Fini e le “affinità elettive” con D’Alema. “Ma non scrivete che sono di sinistra”

La sintesi migliore, come spesso accade, è una foto: quella di Gianfranco Fini e Massimo D’Alema insieme sul palco che si stringono la mano. Complice Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio Giovani-Editori e patron del convegno giunto alla sesta edizione ‘Crescere tra le righe’ a Borgo La Bagnaia in provincia di Siena. Un siparietto che nasconde molte convergenze tra i due politici. Di primo mattino è il presidente della Fondazione ItalianiEuropei, attaccando il premier Silvio Berlusconi per le sue parole sul Parlamento, ad ‘avvicinarsi’ a Fini, poi in maniera più esplicita aggiunge: “Ho molto apprezzato il presidente della Camera che ha voluto difendere la dignità del Parlamento di fronte all’aggressione che era venuta da parte del capo del governo e credo che le sue parole sono un punto di riferimento importante per tutte le persone che amano la democrazia”.
Davanti alla platea di studenti de “Il Quotidiano in classe” l’esponente Pd esprime le sue preoccupazioni sulla libertà di stampa parlando di “una zona grigia tra democrazia e dittatura” e ancora “in Italia oggi esiste un problema serio di equilibrio nell’informazione, visto che senza dubbio c’è un enorme potere nelle mani di una persona sola”. Non si tratta di regime “ma la democrazia è un meccanismo delicato, e va presidiata, perché al buio si fanno tante porcherie”.
Dopo poco sul palco arriva la risposta di Fini che dice di “condividere le parole di D’Alema sulla stampa e l’informazione. Così qualcuno dirà che sono sempre più di sinistra. Ma magari qualcuno si deve chiedere se D’Alema non sia di destra…”. Poi però Fini nega che ci siano “bavagli alla stampa, piuttosto bisogna riflettere sul rapporto tra le proprietà, i loro interessi e il modo in cui giornali informano”. Insomma per la terza carica dello Stato il vero problema è che “mancano gli editori puri”.
Sull’immigrazione l’intesa tra i due è nei fatti. Se per la sinistra e D’Alema l’Italia “è già multietnica”, per Fini la politica deve guardare più “all’integrazione che al respingimento”. Se per D’Alema, Barack Obama e Sonia Gandhi da noi dovrebbero chiedere il permesso di soggiorno, Fini invita a guardare avanti “ai prossimi 15 anni quando l’Italia sarà diversa e quindi certi fenomeni, come l’immigrazione, vanno guidati per non essere travolti”. Anche se l’ex leader di An mette le mani avanti “ma ciò non significa essere di sinistra”.
Durante la giornata conclusiva di ‘Crescere tra le righe’ Fini ripete 5 volte di essere d’accordo con D’Alema, anche se chiudendo il suo intervento il presidente di Montecitorio ribadisce una cosa che “pensa da sempre” – ma che molti considereranno un riavvicinamento a Silvio Berlusconi – e cioè che “il ceto politico italiano è pletorico e abbondante”. Fini non si riferisce solo ai 945 parlamentari, “ma alle centinaia di consiglieri regionali e alle migliaia di persone che rappresentano il territorio”, a cui una “sforbiciata, una cura dimagrante farebbe” davvero “bene”.
In mattinata protagonista anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che intervistato dal direttore di Panorama, Maurizio Belpietro ha detto che prima del G8 de L’Aquila il premier Silvio Berlusconi incontrerà il presidente usa, Barack Obama. Il titolare della diplomazia italiana ha anche auspicato che il presidente stella a strisce possa chiudere Guantanamo “e l’Italia saprà aiutare questo percorso”.

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Il 23 Maggio 2009 alle 17:32 Berlusconi: “Ddl per diminuire i parlamentari”, D’Alema:”l’ostacolo alle riforme è il premier” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Fini e le “affinità elettive”con D’Alema: “Ma non scrivete che sono di sinistra” “Trecento deputati, cento senatori”. Questo il parlamento che ha in mente Silvio Berlusconi. Dopo le polemiche per i suoi attacchi durante l’assemblea di Confindustria, il premier rilancia in un’intervista a Rtl 102.5: “Ci vuole un disegno di legge a iniziativa popolare, perché poi voglio vedere il parlamento non votare una legge presentata con il sostegno di milioni e milioni di elettori”. Poi però smentisce di aver definito “inutile” il parlamento: “ho detto solo che è pletorico, non si può pretendere di essere uno stato moderno andando avanti così”. Il Cavaliere tira dritto per la sua strada, almeno negli annunci. Ma la sua proposta non entusiasma né gli alleati né l’opposizione. Che critica in ordine sparso il premier, ma poi non riesce a ricompattarsi per fare fronte comune. Il Pd chiede a Udc e Idv in incontro per coordinare una ‘’risposta adeguata’’ alle affermazioni fatte ieri dal presidente del Consiglio sul Parlamento. “La reiterata manifestazione di ostilità e disprezzo verso le prerogative del parlamento meritano una risposta adeguata. Siamo pertanto a proporvi di incontrarci per stabilire le modalità della nostra iniziativa’’ scrivono i capogruppo democratici Finocchiaro e Soro ai loro omologhi di Udc e Idv. Ma sia da Di Pietro che da Casini non arrivano parole concilianti: ‘’La giusta risposta a Berlusconi non sono le solite riunioni e le sterili parole, ma azioni e provvedimenti determinanti” dice il leader dell’Italia dei Valori “Per questo ho promosso una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio che non riteniamo moralmente e politicamente degno di rappresentare questo Paese’’. Mentre Casini rinfaccia al Pd il sì al referendum sulla legge elettorale: “Riteniamo anche noi gravi le dichiarazioni di Berlusconi. Tuttavia, non siamo disponibili ad alcun incontro, in piena campagna elettorale, almeno fin quando il Pd non cambierà idea sul sostegno al referendum, che consegnerebbe proprio a Berlusconi, e per lungo tempo, il governo del Paese’’. Insomma, all’attacco ognuno per conto proprio. D’altro canto le elezioni sono dietro l’angolo e ognuno pensa ai propri voti. Per l’ex premier massimo D’Alema il vero ostacolo alle riforme è proprio Berlusconi: ‘’quando ha voluto fare il Lodo Alfano per non essere processato, perché gli stava a cuore, il Parlamento l’ha votato e non è stato ostacolo alla sua volontà. E’ la sua volontà l’ostacolo vero alle riforme’’. Secondo D’Alema, infatti, il presidente del Consiglio ‘’ha altre priorità che non sono le riforme per il paese ma le leggine necessarie per lui’’. Poi D’Alema ha ricordato come l’opposizione da tempo ‘’ha depositato una proposta per la riduzione del numero dei parlamentari: noi siamo pronti - ha concluso - anzi proponenti di una riforma della Costituzione, che preveda anche la riduzione. Non c’è nessun ostacolo, è un’evidente menzogna’’. E nella maggioranza l’idea del premier non convince il presidente della Camera e gli esponenti di An a lui più vicini: ‘’Il parlamento non è nè inutile nè controproducente’’ dichiara il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, oggi a Monza per una manifestazione elettorale. ‘’Berlusconi ha già spiegato di essere stato frainteso - ha precisato - ma tutti siamo d’accordo sulla riduzione del numero dei parlamentari e sul superamento del bicameralismo perfetto’’. [...]

Il 23 Maggio 2009 alle 22:40 shift ha scritto:

Fini di sinistra???

NOOO!!!!

E’ D’ESTREMA SINISTRA!!!!

MOLTO AL DI LA’ DI D’ALEMA!!!

Il 24 Maggio 2009 alle 13:44 vincenzoaliascontadino ha scritto:

Qualcuno volò sul nido del cuculo
Mani Pulite che consegnò al PCI il Paese, ora PD ciambella senza centro perché sgonfiata!
Così facevano tutti e buon “ Cristiano “ anche Petrus solo che oggi con la Legge che regala miliardi anche a chi con un partitino di mozzarelle alla diossina al polonio 210. Comico che fruttava gli Schiavettones con caccia selvaggia alle tre di notte a chi accettava finanziamenti illeciti. Guardatevi la cassetta o dvd del processo a Walter Armanini, vi renderete conto di quanto odio prevaleva sul Diritto e la certezza dei fatti. Il processo a Walter nella Tangentopoli, morto ed aveva laurea alla Bocconi e master in Economia, divenne mio “ amico “ nell’aula di Palazzo Marino che m’inviò più lettere dal carcere di Orvieto con spiegazioni di quanto soffriva. Walter il primo a scontare 5 anni e sette mesi di carcere. Suscitò scalpore la sua love story con la con l’attrice americana Demetra Hampton. Si definiva capro espiatorio. Aveva lasciato la prigione di Orvieto perchè malato. L’altro mio amico Paolo Pillitteri: “ Cavia della tv “. Il Tribunale di sorveglianza di Perugia ha negato all’ex assessore scriveva Don Bage Bozzo. Don Gianni, conosciuto al Parlamento Europeo, scriveva: Il Paese non accetta di essere governato da un partito postcomunista grazie all’epurazione dei democratici mediante sentenza penale. La forza dell’opposizione non sta nei suoi programmi, ma in questa grande realtà è grave e il Popolo non accetta i Ds come forza legittima per la natura di questo partito, che è grave; un Pci di terzo livello che, lo ha condotto da Mani pulite fino, a Palazzo Chigi er Massimo D’Alema. Tragicomica figura quella di Francesco Cossiga… Oscar Luigi Scalfaro ha violato le regole operando in modo che apparisse legale…il potere di Guglielmo Ferrero non il Rosso Rocher di Giorgio. La logica del capro espiatorio che l’ha dominata appare chiara: Craxi, il colpevole, deve rimanere a Hammamet. La morte del Psi è grave: il Pci occupa il posto del Psi, ma la !cosa “ puzzò e la ciambella di mani Pulite si sgonfiò: mancava la Democrazia, anche se chi dichiara di avere Valori lo usa a sproposito e il Pd Bettino Craxi postumo lo definisce così: principio di Kaifa: occorre che un uomo solo muoia perchè lo stato viva. Cari magistrati, Mani pulite voi gridavate rivolteremo l’Italia come un calzino, ma non vi siate accorti del fetore di Napoli visto che questi signori sprecando 3 miliardi di euro sono ancora lì da Cristiana Kompagnuzzi!
Vincenzo Alias Il Contadino. http://archivio.panorama.it/ho.....0001007635

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