- Tags: Camera, ddl, denuncia, Gianfranco Fini, immigrazione, Lega, medici, ministro, pdl, presidente, presidi, Roberto Maroni, scuola, sicurezza
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Una lettera di due pagine al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, inviata alla vigilia del ponte del primo maggio. Mittente: il presidente della Camera Gianfranco Fini. Che il 30 aprile si è rivolto al titolare del Viminale per segnalare eventuali “problemi di costituzionalità” di una norma, contenuta nel disegno di legge sulla sicurezza che di fatto impedirebbe l’iscrizione alla scuola dell’obbligo dei bambini stranieri, se figli di genitori clandestini.
Da sottolineare la tempistica: è alla vigilia del dibattito parlamentare sul ddl (che entrerà nel vivo a Montecitorio martedì 5 maggio con un esito tutt’altro che scontato visto che, sempre martedì, un vertice di maggioranza dovrà decidere se mettere o no la fiducia) che il presidente Fini torna sul tema a lui molto caro dell’immigrazione e dell’integrazione degli stranieri in Italia.
Dopo gli interventi contro i cosiddetti “medici spia”, poi stralciati dal provvedimento, la seconda carica dello Stato chiede insomma chiarimenti sui “presidi spia”. A rendere noto il contenuto della lettera è stato lo stesso Fini, partecipando a un incontro sulla Costituzione e sul ruolo del Parlamento con alcuni studenti. “Nel disegno legge sulla sicurezza” ha detto Fini, rispondendo alla domanda di un ragazzo “c’è una norma per la quale ogni volta che ci si vuole interfacciare con la pubblica amministrazione occorre presentare un documento di identità, ma per un cittadino straniero occorre il permesso di soggiorno”. E poiché un clandestino non ha alcun tipo di documento di riconoscimento valido in Italia, Fini ragiona: “Se la norma è interpretata in un certo modo, arriviamo all’estremo che un bambino non potrebbe nemmeno frequentare la scuola dell’obbligo se i genitori non hanno il permesso di soggiorno”. “Per questo” ha rivelato Fini “ho chiesto un chiarimento a Maroni”.
Chiarimento chiesto per iscritto: “A prescindere dal giudizio su tale eventualità (a mio avviso negativo) che appartiene al dibattito politico, ti faccio presente” si legge nella lettera inviata da fini a Maroni “che si porrebbero problemi di costituzionalità e che da un attento esame della principale legislazione europea in materia di istruzione degli stranieri, non si evince alcuna normativa volta a discriminare l’esercizio del diritto allo studio da parte di minori stranieri”.
L’articolo cui Fini si riferisce nella sua lettera è quello che introduce il concetto secondo il quale lo straniero, per avere diritto a qualsiasi tipo di prestazione pubblica, compresa l’iscrizione a scuola, dovrà presentare il permesso di soggiorno. In caso contrario, scatta l’obbligo di denuncia perchè la clandestinità, con questo ddl, diventa reato. E, secondo il codice penale vigente, se non si denuncia un reato lo si commette a propria volta.
Secondo Fini, quindi, la disposizione - subordinando la fruizione di pubblici servizi alla presentazione di “documenti inerenti al soggiorno” presso gli uffici della nostra amministrazione - “impedisce che di questi servizi possano godere gli stranieri privi dei predetti documenti. Ciò fa sorgere, soprattutto a livello applicativo un problema di compatibilità” con altre norme. “Un solo esempio delle conseguenze - spiega Fini - che ne deriverebbero: ai minori stranieri verrebbe negata l’iscrizione alla scuola dell’obbligo ed il conseguente diritto all’istruzione che è attualmente tutelato, indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani”.
- Lunedì 4 Maggio 2009
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Commenti
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Il 5 Maggio 2009 alle 9:53 Ddl Sicurezza: scontro annunciato sui “Presidi spia” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] No ai presidi-spia: Gianfranco Fini ha preso carta e ha scritto al ministro dell’Interno Roberto Maroni, chiedendo chiarimenti ed esprimendo la sua personale contrarietà ad una delle norme contestate del ddl sicurezza che oggi arriverà all’esame dell’aula di Montecitorio. Sotto accusa, in particolare, è la norma che negherebbe di fatto la frequenza scolastica ai figli degli immigrati senza permesso di soggiorno. Un provvedimento del genere, secondo il presidente della Camera, non trova riscontri nella normativa europea e presenta profili di incostituzionalità. Oggi a Montecitorio, si procederà all’esame degli emendamenti. Ed è molto probabile che verrà posta la questione di fiducia (rispondendo così alle richieste della Lega). Maroni non vuole che la maggioranza si spacchi di nuovo bocciando norme che stanno molto a cuore al Carroccio, come quella del prolungamento della permanenza nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) per gli stranieri irregolari, da 2 a 6 mesi. A preoccupare Maroni è anche la norma sugli appalti, modificata a sorpresa alla Camera dalle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali. Per il ministro dell’Interno il testo dell’articolo 34 “deve tornare quello che è stato approvato” a Palazzo Madama. La norma prevedeva che nessun imprenditore che avesse subito un tentativo di estorsione senza denunciarlo potesse partecipare a gare d’appalto pubbliche. E che bastasse, per “smascherarlo”, la dichiarazione di un testimone o di un imputato in un procedimento contro terzi. I costruttori erano insorti chiedendo di essere ascoltati. Dopo l’audizione, sia il Pd sia il Pdl avevano presentato degli emendamenti per mettere a punto “una norma più garantista”, prevedendo l’esclusione da appalti solo il costruttore che risulti imputato per favoreggiamento o per falsa testimonianza. Spaccando Lega e Pdl, ma anche il governo, con il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano su posizione di grande contrarietà. Ma le divisioni si sono registrare anche nel Pd. Il capogruppo del Carroccio, Roberto Cota, ha annunciato un emendamento per confermare l’articolo anti-racket originale. E anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano si è schierato per il ritorno alla norma originaria. C’è poi il capitolo “Ronde”, ma su queste si registra la contrarietà solo del centrosinistra (”così lo Stato getta la spugna”, ammonisce il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini) perché sul Pdl e Lega fanno fronte compatto. L’articolo potrebbe riservare le maggiori sorprese è comunque quello dei presidi-spia. La norma osteggiata da Fini è duramente contestata anche dal centrosinistra. In generale l’articolo prevede che l’immigrato, per avere diritto a qualsiasi tipo di prestazione pubblica (non soltanto l’iscrizione a scuola) debba presentare il permesso di soggiorno. In caso contrario, scatta l’obbligo di denuncia perché la clandestinità, con questo ddl, diventa reato. Ed è proprio su questo punto che insiste il Pd che, con il capogruppo Antonello Soro, si schiera con Fini, ma chiede che dal testo del ddl sia eliminato proprio il reato di clandestinità. Un’ipotesi alla quale chiude nettamente il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto. Lo scontro intanto va avanti a colpi di interviste e dichiarazioni a mezzo stampa. “Gli unici diritti inalienabili sono quelli che riguardano la sopravvivenza” e la linea di “apertura” di Gianfranco Fini è ‘”pericolosa”: così il sindaco di Verona Flavio Tosi, intervistato dal Corriere della sera, ha criticato la presa di posizione del presidente della Camera Gianfranco Fini contro i “presidi spia”. Per Tosi, Fini “sembra convinto di avere un peccato originale gigantesco e per farlo dimenticare scavalca a sinistra la sinistra”. Tosi spiega che “riconoscere l’istruzione significa ammettere il diritto dei clandestini a una permanenza senza limiti. E poi perché l’istruzione sì e la casa no? Perché non gli assegni famigliari?”. Quella del presidente della Camera, aggiunge, “è una linea che conosciamo. Ma è pericolosa: se il sistema può assorbire un certo numero di persone, i messaggi che propongono aperture mettono a rischio il sistema”. [...]
Il 6 Maggio 2009 alle 18:33 nhico ha scritto:
Fini sta cavalcando un cavallo che inevitabilmente lo disarcionerà. E non è detto che dalla inevitabile caduta ne possa venire fuori illeso. Scaricatosi dalla responsabilità del governo di un partito, gioca a fare il gentiluomo di campagna e tutto azzimato mette zeppe in gran quantità per frenare il governo nell’espletamento del suo programma elettorale. Dimenticandosi che quel programma era anche il suo programma e, soprattutto, che prima di pensare agli emigranti deve pensare agli italiani.
Il 8 Maggio 2009 alle 18:41 La Chiesa a più voci contro il rimpatrio dei migranti: “Lesi i diritti umani” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Per il ministro dell’Interno Maroni è stata “una giornata storica”, quella di giovedì 7 maggio, in cui 227 migranti, stipati su tre diverse imbarcazioni, sono stati prima soccorsi da tre motovedette della Guardia Costiera italiana e poi riaccompagnati al porto di Tripoli. Non l’hanno vissuta così l’Onu, le opposizioni di sinistra, i vescovi e la Santa Sede. Quest’ultima, tramite Monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i migranti, ha detto che il rimpatrio dei clandestini in Libia ha violato le norme internazionali sui diritti dei rifugiati. E non è la prima volta che il Vaticano prende di mira le proposte del responsabile del Viminale. Nel giugno del 2008 sempre Marchetto bocciò la decisione del governo italiano di istituire il reato di immigrazione clandestina. Anche se, il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, si era affrettato a dichiarato che il presule non parla a nome della Santa Sede. Stavolta, mentre un altro barcone con 77 migranti, che era in difficoltà al largo delle coste libiche, è stato riportato nel porto di Tripoli (dopo essere stata rimorchiata da un mezzo in servizio presso una piattaforma dell’Eni), Marchetto ha criticato anche alcune note del pacchetto sicurezza come la denuncia degli irregolari da parte dei medici destinata a creare difficoltà all’integrazione. “La normativa internazionale, alla quale si è appellata anche l’Onu” ha ricordato monsignor Agostino Marchetto “prevede che i possibili richiedenti asilo non siano respinti, e che, fino a che non ci sia modo di accertarlo, tutti i migranti siano considerati rifugiati presunti”. “Capisco che gli attuali flussi misti complicano le cose anche per i governi” ha aggiunto il presule, “ma c’è bisogno comunque di rendere operative le norme concordate e riaffermate più volte nelle sedi internazionali”. Monsignor Marchetto ha poi ribadito la sua convinzione, già espressa più volte, ma non sottoscritta dalle massime autorità ecclesiastiche, che la legislazione italiana in materia migratoria sia macchiata da un “peccato originale” rappresentato dalla volontà di “criminalizzare gli emigranti irregolari”, una realtà di fronte alla quale “i cittadini sono posti e devono giudicare”. Negare di fatto ai clandestini il diritto alle cure e all’educazione per i figli, pena la denuncia, ha osservato Marchetto, rappresenta: “una evidente violazione dei diritti fondamentali della persona”. “Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Per quanto mi riguarda” ha concluso “cerco solo di rappresentare la dottrina sociale della chiesa che, nel valutare la soluzione ad un problema impone di verificare non solo se è efficace, ma se è giusta”. Ma critiche all’azione italiana sono giunte anche dall quotidiano Osservatore Romano che venerdì ha scritto: “Diverse organizzazioni umanitarie hanno espresso critiche nei confronti di questa operazione. Preoccupa il fatto” scrive il giornale vaticano “che fra i migranti possa esserci chi è nelle condizioni di poter chiedere asilo politico. E si ricorda anzitutto la priorità del dovere di soccorso nei confronti di chi si trova in gravi condizioni di bisogno. I migranti” prosegue il quotidiano d’Oltretevere “devono poi essere ricoverati presso strutture che possano fornire adeguate garanzie di assistenza e di rispetto dei diritti umani”. A esprimere la propria preoccupazione c’è anche la Cei. A farsi portavoce dei vescovi è padre Gianromano Gnesotto, direttore dell’ufficio per la pastorale degli immigrati esteri in Italia e dei profughi. “Se questo presunto reato di clandestinità non viene in qualche modo modificato “afferma alla radio Vaticana” subiremo delle conseguenze notevoli non soltanto per quanto riguarda gli immigrati, ma anche per quanto riguarda i diritti fondamentali quali quelli della salute o dell’istruzione. Indubbiamente, nel dibattito politico” prosegue Gnesotto “sembra che questo sia un punto che alcune forze politiche tengono fermo”. [...]
Il 20 Luglio 2009 alle 17:10 Ronde, Napolitano “politicamente incisivo”: il ritorno del Fini “contro”? » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nulla di nuovo sul fronte occidentale, si potrebbe commentare. Fini non è infatti insolito a uscite di questo tenore: contro la riforma del Parlamento, contro la legge sulla fecondazione assistita, contro le disposizioni per combattere l’immigrazione clandestina. E persino contro la Chiesa (che, ovviamente, rispedì l’accusa al mittente). [...]
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