
In tv e sui giornali finiscono solo quando sbagliano. O si presume che l’abbiano fatto. L’ultimo caso è quello di Mariangela Gentile, giudice onorario di Bologna che ha rimesso in libertà Alexandru Loyos Isztoika, il romeno accusato successivamente dello stupro di una minorenne nel parco romano della Caffarella e quindi discolpato. Ma i 3.866 magistrati onorari, che contribuiscono a smaltire le cause che intasano gli uffici giudiziari, non ne possono più di fare le controfigure, gli stuntmen della giustizia, che servono a cottimo e senza alcuna garanzia.
Per questo hanno pronto un reclamo da inviare alla Commissione europea con la richiesta di aprire un procedimento di infrazione contro l’Italia “per violazione della normativa comunitaria del lavoro”. Il 6 maggio attueranno il primo sciopero virtuale. Le parcelle del giorno verranno devolute ai colleghi abruzzesi che a causa del terremoto hanno perso soldi e impiego: infatti il tribunale dell’Aquila (dove operano due giudici onorari e cinque viceprocuratori) ha sospeso le udienze sino al 30 novembre e i precari degli altri uffici giudiziari abruzzesi non sanno quando arriveranno i pagamenti.
Certo la somma che i magistrati onorari metteranno nel fondo non sarà da paperoni. Per ogni udienza che duri meno di 5 ore percepiscono 73 euro netti. Cifra che comprende la stesura delle motivazioni delle sentenze e lo studio degli atti. Stipendi miseri che in media consentono di racimolare un migliaio di euro al mese. Un lavoro a cottimo dove i “caporali” sono i presidenti dei tribunali che ingaggiano questi precari della giustizia causa per causa. A loro toccano i procedimenti meno ambiti senza diritto a contributi, assistenza medica (un giudice onorario perugino ha fatto il pendolare con Milano per curarsi un tumore al seno e non abbandonare l’ufficio), ferie e maternità (a Torino i colleghi hanno fatto la colletta per consentire a una puerpera di restare a casa con il neonato).
In autunno una circolare ministeriale ha eliminato la doppia indennità (prevista in taluni casi) per le toghe onorarie e loro hanno proclamato uno stato di agitazione che ha rischiato di paralizzare il sistema giudiziario. In questo caso l’Associazione nazionale magistrati (Anm) è intervenuta in loro difesa, però non tutti i colleghi di carriera, in particolare i presidenti dei tribunali, hanno perorato la loro causa. Divisione già evidenziata da recenti polemiche.
Per esempio, al congresso nazionale dell’Anm di giugno Alessandro Pepe, membro del comitato direttivo centrale, ha rimarcato i risultati dei giudici italiani di primo grado, capaci di concludere mediamente il 30-40 per cento di procedimenti in più dei colleghi spagnoli e francesi. Paola Bellone, consigliere nazionale della Federmot (Federazione nazionale magistrati onorari di tribunale), la più importante associazione di categoria con circa 2 mila iscritti, gli ha strappato le medaglie via lettera: “I dati così rappresentati non esprimono il contributo dato all’esaurimento dei medesimi procedimenti dagli onorari in servizio”. Per lei il record sbandierato dall’Anm sarebbe dopato con le cause concluse grazie ai magistrati “di serie B”.
Operosità stimolata dal cottimo e sottolineata dalla Federmot nel reclamo alla Commissione europea. Secondo i calcoli dell’associazione, i giudici onorari di tribunale (got) effettuano il 99,9 per cento delle esecuzioni immobiliari; i viceprocuratori (vpo) coprono la stessa percentuale di udienze davanti ai giudici di pace e presenziano al 98 per cento dei procedimenti dei tribunali monocratici, l’80 per cento considerando anche i collegi giudicanti.
A Treviso i got emettono il 100 per cento delle sentenze civili, ad Alessandria la metà, a Firenze il 45. Nel penale la situazione non cambia: a Perugia, nel 2008, i quattro got hanno emesso 256 sentenze ciascuno, il 57 per cento del totale. Ad Alessandria la quota sale a 65, a Biella è al 49, a Firenze al 45, Enna e Cosenza seguono con il 40. Percentuali che crescono nelle sedi distaccate dei tribunali.
“Nonostante il nostro lavoro, fino a poco tempo fa l’Anm ci ha ignorati” lamenta Paolo Valerio, presidente della Federmot. “Anzi, mentre cercavamo un dialogo venivamo accusati di derive neocorporative, come hanno scritto alcuni esponenti di Magistratura democratica (la corrente di sinistra dei giudici, ndr) su una rivista di settore”. Poi qualcosa è cambiato. “La corrente più conservatrice dell’Anm, Magistratura indipendente, ha iniziato un dialogo e ci ha concesso l’iscrizione alla loro associazione”.
Marcello Maddalena, procuratore generale di Torino (un’isola felice per i magistrati onorari), è diventato il loro difensore d’ufficio, ha incontrato il guardasigilli Angelino Alfano e ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Non riesco a credere che lo Stato non sappia trovare i fondi per un’attività (fondamentale per un migliore funzionamento degli uffici giudiziari) che è già sottocompensata”.
Ma non tutti i suoi colleghi sarebbero d’accordo, specie a sinistra. “Qualcuno, visto che non siamo inquadrabili politicamente, teme che la stabilizzazione possa avere come conseguenza un nostro riconoscimento all’interno del Consiglio superiore della magistratura, scompaginando equilibri delicati” aggiunge Bellone. Anche perché Magistratura indipendente ha già offerto ai cottimisti di votare alle elezioni per il plenum.
Luca Palamara, presidente dell’Anm, non condivide questa lettura: “Ho partecipato recentemente all’assemblea nazionale della Federmot e posso assicurare che non c’è ostilità nei confronti degli onorari, anzi sosteniamo le loro legittime rivendicazioni in materia di tutela previdenziale”. Però Magistratura indipendente ha fatto promesse e aperture… “Una commissione dell’Anm sta affrontando la questione, quella sarà la nostra posizione ufficiale. Le altre sono opinioni dei singoli”. Got e vpo potranno completare i vostri organici? “No. Come stabilisce la Costituzione, per diventare magistrati bisogna superare un concorso. I problemi di personale si risolvono solo così, senza scorciatoie”. Con buona pace dei precari della giustizia.
LA SCHEDA: Chi sono i giudici onorari
I magistrati onorari in Italia sono 3.866 e sono stati immessi nell’ordinamento giudiziario nel 1998 in ausilio ai colleghi di carriera. Avrebbero dovuto restare in carica per non più di 5 anni, in realtà non hanno mai lasciato i tribunali e sono in attesa di una riforma. Se non ci sarà, rischiano di decadere il 31 dicembre, scadenza dell’ultima proroga al loro mandato.
Si diventa magistrati onorari attraverso un concorso per titoli (preferiti avvocati e funzionari della pubblica amministrazione) e le funzioni sono già separate.
I giudici onorari di tribunale hanno competenza in materia civile e penale in tutti i casi in cui è previsto un giudice unico. Si occupano di spaccio, immigrazione, minacce, lesioni, truffe, furti semplici e aggravati, rapine, abusi edilizi e reati ambientali, infortuni sul lavoro, responsabilità medica, diffamazione a mezzo stampa.
I viceprocuratori onorari rappresentano il pubblico ministero nei procedimenti penali davanti al giudice unico e al giudice di pace. Per quest’ultimo svolgono le indagini.
- Martedì 5 Maggio 2009
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Commenti
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Il 6 Maggio 2009 alle 10:24 nhico ha scritto:
Un mare di toghe di ogni ordine e grado in subbuglio. Ma la vera precaria in Italia resta la Giustizia
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