- Tags: alunni, indumento, infradito, insegnanti, minigonna, Pantaloni, scuola, vestito, vita-bassa
- Un commento

C’è chi dice che l’età giusta per regalarla alle sorelle minori o alle nipotine siamo i 30, qualcuno più magnanimo entro i 40. Ma Londra capitale delle tendenze, dalle pagine dell’Observer, lancia una nuova regola che farà la felicità delle scosciate agé: minigonna sdoganata a ogni età . Unico requisito per le emulatrici di Sharon Stone è il poterselo permettere, avendo un bel paio di gambe affusolate, onde evitare l’effetto “insaccato”.
Non la pensa così Francesca Carampin, preside di un istituto commerciale di Trento, che nei giorni scorsi ha preso carta e penna e ha scritto una lettera di fuoco ai genitori dei suoi alunni: “Ci sarà un motivo se le parti intime si chiamano così, allora bisogna coprirle”. E ancora: “A scuola si va vestiti con decenza”. E non basta. Dopo la lettera di “richiamo alla decenza” inviata alle famiglie, ora la preside vuole preparare un regolamento in modo che gli studenti vadano a scuola con un abbigliamento appropriato. “Non pretendo che i ragazzi vengano in giacca e cravatta e le ragazze come le monache, ma non ci si può vestire come si andasse al mare, con canottierine che fanno vedere l’ombelico, minigonne esagerate o pantaloni a vita bassa con la pancia di fuori, oltre a qualcos’altro”, ha detto la preside dell’istituto. In Italia non ci sono le divise per le superiori, infatti, come nei paesi anglosassoni e gli alunni si possono vestire un po’ come vogliono.
Ma negli ultimi anni starebbero esagerando, almeno secondo la preside trentina che è corsa ai ripari a poche settimane dalla maturità .
Stessa intransigenza nei vestiti che trova adepti anche nell’estremo Sud della Penisola: anche al liceo scientifico “Enrico Fermi” di Ragusa, in Sicilia, nei giorni scorsi due alunni sedicenni che frequentano il terzo anno non sono stati ammessi in classe, perchè vestiti in modo non conforme al decoro: indossavano pantaloni che coprono le gambe fin sotto le ginocchia (detti “pinocchietti”), ma non arrivano ai piedi. I due ragazzi, richiamati immediatamente dal preside, sono tornati a casa, dove si sono cambiati in fretta e furia per essere ammessi in classe.
- Mercoledì 27 Maggio 2009
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Commenti
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Il 29 Maggio 2009 alle 13:36 una preside trentina « lo scorfano ha scritto:
[...] Non che io la ritenga una faccenda così importante, figuriamoci. E nemmeno che io riesca a farne una questione pseudomoralistica come fanno i sempre brillantemente ineffabili di Panorama. In realtà non me ne importa quasi nulla. Però non ci si veste solo per se stessi;      vestirsi è, ahimè, anche un modo per stare insieme agli altri, per partecipare delle convenzioni e delle forme di educazione che lo stare insieme agli altri inevitabilmente richiede e comporta. [...]
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