Caso Noemi: lo scivolone sul teste. Ecco il vero Gino Flaminio

Gino e Noemi

di Fabrizio Paladini e Renzo Rosati
Era la sera del 6 luglio 2005, un mercoledì di mezza estate napoletana. Due ragazzi vengono arrestati in pieno centro, lungo via Duomo, sul lato che scende verso il porto. Hanno appena strappato a un uomo il cellulare, con il quale stava parlando, e sono fuggiti su un motorino. Su di loro piombano i “falchi”, la squadra antiscippo che gira in borghese, su motociclette senza insegne e senza casco, per confondersi con le gang locali. Quella sera i falchi sono pieni di lavoro: hanno già preso altri due scippatori, del classico Rolex. L’inseguimento è breve, ma i due giovani reagiscono con botte e spinte: un agente deve farsi medicare in ospedale. Uno dei due scippatori è un minorenne, S.M., di 17 anni. L’altro ha 18 anni compiuti da poco più di due mesi e si chiama Luigi Flaminio. Entrambi hanno precedenti per “rapina impropria” (cioè per violenza successiva al furto), e anche lo scooter è già sottoposto a fermo amministrativo.

L’arresto in flagranza frutta a Flaminio, detto Gino, un processo per direttissima che si celebra il giorno dopo. I precedenti penali portano a una pena severa: condanna a due anni e mezzo, con la condizionale. Il ragazzo non finisce in galera ma deve tenersi alla larga da altri reati. Cosa che non gli impedisce, nel frattempo, di guadagnarsi su Facebook e dintorni qualche centinaio di ammiratori e il soprannome di “Gino ’o boss”; oltre a farsi tatuare sul ventre un pugnale. Come tanti ragazzi.

Col pugnale che sbuca sopra il costume Flaminio ricompare quattro anni dopo, domenica 24 maggio, sulla prima pagina della Repubblica. Una lunga intervista che si snoda all’interno, nella quale Gino viene presentato come “un operaio, una passione per la kick boxing”. Per parlargli gli inviati del quotidiano diretto da Ezio Mauro raccontano di aver raggiunto “una piccola fabbrica di corso San Giovanni, e poi un appartamento allegramente affollato di amici, nel popolare quartiere del Vasto”. Flaminio, secondo La Repubblica, dovrebbe essere il teste chiave per incastrare Silvio Berlusconi, il più adatto a raccontare la vera natura del rapporto tra il premier e Noemi Letizia. Lei, racconta, è stata infatti la sua ragazza per 16 mesi. “Gino e Noemi si sono divisi per quel breve, intenso, felice periodo, le ore, i sogni, il fiato e le promesse”. Ma soprattutto “Gino Flaminio è in grado di dire come e quando Berlusconi è entrato nella vita di Noemi. Come quel miracolo ha cambiato, di Noemi, la vita, i desideri, le ambizioni e più tangibilmente il corpo, il volto, le labbra, gli zigomi. In una parola, dice Gino, “i valori””.

Già, i valori. Flaminio infatti parla di tutto, ma a quanto pare non fa cenno a quella condanna a due anni e mezzo. Né, stando a quanto affermano ora, direttore e inviati della Repubblica (che pure da giorni setacciano Napoli e dintorni) si informano per valutare i precedenti, e magari l’attendibilità, di un teste la cui intervista viene divulgata alla stampa di mezzo mondo. Eppure, bastava consultare il casellario giudiziario. O anche l’Ansa. O magari farsi un giro su internet. E dire che Gino, con lei, con Noemi, dei suoi trascorsi con la giustizia aveva parlato, eccome.

Sempre stando alla sua versione: una nuova, l’ultima, fornita stavolta “in esclusiva” a Novella 2000. Gino, “che si dichiara fedelissimo elettore di Berlusconi, chiarisce la propria posizione giudiziaria”. La chiarisce così: “Quattro anni fa avevo 18 anni o poco più quando, con un amico, tornavo in motorino da un allenamento di calcio. Siamo andati a fare un giro sul Rettifilo di Napoli. Quando abbiamo visto un uomo che parlava al telefonino e all’improvviso ci siamo detti: “Pigliamocelo”. Intendendo il cellulare. Dieci metri dopo, i falchi ci hanno fermato. Ho passato una notte in questura. Mi hanno condannato per direttissima a due anni e sei mesi con la condizionale. Non ho fatto un giorno di galera. Quando sono tornato a casa, i miei genitori non mi hanno rivolto la parola per sette mesi. Ho passato quei sette mesi a piangere e a giocare a calcio nel San Giorgio, di San Giorgio a Cremano, categoria eccellenza. Quando ho conosciuto Noemi le ho detto che avevo la fedina penale sporca, ma non le ho detto perché. I genitori di Noemi non ne sapevano nulla. Non so se lei glielo abbia mai detto”.

Aggiunge che il suo vero soprannome sarebbe “’o cinese”, per via degli occhi a mandorla. E giura di non frequentare ambienti malavitosi. Guai però a chi lo chiama “Gino l’operaio”. Perché “chi lo afferma dovrà vedersela in tribunale”. Come fonte, niente male.

Commenti

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Il 29 Maggio 2009 alle 12:24 lapolide ha scritto:

Padova, 29 maggio 009.

Cambiano persino i “detti della nonna”….

Nella attuale politica spoliticata, da quando non esiste più forza di “Opposizione Sinistra”, succedono cose strabilianti, riflesse pure sulla nostra società.
Non so se ve ne siete accorti ma cambiano persino gli antichi “detti nostrani ” insegnatici dai nostri padri, nonni e bisnonni.
Per esempio, quello famoso del “cacio con le pere”, oggi potrebbe suonare pressappoco così:

Ai “Dario Franceschin” facciam sapere
quanto sia bifolco in Tv sputar insane sentenze
non col pensiero della seppur consunta mente
ma con le flatulenze del proprio sedere…..
lapolide

Il 29 Maggio 2009 alle 12:45 snoopy301147 ha scritto:

Di cose oscene se ne dicon tante
Ma solo ai poveri di mente
Puo’ suonar vero cio’ che da fauci
Meneghin fouresce.
Sproloquiando a rintontonir la gente
Il cavalier continua lamentar oscure trame.

Consorte Sua conoscerLo deve…e bene
Certo meglio di chi ciecamente crede.
Di zizzania trattasi e lo sappiam bene
Che sparger adesso Ei puote con consenso
Di servitudi prone.

Il 29 Maggio 2009 alle 15:25 galassie ha scritto:

UN PENSIERO AL DIRETTORE DI “LA REPUBBLICA”

Di tutta questa storia,intrisa di bassezze e bugie,non giudico questo ragazzo,se pur pregiudicato per rapina,non in banca,ma di quelle molto più squallide,perpretate ai danni di inermi cittadini.
Ma ho il dovere e diritto di giudicare non tanto i cronisti:GIUSEPPE D’AVANZO e CONCHITA SANNINO che firmano l’articolo pubblicato, senza controllare volutamente,la fonte,ma GIUDICO IL DIRETTORE DI LA REPUBBLICA,che non solo lo ha pubblicato, ma avuto la sfacciataggine di diferndere lo stesso articolo nella trasmissione”BALLARO’” e per farlo non ha esitato ad offendere il direttore di “Panorama”.Se questo è il direttore di uno tra i primi quotidiani italiani,non meravigliamoci della stampa estera,in particolare quella di parte.

Il 29 Maggio 2009 alle 16:35 nicksergio ha scritto:

Gino Flaminio non è un teste ad un processo per rapina,ha semplicemente rilasciato una dichiarazione come ex fidanzato di Noemi,su argomenti che dovrebbe conoscere bene.Cosa centra la fedilna penale?Rende meno attendibile la sua dichiarazione o la sua conoscenza della famiglia Letizia?E’ questo il gioco di Panorama?Sputtanare non la sostanza della testimonianza ma il testimone.?Credo anch’io che in qualsiasi altro paese europeo la stampa non avrebbe concesso scampo alle esitazioni ed alle versioni contraddittorie del premier,perchè questa è la sua funzione:non tirare l’acqua al mulino del proprio editore

Il 29 Maggio 2009 alle 21:26 Le mie 10 domande a Berlusconi « Nemo’s Blog ha scritto:

[...] 1) Presidente, cosa le è costato andare con una minorenne? Perchè in Thailandia chiedono certe cifre! 2) E’ bionda naturale? Se vuole le spiego come controllare 3) Dicono che ha conosciuto Noemi tramite i suoi genitori. Visto che la ragazza ormai è presa, la madre è abbordabile? 4) La ragazza ha i suoi occhi, il suo naso, la sua bocca e la chiama papi; c’è qualcosa che non ci ha detto? 5) Lei ha detto che il ragazzo non è attendibile perchè ha un precedente per rapina, la zia non è attendibile perchè non conosce i fatti, i giornali non sono attendibili perchè sono di parte, la sinistra non è attendibile perchè vuole ribaltare il governo, i giudici non sono attendibili perchè sono militanti di sinistra; è cosciente che è rimasto solo il pagliaccio della McDonalds a cui domandare? 6) La collana che gli ha regalato è costata 6.000€, chiaramente sono soldi che vengono dai contribuenti, perciò non poteva mettere una foto di questa collana sul sito del consiglio dei ministri, così almeno vedevamo che bel regalo gli avevamo fatto a questa ragazza? 7) Lei ha detto che ha conosciuto il padre da Craxi, ma Bobo (Craxi, non Vieri) ha detto che non l’ha mai conosciuto; poi ha detto che lo ha conosciuto durante la scelta per una giunta ma si è scoperto che non è mai stato in politica; vuole che glie la invento io una cazzata credibile? Tempo fa ha detto che non è mai stato a quella festa; ma allora quello nelle foto chi era? Il sosia che sta al bagaglino? 9) Dice che vuole ridurre il parlamento a 100 persone; perchè non mette tutte veline così diventa una cosa tipo Drive In? 10) Lei ha 73 anni, si circonda di tutte gnocche che non hanno più di 25 anni; andiamo a rimorchiare insieme un giorno? [...]

Il 30 Maggio 2009 alle 1:12 Zione ha scritto:

Alla Pregiata Famiglia Letizia; con Cordiali auguri per l’avvenire, da un tizio che sa bene che Persone siete !

“La farfalletta” (La vispa Teresa di Luigi Sailer 1825 ? 1885)

La vispa Teresa, avea tra l’erbetta a volo sorpresa gentil Farfalletta
e tutta giuliva, stringendola viva gridava a distesa : “L’ho presa! l’ho presa!”.
A lei supplicando, l’afflitta gridò : “Vivendo, volando, che male ti fò?

Tu sì mi fai male stringendomi l’ale! Deh, lasciami! Anch’io son figlia di Dio!”.
Teresa pentita, allenta le dita : “Va’, torna all’erbetta, gentil Farfalletta”.
Confusa, pentita, Teresa arrossì; dischiuse le dita e quella fuggì.

“Palummella” (col permesso della buonanima dell’Autore)

Va’ ! Vola felice, soave Noemi; ignora i cialtroni ed il Sudiciume,
la stampa nefasta; i compagni carogna e la crema del Canagliume,
che tanto dissacra la povera gente; andando a braccetto col Giudiciume!

Và, Palummè ! Librati in volo e non ti scordare del vecchio Zione,
che ben vi conosce e molto vi Stima; per specchiate Virtù ed Educazione
e tanto soffre a sentir le calunnie dei tanti infingardi e di qualche Fellone!

Noemi; leggiadra farfalla, vola in alto, vanamente aggredita da una Manica di gran Fetenti !

Il 30 Maggio 2009 alle 9:48 luanmagi ha scritto:

devo ringraziare nemo’s blog perchè era da tanto tempo che non ridevo così. 10 domande splendide, speriamo che se le legga anche Berlusconi. Ma tra il serio e il faceto vorrei domandare
al testimone - ma lo sai che all’epoca cui ti riferisci Noemi era minorenne e tu maggiorenne?
e; dal ministro di grazia e giustizia vorrei sapere se
è uscita una nuova norma che distingue tra maggiorenni di 18 a maggiorenni di 73? una specie di doppio binario con l’aggravante “vecchio”?,
e ancora a che punto, escluso l’eventuale senso di vomito per la differenza di età, scatta la norma?
ammesso che la legge sia uguale per tutti, (o per i testimoni di repubblica è diverso?) come mai i giudici non si sono sentiti in obbligo di “avvisare” Ginuccio, per scoprire se ha consumato con una minorenne? :)
l’è proprio tutto da rifare, mi sembra che sia un gran troiaio

Il 30 Maggio 2009 alle 11:00 snoopy301147 ha scritto:

OKY DOKY
e ora fuori le FOTO !!!! :-)))))))

Il 31 Maggio 2009 alle 10:00 luisvene ha scritto:

Ma questo caso è davvero curioso.
Egregio Direttore Lei ha insinuato a Ballarò che La Repubblica avesse pagato il Sig. Flaminio. Leggo l’articolo de il Giornale e pare così non sia. Per contro dalla lettura dell’articolo pare che il giornalista de il giornale abbia dato “brevi manu” euro 500,00 al Sig. Flaminio per il “disturbo”. Sarebbe interessante Lei facesse una piccola inchiesta per vedere pubblicata la ricevuta di tale “compenso”. O devo pensare che il giornalista fosse in vena di generosità. Gradito riscontro-

Il 1 Giugno 2009 alle 16:30 Contro il premier, una trappola a orologeria » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Guai a chiamarlo complotto, la sola parola evoca ombre inafferrabili, mentre in questa storia le tessere del mosaico sono visibili. Il Cavaliere, Noemi, La Repubblica: sembrava un incastro perfetto fino a quando nelle rotative del giornale-partito non è rimasto impigliato un ex fidanzato molto loquace e un po’ condannato. Anno 2005, due anni e sei mesi per rapina, con la condizionale. Un fastidioso granello di sabbia è finito negli ingranaggi di una macchina collaudata che come fine ha l’abbattimento di Silvio Berlusconi e usa il gossip come nuovo mezzo di conduzione di una guerra che va avanti dal 1994, continuerà dopo le elezioni europee, punta al fallimento del G8 all’Aquila, spera nel gelo precoce in Abruzzo e prepara un autunno caldo per il governo. Flashback. Il metodo, più che collaudato, in passato ha avuto anche un discreto successo. Primo episodio: l’avviso di garanzia recapitato dalle colonne del Corriere della sera nel novembre 1994 a un Berlusconi impegnato a presiedere a Napoli un summit dell’Onu sulla criminalità. L’inchiesta per corruzione della Guardia di finanza finì nel 2001 con l’assoluzione in Cassazione del Cavaliere. Ma nel frattempo il governo era caduto e la Lega uscendo dal Polo aveva favorito il ribaltone. Secondo episodio: metà marzo del 1996, a 40 giorni dalle elezioni politiche che dovevano ribaltare il ribaltone, compare in edicola una copertina dell’Espresso, titolo “Il Polo delle vanità “, foto di Veronica Lario, Silvio Berlusconi, Cesare e Silvana Previti, Vittorio Dotti e Stefania Ariosto a bordo del veliero Barbarossa, di proprietà dell’avvocato romano. Cover profetica: sembrerebbe un attacco moralistico alla società dei ricchi e volgari, in pieno stile via Po, ma in realtà è la comparsa in scena di lì a pochi giorni del “teste Omega”, Stefania Ariosto, compagna di Dotti che, si saprà dopo, già da un anno è una fonte coperta della procura di Milano. Sulle sue rivelazioni si imbastisce il processo Sme. Ariosto racconta di serate nei circoli romani, in particolare al Canottieri Lazio di cui Previti era presidente, con mazzette di banconote che passano da un tavolo all’altro o vengono lasciate nelle toilette. Denaro che sarebbe servito a corrompere alcuni magistrati romani. Ariosto diventa l’eroina della Repubblica, la testimonial del malaffare imprenditoriale ed etico del berlusconismo. Sarà la prima a raccontare come alla corte di Silvio le donne siano “trattate come oggetti”. Risultato: le elezioni del 1996 vengono vinte da Romano Prodi, Berlusconi viene prosciolto nel 2007 dalla Corte d’appello di Milano per non avere commesso il fatto. Quanto alla mirabile teste Omega, la magistratura la dichiarerà inattendibile e i fatti dimostreranno che era lei, vittima del demone del gioco, ad avere seri problemi finanziari. Ritorno al futuro. Il metodo è lo stesso di allora. Cambia il mezzo: non più la via giudiziaria alla battaglia politica, ma lo screditamento privato, il gossip applicato alla demolizione dell’avversario. Anche qui, in realtà, la storia di Noemi ha un preludio e sempre lo stesso protagonista: La Repubblica, che un’estate fa, appena formato il governo dopo le elezioni del 13-14 aprile 2008, rispolvera il cosiddetto patto di Raiset, presunta combine imprenditoriale fra i manager della tv di stato e quelli della Mediaset. Ma il vero bersaglio è sempre il Cav e stavolta anziché di soldi si parla di veline, vallette e ministre. Nel tritacarne finisce Agostino Saccà, direttore della Rai Fiction, amico di Berlusconi. Saccà è imputato nell’inchiesta della procura di Napoli, le sue chiacchierate al telefono con il presidente del Consiglio vengono pubblicate dai giornali, La Repubblica in testa. Il Cav cerca di raccomandare qualche attrice, Saccà dice sì al telefono e poi se ne infischia. Niente di penalmente rilevante, un trattato antropologico dell’Italia (che può piacere o meno) ma l’estate si trasforma in una fornace: si vocifera dell’imminente arrivo di un’intercettazione bomba, l’arma finale, in cui perfino le ministre comparirebbero nella veste di donne oggetto. Tutto avrebbe dovuto portare alla caduta prematura del governo più forte del dopoguerra. Risultato: Saccà viene prosciolto, l’inchiesta archiviata, le intercettazioni devono essere distrutte e la bomba a orologeria smette di ticchettare. Ma solo per un po’. Campagna sporca. Il tic tac esce nuovamente dal Vesuvio poco meno di un anno dopo. A far ripartire l’ingranaggio stavolta è il combinato disposto La Repubblica-Veronica Lario. Berlusconi il 26 aprile va a una festa privata (si fa per dire) di compleanno a Casoria (Napoli), la festeggiata è la 18enne Noemi Letizia. Martedì 28 compare un articolo di cronaca sulla Repubblica (firmato da Conchita Sannino, la cronista che poi scoverà Gino Flaminio, ex fidanzato di Noemi) e sul Corriere del Mezzogiorno Noemi racconta la sua amicizia con Berlusconi e lo chiama “Papi”. Passa la mattina e anche la sera. Ma alle 22.31 la signora Lario rompe il ghiaccio e parla con l’agenzia Ansa, La Repubblica riprende e amplia con la penna di Dario Cresto-Dina. Ritorno alla guerra di Arcore. Da quell’istante s’apre un’indagine pubblica sulla famiglia Letizia e comincia il tam-tam su Berlusconi e il suo rapporto con Noemi. La caccia alla volpe è guidata dalla Repubblica che impegna le sue migliori risorse per coronare l’impresa. Quella del 28 aprile è una data da ricordare perché segna uno spartiacque nel costume politico italiano. Per la prima volta una campagna elettorale (elezioni europee il 6 e 7 giugno) assume le sembianze di una vera e propria “dirty campaign ” (campagna sporca) all’americana dove entra in scena il “lato b” della politica, il letto e il potere. L’apparato di sicurezza che dovrebbe proteggere il presidente del Consiglio (privacy compresa) si mostra debole e perforabile. Con Berlusconi non è facile, l’uomo è imprevedibile e i suoi spostamenti totalmente fuori protocollo. Nel governo c’è chi fa notare che la cosa non funziona. Un democristiano di lungo corso come il ministro Gianfranco Rotondi non ci gira intorno: “Formulo il legittimo sospetto che vi sia stato un gruppo di intelligenza che si è dato l’obiettivo di indirizzare al premier un’accusa infamante e di fare in modo che a formularla fosse la moglie” dice Rotondi. “Nei casi Montesi-Piccioni, Cossiga-Donat Cattin e Leone-Cederna si è saputo che giornali e giornalisti erano solo strumenti incolpevoli e inconsapevoli. La regia di quest’operazione è nell’ombra e non riguarda né La Repubblica né la sinistra italiana”. [...]

Il 1 Giugno 2009 alle 19:26 Contro il premier, una trappola a orologeria « Ilcorsarorosso ha scritto:

[...] Guai a chiamarlo complotto, la sola parola evoca ombre inafferrabili, mentre in questa storia le tessere del mosaico sono visibili. Il Cavaliere, Noemi, La Repubblica: sembrava un incastro perfetto fino a quando nelle rotative del giornale-partito non è rimasto impigliato un ex fidanzato molto loquace e un po’ condannato. Anno 2005, due anni e sei mesi per rapina, con la condizionale. Un fastidioso granello di sabbia è finito negli ingranaggi di una macchina collaudata che come fine ha l’abbattimento di Silvio Berlusconi e usa il gossip come nuovo mezzo di conduzione di una guerra che va avanti dal 1994, continuerà dopo le elezioni europee, punta al fallimento del G8 all’Aquila, spera nel gelo precoce in Abruzzo e prepara un autunno caldo per il governo. Flashback. Il metodo, più che collaudato, in passato ha avuto anche un discreto successo. Primo episodio: l’avviso di garanzia recapitato dalle colonne del Corriere della sera nel novembre 1994 a un Berlusconi impegnato a presiedere a Napoli un summit dell’Onu sulla criminalità. L’inchiesta per corruzione della Guardia di finanza finì nel 2001 con l’assoluzione in Cassazione del Cavaliere. Ma nel frattempo il governo era caduto e la Lega uscendo dal Polo aveva favorito il ribaltone. Secondo episodio: metà marzo del 1996, a 40 giorni dalle elezioni politiche che dovevano ribaltare il ribaltone, compare in edicola una copertina dell’Espresso, titolo “Il Polo delle vanità “, foto di Veronica Lario, Silvio Berlusconi, Cesare e Silvana Previti, Vittorio Dotti e Stefania Ariosto a bordo del veliero Barbarossa, di proprietà dell’avvocato romano. Cover profetica: sembrerebbe un attacco moralistico alla società dei ricchi e volgari, in pieno stile via Po, ma in realtà è la comparsa in scena di lì a pochi giorni del “teste Omega”, Stefania Ariosto, compagna di Dotti che, si saprà dopo, già da un anno è una fonte coperta della procura di Milano. Sulle sue rivelazioni si imbastisce il processo Sme. Ariosto racconta di serate nei circoli romani, in particolare al Canottieri Lazio di cui Previti era presidente, con mazzette di banconote che passano da un tavolo all’altro o vengono lasciate nelle toilette. Denaro che sarebbe servito a corrompere alcuni magistrati romani. Ariosto diventa l’eroina della Repubblica, la testimonial del malaffare imprenditoriale ed etico del berlusconismo. Sarà la prima a raccontare come alla corte di Silvio le donne siano “trattate come oggetti”. Risultato: le elezioni del 1996 vengono vinte da Romano Prodi, Berlusconi viene prosciolto nel 2007 dalla Corte d’appello di Milano per non avere commesso il fatto. Quanto alla mirabile teste Omega, la magistratura la dichiarerà inattendibile e i fatti dimostreranno che era lei, vittima del demone del gioco, ad avere seri problemi finanziari. Ritorno al futuro. Il metodo è lo stesso di allora. Cambia il mezzo: non più la via giudiziaria alla battaglia politica, ma lo screditamento privato, il gossip applicato alla demolizione dell’avversario. Anche qui, in realtà, la storia di Noemi ha un preludio e sempre lo stesso protagonista: La Repubblica, che un’estate fa, appena formato il governo dopo le elezioni del 13-14 aprile 2008, rispolvera il cosiddetto patto di Raiset, presunta combine imprenditoriale fra i manager della tv di stato e quelli della Mediaset. Ma il vero bersaglio è sempre il Cav e stavolta anziché di soldi si parla di veline, vallette e ministre. Nel tritacarne finisce Agostino Saccà, direttore della Rai Fiction, amico di Berlusconi. Saccà è imputato nell’inchiesta della procura di Napoli, le sue chiacchierate al telefono con il presidente del Consiglio vengono pubblicate dai giornali, La Repubblica in testa. Il Cav cerca di raccomandare qualche attrice, Saccà dice sì al telefono e poi se ne infischia. Niente di penalmente rilevante, un trattato antropologico dell’Italia (che può piacere o meno) ma l’estate si trasforma in una fornace: si vocifera dell’imminente arrivo di un’intercettazione bomba, l’arma finale, in cui perfino le ministre comparirebbero nella veste di donne oggetto. Tutto avrebbe dovuto portare alla caduta prematura del governo più forte del dopoguerra. Risultato: Saccà viene prosciolto, l’inchiesta archiviata, le intercettazioni devono essere distrutte e la bomba a orologeria smette di ticchettare. Ma solo per un po’. Campagna sporca. Il tic tac esce nuovamente dal Vesuvio poco meno di un anno dopo. A far ripartire l’ingranaggio stavolta è il combinato disposto La Repubblica-Veronica Lario. Berlusconi il 26 aprile va a una festa privata (si fa per dire) di compleanno a Casoria (Napoli), la festeggiata è la 18enne Noemi Letizia. Martedì 28 compare un articolo di cronaca sulla Repubblica (firmato da Conchita Sannino, la cronista che poi scoverà Gino Flaminio, ex fidanzato di Noemi) e sul Corriere del Mezzogiorno Noemi racconta la sua amicizia con Berlusconi e lo chiama “Papi”. Passa la mattina e anche la sera. Ma alle 22.31 la signora Lario rompe il ghiaccio e parla con l’agenzia Ansa, La Repubblica riprende e amplia con la penna di Dario Cresto-Dina. Ritorno alla guerra di Arcore. Da quell’istante s’apre un’indagine pubblica sulla famiglia Letizia e comincia il tam-tam su Berlusconi e il suo rapporto con Noemi. La caccia alla volpe è guidata dalla Repubblica che impegna le sue migliori risorse per coronare l’impresa. Quella del 28 aprile è una data da ricordare perché segna uno spartiacque nel costume politico italiano. Per la prima volta una campagna elettorale (elezioni europee il 6 e 7 giugno) assume le sembianze di una vera e propria “dirty campaign ” (campagna sporca) all’americana dove entra in scena il “lato b” della politica, il letto e il potere. L’apparato di sicurezza che dovrebbe proteggere il presidente del Consiglio (privacy compresa) si mostra debole e perforabile. Con Berlusconi non è facile, l’uomo è imprevedibile e i suoi spostamenti totalmente fuori protocollo. Nel governo c’è chi fa notare che la cosa non funziona. Un democristiano di lungo corso come il ministro Gianfranco Rotondi non ci gira intorno: “Formulo il legittimo sospetto che vi sia stato un gruppo di intelligenza che si è dato l’obiettivo di indirizzare al premier un’accusa infamante e di fare in modo che a formularla fosse la moglie” dice Rotondi. “Nei casi Montesi-Piccioni, Cossiga-Donat Cattin e Leone-Cederna si è saputo che giornali e giornalisti erano solo strumenti incolpevoli e inconsapevoli. La regia di quest’operazione è nell’ombra e non riguarda né La Repubblica né la sinistra italiana”. [...]

Il 1 Giugno 2009 alle 22:55 Zione ha scritto:

Noemi; leggiadra farfalla, vola in alto, vanamente aggredita dai figli delle “Topone di fogna” e riportando alla luce passati fasti Partenopei, riveste di nuovo splendore il “Ballo delle Deb”.

Tanto tempo fa, le famiglie che potevano permetterselo, erano entusiaste di far partecipare le loro ragazze che compivano i 18 anni al ballo delle Debuttanti in Società; che rappresentava il realizzarsi di un bel sogno molto atteso, specie quello che organizzava egregiamente e da lungo tempo, il compianto Circolo della Stampa nella splendida sede in Villa Comunale a Napoli; oltre ad altre feste di tanti esclusivi e brillanti Circoli di gran nome, tutti comunque molto ambiti dai Vip (mondiali) del tempo, attratti da splendidi saloni, dalla finezza dei soci ed anche dalla possibilità di una magnifica partita con grandi e nobili giocatori; finchè le numerose retate della Polizia, in ossequio alla famigerata Legge sul Proibizionismo del gioco d’azzardo, tuttora ignobilmente vigente, non ne ha favorito la chiusura di alcuni; con grave perdita di personale e professionalità; perpetuando la vergognosa discriminazione esistente.

Purtroppo cogli attuali tempi difficili, si è sempre più consolidata la buona abitudine di arrangiarsi diversamente, per cui si invitano molti parenti e amici (pochi) in una buona sala, di un rinomato ristorante, evitando quella di lusso che poco si presta ad una festa alla buona; anche per il continuo sbizzarrirsi festosamente al galoppo dei bambini e quindi con una spesa contenuta, che solitamente ritorna largamente dai doverosi regali dei generosi e comprensivi commensali; elargiti con piacere e quasi tutti in moneta contante.

Pertanto mi compiaccio di vedere le foto di una bella festa di una Famiglia per bene; dove si nota anche la presenza dei tanto affettuosi e tanto benvoluti Nonni della festeggiata e tante salutari bibite per i ragazzi; il che di questi tempi di decadenza dei valori, specie quelli Familiari, denota la sana educazione inculcata e il rispetto dei principi basilari del saper vivere; con cui ancora si riesce a far crescere i figli, da parte delle persone morigerate; che sovente vengono vigliaccamente diffamate e illegalmente calunniate da emeriti Cialtroni e perfide Canaglie.

Il Presidente Berlusconi, malgrado i grandi successi ottenuti, non dimentica mai la sua modesta origine e i tanti sacrifici fatti dalla sua Mamma, in particolare, per crescere la prole, (e speriamo che non si dimentichi neanche della Doverosa Riforma della moribonda Giustizia …); per cui, quando i gravosi impegni dello Stato lo permettono, si lancia beatamene fra la gente comune e si rallegra nel fare quattro amene chiacchiere, specie coi giovani e scambia disinvoltamente e con evidente e reciproca soddisfazione, pure qualche pacca sulle spalle cogli Onesti Lavoratori del “Personale di Servizio” (oh che Orrore ! …), come si usava una volta fra i vecchi Compagni; ormai scomparsi; perché diventati quasi tutti ricchi; a cominciare da alcuni capi che non hanno mai fatto la gavetta, almeno col normale lavoro; se si escludono traffici e intrallazzi vari, con l’aiuto di sinistre toghe; dalle mani sporche e grondanti di sangue.

E’ noto che la frizzante compagnia del Cavaliere, oltre alla piacevolezza del momento, lascia un grande ricordo negli astanti, che diventa anche motivo di orgoglio nel raccontare il fatto di essere stato, seppure per caso, un privilegiato; e questo ha infastidito qualche miserrimo ampolloso colla puzza sotto il naso; quindi c’è da dire che gli immondi pettegolezzi di “bassa cantina”, dovuti ad una Manica di Fetenti, dissacratori di un così lieto e sereno evento sono soltanto frutto d’invidia, gelosia e cattiveria politica, dettate dalla solita bassezza umana; pertanto porgo i dovuti complimenti alla Distinta Famiglia Letizia, coi più Cordiali Auguri per un felice e radioso avvenire, alla bella e soave Noemi.

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