
Per il ministro dell’Interno Maroni è stata “una giornata storica”, quella di giovedì 7 maggio, in cui 227 migranti, stipati su tre diverse imbarcazioni, sono stati prima soccorsi da tre motovedette della Guardia Costiera italiana e poi riaccompagnati al porto di Tripoli.
Non l’hanno pensata così l’Onu, le opposizioni di sinistra, i vescovi e la Santa Sede.
Quest’ultima, tramite Monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i migranti, ha detto che il rimpatrio dei clandestini in Libia ha violato le norme internazionali sui diritti dei rifugiati.
E non è la prima volta che il Vaticano prende di mira le proposte del responsabile del Viminale. Nel giugno del 2008 sempre Marchetto bocciò la decisione del governo italiano di istituire il reato di immigrazione clandestina. Anche se, il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, si era affrettato a dichiarato che il presule non parla a nome della Santa Sede.
Stavolta, mentre un altro barcone con 77 migranti, che era in difficoltà al largo delle coste libiche, è stato riportato nel porto di Tripoli (dopo essere stata rimorchiata da un mezzo in servizio presso una piattaforma dell’Eni), Marchetto ha criticato anche alcune note del pacchetto sicurezza come la denuncia degli irregolari da parte dei medici destinata a creare difficoltà all’integrazione.
“La normativa internazionale, alla quale si è appellata anche l’Onu” ha ricordato monsignor Agostino Marchetto “prevede che i possibili richiedenti asilo non siano respinti, e che, fino a che non ci sia modo di accertarlo, tutti i migranti siano considerati rifugiati presunti”.
“Capisco che gli attuali flussi misti complicano le cose anche per i governi” ha aggiunto il presule, “ma c’è bisogno comunque di rendere operative le norme concordate e riaffermate più volte nelle sedi internazionali”. Monsignor Marchetto ha poi ribadito la sua convinzione, già espressa più volte, ma non sottoscritta dalle massime autorità ecclesiastiche, che la legislazione italiana in materia migratoria sia macchiata da un “peccato originale” rappresentato dalla volontà di “criminalizzare gli emigranti irregolari”, una realtà di fronte alla quale “i cittadini sono posti e devono giudicare”.
Negare di fatto ai clandestini il diritto alle cure e all’educazione per i figli, pena la denuncia, ha osservato Marchetto, rappresenta: “una evidente violazione dei diritti fondamentali della persona”. “Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità . Per quanto mi riguarda” ha concluso “cerco solo di rappresentare la dottrina sociale della chiesa che, nel valutare la soluzione ad un problema impone di verificare non solo se è efficace, ma se è giusta”.
Ma critiche all’azione italiana sono giunte anche dall quotidiano Osservatore Romano che venerdì ha scritto: “Diverse organizzazioni umanitarie hanno espresso critiche nei confronti di questa operazione. Preoccupa il fatto” scrive il giornale vaticano “che fra i migranti possa esserci chi è nelle condizioni di poter chiedere asilo politico. E si ricorda anzitutto la priorità del dovere di soccorso nei confronti di chi si trova in gravi condizioni di bisogno. I migranti” prosegue il quotidiano d’Oltretevere “devono poi essere ricoverati presso strutture che possano fornire adeguate garanzie di assistenza e di rispetto dei diritti umani”.
A esprimere la propria preoccupazione c’è anche la Cei. A farsi portavoce dei vescovi è padre Gianromano Gnesotto, direttore dell’ufficio per la pastorale degli immigrati esteri in Italia e dei profughi. “Se questo presunto reato di clandestinità non viene in qualche modo modificato “afferma alla radio Vaticana” subiremo delle conseguenze notevoli non soltanto per quanto riguarda gli immigrati, ma anche per quanto riguarda i diritti fondamentali quali quelli della salute o dell’istruzione. Indubbiamente, nel dibattito politico” prosegue Gnesotto “sembra che questo sia un punto che alcune forze politiche tengono fermo”.
- Venerdì 8 Maggio 2009
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