le uniche province certe sono quelle di Torino, Venezia e Cremona”; “nella tradizionale zona rossa, Emilia, Toscana, Umbria, rischiano Rimini, Piacenza, Parma e Grosseto”; Milano trema, Napoli pure; incerte “Frosinone, Avellino, Salerno, Bari, Brindisi, Lecce, Taranto, Chieti, Teramo”. E via: un bollettino di guerra.
La guerra in periferia, in realtà , è cominciata da mesi. La formazione delle liste e delle alleanze nel centrosinistra è stata tutt’altro che indolore, dentro e intorno al Pd. È vero che in almeno metà delle province il Pd è riuscito a trovare un accordo con Rifondazione e con il Pdci, che l’Ulivo è risorto quasi dappertutto, che Sinistra e libertà è un “alleato fedele” (Fontanelli dixit). Però tra i compagni di strada serpeggia un malcontento feroce: “Le liste sono state compilate con arroganza, imponendo a tutti i costi i candidati del Pd, anche se deboli. Si è scelto ovunque di compiere atti di forza ai danni degli alleati” sbotta Pier Paolo Cento a nome dei Verdi, cui brucia “il vulnus” della mancata ricandidatura di Dino Di Palma alla Provincia di Napoli.
Rifondazione si è invece legata al dito la liquidazione di Massimo Rossi ad Ascoli Piceno, unico presidente uscente in quota Prc, che dovrà adesso correre contro un avversario del Pd, col rischio che il centrodestra goda tra i due litiganti.
Ritorsione immediata: Prc e Pdci valuteranno “caso per caso” se e dove fare un accordo col Pd: sì a Bologna, per esempio, dove il candidato sindaco Flavio Delbono ha ricompattato il centrosinistra dell’Unione pre Cofferati; no a Milano, “dove non condividiamo le politiche su sicurezza e crisi di Filippo Penati” spiega il responsabile enti locali del Prc, Raffaele Tecce; sì a Bari, dove con Michele Emiliano c’è feeling; no a Napoli, dove i comunisti correranno in proprio “cercando di recuperare movimenti e realtà che nel sistema Bassolino-Iervolino non hanno spazio”.
Una giungla di alleanze variabili e avariabili. All’ombra del 15-15-20 si vedrà di tutto. A Brindisi il Pd corre con l’Udc, candidando il presidente degli industriali Massimo Ferrarese contro tutto il resto della sinistra. Nella nuova provincia di Fermo, invece, sono tutti d’accordo nel sostenere Fabrizio Cesetti, ex ds che con Sinistra e libertà ha sbaragliato il Pd alle primarie.
Ad Ancona Sinistra e libertà corre sola contro Pd, Prc, Pdci, Verdi e Idv.
A Reggio Emilia l’ex Pci-Pds-Ds Antonella Spaggiari, detta “la Zarina”, corre col sostegno dell’Udc contro il sindaco uscente Graziano Del Rio, pd.
E come se non bastasse, ecco l’Italia dei valori: reclamando “pari dignità ” corre in proprio a Brescia e a Bergamo, vuole un suo candidato al Comune di Campobasso (”In Molise abbiamo il 33 per cento dei voti, il Pd non arriva al 20: di che stiamo a discutere?” così il deputato Ignazio Messina) e boccia il campione democratico al Comune di Potenza, minacciando in caso contrario di non appoggiare il Pd nelle due province lucane; “poi, se si perde, non vengano a piangere da noi”.
D’accordo, ma che colpa ha Franceschini? “Sono finiti i tempi in cui ogni trattativa si faceva a Roma” lo difende come un soldato Fontanelli. “Oggi è il partito a livello locale che decide tutto”. Ma a livello locale, scuote la testa l’ex ds Massimo Mezzetti, che per Sinistra democratica ha condotto le trattative in giro per l’Italia, “la sensazione è che il Pd sia esploso. Non si sa bene con chi trattare, non c’è più un referente unico e certo, o almeno in grado di garantirti qualcosa. Tra i cacicchi infuria la guerra, ognuno ha la propria lista e la propria alleanza, e più che la politica sembrano trionfare a volte le gelosie personali, gli odi interni, le rivalità ”.
Un quadro che molti protagonisti delle trattative di questi giorni sono disposti a sottoscrivere. Spazzati via ieri dalla scelta veltroniana di correre in solitudine, costretti oggi a dar segni di vita dentro a liste che spesso non condividono del tutto, ora aspettano il 7 giugno con un dente spesso avvelenato. Altro che 15-15-20. Dice Cento: “Imponendo i suoi candidati, il Pd si è intestato ogni vittoria ma si intesterà anche ogni sconfitta”.
Franceschini è avvisato.

- Sabato 2 Maggio 2009
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Commenti
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Il 3 Maggio 2009 alle 22:41 fercas ha scritto:
Lasciatelo lavorare! Il mezzo disastro stà facendo il suo meglio!!! Cordialità .
Il 4 Maggio 2009 alle 6:17 bruno1946 ha scritto:
Una cosa emerge da queste consultazioni politiche, visto che la classe politica tira a giocare politica costosa e incloncludente, saranno gli elettori a fare pulizia di chi deve andare a casa e di chi deve essere eletto.
Vai Franceschini, che se continui cosi’ ti resteranno solo i ricordi.
Il 18 Maggio 2009 alle 20:23 Il Pd rischia di perdere due Province su tre | Camelotdestraideale.it ha scritto:
[...] Occorre tener presente, infatti, che si voterà per il rinnovo di 62 province e di 4.296 comuni (tra cui: Bologna, Campobasso, Ancona, Bari, Firenze, Perugia e Potenza). E queste amministrazioni, nell’80% dei casi, oggi sono governate dal centrosinistra. Per quanto riguarda le Province: ben 50 sono rette da una coalizione progressista. [...]
Il 25 Gennaio 2010 alle 16:20 Scacco pugliese al Pd: Bersani “Bocciato” da Vendola e impallinato da D’Alema - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Pd dopo una sconfitta elettorale: Veltroni alle Politiche e alle regionali sarde; Franceschini alle amministrative del giugno 2009. Sconfitte pesanti sì, ma gestibili. E come Veltroni e Franceschini, Bersani ha commesso lo stesso [...]
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