Barcone di immigrati
Sono parole chiare e dirette quelle dell’Onu per Roma: “l’Italia è responsabile per le conseguenze del respingimento” dei migranti riportati in Libia, sostiene l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) al termine dell’incontro al Viminale con il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Anzi, è stato chiesto che che il governo italiano “riammetta sul proprio territorio” i migranti che sono stati rinviati verso Tripoli, confermando che tra loro vi sono “persone bisognose di protezione”. Nel corso dell’incontro, sottolinea una nota dell’Unhcr, l’Agenzia dell’Onu ha ribadito che la “nuova politica inaugurata dal governo si pone in contrasto con il principio del non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, che trova applicazione anche in acque internazionali”. Un principio “fondamentale, che non conosce limitazione geografica” e che “è contenuto anche nella normativa europea e nell’ordinamento giuridico italiano”.
Secondo i dati dell’Unhcr, più del 70 per cento delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 in Italia provengono da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese. Inoltre, il 75 per cento circa dei 36.000 migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2008 (due su tre) ha presentato domanda d’asilo, sul posto o successivamente, mentre il tasso di riconoscimento di una qualche forma di protezione (status di rifugiato o protezione sussidiaria o umanitaria) delle persone arrivate via mare è stato di circa il 50 per cento. Sempre l’anno scorso, infine, la maggior parte delle persone arrivate via mare che ha ottenuto protezione internazionale proviene da Somalia, Eritrea, Iraq, Afghanistan e Costa d’Avorio.
- Venerdì 15 Maggio 2009
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