Raid razzista a Roma: bastoni e insulti contro il capodanno bengalese

Bangla

Nella notte, armati di bastoni e di odio. Un raid razzista, pochi i dubbi degli investigatori, basta pensare all’obiettivo: il materiale per l’allestimento del “capodanno bengalese“, festa della comunità del sud-est asiatico a Roma, organizzato dall’associazione Dhuumcatu. Questa notte, intorno alle 2, nel parco di Villa Gordani. Secondo il racconto dei bengalesi che si trovavano sul posto per allestire e dormivano nei furgoni per custodire il materiale, una ventina di uomini sono entrati nel parco e hanno iniziato a distruggere gli striscioni e le attrezzature, colpendo uno dei custodi, ferito alla spalla. ”Stavo dormendo nel furgone dove tenevamo il materiale per la festa. Sono stato svegliato da violenti colpi di bastone contro il furgone che hanno fracassato i vetri. C’erano queste voci che ci insultavano, che dicevano ‘ma che è questo capodanno bengalese? Andate via”’ così ha raccontato la nottata all’Ansa Kalu, cittadino bengalese di 35 anni, che ha spiegato come è fuggito lontano dal furgone per rifugiarsi nella vegetazione.
”Eravamo in cinque - ha spiegato - io dormivo nel furgone, due miei connazionali sotto ai gazebo già montati, altri due giravano per la villa. Quando ho trovato un posto sicuro - prosegue Kalu - ho telefonato al nostro portavoce il quale ci ha detto di rivolgersi alla Polizia”. Insieme a lui, si legge nella denuncia, si sono rivolti agli agenti Noor Anime, 28 anni, e Adnan Sami, 24 anni.
“Condanno con fermezza il raid xenofobo che ieri ha colpito la festa del Capodanno Bangla” ha dichiarato il sindaco della Capitale Gianni Alemanno, che ha parlato con Nure Alam Siddiki, detto Bachcu, presidente della Bangladesh Association Roma. “ed esprimo la mia piena solidarietà alla comunità bengalese e alle vittime dell’aggressione. Mi auguro che gli inquirenti assicurino alla giustizia i responsabili di questo episodio il cui movente di intolleranza xenofoba appare evidente. Sottolineo la piena collaborazione che il Comune di Roma ha garantito all’organizzazione della manifestazione cercando di contemperare le esigenze della comunità bengalese con quelle della cittadinanza”. L’associazione Dhuumcatu, vittima dell’aggressione, sul suo sito lamenta anche l’atteggiamento dei Vigili Urbani nelle ore precedenti il fatto, quando l’evento è stato spostato dal parco di Centocelle a Villa Gordiani: “alcuni Vigili Urbani del VI Municipio hanno provocato alcuni ragazzi che partecipavano alla conferenza stampa che svolgeva nel Parco di Centocelle, definendoli “clandestini”. Dinnanzi alla riposta che la clandestinità non è un reato loro hanno reagito dicedogli “non ancora…” e portandoli in commissariato”.

Commenti

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Il 24 Maggio 2009 alle 12:40 shift ha scritto:

Mi chiedo di cosa fingano stupirsi e scandalizzarsi giornalisti, politici e quant’altro.

Era inevitabile che si giungesse a questo, se c’è da meravigliarsi è solo che gli episodi del genere siano ancora circoscritti a pochi casi.

Quando si creano le premesse di un invasione incontrollata di un territorio, di una sovranità nazionale in cui i cittadini inevitabilmente si riconoscono quando vengono messi alle strette, addirittura la loro identità nazionale, i loro abituali valori e consuetudini sociali vengono tranquillamente irrisi sotto il loro stesso naso, quale reazione pensano che abbiano i cittadini che sono di carattere forte e non remissivo e non abituati a sentirsi volare la mosca sul naso?

Possono anche essere accettati scambi culturali con altri popoli, ma come ospiti, non come residenti abituali della Patria degli italiani!

Non facendo diventare consuetudini e valore identitario nazionale abitudini e tradizioni altrui, del tutto non gradite alla nostra tradizione e consuetudine identitaria, visto che il territorio nazionale appartiene al popolo italiano e tutti gli altri italiani non sono.

Se proprio si vogliono cercare i colpevoli di azioni del genere, indubbiamente primitive e non gradevoli eticamente, li si devono cercare fra quanti hanno permesso che si arrivasse ad una situazione simile.

Tutta gente che ha agito nella piena legalità, ma tradendo i valori portanti di una nazione, il patto sociale che ci unisce, per accontentare i loro interessi ideologici, economici, perfino le loro buone intenzioni, non pensando minimamente che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni e loro hanno contribuito a crearla per far dannare tutti gli italiani, cosa di cui erano pienamente coscienti.

I veri colpevoli di queste situazioni sono proprio i politici, i giornalisti, i magistrati, gli imprenditori, tutte le persone “buone e caritatevoli” Chiesa in testa, che hanno spinto per creare tali premesse.

Lo hanno fatto ipocritamente, ciascuno servendo i propri interessi e aspirazioni personali diversi ma coincidenti, purtroppo, per creare tale situazione, usando e abusando della legalità che quel popolo che hanno tradito gli aveva messo in mano fiducioso.

Adesso, a seguito di tali fatti, fanno le verginelle scandalizzate e offese da tale “turpitudine”, ignorando o facendo finta d’ignorare che ne sono stati i creatori, i promotori primi, i veri colpevoli di quanto sta accadendo.

Hanno costretto frange di cittadini a difendersi da soli con mezzi primitivi e illegali, entrando in una guerra fra disperati, e adesso ne pretendono pure la testa, ne stigmatizzano il comportamento immorale e illegale.

I cittadini italiani invece che con costoro avrebbero dovuto prendersela con chi li ha messi in tale situazione, con tutta questa massa d’ipocriti e traditori della loro Patria e dei loro concittadini, lo avrebbero dovuto fare legalmente ma lo possono ancora fare legalmente, mandandoli tutti a casa e non permettendogli più di fare danni a tutti.

All’utilizzo di mezzi legali con l’ipocrisia bisogna rispondere con l’utilizzo di mezzi legali con altrettanta ipocrisia e all’isolamento di costoro da tutta la collettività, di quella vera, visto che non sanno cosa significa amore per i propri fratelli o che non glie ne importa egoisticamente un fico secco.

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