
Potrebbe essere a una svolta la causa di beatificazione di Giovanni Paolo II. A metà maggio, presso la Congregazione delle cause dei santi, si riunirà una commissione composta da otto teologi più il promotore della fede, monsignor Sandro Corradini, che dovrà valutare vita, opere e scritti di Karol Wojtyla per dare il via libera alla procedura.
Per credenti e non credenti di tutto il mondo, Giovanni Paolo II è già santo, tanto che il 2 aprile 2010 (quinto anniversario della morte) viene indicato come possibile data per la beatificazione. Tuttavia, l’esito dell’imminente riunione della Congregazione delle cause dei santi non è scontato. Emergono infatti alcuni particolari sconcertanti che gettano un’ombra sulla causa.
Tra i circa 120 testimoni che, sotto vincolo di segreto, sono stati interrogati a Roma e a Cracovia, manca uno dei più stretti collaboratori di Wojtyla: Angelo Sodano, per 15 anni segretario di Stato. Il porporato, oggi decano del collegio cardinalizio, si sarebbe infatti rifiutato, finora, di deporre nella causa. E forse ha seguito il suo esempio il cardinale Leonardo Sandri, per sette anni sostituto alla segreteria di Stato.
Alla ricostruzione della vita di Giovanni Paolo II manca perciò il contributo decisivo di coloro che nel corso del pontificato sono stati numero due e numero tre nella gerarchia della curia. Non si tratta di ingratitudine da parte loro, quanto di una valutazione di opportunità. Il ruolo ricoperto per anni li ha portati infatti a conoscere fatti riservati ed estremamente delicati anche per le relazioni internazionali della Santa sede. Le loro rivelazioni potrebbero persino mettere in pericolo la vita di qualcuno.
Emerge così il problema principale della causa di Giovanni Paolo II: è possibile, a così breve distanza dalla morte, esaminare con equilibrio e completezza l’esistenza di un pontefice che ha regnato per 27 anni e ha intrattenuto rapporti con i potenti di ogni parte del mondo?
Qualcuno ne dubita ma Papa Ratzinger, di fronte alla richiesta del collegio cardinalizio, ha derogato alla regola canonica in virtù della quale occorre attendere almeno 5 anni prima di intraprendere una causa di beatificazione. Benedetto XVI chiede che alla causa di Wojtyla venga data la priorità, anche se raccomanda che vengano comunque rispettate le procedure previste.
Intanto un’altra ombra si allunga sul lavoro svolto dalla commissione storica diocesana, presieduta dal polacco monsignor Michal Jagosz. La commissione non ha potuto esaminare tutti i documenti in possesso dell’ex segretario personale di Giovanni Paolo II, l’attuale arcivescovo di Cracovia, cardinale Stanislaw Dziwisz. È lui il principale depositario dei segreti di Wojtyla: nel testamento il Papa aveva chiesto di bruciare tutte le sue carte private, invece Dziwisz le ha conservate. L’immenso archivio, trasferito da Roma all’arcivescovado di Cracovia, non sembra sia stato ancora nemmeno inventariato. Dziwisz ha regolarmente deposto dinanzi al tribunale diocesano per la causa di beatificazione e ha fornito alla commissione storica alcuni documenti, scambi epistolari e minute, ma non ha permesso agli esperti di esaminare tutto il materiale.
Pesa inoltre sul responsabile della commissione storica diocesana, Jagosz, l’accusa di essere stato una spia per conto della polizia segreta polacca, formulata dallo storico Marek Lasota sulla scorta dei dossier dell’Istituto per la memoria nazionale a Varsavia.
I rapporti con i regimi dell’Europa orientale prima della caduta del Muro di Berlino, i finanziamenti al sindacato polacco Solidarnosc, le relazioni tra lo Ior, il Banco Ambrosiano e la morte di Guido Calvi, i retroscena delle più controverse nomine episcopali e cardinalizie: questi i principali punti oscuri nel dossier per la beatificazione di Giovanni Paolo II. A cui si aggiungono le accuse formulate dal colonnello polacco Ryszard Kuklinski (per 9 anni collaboratore della Cia), secondo il quale durante il pontificato di Wojtyla c’erano “quattro uomini d’oro” in Vaticano al servizio del Kgb. E uno di questi avrebbe avuto libero accesso all’appartamento del Papa.
Omissis, reticenze e lacune che il postulatore della causa, il polacco Slawomir Oder, ha cercato, almeno in parte, di colmare con la “positio”, il fascicolo di oltre 1.500 pagine consegnato nelle scorse settimane ai teologi. Il relatore della causa, il domenicano francese Daniel Ols, ha rinviato più di una volta indietro la positio a monsignor Oder affinché la integrasse e la completasse, nei limiti del possibile. Ora il lavoro è concluso e la parola passa agli esperti.
Nel fascicolo sono contenute inoltre le testimonianze relative a circa 250 guarigioni ed episodi inspiegabili attribuiti all’intercessione di Wojtyla. Fra questi anche la guarigione miracolosa dal morbo di Parkinson di suor Marie Simon Pierre di Aix-en-Provence, in Francia.
La decisione dei teologi, accompagnata dalle conclusioni del promotore della fede, Corradini, sarà trasmessa ai 25 membri della congregazione (cardinali e vescovi presieduti dal salesiano Angelo Amato). Questi, a loro volta, si riuniranno per esprimere il giudizio definitivo sulla causa. Sulla base di queste valutazioni, Joseph Ratzinger deciderà se e quando beatificare Wojtyla.
Intanto nelle Grotte vaticane continua il pellegrinaggio ininterrotto di fedeli alla tomba di Giovanni Paolo II. Centinaia di persone, commosse, pregano, lasciano fiori, biglietti, fotografie, ignare di dossier segreti e controversie canoniche. Nel cuore dei fedeli Wojtyla è già santo. “Santo subito”, come recitavano i cartelli il giorno dei funerali.
- Domenica 3 Maggio 2009
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Commenti
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Il 3 Maggio 2009 alle 14:18 Vaticano « Sottoosservazione’s Blog ha scritto:
[...] http://blog.panorama.it/italia.....-thriller/ [...]
Il 20 Ottobre 2009 alle 19:52 indigesto ha scritto:
La Santità è un dono di Dio. Se Dio lo ascolta nelle Sue intercessioni operando miracoli è segno che ha già deciso. Tocca alla Chiesa proclamarlo, aldilà di ogni possibile vicenda umana.
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