Sfida dell’Aquila per il governo: una corsa contro il (mal)tempo

Corsa contro il (mal) tempo

I tempi sono strettissimi. Dopo la pioggia primaverile incombe il caldo estivo e il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha un solo obiettivo: garantire un tetto prima del freddo autunnale alle migliaia di aquilani costretti a vivere nelle tende dopo il terremoto del 6 aprile.

Gli edifici prefabbricati Alle 8 di giovedì 14 maggio i tecnici hanno preso possesso delle 20 aree individuate per la costruzione delle abitazioni provvisorie (vedere il riquadro a pagina 59) ed è così cominciato il conto alla rovescia. Una corsa contro il tempo che dovrebbe avere le seguenti tappe finali: entro la fine di settembre saranno pronte le prime abitazioni per circa 2.500 persone e altrettante di seguito ogni 15 giorni, per arrivare a circa 12.500. È ancora difficile stimare il numero esatto di persone che ne avranno bisogno, visto che i sopralluoghi per verificare l’agibilità o meno delle abitazioni si concluderanno all’inizio di giugno. E in quel momento, sperando che lo sciame sismico si attenui, chi può dovrebbe avere la forza di rientrare nella propria casa. Su 64.391 sfollati assistiti dalla Protezione civile, 31.422 sono ospitati nelle 170 tendopoli e gli altri in alberghi e case sulla costa adriatica.
Bertolaso per ora ha calcolato in circa 15 mila le persone da ospitare nei prefabbricati aggiungendo che “una parte della popolazione verrà sistemata negli appartamenti liberi presenti in città che verranno affittati dallo Stato, mentre chi troverà una sistemazione autonoma godrà di un contributo mensile”. Gian Michele Calvi, docente alla facoltà di ingegneria dell’Università di Pavia, è il referente della Protezione civile per il Progetto c.a.s.e. (complessi antisismici, sostenibili ed ecocompatibili) in qualità di presidente dell’Eucentre, il centro europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica. “Non conoscendo il numero di nuclei familiari da ospitare saremo molto flessibili” spiega a Panorama.
“Avremo appartamenti da 36, 55, 72 metri quadrati, ma anche più ampi utilizzando moduli di 4 mq. In 72 mq possono stare quattro persone in due camere da letto, due bagni e una zona giorno con cucina”. Calvi conosce bene le mille difficoltà e va dritto al cuore del problema: “I due elementi che non si possono discutere sono la sicurezza sismica e il tempo”. Sul primo punto le aree sono state scelte dopo indagini macrosismiche, di velocità di propagazione delle onde per vedere se ci fossero faglie, analisi idrogeologiche e facilità di connessione con viabilità, sistemi di fognature e condotte idriche. Riguardo alla realizzazione, prosegue l’ingegnere, “abbiamo bisogno di costruttori che siano in grado di consegnarci gli edifici chiavi in mano in 4 mesi, lavorando 2 mesi nei loro stabilimenti e altrettanti in loco”. Bertolaso ha parlato di prefabbricati in legno lamellare e calcestruzzo compresso su una piattaforma antisismica e l’individuazione delle aziende dipenderà dalla garanzia di rispetto dei tempi. Spiega infatti Calvi: “Se prendessimo tutti i produttori di case in legno del Trentino-Alto Adige, nei tempi che indichiamo ci fornirebbero 300 abitazioni, mentre ce ne servono 4.500.
Perciò entro pochissimi giorni emaneremo un bando aperto nel quale non indicheremo un determinato numero di abitazioni bensì quante abitazioni dovranno essere costruite in 4 mesi chiavi in mano”. Come riuscirci? La soluzione potrebbe essere un’associazione di imprese, perché quasi tutte le aziende specializzate in tecnologie per il montaggio veloce non sono abituate a fornire anche serramenti, impianti elettrici e altro, lavori che possono invece compiere semplici imprese edili. “Le offerte dovranno arrivarci entro la fine di maggio, così mentre procederemo all’aggiudicazione cominceremo con gli scavi”. Il primo mese è quello che preoccupa di più Calvi: “Una volta partiti non ci fermeremo più”. Vediamo un po’ di numeri e la tabella di marcia.
Per ora si ipotizzano 150 blocchi di edifici per altrettante piastre su cui costruire. Per ogni piastra si calcolano 80 abitanti, pari a 25-30 alloggi, per un totale di 12 mila persone. Dall’inizio di giugno in 15 giorni Calvi prevede di realizzare gli scavi sulle prime 30 piastre. Subito dopo verrà posta l’armatura delle fondazioni mentre cominceranno gli scavi su altre 30 piastre, e così via. Entro luglio (2 mesi) saranno pronti i primi 30 blocchi su cui potranno essere montate le abitazioni da consegnare entro settembre. Considerando la flessibilità nelle dimensioni, si arriverebbe a dare un tetto a 12.500 persone entro la fine di novembre, alla media di circa 2.500 ogni 2 settimane da fine settembre. In questo caso, sembra inevitabile che una parte di quei cittadini dovrà essere ospitata temporaneamente altrove in attesa del completamento degli edifici.
Già a metà ottobre la temperatura notturna cala sensibilmente e non si può restare in tenda.

Costi e finanziamenti Per la costruzione dei moduli abitativi il decreto legge sulla ricostruzione del 28 aprile stanzia 700 milioni di euro. Calvi stima un costo di 40 mila euro per abitante, al netto dell’iva. “Riuscire in quest’opera con i costi che stiamo prevedendo sarà un vero miracolo” commenta ancora l’ingegnere, che sottolinea il risparmio di una somma di oltre 100 milioni non facendo ricorso a general contractor e società di progettazione. Bertolaso emanerà un’ordinanza sulla costruzione di questi edifici provvisori dopo che il decreto legge sul terremoto sarà approvato dal Senato, mentre quella sulla ricostruzione vera e propria arriverà a fine giugno. La vera svolta è attesa per la prossima settimana. Dopo gli emendamenti presentati dal governo nella commissione Ambiente del Senato, martedì 19 l’aula vota la nuova versione del decreto legge che porta al 100 per cento il contributo pubblico per chi ricostruisce o ristruttura la propria casa danneggiata.
Altri provvedimenti riguarderanno i poteri del sindaco e del presidente della regione sulla ricostruzione del centro storico dell’Aquila e il ruolo della Fintecna. Il senatore Antonio D’Alì (Pdl), relatore e presidente della commissione, aveva già presentato propri emendamenti, che prevedono tra l’altro 10 milioni dal fondo Infrastrutture per consentire ai residenti nelle aree terremotate l’esenzione dal pedaggio autostradale per tutto il 2009 e 5 milioni per la messa in sicurezza degli immobili storico-artistici.

L’economia La ricostruzione passa anche attraverso la ripresa delle attività industriali, commerciali e agricole. Il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, e quello degli industriali abruzzesi, Calogero Marrollo, insistono nel chiedere che L’Aquila e il suo circondario siano dichiarati zona franca almeno per cinque anni. Ne deriverebbero vantaggi fiscali e incentivi finanziari tali da incoraggiare gli investimenti. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha avviato i contatti con l’Ue. Nel frattempo la Cia, confederazione degli agricoltori, sta promuovendo i prodotti tipici aquilani e abruzzesi: fino al 2 giugno saranno in 50 mercati in tutta Italia.
Lo stesso farà la Confcommercio aquilana grazie alla Federdistribuzione, che copre quasi tutte le catene di supermercati, e alla disponibilità dei mercati ambulanti della Penisola. Un’analoga iniziativa è programmata a Madrid per il 30 maggio. L’Aquila, solo nel centro storico, ospitava oltre 900 commercianti.
Nella popolazione l’angoscia si mescola alla voglia di ricominciare. Un esempio? Nella tendopoli di Pizzoli, comune a 15 chilometri dall’Aquila, è attiva da giorni la raccolta differenziata porta a porta. Anzi, purtroppo, tenda a tenda.

LEGGI ANCHE: Vittime in passato, alleati per il futuro: Onna ricostruita dai Tedeschi - Berlusconi: “Case per 13mila persone, pronte a novembre” - Lo SPECIALE di Panorama.it. Guarda nei GRAFICI: il piano di ricostruzione

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