Lario-Berlusconi, ex first coniugi. Divorzio, ma non dagli elettori

Berlusconi ospite a

“Il potere logora chi non ce l’ha”, motto del divo Giulio (Andreotti) che in tempi di soap politica si può declinare in un più pop “il divorzio logora chi non ce l’ha”. Silvio e Veronica è un format che replica altri programmi di crac familiare già andati in onda sugli schermi della politica. Sciolti i patti e rotti i piatti, pagati gli avvocati, dissolti i matrimoni e divisi i patrimoni, i leader continuano a fare politica meglio di prima e con più consenso di prima.
Silvio e Veronica sono la versione “reloaded” di altre saghe, crisi coniugali vicine e lontane. Pier Ferdinando e Roberta, Gianfranco e Daniela in Italia, Bill e Hillary in America, Nicolas e Cécilia in Francia, Gerhard e altre quattro frau impalmate e poi lasciate in Germania. Una lunga teoria di amori e dissapori, marce nuziali e cerimonie degli addii.
Se dunque Silvio Berlusconi e Veronica Lario rompono, se eruttano le divisioni, il pubblico è preparato, l’elettore vaccinato. Pier Ferdinando Casini è diventato presidente della Camera con un amore alle spalle sbocciato nel 1982 con Roberta Lubich, figlia del cardiologo Turno Lubich, ex moglie dell’industriale del caffè Francesco Segafredo. Un matrimonio in chiesa alle spalle e un altro in comune con Azzurra, figlia di Francesco Gaetano Caltagirone, tycoon dell’immobiliare e dell’editoria.
Le fortune politiche del leader dell’Udc, per saggezza italiana, non sono mai state una faccenda di cuore, la sua carriera è proseguita con due famiglie e quattro figli: Maria Carolina e Benedetta, Caterina e Francesco. Casini è un politico cattolico e un padre di famiglia liberal, i manifesti della sua campagna per le elezioni europee ne sono un esempio. Pier Ferdinando in compagnia dei figli nati dal suo matrimonio con Azzurra e uno slogan che riporta alla normalità della vita perfino le saette che s’incrociano in queste ore fra Arcore e Macherio: “Un divorziato cattolico”.
Passato e presente di Casini si fanno rivendicazione politica in quello slogan, ricordano che il divorzio è una dimensione a tratti ultra ma col tempo assolutamente terrena dell’esperienza di un uomo e una donna, è il gioco delle coppie che può durare per sempre o spezzarsi. Come Gianfranco Fini e Daniela Di Sotto, 25 anni insieme, icone della destra italiana, storia d’amore e politica: si conobbero nel 1971 in una sezione del Msi (”La prima cosa che mi ha colpito di lui è stato il lungo e brutto cappottone di pelle, e il suo strano modo di parlare. Lo chiamavano Tortellino, era appena arrivato da Bologna”) e sembravano inossidabili. Poi la loro traiettoria si è divisa e l’avvocato Giulia Bongiorno il 16 giugno 2007 comunicò che “percorsi di vita differenti hanno determinato un progressivo allontanamento che, se non ha minimamente intaccato i sentimenti di stima e affetto reciproci, rende tuttavia impossibile continuare il rapporto coniugale con la serenità e lo spirito di condivisione necessari”. Fine dell’unione a destra, comparsa sulla scena pochi mesi dopo di un’altra lei, Elisabetta Tulliani, un po’ showgirl, un po’ avvocato, bella donna.
Il 2 dicembre 2007 Fini diventa padre per la seconda volta, nasce Carolina e gli italiani scoprono che il leader di An “è un papà moderno” che aiuta la sua nuova compagna. I due vengono paparazzati e gossippati, Fini bellamente e giustamente se ne infischia, tira dritto, cambia pannolini di notte e fa il presidente della Camera dei deputati di giorno.
Sullo scranno più alto di Montecitorio la storia è un ciclo dell’eterno ritorno. Il presidente Iotti era agli occhi degli italiani di destra e di sinistra “la Nilde” e basta, non l’ex amante di Palmiro Togliatti. La chiesa del Pci non parlava mai di quella relazione (fu un colpo di fulmine in un ascensore di Montecitorio) chiusa a tripla mandata dal partito al sesto piano di Botteghe oscure: venne allo scoperto dopo l’attentato al Migliore, nel 1948, quando il leader era già sposato. Il servizio d’ordine del Pci fermò Iotti in ospedale, lei voleva stare vicino all’amato, un’umiliazione. Fu Luigi Longo a urlare: “Ma è la compagna di Togliatti!”.
Il destino si diverte, perché fu proprio Longo a lasciare, con un comunicato all’Unità, l’irascibilissima moglie Teresa Noce, la quale voleva addirittura discutere della loro separazione nella direzione del partito. Anni di realismo socialista applicato agli affari di cuore.
Anni invece esuberanti gli Ottanta. Gli italiani non giudicarono mai Bettino Craxi per le sue non poche sortite fra le lenzuola, semmai c’era chi si sintonizzava sul canale della tv privata Gbr per vedere chi fosse quella Anja Pieroni che per Bettino aveva rotto il fidanzamento con Roberto Gancia.
Le parabole dei leader politici, quelli di razza, “bucano” i nuvoloni creati dalle amanti improvvise e improvvisate. Il divorzio, la crisi matrimoniale li rendono più umani. Prendete Bill Clinton, un grande presidente degli Stati Uniti, un uomo tutto sax e non poco sex. Nello Studio Ovale passava per caso una di nome Monica Lewinsky, lasciò qualche traccia.
Una vecchia gloria del giornalismo americano, l’ex inviato di Newsweek Arnaud de Borchgrave, tempo fa raccontò a chi scrive: “Mai e poi mai avrei pensato di vedere dei colleghi andare a caccia di tracce di sperma sulla giacca del presidente degli Stati Uniti”. Bill superò la prova dei reporter americani in versione Csi e ci riuscì grazie anche alla tempra della moglie Hillary, sempre al suo fianco. Il resto è storia dei giorni nostri: Clinton è un’icona democratica per sempre e guadagna milioni di dollari facendo il conferenziere, la signora Rodham è segretario di Stato Usa. Scoppiano, ma di successo.
Direte che quelle sono americanate, eppur si muove qualcosa di simile nella politica europea. Gerhard Schröder ha continuato la sua carriera di sciupafemmine in quattro puntate (Eva, Anne, Hiltrud e ora Doris) e tra un matrimonio e un divorzio ha trovato il tempo di fare il cancelliere tedesco e il leader di partito guadagnandosi due nomignoli: “Audi Man” (quattro cerchi) e “Signore degli anelli”.
L’asse franco-tedesco si conferma anche nel settore tempestoso degli amori. Nicolas Sarkozy e Cécilia María Sara Isabel Ciganer-Albéniz Lei con un nome che è già un’ouverture, un matrimonio cancellato all’ultimo momento, un altro celebrato dal sindaco di Neuilly (tal Nicolas Sarkozy: a volte ritornano); lui il presidente incrocio della razionalità francese e dell’imprevedibilità ungherese già reduce da un divorzio… Come poteva finire? Scappatelle, fughe, riconciliazioni, libertinaggio e volantinaggio insieme in campagna elettorale, viaggio negli Stati Uniti e lei, altera e austera, che diserta il pranzo nella tenuta del presidente americano George W. Bush nel Maine. Patatrac. Il 18 ottobre 2007 si lasciano per sempre. Lei sposa a New York il businessman Richard Attias, lui va a una festa del pubblicitario Jacques Séguéla e trova amore e consolazione in Carla Bruni, oggi il tocco essenziale di glamour della diplomazia sarkoziana.
Robetta rispetto a quel “vorrei essere il tuo Tampax” rivolto da Carlo d’Inghilterra a Camilla Parker-Bowles quando il principe era ancora sposato con Diana Spencer. Cose regali.
Scorrono i titoli di coda, il Cav a Porta a porta ha fatto il record di ascolti, uno spettatore su tre incollato al video, nei sondaggi non si sposta un voto. Perché se il divorzio diventa un reality, se il sistema dei media si lecca i baffi, se il buco della serratura è la dimensione epica del dibattito, se il voyeurismo impera, lo spettatore fa zapping, sorride sornione come il Groucho Marx che diceva “il matrimonio è la causa principale del divorzio”, ma alla fine vota senza telecomando e ben lontano dal mediatico di dietro, davanti, sopra, sotto e sottosopra della politica.

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Il 14 Maggio 2009 alle 12:22 Il Nobel per la Pace 2010? A Berlusconi. Un comitato si è già attivato » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Recentemente lo si è visto con l’elmetto da pompiere tra gli sfollati dell’Abruzzo o con il berretto da capotreno all’inaugurazione dell’Alta Velocità Milano Roma. E prima ancora, Silvio Berlusconi era apparso con la bandana, il cappello da cowboy, il colbacco russo. E in futuro? Essendo tipo da grandi sorprese, bisogna solo stare ad aspettare. Eppure c’è qualcuno che, per il 2010, la sorpresa vorrebbe farla a lui. Immaginandolo, metaforicamente, con in testa l’alloro del Nobel. Per la Pace. Sul web è infatti nato un gruppo che candida il Cav. al prestigioso riconoscimento “per il suo impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale”, si legge nel sito del comitato, costituito il 30 aprile scorso e guidato dall’avvocato Emanuele Verghini, da Giammario Battaglia, che del Comitato è il portavoce, e da Valerio Cianciulli, tutti e tre provenienti dal Movimento dei Popolari-liberali di Carlo Giovanardi. Il comitato, il prossimo 1 febbraio 2010 sarà inviata al comitato Nobel norvegese la proposta di candidare il premier all’ambito riconoscimento internazionale. Mentre il 26 maggio prossimo, davanti a palazzo Chigi o in Piazza del Popolo (la “location” è ancora da stabilire), partirà la campagna di adesione all’iniziativa. Intanto però, entro la fine di questa settimana “sarà spedita una lettera a tutti i parlamentari di maggioranza e opposizione, a tutti i candidati alle prossime europee ed ai consiglieri regionali e provinciali del Lazio e ai consiglieri capitolini”. Che le polemiche degli ultimi giorni, per l’annunciato divorzio tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario, non avessero intaccato la popolarità del premier si sapeva. In un sondaggio di Panorama, della scorsa settimana (propio a ridosso della vicenda), due terzi (67 per cento) degli italiani dichiaravano di essere rimasti indifferenti alla questione (giudicata di carattere personale), mentre l’84% degli intervistati giuravano che l’affaire non ha cambiato la loro opinione rigurado al presidente del Consiglio. Che, soprattutto in rete, sta spopolando: a sotegno del Cavaliere e dell’azione del suo governo ecco Forzasilvio.it: nato, grazie a Marco Camisani Calzolari, blogger e imprenditore multimediale: “a seguito del successo di Obama”, si legge sul sito “correlato all’uso corretto di internet e delle sue potenzialità, il Presidente ha affidato a Speakage l’incarico di produrre un network altrettanto moderno e performante”. Tornando al premio, le motivazioni che giustificano tale iniziativa riguardano alcune controversie che Berlusconi con il suo intervento avrebbe contribuito a risolvere in maniera determinante: la risoluzione del conflitto tra Russia e Georgia quando Berlusconi grazie ai suoi buoni rapporti con Vladimir Putin si è adoperato per fermare lo scontro in campo aperto trai due eserciti, ottenendo il riconoscimento del successo di tale operazione dallo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy. Non meno importante è stata la positiva mediazione tra Usa e Libia per la ripresa dei rapporti diplomatici anche grazie al riconoscimento da parte del premier dei danni morali e fisici causati alla Libia quando era ancora colonia italiana con la storica firma del trattato di amicizia e cooperazione tra i due Stati oltre al ritrovato spirito di amicizia che è riuscito a ricreare con i nuovi rapporti con la Turchia e con Erdogan che hanno permesso a Berlusconi di avere un ruolo decisivo nella nomina di Anders Fogh Rasmussen a segretario generale della Nato. Tra le altre motivazioni sono elencati gli intervinti del premier durante il suo atuale governo come quando si è adoperato e ha risolto il problema dei rifiuti di Napoli che il precedente esecutivo non era riuscito a risolvere, fino al deciso intervento che ha coinsentito di ripare il disastroumanitario causato dal terremoto in Abruzzo. Il comitato che vuole candidare Silvio Berlusconi al Nobel per la pace è dotato di un proprio statuto che in 12 articoli riassume l’organizzazione dell’iniziativa che si avvale, oltre che di un sito internet, anche di un gruppo ben nutrito di sostenitori su Facebook. Dopo poco più di cento anni dalla conquista del premio Nobel per la pace da parte di un italiano (era il 1907 quando il giornalista Ernesto Teodoro Moneta ricevette il premio) chissà che non sia giunta l’ora di far tornare in patria l’illustre riconoscimento umanitario. [...]

Il 14 Maggio 2009 alle 16:59 Panorama: Il Nobel per la Pace 2010 a Silvio Berlusconi? : Giornalismo partecipativo ha scritto:

[...] Sul web è infatti nato un gruppo che candida il Cav. al prestigioso riconoscimento “per il suo impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale”, si legge nel sito del comitato, costituito il 30 aprile scorso e guidato dall’avvocato Emanuele Verghini, da Giammario Battaglia, che del Comitato è il portavoce, e da Valerio Cianciulli, tutti e tre provenienti dal Movimento dei Popolari-liberali di Carlo Giovanardi. Il comitato, il prossimo 1 febbraio 2010 sarà inviata al comitato Nobel norvegese la proposta di candidare il premier all’ambito riconoscimento internazionale. Mentre il 26 maggio prossimo, davanti a palazzo Chigi o in Piazza del Popolo (la “location” è ancora da stabilire), partirà la campagna di adesione all’iniziativa. Intanto però, entro la fine di questa settimana “sarà spedita una lettera a tutti i parlamentari di maggioranza e opposizione, a tutti i candidati alle prossime europee ed ai consiglieri regionali e provinciali del Lazio e ai consiglieri capitolini”. Che le polemiche degli ultimi giorni, per l’annunciato divorzio tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario, non avessero intaccato la popolarità del premier si sapeva. In un sondaggio di Panorama, della scorsa settimana (proprio a ridosso della vicenda), due terzi (67 per cento) degli italiani dichiaravano di essere rimasti indifferenti alla questione (giudicata di carattere personale), mentre l’84% degli intervistati giuravano che l’affaire non ha cambiato la loro opinione riguardo al presidente del Consiglio. Che, soprattutto in rete, sta spopolando: a sostegno del Cavaliere e dell’azione del suo governo ecco Forzasilvio.it: nato, grazie a Marco Camisani Calzolari, blogger e imprenditore multimediale: “a seguito del successo di Obama”, si legge sul sito “correlato all’uso corretto di internet e delle sue potenzialità, il Presidente ha affidato a Speakage l’incarico di produrre un network altrettanto moderno e performante”. Tornando al premio, le motivazioni che giustificano tale iniziativa riguardano alcune controversie che Berlusconi con il suo intervento avrebbe contribuito a risolvere in maniera determinante: la risoluzione del conflitto tra Russia e Georgia quando Berlusconi grazie ai suoi buoni rapporti con Vladimir Putin si è adoperato per fermare lo scontro in campo aperto trai due eserciti, ottenendo il riconoscimento del successo di tale operazione dallo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy. Non meno importante è stata la positiva mediazione tra Usa e Libia per la ripresa dei rapporti diplomatici anche grazie al riconoscimento da parte del premier dei danni morali e fisici causati alla Libia quando era ancora colonia italiana con la storica firma del trattato di amicizia e cooperazione tra i due Stati oltre al ritrovato spirito di amicizia che è riuscito a ricreare con i nuovi rapporti con la Turchia e con Erdogan che hanno permesso a Berlusconi di avere un ruolo decisivo nella nomina di Anders Fogh Rasmussen a segretario generale della Nato. Tra le altre motivazioni sono elencati gli interventi del premier durante il suo attuale governo come quando si è adoperato e ha risolto il problema dei rifiuti di Napoli che il precedente esecutivo non era riuscito a risolvere, fino al deciso intervento che ha consentito di riparare il disastro umanitario causato dal terremoto in Abruzzo. Il comitato che vuole candidare Silvio Berlusconi al Nobel per la pace è dotato di un proprio statuto che in 12 articoli riassume l’organizzazione dell’iniziativa che si avvale, oltre che di un sito internet, anche di un gruppo ben nutrito di sostenitori su Facebook. Dopo poco più di cento anni dalla conquista del premio Nobel per la pace da parte di un italiano (era il 1907 quando il giornalista Ernesto Teodoro Moneta ricevette il premio) chissà che non sia giunta l’ora di far tornare in patria l’illustre riconoscimento umanitario. [...]

Il 20 Maggio 2009 alle 17:33 CattivaMaestra ha scritto:

I Casini del giornalismo…

I difetti di Silvio Berlusconi costituiscono spesso un assist formidabile per la satira. Pensate ai cartelloni cubitali nelle nostre città: se il Cavaliere non avesse introdotto la moda di utilizzarli per le campagne elettorali, oggi saremmo orfani de…

Il 22 Maggio 2009 alle 20:18 Una dimensione ultra ma anche terrena | Binario Unico ha scritto:

[...] Questo fino ad oggi, perché il buon Mario Sechi su Panorama, nel suo lungo articolo su divorzi nella politica e divorzi presidenziali, ci regala queste parole nella parte dedicata al leader UDC: Casini è un politico cattolico e un padre di famiglia liberal, i manifesti della sua campagna per le elezioni europee ne sono un esempio. Pier Ferdinando in compagnia dei figli nati dal suo matrimonio con Azzurra e uno slogan che riporta alla normalità della vita perfino le saette che s’incrociano in queste ore fra Arcore e Macherio: “Un divorziato cattolico”. [...]

Il 23 Maggio 2009 alle 10:55 Kataweb.it - Blog - latavolarotonda » Blog Archive » Al Presidente il nobel x la pace ha scritto:

[...] Recentemente lo si è visto con l’elmetto da pompiere tra gli sfollati dell’Abruzzo o con il berretto da capotreno all’inaugurazione dell’Alta Velocità Milano Roma. E prima ancora, Silvio Berlusconi era apparso con la bandana, il cappello da cowboy, il colbacco russo. E in futuro? Essendo tipo da grandi sorprese, bisogna solo stare ad aspettare. Eppure c’è qualcuno che, per il 2010, la sorpresa vorrebbe farla a lui. Immaginandolo, metaforicamente, con in testa l’alloro del Nobel. Per la Pace. Sul web è infatti nato un gruppo che candida il Cav. al prestigioso riconoscimento “per il suo impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale”, si legge nel sito del comitato, costituito il 30 aprile scorso e guidato dall’avvocato Emanuele Verghini, da Giammario Battaglia, che del Comitato è il portavoce, e da Valerio Cianciulli, tutti e tre provenienti dal Movimento dei Popolari-liberali di Carlo Giovanardi. Il comitato, il prossimo 1 febbraio 2010 sarà inviata al comitato Nobel norvegese la proposta di candidare il premier all’ambito riconoscimento internazionale. Mentre il 26 maggio prossimo, davanti a palazzo Chigi o in Piazza del Popolo (la “location” è ancora da stabilire), partirà la campagna di adesione all’iniziativa. Intanto però, entro la fine di questa settimana “sarà spedita una lettera a tutti i parlamentari di maggioranza e opposizione, a tutti i candidati alle prossime europee ed ai consiglieri regionali e provinciali del Lazio e ai consiglieri capitolini”. Che le polemiche degli ultimi giorni, per l’annunciato divorzio tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario, non avessero intaccato la popolarità del premier si sapeva. In un sondaggio di Panorama, della scorsa settimana (propio a ridosso della vicenda), due terzi (67 per cento) degli italiani dichiaravano di essere rimasti indifferenti alla questione (giudicata di carattere personale), mentre l’84% degli intervistati giuravano che l’affaire non ha cambiato la loro opinione rigurado al presidente del Consiglio. Che, soprattutto in rete, sta spopolando: a sotegno del Cavaliere e dell’azione del suo governo ecco Forzasilvio.it: nato, grazie a Marco Camisani Calzolari, blogger e imprenditore multimediale: “a seguito del successo di Obama”, si legge sul sito “correlato all’uso corretto di internet e delle sue potenzialità, il Presidente ha affidato a Speakage l’incarico di produrre un network altrettanto moderno e performante”. Tornando al premio, le motivazioni che giustificano tale iniziativa riguardano alcune controversie che Berlusconi con il suo intervento avrebbe contribuito a risolvere in maniera determinante: la risoluzione del conflitto tra Russia e Georgia quando Berlusconi grazie ai suoi buoni rapporti con Vladimir Putin si è adoperato per fermare lo scontro in campo aperto trai due eserciti, ottenendo il riconoscimento del successo di tale operazione dallo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy. Non meno importante è stata la positiva mediazione tra Usa e Libia per la ripresa dei rapporti diplomatici anche grazie al riconoscimento da parte del premier dei danni morali e fisici causati alla Libia quando era ancora colonia italiana con la storica firma del trattato di amicizia e cooperazione tra i due Stati oltre al ritrovato spirito di amicizia che è riuscito a ricreare con i nuovi rapporti con la Turchia e con Erdogan che hanno permesso a Berlusconi di avere un ruolo decisivo nella nomina di Anders Fogh Rasmussen a segretario generale della Nato. Tra le altre motivazioni sono elencati gli intervinti del premier durante il suo atuale governo come quando si è adoperato e ha risolto il problema dei rifiuti di Napoli che il precedente esecutivo non era riuscito a risolvere, fino al deciso intervento che ha coinsentito di ripare il disastroumanitario causato dal terremoto in Abruzzo. Il comitato che vuole candidare Silvio Berlusconi al Nobel per la pace è dotato di un proprio statuto che in 12 articoli riassume l’organizzazione dell’iniziativa che si avvale, oltre che di un sito internet, anche di un gruppo ben nutrito di sostenitori su Facebook. Dopo poco più di cento anni dalla conquista del premio Nobel per la pace da parte di un italiano (era il 1907 quando il giornalista Ernesto Teodoro Moneta ricevette il premio) chissà che non sia giunta l’ora di far tornare in patria l’illustre riconoscimento umanitario. [...]

Il 25 Maggio 2009 alle 13:05 una deontologia carente « lo scorfano ha scritto:

[...] Sono tipiche vicende da web: ci si fa qualche risata e tutto finisce lì. Sennonché, accade a un giornalista di Panorama di imbattersi nel cartellone farlocco, di prendersi un po’ troppo sul serio e soprattutto di non capire che è uno scherzo: e dunque di pensare che lo slogan sia vero e che lo abbia voluto davvero Casini.      E, naturalmente, siccome bisogna sempre difendere il padrone con tutti i mezzi a disposizione, il giornalista usa quello slogan, credendolo vero, per sentenziare a proposito della vicenda coniugale Lario-Berlusconi: [...]

Il 31 Maggio 2009 alle 14:47 Un posto dove appendere il cappello » Blog Archive » Crociere in Somalia - “Most cruises offer a mini-bar. We offer a mounted Mini-Gun” ha scritto:

[...] La pirateria somala aguzza l’ingegno (dei goliardi) ed ecco nascere le Somali Cruises, un divertimento assicurato per tutte le famiglie. “Most cruises offer a mini-bar. We offer a mounted Mini-Gun” - è il demenziale claim della fantacompagnia. Però c’è il rischio che qualche giornalista italiano (Sechi, Burchia, quella fuffa lì) prenda la bufala per vera. Così i suoi autori si sono inventati una sezione ‘testimonianze’, demenziale ma così demenziale (”I got three confirmed kills on my last trip. I’ll never hunt big game in Africa again. I felt like the Komandant in Schindlers list!” - Lars, Hamburg Germany) che chi ci casca, più che all’albo dei giornalisti dovrebbe essere iscritto alla casta dei coglions without borders. [...]

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