Un fiume di denaro che solo in parte ha consentito all’Italia di frenare l’enorme flusso di immigrati dalle coste africane. Un fiume di denaro che il ministero degli Esteri da anni gestisce in base agli accordi bilaterali firmati dai governi succedutisi dalla metà degli anni Novanta. Centinaia di milioni di euro finalizzate allo sviluppo di paesi come Tunisia, Marocco o Egitto alle quali vanno aggiunti i 5 miliardi di dollari in 20 anni (pari a 250 milioni l’anno) compresi nel trattato di amicizia, partenariato e cooperazione firmato da Italia e Libia nei mesi scorsi.
Un tema delicato quello degli accordi bilaterali e della lotta all’immigrazione clandestina, che sarà al centro del G8 dei ministri dell’Interno e della Giustizia, in programma a Roma alla fine di maggio, e della conferenza dei paesi mediterranei che sempre l’Italia ospiterà entro la fine dell’anno.
Fra i tanti accordi degli ultimi anni quello con la Libia è certamente il più importante. Da anni, infatti, è noto che sulle coste libiche i trafficanti di esseri umani concentrano la moltitudine di disperati provenienti da tutta l’Africa e il 15 maggio è la data in cui finalmente cominceranno i pattugliamenti congiunti nelle acque libiche, un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo.
Nell’agenda della Farnesina contatti con quei paesi sono all’ordine del giorno. Il ministro Franco Frattini è atteso il 12 maggio al vertice italo-egiziano a Sharm el-Sheikh e nei due giorni successivi, il 13 e il 14, visiterà Tunisia e Marocco.
Pur nella complessità dei rapporti bilaterali, spesso in atto da anni, che rende difficile avere un quadro esatto del costo sopportato dall’Italia, vediamo alcuni punti fermi. Sul fronte immigrazione va ricordato anzitutto che l’Italia è membro dell’Organizzazione internazionale migrazioni (Oim) dal 1952 e che ogni anno, in base a una legge del 1968, versa un contributo: nel 2007 è stato pari a 1,250 milioni di euro, l’anno scorso a 1,296 milioni e nel 2009 è prevista una quota di 1,315 milioni di euro, anche se l’erogazione non è stata ultimata. Ecco invece la situazione nei singoli paesi.
Marocco. La Cooperazione italiana ha in piedi oltre 20 iniziative che nel 2008 sono costate 50 milioni di euro. Riguardo ai cosiddetti progetti a dono, nel 2007 il contributo è stato di 6,9 milioni, destinati tra l’altro alla valorizzazione delle risorse umane, alla tutela del patrimonio culturale, al miglioramento dell’accesso all’acqua potabile e al tema della migrazione. Nel triennio 2008-2010 l’Italia aumenterà l’impegno nella lotta alla povertà, nello sviluppo del microcredito e nei servizi essenziali come l’accesso all’acqua potabile e i servizi sanitari. In particolare, un progetto dal costo di quasi 1,2 milioni di euro intende valorizzare il potenziale rappresentato dalla migrazione qualificata verso l’Italia. Tra le iniziative concluse, è costata 15,5 milioni di euro una linea di credito per le piccole e medie imprese per l’acquisto di beni in Italia.
Egitto. L’accordo sottoscritto al Cairo nel febbraio 2002 costa all’Italia 247,8 milioni di euro, cifra che però comprende la conversione del debito nei confronti del nostro Paese. Debito che all’epoca era pari a 149 milioni di dollari. La strategia della Cooperazione italiana punta a sostenere le piccole e medie imprese e i privati, oltre a interventi mirati in settori chiave per lo sviluppo sociale. In dettaglio, circa 1,2 milioni di euro vengono impiegati per guidare il Dipartimento per l’impiego all’estero a gestire i flussi migratori regolari, attraverso un sistema informatizzato.
Tunisia. Le principali iniziative in corso finanziate dal ministero degli Esteri costano quasi 88,5 milioni di euro. Le più importanti riguardano una linea di credito alle piccole e medie inprese che operano nei settori industria, agricoltura, pesca e servizi, pari a 36,9 milioni, e un programma integrato per la valorizzazione delle regioni del Sahara e del sud della Tunisia. Costo: 44 milioni. Tra gli aiuti avviati dal 1988 e oggi conclusi, spiccano sei linee di credito alle pmi che costarono 190 milioni di euro per 450 progetti imprenditoriali, in particolare nel settore agroalimentare e per materiali da costruzione.
Ghana e Senegal. Il programma Migration for development in Africa è un progetto pilota promosso dall’Oim e sostenuto dal governo italiano: punta a rilevare l’interesse e le potenzialità degli immigrati dell’Africa subsahariana in Italia che intendono contribuire allo sviluppo socioeconomico dei loro paesi di origine. Le comunità ghanesi in Italia si sono mobilitate e ciò ha permesso lo sviluppo di cooperative di emigrati. Nel caso del Senegal, invece, il progetto punta a canalizzare le rimesse verso le piccole e medie imprese, favorendo i contatti tra le comunità di origine e le associazioni di senegalesi in Italia. Il costo è stato di 600 mila euro per ciascuno dei due paesi.
Nel complesso, cifre impegnative e lavoro che dura molti anni a fronte di una situazione di quasi costante emergenza. Non a caso nei giorni scorsi il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha rilanciato il tema di un maggiore impegno da parte dell’Unione Europea. «Le intese bilaterali sono fondamentali e rappresentano la strada maestra per governare l’immigrazione, tanto che l’Italia ne ha sottoscritte 30 ottenendo risultati positivi» ha commentato Maroni. Il punto è che questa strategia «va superata e migliorata» perché rischia di essere insufficiente. E dunque, secondo il titolare del Viminale, le intese bilaterali vanno sostituite con «accordi che vedano la Commissione europea come protagonista».
Restano le aride cifre della lotta all’immigrazione clandestina. Dal 1° gennaio al 27 aprile scorso sono transitati nei Cie (centri di identificazione ed espulsione) 4.474 clandestini dei quali sono stati rimpatriati solo 1.640 per la difficoltà di identificarli. Resta infatti irrisolta la questione della permanenza nei Cie che per dissensi politici rimane di 2 mesi invece dei 6 voluti dal Viminale e dei 18 autorizzati dall’Europa. E sebbene il capo della polizia, Antonio Manganelli, abbia più volte sottolineato l’impossibilità di identificare tutti i clandestini in due mesi.
LEGGI ANCHE: La Chiesa contro il rimpatrio dei migranti: “Lesi i diritti umani” Ue, perché non funziona la lotta all’immigrazione clandestina - Clandestini riportati in Libia, la levata di scudi delle Ong - Osservatorio sulle politiche dell’immigrazione
- Venerdì 8 Maggio 2009












Tulliani e Gaucci, strani affari
Gaucci, Elisabetta Tulliani e la casa di Montecarlo
Gaucci o Tulliani: chi ha vinto (davvero) al superenalotto
Le notti brave dei preti gay: una grande inchiesta su Panorama
Babilonia, sulle tracce del Paese del sesso
Efe, la trans più desiderata: le FOTO
Attore porno per un giorno: le foto
Le vignette di Uber
Mara Carfagna: ero cenerentola, ora parlo da ministro
Gheddafi show a Roma: FOTO
Balotelli: sparo cavolate e non solo
Quegli uomini normali che vanno con le trans
Dieci droghe da non prendere prima di mettersi al volante
Crisi: anche il porno piange miseria
Le ragazze di Periscopio 

Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 12 Maggio 2009 alle 13:52 Berlusconi difende Maroni: “Sui barconi gente reclutata da criminali” « Achiappanotizie ha scritto:
[...] Ma l’opinione del premier non cambia, Berlusconi resta orientato verso la linea dura: ‘’Gli sbarchi” sostiene, “non sono fatti occasionali ma il frutto di una organizzazione criminale’’: all’interno vi sono persone che ‘’sono reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali’’. Assieme a Berlusconi sono in Egitto i ministri Franco Frattini (Esteri), Roberto Maroni (Interni), Claudio Scajola (Sviluppo Economico), Maurizio Sacconi (Welfare) e Altero Matteoli (Infrastrutture). Incontreranno la delegazione egiziana e il presidente Hosni Mubarak. In agenda la firma di 22 accordi bilaterali (anche sul tema dell’immigrazione, visto che l’Egitto è uno dei paesi dal quale partono più immigrati verso l’Italia), la situazione in Medio Oriente e il difficile riavvio dei negoziati per il processo di pace. Il titolare della Farnesina Frattini ha chiesto un vertice dell’Unione Europea per discutere del tema del controllo delle frontiere: ‘’Se l’Unione europea ha deciso che l’immigrazione illegale è un problema europeo e poi lascia soli in prima fila italiani, maltesi, ciprioti, greci e spagnoli, è maturo il momento per un vertice europeo in materia’’. [...]
Il 12 Maggio 2009 alle 15:00 Berlusconi con Maroni: flussi con regia criminale. Ma è alta tensione con l’Onu » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Le affermazioni del premier sono state contestate anche dal leader Pd Dario Franceschini: “Sui 36 mila sbarcati nel 2008 circa 31 mila hanno fatto domanda di asilo politico, metà dei quali hanno avuto, in base alle procedure, la protezione umanitaria”. Secondo Franceschini si tratta del rispetto della legge Bossi-Fini che prevede che ‘’quando ci sono gli sbarchi’’ si avviino le procedure di riconoscimento e ‘’per chi fa richiesta di asilo oppure per i rifugiati si prevedano le procedure di protezione umanitaria’’. Ma l’opinione del capo del governo non cambia, Berlusconi resta orientato verso la linea dura: ‘’Gli sbarchi” sostiene, “non sono fatti occasionali ma il frutto di una organizzazione criminale’’: all’interno vi sono persone che ‘’sono reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali’’. Assieme a Berlusconi sono in Egitto i ministri Franco Frattini (Esteri), Roberto Maroni (Interni), Claudio Scajola (Sviluppo Economico), Maurizio Sacconi (Welfare) e Altero Matteoli (Infrastrutture). Incontreranno la delegazione egiziana e il presidente Hosni Mubarak. In agenda la firma di 22 accordi bilaterali (anche sul tema dell’immigrazione, visto che l’Egitto è uno dei paesi dal quale partono più immigrati verso l’Italia), la situazione in Medio Oriente e il difficile riavvio dei negoziati per il processo di pace. Il titolare della Farnesina Frattini ha chiesto un vertice dell’Unione Europea per discutere del tema del controllo delle frontiere: ‘’Se l’Unione europea ha deciso che l’immigrazione illegale è un problema europeo e poi lascia soli in prima fila italiani, maltesi, ciprioti, greci e spagnoli, è maturo il momento per un vertice europeo in materia’’. [...]
Il 16 Maggio 2009 alle 12:58 I clandestini e la fortezza Europa: Italia, sentinella solitaria » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Correva l’anno 2008, 4 gennaio, e gli esperti dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) già dicevano: “Esprimiamo estrema preoccupazione per l’accordo raggiunto tra il governo italiano e il governo libico in materia di contrasto all’immigrazione irregolare (…) l’accordo pone oggettivamente l’Italia in un pericolosissimo vortice di gravi responsabilità dirette per le violazioni dei diritti fondamentali della persona che in territorio libico potranno essere commesse a danno dei migranti”. Mancavano ancora 16 mesi alla notte tra il 5 e il 6 maggio 2009, quella in cui la prima operazione di pattugliamento italolibico ha riportato a Tripoli 228 migranti in viaggio verso Lampedusa, e già c’erano la preoccupazione dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e le proteste di Amnesty international. Presidente del Consiglio, all’epoca, era Romano Prodi. Ministro degli Esteri Massimo D’Alema. A firmare l’accordo con Abdurrahman Mohamed Shalgam, ministro degli Esteri libico, c’era l’allora titolare del Viminale, Giuliano Amato. E ora? Firmato il 30 agosto scorso il trattato definitivo con Muammar Gheddafi (è stato ratificato da Camera e Senato con i voti favorevoli di Pdl, Lega e, grazie al pressing di D’Alema, anche del Pd), la bomba diritti umani è scoppiata, paradossalmente, nelle mani del centrodestra. E ha buon gioco a fare dell’ironia il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano: “Loro fanno gli accordi e noi, che li applichiamo, siamo i cattivi?”. [...]
Il 16 Maggio 2009 alle 14:48 I clandestini e la fortezza Europa: Italia, sentinella solitaria « Ilcorsarorosso ha scritto:
[...] Pubblicato in Notizie Correva l’anno 2008, 4 gennaio, e gli esperti dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) già dicevano: “Esprimiamo estrema preoccupazione per l’accordo raggiunto tra il governo italiano e il governo libico in materia di contrasto all’immigrazione irregolare (…) l’accordo pone oggettivamente l’Italia in un pericolosissimo vortice di gravi responsabilità dirette per le violazioni dei diritti fondamentali della persona che in territorio libico potranno essere commesse a danno dei migranti”. Mancavano ancora 16 mesi alla notte tra il 5 e il 6 maggio 2009, quella in cui la prima operazione di pattugliamento italolibico ha riportato a Tripoli 228 migranti in viaggio verso Lampedusa, e già c’erano la preoccupazione dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e le proteste di Amnesty international. Presidente del Consiglio, all’epoca, era Romano Prodi. Ministro degli Esteri Massimo D’Alema. A firmare l’accordo con Abdurrahman Mohamed Shalgam, ministro degli Esteri libico, c’era l’allora titolare del Viminale, Giuliano Amato. E ora? Firmato il 30 agosto scorso il trattato definitivo con Muammar Gheddafi (è stato ratificato da Camera e Senato con i voti favorevoli di Pdl, Lega e, grazie al pressing di D’Alema, anche del Pd), la bomba diritti umani è scoppiata, paradossalmente, nelle mani del centrodestra. E ha buon gioco a fare dell’ironia il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano: “Loro fanno gli accordi e noi, che li applichiamo, siamo i cattivi?”. [...]
Il 1 Dicembre 2009 alle 14:49 I Governi italiani barano sul bilancio interno | Adriana Bolchini ha scritto:
[...] Panorama, nel maggio di quest’anno 2009, ha affrontato la questione degli accordi bilaterali fra Stati dai quali proviene il grosso dell’immigrazione clandestina e ne è uscito un quadro desolante, si scopre che abbiamo speso e stiamo spendendo miliardi di euro, per cosa? Per permettergli di immigrare clandestinamente nel nostro Paese [...]
Il 18 Dicembre 2009 alle 19:10 Immigrazione : I Governi italiani barano sul bilancio interno | Ospitalieri ha scritto:
[...] Panorama, nel maggio di quest’anno 2009, ha affrontato la questione degli accordi bilaterali fra Stati dai quali proviene il grosso dell’immigrazione clandestina e ne è uscito un quadro desolante, si scopre che abbiamo speso e stiamo spendendo miliardi di euro, per cosa? Per permettergli di immigrare clandestinamente nel nostro Paese . [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.