Ddl sicurezza: dalla Camera la fiducia. Critica la Cei: “Così si ignora l’integrazione”

finibossi

L’Aula della Camera ha confermato la fiducia al governo, approvando i tre maxiemendamenti al disegno di legge in materia di sicurezza. Presente anche il ministro delle Riforme Umberto Bossi, che a proposito delle perplessità su alcuni dei passaggi del provvedimento espresse da Gianfranco Fini ha dichiarato: “A me interessa solo il voto. Mi basta che passi”.
Montecitorio dunque ha detto sì ai tre tronconi in cui è diviso il ddl, quello sull’immigrazione, su mafia e sicurezza urbana. Per il primo i voti favorevoli sono stati 316 e 258 i contrari. I voti favorevoli, per il secondo, sono stati 315, quelli contrari 247. Infine, per il terzo maxiemendamento al disegno di legge sulla sicurezza, i voti favorevoli sono stati 315, i contrari 237. Dopo l’esame degli ordini del giorno, che saranno esaminati fra oggi pomeriggio e domani mattina alle 9, le dichiarazioni di voto e la votazione finale sono in programma domani a partire dalle 11,30.
La triplice fiducia ottenuta dal governo sul disegno di legge sicurezza porta a 18, nell’arco di un anno di vita, il numero dei voti di fiducia incassati dal Berlusconi IV nelle due Camere. Tre voti di fiducia lo stesso giorno in un ramo del Parlamento non sono un record. La stessa richiesta è stata fatta negli ultimi anni da governo presieduti sia da Silvio Berlusconi che da Romano Prodi.

Il testo del Disegno di legge sulla sicurezza dopo l’approvazione dei tre maxiemendamenti del governo prevede alcune modifiche rispetto all’articolato approvato dalle commissioni. E’ stato fra l’altro riportato alla stesura originaria il comma riguardante gli appalti. Torna quindi l’obbligo da parte degli imprenditori a denunciare i tentativi di ‘racket’, pena l’esclusione dalle gare d’appalto, che scatta anche quando la richiesta del ‘pizzo’ emerga dalle risultanze di un rinvio a giudizio.
Arrivano poi le ‘ronde’ e il reato di immigrazione clandestina, passibile di multe da cinque a diecimila euro, con obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali, e passa da 60 a 180 giorni il periodo in cui un immigrato potrà essere trattenuto nei centri di identificazione ed espulsione. Costerà 200 euro chiedere la cittadinanza e da 80 a 200 euro il permesso di soggiorno. Una pena fino a tre anni di carcere è prevista per chi affitti case o locali ai clandestini e per insulti a pubblico ufficiale. Vengono inoltre ripristinati i poteri del procuratore nazionale antimafia e inasprito il “41-bis” sulla detenzione dei boss mafiosi.

Tutte norme che, secondo il direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati della Cei, padre Gianromano Gnesotto, “di fatto il grande tema che viene tenuto sotto silenzio di questo ddl è proprio l’importante tema dell’integrazione, dell’inserimento nella società per ottenere il quale - dice - sono prioritarie le strategie della tutela dell’unità familiare, dei ricongiungimenti familiari, dei minori tutelati”.
“Il grande tema - insiste Gnesotto - che viene messo a lato da questo provvedimento è quello dell’integrazione perché il pacchetto sicurezza non parla di questo e non avrà gli effetti propri di una società che vuole essere integrata”.

Ma la giornata fa registrate anche nuove tensioni tra il presidente della Camera e la Lega. Il problema dell’immigrazione clandestina esiste, ma nel dibattito politico “bisogna evitare eccessi propagandistici”, dice Fini, che, interpellato dai cronisti a Montecitorio, apre cautamente alla proposta del ministro dell’Interno di far verificare le richieste d’asilo in Libia: “Quella di Maroni è una ipotesi tra le tante, non peregrina”, afferma durante una pausa dei lavori a Montecitorio sul ddl sicurezza. Una soluzione, per il primo inquilino di Montecitorio, potrebbe essere l’istituzione, con il coinvolgimento di Onu e Ue, di centri di identificazione per gli immigrati anche nei Paesi di transito per verificare la presenza tra gli immigrati di coloro che hanno diritto all’asilo politico. Per Fini, insomma, nel dibattito in corso tra governo italiano e Onu bisognerebbe abbassare i toni ed “evitare eccessi propagandistici”. Anche perchè, chiosa la terza carica dello Stato, “non mi pare che l’Onu sia in campagna elettorale…”.
E se Bossi in Transatlantico canta vittoria (”Chi la dura la vince. Se la propaganda non la fai quando ci sono le elezioni, quando la fai?”), il leader del Carroccio tenta di spegnere le polemiche con Fini raccontando così un loro incontro di circa mezz’ora nell’ufficio del presidente della Camera: “Con Fini il rapporto è facile, se ti dà la parola la mantiene”. Il leader della Lega esclude che si sia parlato di immigrazione: “Non abbiamo parlato di questo” dice Bossi “ma di cose alte, di come ci si comporta da alleati, di come ci si comporta reciprocamente. Quando uno dà la parola, deve mantenerla” ribadisce il ministro “Fini è uno che la mantiene”.
In mezzo ai due contendenti, il Pdl. Con il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto che difende a oltranza l’importanza del provvedimento e la scelta di porre la fiducia: “Sulla questione degli immigrati clandestini e della legge sulla sicurezza il governo e la maggioranza sono impegnati a realizzare un punto decisivo del programma che ha ottenuto il voto della maggioranza degli italiani che richiedono più sicurezza e una tenuta sociale di fronte all’aumento di criminalità derivante dall’immigrazione clandestina, dalla criminalità organizzata (mafia, camorra, ndrangheta), da molteplici problemi riguardanti la sicurezza. Abbiamo posto la fiducia, il massimo di verifica parlamentare possibile, proprio per l’importanza del provvedimento”.

Commenti

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Il 13 Maggio 2009 alle 20:27 vincenzoaliascontadino ha scritto:

IO CREDO CHE LA CHIESA DEVE DECIDERE, Mi spiego: se curare solo le anime o fare Politica, che, di fatto, pendono a Sinistra come si legge tutti i giorni sulla stampa di loro proprietà con Polemiche col PDL, ma che strano che al mio conoscente appena deceduto fu scomunicato da Giovanni Paolo II col divieto di amministrare i sacramenti, proprio per aver scelto con successo la POLITICA, questi era Don Gianni Baget Bozzo, conosciuto negli anni ‘70, poi ad uno stage al Parlamento Europeo di Strasburgo. Vincenzo Alias Il Contadino.

Il 13 Maggio 2009 alle 23:59 shift ha scritto:

Adesso occorre vedere se tali norme sono state approvate solo per la vicina campagna elettorale e verranno disattese subito dopo oppure no.

Per ora solo la Lega gode della mia fiducia, perchè gli altri nelle precedenti votazioni si sono squagliati, costringendo ad effettuare votazioni con la fiducia.

Il 14 Maggio 2009 alle 10:25 lapolide ha scritto:

Non sapevo dove piazzarlo il mio 2 pezzullo”. Ma caspita, a Panorama.it non interessa Fini con i Gay ?

Curiosità del mattino. “Piazza Montecitorio”.
“Curiosità del mattino “

del dì 14 maggio 009.

Settore Camera di Ortofruttaverdurapolitica.

“OFFRE”…. la primizia del 13 maggio 009.…

Con piccolo “Antefatto storico”.

Lo sapevate che l’altura sulla quale fu costruito Palazzo Montecitorio è stata generata da una discarica di materiali di epoca medievale ?
La zona, controllata dai Colonna ( te pareva) dopo le lotte baronali fu adattata ad orti e giardini fino a quando, nel 1650, i Ludovisi diedero incarico a Gian Lorenzo Bernini di realizzare la propria residenza, poi divenuta Camera dei Deputati della Repubblica, passata, presente e del…”Fare Futuro”.

Mò se spiegano molte cose su comportamenti strani di personaggi “In”….

So che non saranno novità assolute per voi che mi leggete, ma ( come si dice a Napoli)….>.

lapolide.

Da “IL TEMPO.it”

Fini e l’Italia del futuro I gay ricevuti alla Camera
Il caso: Il presidente entusiasma le associazioni di omosessuali. Ma le lesbiche non ci stanno.

È un Fini che guarda sempre più avanti (fuori dal campo arato o del seminato.ndr.). Già nella prossima legislatura. E anche oltre. Parla all’Italia del futuro. Un’Italia che sarà sicuramente multietnica (?). Anzi, già lo è oggi (?). A maggior ragione lo sarà nel prossimo decennio (?). È un’Italia dove è giusto che anche i gay possano avere diritti paritarie alle coppie etero. Forse non tutti, ma alcuni fondamentali sì. E lo stesso vale anche per le coppie di fatto, che secondo Fini non vanno più negate, non si può nascondere la loro esistenza. Anche a questo fenomeno ormai evidente, compenetrato alla nostra società, bisogna dare una risposta. È proprio in questo quadro che il presidente della Camera ha ricevuto ieri le associazioni gay. Quelle di sinistra e quelle di destra. Per le associazioni a tutela dei diritti degli omosessuali è un bel punto messo a segno: non era mai accaduto che un presidente della Camera le chiamasse a Montecitorio. A Fini le associazioni - Arcigay, Agedo (genitori di figli omosessuali), Famiglie arcobaleno (genitori omosessuali) e Gaylib, vicina al centrodestra - hanno chiesto un impegno per favorire il dibattito sulla legge contro l’omofobia, relatrice la deputata del Pd Anna Paola Concia, che è ferma in Commissione giustizia. E il presidente, secondo fonti della Camera, ha detto ai rappresentanti delle associazioni che «nel momento in cui si discute della dignità della persona umana, bisogna combattere tutte le tendenze al pregiudizio, alla discriminazione e alla violenza». Secondo quanto riferito dal presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, Fini «si è dimostrato attento ad ascoltare le associazioni e i loro bisogni e ha condiviso l’esigenza di trovare una soluzione a questa istanza». Felici i gay di centrodestra: «L’attenzione dimostrata dal presidente al tema dell’omofobia e della discriminazione delle persone omoaffettive - ha detto il presidente di Gaylib Enrico Oliari - deve rappresentare un esempio per l’intera società italiana e per tutta la classe politica. Le aggressioni fisiche e verbali e il mobbing sul lavoro rivolto ai gay e alle lesbiche è ormai vera emergenza in un Paese che, da questo punto di vista, fatica ad essere moderno ed europeo». Le associazioni hanno consegnato a Fini un report con le cifre della violenza omofobica: 15 omicidi, 71 tra violenze e aggressioni, 12 estorsioni, 7 atti di bullismo e 9 atti vandalici registrati negli ultimi 17 mesi. Dati che non hanno valore statistico, in quanto ricavati dalle notizie di stampa - difficile raccogliere cifre, sia per la mancanza di un reato specifico sia per l’autocensura - ma che segnalano un fenomeno in crescita. Non tutte le organizzazioni rappresentative delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e trans) italiane sono però soddisfatte. L’Associazione Trans Genere, esclusa dall’incontro, sottolinea come «per l’ennesima volta il movimento trans italiano non è stato invitato a un appuntamento istituzionale» e affermano di non capirne il motivo. «A pochi giorni dalla giornata internazionale contro l’omo-transfobia, dai gravissimi atti contro le persone trans, dal suicidio di una nostra cara compagna per lo stigma sociale che subiva - affermano - non possiamo che indignarci per la mancata volontà di essere un reale movimento, unito e solidale». Arcilesbica invece, pur invitata, ha scelto di non partecipare: «Preferiamo declinare l’invito - ha spiegato la presidente nazionale Francesca Polo - perché, pur nel rispetto delle cariche istituzionali, non possiamo dimenticare di essere in campagna elettorale e che il presidente della Camera è dirigente di un partito che rifiuta ogni apertura ai diritti di lesbiche, gay e trans ».

( MadonnadoCarmine.In che Italia viviamo ?….).
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lapolide

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