L’affascinante Valeria Marini è stata la testimonial di due società “gemelle” che hanno evaso al Fisco italiano oltre 200 milioni di euro. Ma lei, showgirl italiana dalla voce sensuale e il sorriso accattivante, della maxi evasione fiscale non ne sapeva proprio niente.
Il suo volto appariva solo qualche istante, il tempo di pronunciare il nome della ditta e subito dopo iniziava la televendita, sui maggiori network italiani, di pedane vibranti e rasoi elettrici a matita capaci di tagliare la peluria di troppo dal naso, sopracciglia e orecchi.
A scoprire la frode milionaria ai danni dello Stato italiano è stata la Guardia di Finanza di Rimini. La Punto Shop spa, società italiana che aveva ingaggiato la Marini, per evadere il pagamento delle imposte acquistava la merce che poi rivendeva sul territorio nazionale dalla sua gemella, stesso nome e stessi proprietari, con sede sul Monte Titano. “In sostanza la società italiana invece di comprare gli oggetti direttamente dal fornitore asiatico ad un prezzo più favorevole li acquistava attraverso la consorella sammarinese, società ‘esterovestita’, ad un prezzo dieci volte superiore” spiega il tenente colonnello Gianfranco Lucignano, comandante del Nucleo di Polizia tributaria della Finanza di Rimini “ in questo modo i maggiori costi inseriti in contabilità gli permettevano sia di abbattere i ricavi limitando al minimo la base imponibile su cui pagare le tasse e sia di esportare illecitamente all’estero capitali camuffandoli in operazioni commerciali”.
Mentre la società con sede in Italia si occupava della vendita delle pedane vibranti, rasoi elettrici e altri oggetti per la cura del corpo fabbricati in Cina presso negozi in franchising e registrava le vendite emettendo regolari le fatture, quella di San Marino vendeva contemporaneamente le stesse cose attraverso le televendite su televisioni pubbliche e private italiane andate in onda nel 2008, ma totalmente al ‘nero’.
Solo attraverso gli elenchi dei corrieri che consegnavano gli acquisti effettuati attraverso il numero verde dai privati che le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire il meccanismo utilizzato dalle due società. Tre le persone che sono state denunciate tra cui due amministratori di fatto e uno di diritto con l’accusa di omessa e infedele dichiarazione dei redditi. Solo ai fini delle imposte dirette e Irap, le due società hanno evaso oltre 200 milioni di euro mentre per il pagamento dell’Iva, l’evasione supera i 20 milioni.
Intestato alla società anche uno yacht di 20 metri ancorato nel porto di Rimini; A bordo risiedevano e gestivano gli affari due imprenditori romani, padre e figlio, coinvolti nella maxi frode.
- Mercoledì 20 Maggio 2009
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