Archivio di Maggio, 2009

Matrimonio senza patrimonio: se la fusione dei partiti non è in comunione di beni

fassino e rutelli

Che fine ha fatto il patrimonio dei partiti della seconda repubblica? Sezioni, cimeli storici, opere, palazzi e persino giornali. In tempi di crisi, insomma, anche la politica mette al sicuro i gioielli di famiglia. I primi a farlo sono stati i Ds. Ora ci sta pensando An. Il Pd e il Pdl hanno unito e semplificato, a sinistra e a destra, la politica italiana, ma con la separazione dei beni.
Fioccano, difatti, le fondazioni, a volte think thank, come “Fare Futuro” di Gianfranco Fini e “Italianieuropei” di Massimo D’Alema, ma spesso vere e proprie casseforti per custodire i beni di due partiti che hanno attraversato il ‘900, come Ds e An. La spiegazione? La dà Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds, intervistato due anni fa all’ultima Festa dell’Unità di Reggio Emilia, mentre stava progettando la messa in sicurezza (come disse anche a Panorama) del patrimonio diessino nel futuro Pd. “Chi ha avuto la ventura di celebrare matrimoni civili sa che quando si presentano davanti al sindaco un uomo e una donna che non hanno nulla, e il sindaco gli dice: ‘Fate la comunione dei beni o la separazione dei beni?’, non sanno nemmeno cosa significhi quella domanda. Ma se quei due, quell’uomo e quella donna che si presentano, hanno qualche cosa, sicuramente fanno la separazione dei beni. È così, il 90% è così”. “Questo perché non ci si fida?”, chiedeva l’intervistatore malizioso. “Sono matrimoni d’amore, però con separazione dei beni”, rispose Sposetti. “Non ci si fida l’uno dell’altro…”, continuò il cronsita. “Nooo… è una cosa che… Meglio fare così. Meglio stare all’erta”. I partiti della seconda repubblica, infatti, non si sono fidati.
Sposetti, il cognome un programma, ex sindaco di Bassano in Teverina (Viterbo) per due mandati consecutivi, di matrimoni ne ha celebrati parecchi e quando è stato nominato tesoriere dei Ds ha traghettato l’ingente patrimonio della storia del Pci – Pds -Ds in 50 fondazioni create ad hoc. Un vero e proprio tesoretto da custodire, formato da 2399 immobili per un valore stimato in almeno mezzo miliardo di euro. Senza contare un cospicuo numero di cimeli e donazioni, con oltre quattrocento opere d’ arte, a cominciare dal celebre quadro di Renato Guttuso “I funerali di Togliatti”.
Ma c’è pure chi, dall’unione, ci ha guadagnato. Come la Margherita, che in eredità aveva ben poco: l’unico bene da tutelare era il giornale di partito, Europa, perché tutti gli immobili erano stati presi in locazione, compresa la sede di via San Andrea delle Fratte, diventata poi quartier generale dei Democrats che vantano tre fondazioni di peso, come Fondazione White di Pierluigi Castagnetti, Astrid di Franco Bassanini ed Enrico Letta, e Fondazione Centro per un futuro sostenibile di Francesco Rutelli.
Nell’emiciclo opposto lo scenario non muta. Anche nel Pdl sposarsi è bene, ma separare il patrimonio è meglio. Il coniuge ricco, un po’ a sorpresa in questo caso, è Alleanza Nazionale che, con i suoi 63 anni di storia, è stata la prima a muoversi in anticipo. Chiuso il bilancio 2008 in attivo, ora sta facendo un censimento di tutte le proprietà per circa 300 - 400 milioni di euro: 100 appartamenti, sedi delle federazioni di An. Tra questi, i locali che ospitano la sede del partito e il quotidiano ‘Il Secolo d’Italia’, ora organo vicino al Pdl, in via della Scrofa. Una fondazione, dal nome Fondazione Alleanza Nazionale, gestirà l’intero patrimonio, il simbolo della fiamma tricolore e l’archivio storico nazionale della destra. “La sua sede sarà quella storica di via della Scrofa, al numero civico 39″, spiega Donato La Morte, memoria storica di An e parlamentare di lungo corso. Nessun problema, invece, per Forza Italia, l’altro coniuge del Popolo della libertà, che non ha blindato il patrimonio in fondazioni, perché non ha mai avuto immobili di proprietà. Tutto è sempre stato preso in affitto. A cominciare dalla sede storica di via dell’Umiltà, a Roma, vicino alla Fontana di Trevi. Stesso discorso per palazzo Grazioli, che il Cavaliere ha eletto a residenza -ufficio nella capitale. Per il resto, nel centro destra la maggior parte delle fondazioni sono think thank, come Magna Carta presieduta da Gaetano Quagliariello; Medidea, promossa dall’ex ministro dell’Interno e attuale presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu; Nuova Italia, che è presieduta dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno; Res Publica, che ha nel comitato Giulio Tremonti, e la Fondazione Craxi, diretta della figlia Stefania.

Caso Noemi: lo scivolone sul teste. Ecco il vero Gino Flaminio

Gino e Noemi

di Fabrizio Paladini e Renzo Rosati
Era la sera del 6 luglio 2005, un mercoledì di mezza estate napoletana. Due ragazzi vengono arrestati in pieno centro, lungo via Duomo, sul lato che scende verso il porto. Hanno appena strappato a un uomo il cellulare, con il quale stava parlando, e sono fuggiti su un motorino. Su di loro piombano i “falchi”, la squadra antiscippo che gira in borghese, su motociclette senza insegne e senza casco, per confondersi con le gang locali. Quella sera i falchi sono pieni di lavoro: hanno già preso altri due scippatori, del classico Rolex. L’inseguimento è breve, ma i due giovani reagiscono con botte e spinte: un agente deve farsi medicare in ospedale. Uno dei due scippatori è un minorenne, S.M., di 17 anni. L’altro ha 18 anni compiuti da poco più di due mesi e si chiama Luigi Flaminio. Entrambi hanno precedenti per “rapina impropria” (cioè per violenza successiva al furto), e anche lo scooter è già sottoposto a fermo amministrativo.

L’arresto in flagranza frutta a Flaminio, detto Gino, un processo per direttissima che si celebra il giorno dopo. I precedenti penali portano a una pena severa: condanna a due anni e mezzo, con la condizionale. Il ragazzo non finisce in galera ma deve tenersi alla larga da altri reati. Cosa che non gli impedisce, nel frattempo, di guadagnarsi su Facebook e dintorni qualche centinaio di ammiratori e il soprannome di “Gino ’o boss”; oltre a farsi tatuare sul ventre un pugnale. Come tanti ragazzi.

Col pugnale che sbuca sopra il costume Flaminio ricompare quattro anni dopo, domenica 24 maggio, sulla prima pagina della Repubblica. Una lunga intervista che si snoda all’interno, nella quale Gino viene presentato come “un operaio, una passione per la kick boxing”. Per parlargli gli inviati del quotidiano diretto da Ezio Mauro raccontano di aver raggiunto “una piccola fabbrica di corso San Giovanni, e poi un appartamento allegramente affollato di amici, nel popolare quartiere del Vasto”. Flaminio, secondo La Repubblica, dovrebbe essere il teste chiave per incastrare Silvio Berlusconi, il più adatto a raccontare la vera natura del rapporto tra il premier e Noemi Letizia. Lei, racconta, è stata infatti la sua ragazza per 16 mesi. “Gino e Noemi si sono divisi per quel breve, intenso, felice periodo, le ore, i sogni, il fiato e le promesse”. Ma soprattutto “Gino Flaminio è in grado di dire come e quando Berlusconi è entrato nella vita di Noemi. Come quel miracolo ha cambiato, di Noemi, la vita, i desideri, le ambizioni e più tangibilmente il corpo, il volto, le labbra, gli zigomi. In una parola, dice Gino, “i valori””.

Già, i valori. Flaminio infatti parla di tutto, ma a quanto pare non fa cenno a quella condanna a due anni e mezzo. Né, stando a quanto affermano ora, direttore e inviati della Repubblica (che pure da giorni setacciano Napoli e dintorni) si informano per valutare i precedenti, e magari l’attendibilità, di un teste la cui intervista viene divulgata alla stampa di mezzo mondo. Eppure, bastava consultare il casellario giudiziario. O anche l’Ansa. O magari farsi un giro su internet. E dire che Gino, con lei, con Noemi, dei suoi trascorsi con la giustizia aveva parlato, eccome.

Sempre stando alla sua versione: una nuova, l’ultima, fornita stavolta “in esclusiva” a Novella 2000. Gino, “che si dichiara fedelissimo elettore di Berlusconi, chiarisce la propria posizione giudiziaria”. La chiarisce così: “Quattro anni fa avevo 18 anni o poco più quando, con un amico, tornavo in motorino da un allenamento di calcio. Siamo andati a fare un giro sul Rettifilo di Napoli. Quando abbiamo visto un uomo che parlava al telefonino e all’improvviso ci siamo detti: “Pigliamocelo”. Intendendo il cellulare. Dieci metri dopo, i falchi ci hanno fermato. Ho passato una notte in questura. Mi hanno condannato per direttissima a due anni e sei mesi con la condizionale. Non ho fatto un giorno di galera. Quando sono tornato a casa, i miei genitori non mi hanno rivolto la parola per sette mesi. Ho passato quei sette mesi a piangere e a giocare a calcio nel San Giorgio, di San Giorgio a Cremano, categoria eccellenza. Quando ho conosciuto Noemi le ho detto che avevo la fedina penale sporca, ma non le ho detto perché. I genitori di Noemi non ne sapevano nulla. Non so se lei glielo abbia mai detto”.

Aggiunge che il suo vero soprannome sarebbe “’o cinese”, per via degli occhi a mandorla. E giura di non frequentare ambienti malavitosi. Guai però a chi lo chiama “Gino l’operaio”. Perché “chi lo afferma dovrà vedersela in tribunale”. Come fonte, niente male.

L’affondo di Brunetta: “Basta poliziotti burocrati e panzoni”

Intervista Ministro Renato Brunetta

Non ha parlato solo di burocrazia e sicurezza, il ministro Brunetta nell’intervista rilasciata al massmediologo Klaus Davi nella trasmissione KlausCondicio in onda su YouTube. Ma le sue affermazioni sui “poliziotti panzoni” non potevano che provocare un polverone. Il concetto è questo: la sicurezza non si garantisce mandando in strada quei poliziotti che sono negli uffici, perchè tra loro si annidano decine di “panzoni e burocrati”: “Non mi prenda il panzone, il passacarte e me lo mandi per strada perché lì se lo mangiano. Bisogna cambiare il concetto stesso di sicurezza e la sicurezza deve essere fatta da chi sa fare sicurezza, quindi, se si prende questa decisione sempre in democrazia perché mai dovremmo, non è più così non sarà più così, rinnovare il passaporto in questura. Non ci siamo mai chiesti la follia di questa cosa? Per cui un poliziotto deve fare da burocrate, il passacarte per darci il passaporto? Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti con la pistola e il manganello in giro per le strade, nelle gazzelle, nelle automobili, in elicottero… questa deve essere la sicurezza. La sicurezza non deve essere burocrazia e purtroppo invece gran parte, parte se non gran parte, del nostro capitale umano impiegato nei sistemi di sicurezza è impiegato a produrre carte, produrre burocrazia”.
Ecco la frase che ha provoca reazioni indignate degli agenti, con i quali poi il ministro si scusa: “Non volevo offendere nessuno, la mia era solo una constatazione scherzosa” dice. E però poi ribadisce il concetto: “Chi per tanti anni ha fatto il burocrate dietro una scrivania, è difficile faccia il poliziotto alla Starsky e Hutch per la strada” dice Brunetta per spegnere le polemiche a margine della presentazione del suo libro Rivoluzione in corso. “Chiedo scusa ai bravissimi poliziotti con la pancia, nessuna offesa nei loro confronti, ma solo la constatazione che un eccesso di impegno burocratico delle forze dell’ordine ha spesso snaturato la missione principale del sistema sicurezza che è quella di stare per la strada per la sicurezza dei cittadini. Chiedo scusa non dovevo dire ‘panzoni’, ma dicendo ‘panzoni’ tutti mi hanno capito tranne gli ipocriti”.
Immediata la reazione dei sindacati di polizia. “La misura è colma” afferma il Siulp. “Saremmo tutti molto più contenti se Brunetta o qualcun altro ponesse mano a questo sistema impazzito per ridare dignità alla funzione di polizia e ai poliziotti. Sappia però il Ministro che anche i poliziotti oggi impiegati in servizi ‘d’ufficio’ fanno una notte ogni quattro giorni in ufficio e il sabato e la domenica sono impegnati in ordine pubblico a ricevere botte e sassi sulle proprie testoline, mentre il Ministro corregge le bozze dei suoi libri. Il tutto senza neanche percepire lo straordinario”. Per il Silp-Cgil quelle del ministro “sono parole in libertà, oppure si vuole aprire una questione istituzionale con la polizia”. Critiche anche dai sindacati vicini al centrodestra: il Sap accetta le scuse del ministro, ma aggiunge: “poliziotti e carabinieri italiani non sono nè panzoni nè passacarte ma svolgono indagini”, mentre l’Ugl sottolinea che “va evitata ogni forma di denigrazione delle forze di polizia”. Contro il titolare della Funzione Pubblica si schiera anche l’opposizione, con il Pd che parla di battute “offensive”.
A sdrammatizzare ci pensa Fiorello: “Messi?” ironizza lo showman parlando del fuoriclasse del Barcellona campione d’Europa “Messi è Brunetta, è come se ieri avesse segnato Brunetta”, anche se in questo caso i “fannulloni sono quelli della difesa del Manchester”.

Ma Brunetta è un fiume in piena e nell’intervista si rivolge anche ai dipendenti statali auspicando un abbigliamento consono sul luogo di lavoro: “Anche il venerdì i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono vestire in giacca e cravatta. Quando si è un’azienda pubblica e si ha a che fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato. Mi piacerebbe poi che lavorassero tutti i pomeriggi fino a tardi, specie il settore giustizia. Io amo tantissimo il tempo pieno e i turni. Perché tanti edifici pubblici vengono utilizzati solo per mezza giornata? Perché non usare le scuole anche oltre l’orario normale? Far lavorare gli statali anche di pomeriggio è un mio obiettivo di questa legislatura”.

Morti alla Saras, 4 avvisi di garanzia per omicidio colposo

Il 118 all'ingresso della raffineria SarasOmicidio colposo plurimo. Questo il reato su cui indaga la Procura della Repubblica di Cagliari. La vicenda è quella dei tre operai morti martedì pomeriggio nello stabilimento Saras di Sarroch: sui loro corpi verrà effettuata l’autopsia perché dai risultati degli esami si potrà capire la dinamica dell’incidente che è costato la vita ai tre uomini di Villa San Pietro. Si potrà capire se si è trattato di una tragedia, una fatalità aggravata da qualche errore umano, o se si tratta di gravi mancanze nell’applicazione delle procedure di sicurezza, come denunciano alcuni dei lavoratori della Saras. Oggi sono stati inoltrati gli avvisi di garanzia al direttore dello stabilimento sardo, Guido Grosso, e a tre responsabili della società Comesa, per cui lavoravano le vittime: il caposquadra Giannino Melis, il capocantiere Vincenzo Meloni e il direttore Francesco Ledda. Atti dovuti, come hanno spiegato al tribunale di Cagliari, per consentire alle persone coinvolte nell’inchiesta di poter nominare i propri periti in vista dell’autopsia, in programma domani sui tre corpi di Daniele Melis, Luigi Solinas e Bruno Muntoni. In particolare è da chiarire se al momento dell’entrata del primo operaio nella cisterna la bonifica era stata eseguita a dovere per permettere l’entrata delle persone: se verrà trovato nel sangue dell’idrogeno solforato, sarà il segnale di un mancato rispetto delle norme di sicurezza.I risultati degli esami istologici e tossicologici richiederanno almeno un paio di settimane. I corpi saranno restituiti alle famiglie probabilmente solo sabato. A questo punto non è escluso che i funerali possano slittare a domenica.

Il 2008 secondo Amnesty: un anno pessimo per i diritti umani. Anche in Italia

immigrati

Il mondo siede sopra una bomba a orologeria, la crisi dei diritti umani, che può esplodere in ogni momento.
Per evitare la deflagrazione e la conseguente catastrofe basta una nuova leadership internazionale che s’impegni a contrastare un cammino che sembra inarrestabile.
Questo l’avvertimento che Amnesty International ha lanciato alla presentazione del rapporto 2009 sulla situazione dei diritti umani nel mondo. Si tratta di un dossier che documenta il livello del rispetto dei diritti umani in 157 Paesi del mondo. Il quadro che ne emerge “ci preoccupa molto” ha detto Christine Weise, neopresidente della sezione italiana di Amnesty “perché i diritti umani sono passati in secondo piano se non addirittura traditi”. E questo è avvenuto proprio nell’anno in cui si è festeggiato il 60/mo anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani (il dossier si riferisce al 2008), un anno che invece “si è aperto con la crisi in Kenya dove sono morte un migliaio di persone” ha sottolineato Weise “e si é concluso con un analogo tributo di sangue di civili palestinesi, uccisi a Gaza”.

Volgendo poi lo sgurado entro i confini italiani, è un bocciatura su tutti i fronti quella di Amnesty Italia del pacchetto sicurezza del governo “che” denuncia l’organizzazione nel Rapporto 2009 “non fa altro che aumentare l’insicurezza delle persone che già sono in grandissime difficoltà “. Nel mirino dell’associazione leader nella difesa dei diritti umani sono finite soprattutto le ultime misure in materia di immigrazione varate dal governo che, una volta applicate, hanno dato prova di un “disprezzo dei diritti umani” a danno di chi, “fuggendo da situazioni molto critiche cerca riparo nel nostro Paese”.

Ma Weise non si limita ad attaccare i respingimenti, ma parla più apertamente di “un clima di razzismo crescente” in Italia verso le minoranze, come “dimostrano gli sgomberi dei campi rom - ha detto - popolazioni in molte occasioni al centro del disprezzo e di una spirale di violazioni dei diritti umani”. In occasione della presentazione dell’ultimo rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo, l’attacco di Amnesty al governo è frontale: “La politica dell’immigrazione italiana e i respingimenti dei rifugiati che arrivano con le barche in alto mare” ha detto Weise “è espressione di un disprezzo dei diritti umani e delle persone veramente disperate che qui cercano solo aiuto”. “L’Italia sarà inoltre ritenuta responsabile di quanto accadrà ai migranti e richiedenti asilo riportati in Libia”, si legge poi in una scheda allegata al dossier, dedicata al paese africano. Dove, ricorda Amnesty, non esiste “una procedura d’asilo” e non viene offerta “protezione a migranti e rifugiati”. Pertanto “considerato l’effettivo controllo che l’Italia ha potuto esercitare, seppur in zona extraterritoriale sulle persone soccorse l’Italia sarà ritenuta responsabile di quanto accadrà ai migranti e ai richiedenti asilo riportati in Libia”.

Paese in cui, secondo lo stesso rapporto, si praticano “tortura e altri maltrattamenti nei confronti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo in stato di detenzione”, mentre “a questi ultimi non è stata data protezione, come richiesto dal diritto internazionale sui migranti”. Sempre nella sezione dedicata al Paese “amico” dell’Italia si legge che “il 15 gennaio le autorità hanno annunciato l’intenzione di espellere tutti i migranti illegali e hanno conseguentemente condotto espulsioni di massa di ghanesi, maliani, nigeriani e cittadini di altri Paesi”. Inoltre “700 eritrei, uomini, donne e bambini che sono stati detenuti, sono ora a rischio di rimpatrio forzato malgrado i timori che li avrebbero visti esposti a gravi violazioni dei diritti umani in Eritrea”. Netta infine la condanna di Weise anche della norma che “fa distinzione fra i reati commessi da italiani o da immigrati irregolari” e che s’inserisce in un trend di “criminalizzazione dei gruppi minoritari, elemento tipico di ogni campagna elettorale”. Weise non tralascia di contestare il governo per la vicenda della nave cargo Pinar dell’aprile scorso quando “sia le istituzioni italiane che maltesi hanno disatteso - ha denunciato - una delle regole nota a tutta la gente di mare: salvare vite umane è un imperativo assoluto e deve avere priorità su tutto”.

Caso Noemi, Berlusconi chiarisce: “Mai avuto rapporti piccanti”

Silvio Berlusconi

E ora il presidente del Consiglio smentisce le ricostruzioni della stampa sul caso Noemi. Per stoppare gossip e malelingue: “Io non ho mai più detto niente di niente. Ho risposto da subito alla sola domanda se avessi mai avuto rapporti piccanti. E ho risposto: assolutamente no. Ci ho messo anche il carico del giuramento sui miei figli. Non ho mai più detto assolutamente niente. E invece guardate che cosa tocca leggere su certi giornali…”.
Il premier Silvio Berlusconi, davanti alle telecamere ammesse a palazzo Chigi alla firma di un protocollo per l’Abruzzo, commenta sorridente l’incalzare della stampa sulla “vicenda Noemi”. “C’è qualcuno che ha domande da farmi?” è la domanda retorica usata dal premier per introdurre la sua dichiarazione. Il Cavaliere ha tra l’altro chiarito che nel caso in cui fosse accaduta una cosa del genere (i rapporti con le minorenni) si sarebbe dimesso “immediatamente”.

Ma il segretario del Pd Franceschini non molla: “Vorrei dire che mi dispiace davvero se i figli del presidente del Consiglio si sono sentiti offesi: loro non c’entrano, non ho mai parlato dei figli di Berlusconi anche perché è lontano mille miglia dalla mia idea, quella di coinvolgerli nello scontro politico”. Il giorno dopo si spiega così il segretario del Pd, Dario Franceschini. “Non ho parlato dei suoi figli” aggiunge “ma dei nostri figli e dei valori che un uomo pubblico trasmette con comportamenti e parole. Non mi piace che ce lo dica la stampa estera: vorrei che noi italiani risvegliassimo da soli la nostra coscienza civile. Questa battaglia è una battaglia giusta che continueremo a fare nonostante tutti i polveroni sollevati per fermarci”.

Passero cade dal nido: soccorso e salvato dai Carabinieri

Hanno trovato un passerotto sull’asfalto e lo hanno raccolto salvandolo da morte certa. Protagonisti dell’episodio tre carabinieri che ieri pomeriggio erano in servizio di ordine pubblico per una manifestazione organizzata da insegnanti e studenti in via Ripamonti, davanti al provveditorato di Milano, per protestare contro le riforme del ministo dell’Istruzione Mariastella Gelmini. I militari, dopo aver passato più di due ore a tenere d’occhio i manifestanti, che ogni tanto lanciavano qualche insulto al loro indirizzo, hanno terminato il servizio. Mentre stavano andando via hanno visto sull’asfato l’uccellino. Cinguettante e vispo, ma troppo piccolo per spiccare il volo e tornare al nido da cui era caduto. I tre militari non si sono persi d’animo e dovendo ritornare in servizio, hanno fermato una cronista, anche lei lì per la manifestazione, per trovare una sistemazione al passero. Alla fine la soluzione più valida è stata quella di portare l’animaletto all’Ente protezione animali. I carabinieri hanno recuperato una scatola di cartone, l’hanno bucata per far passare l’aria e vi hanno posato il volatile, prima di consegnarlo alla cronista perche’ lo portasse all’Enpa. Qui i veterinari hanno fatto sapere che quando l’uccellino sarà in grado di alimentarsi da solo verra’ lasciato libero nel centro WWF di Vanzago. (AGI)

Camorra, ti prenderei a pugni. La sfida quotidiana di Clemente Russo

russo

di Fabrizio Paladini
Certo, un peso massimo che si chiama Clemente fa già sorridere. Cosa ci sarà di clemente nel cazzotto che sta per arrivare in faccia al malcapitato? Eppure Clemente Russo, 28 anni, sa essere tale anche sul ring. Occhi belli e sorriso che non ti aspetti, mani a badile e cuore d’oro per lo scugnizzo da Marcianise medaglia d’argento a Pechino 2008 e campione mondiale in carica della categoria 91 chili. Corni, gentilezza, schiettezza, allegrezza. E ambizione.

Quando diventa professionista?
Il professionismo è un pensiero che mi assilla. Alle Olimpiadi ero favorito perché avevo vinto il campionato del mondo. Pensavo di prendere la medaglia d’oro ma ho perso. Ora aspetto i Mondiali (a Milano dal 24 agosto, ndr) e poi deciderò. Penso che andrò negli Stati Uniti dove il grande agente Don King mi ha già fatto un’offerta. Lì il bianco va più del nero, possono anche darti 1 milione e mezzo di euro.
Professionista per denaro?
Gloria e soldi vanno insieme. Quando c’è la prima arrivano i secondi. Anzitutto c’è l’orgoglio di stare sul ring e non tirarsi mai indietro. Poi arriva la gloria e in seguito il denaro.
Cos’è la fatica per lei?
Senza nulla togliere agli altri sport, il pugilato e il ciclismo sono i più duri. Forza fisica e psichica insieme.
Da che famiglia proviene?
Operaio mio padre, casalinga mia madre. Una famiglia modesta ma dignitosa, casa di proprietà costruita da papà, sappiamo come si campa e come si divide la singola moneta.
Quanto guadagna un pugile come lei?
Un buon dilettante in Italia prende più di un professionista. Comunque nel 2009 guadagnerò col pugilato sui 35 mila euro. E se vinco il Mondiale ci sarà il premio.
Con i 75 mila euro dell’argento di Pechino cosa ha fatto?
In netto erano 57 mila. Mi sono sposato: il matrimonio costa, abbiamo fatto una bella festa. A mia moglie Laura Maddaloni, ex judoka, ho regalato un’Audi Tt e quel che è avanzato è andato nel mutuo per la casa.
Quanto conta la potenza e quanto la testa?
Trenta la potenza 70 la testa. Il pugilato è intelligenza e astuzia. Come diciamo a Napoli, ci vuole tanta “cazzimma” per battere l’avversario. Il gigante non lo puoi mettere ko, ma se ti muovi, lo colpisci, lo colpisci, porti punti. Gli saltelli intorno, lo stanchi e lo freghi. Lui si infuria perché ti vuole spaccare in due ma non ci riesce e così alla fine Davide batte Golia.
Il colpo del ko la fa godere?
Non ho il colpo del ko, ho più fibre bianche che fibre rosse. Però, se ti becco bene con un gancio sinistro, ti ci mando ko.
Che cosa sono le fibre bianche?
Fibra bianca è la velocità e l’elasticità, fibra rossa è la potenza e la resistenza. Io ho colpi veloci e continuati e pochi colpi da ko. Comunque è una bella soddisfazione vedere l’avversario al tappeto, meglio ancora quando lo prendi sotto, al fegato, perché così sei sicuro che non gli fai male.
Ha mai fatto veramente male a qualcuno?
No, mai. Il mio gesto tecnico è scherma, è intelligenza. Non voglio ammazzarlo, voglio batterlo.
E quando è toccato a lei andare ko?
Scusi se mi tocco per scaramanzia, ma ko non mi ci ha messo ancora nessuno.
Lei ha tenuto 190 incontri di cui 33 persi e 2 pareggiati. Rimpianti?
Beh, la sconfitta alle Olimpiadi mi rode. Quello lo avevo già battuto ma… è andata così. Mi sono messo a piangere come un vitello e poi è arrivato mio cognato Pino Maddaloni, medaglia d’oro a Sydney di judo, e mi ha urlato: “La smetti di piangere, cretino? Non ti rendi conto che la gente farebbe carte false solo per essere alle Olimpiadi e tu hai preso l’argento?”.
Qual è la scorrettezza che le dà più fastidio sul ring?
Ci sono pugili che noi chiamiamo “cani vecchi” che usano metterti le mani in faccia per allontanarti, ma con quel gesto ti spaccano i sopraccigli.
Cosa ha provato quando ha visto Mike Tyson staccare l’orecchio a Evander Holyfield?
Ero un bambino, ero in ritiro a Riccione con la nazionale under 17, Tyson era l’idolo di tutti ma io tifavo Holyfield. Mi sono infuriato: ma quando lo arrestano ’sto disgraziato? Poi lo hanno arrestato davvero, ma per altre ragioni.
I film sul pugilato?
Li guardavo e li guardo, ma per uno che fa questo sport ogni film ti sembra sempre un po’ ridicolo. Però Rocky 4 mi ha esaltato. Poi Toro scatenato, Cinderella Man, pure belli. Million dollar baby mi ha lasciato perplesso perché non mi piace il pugilato femminile.
Perché non va bene il pugilato femminile?
È roba da uomini. Il pugilato delle donne fa ridere.
Com’era Clemente pugile ragazzino?
Ho fatto tutto: ciclismo, pallavolo e calcio. A calcio ero stopper e già picchiavo. Ero veloce anche se cicciottello. Certo, i piedi sono storti… Poi, siccome era gratis, mi sono deciso a entrare in palestra. Mia madre credeva che andassi lì per dimagrire e invece io tiravo pugni. Il pugilato divenne tutto.
Era scapestrato?
Sì, ma mai mariuolo. Se trovavo 100 lire le lasciavo lì.
Le piaceva picchiare?
La strada era una bella scuola. Se serviva, ero quello che difendeva gli altri; e se volava uno schiaffo non stavo ad aspettare di prenderlo.
Mai dato per strada un pugno a qualcuno?
No, mai. L’ultima volta che ho litigato in strada avevo 14 anni. Non ho mai dovuto dire: sono Clemente Russo, non mi fate girare le scatole. Però se qualcuno dicesse qualcosa di sconveniente a mia moglie, allora potrei imbufalirmi e dire: siete capitati con la persona sbagliata al momento sbagliato, e lo farei trovare in un matrimonio di cazzotti senza nemmeno sapere chi l’ha invitato.
Un voto all’Italia e a Marcianise.
L’Italia è la nazione più bella del mondo e Marcianise è il paese più bello del mondo.
Patriota esagerato.
Dici: c’è la monnezza e la camorra. Vero, però ci sei nato e quindi il paese è del paesano. Dove metti le radici le annaffi e cresci.
La camorra l’ha sentita crescere?
Ora va meglio, ne hanno arrestati tanti. Quando ero piccolo era pazzesco, abbiamo avuto anche il coprifuoco. C’erano due famiglie, i Piccolo e i Belforte. Una volta ci fu una sparatoria davanti al bar. Io ero dentro e tutti scappavano, chi si nascondeva sotto i tavolini, chi andava dietro i videogiochi. Io uscii per strada e svoltai a destra, ma girato l’angolo mi trovai il cadavere bucherellato del padre di un mio amico. Fu tosta come esperienza.
C’è chi nega l’esistenza della camorra…
La camorra è il problema dei nostri giorni e della nostra terra.
“Gomorra”?
Ho letto il libro e visto il film, ho conosciuto Roberto Saviano, uno con le palle. Tutti pensano che la camorra sia la faida tra una famiglia e l’altra per il controllo del territorio, ma poi c’è il livello alto, i cinesi, i rifiuti, gli appalti. Non sapevo dell’esistenza di tutte queste cose e grazie a Saviano ho scoperto un mondo.
Fabio Cannavaro ha detto che certe cose non bisogna sbandierarle troppo perché non fanno onore all’Italia.
Caro Fabio, se la cruda realtà di Napoli e del Napoletano è questa, ed è questa, perché nasconderlo? Se oggi stiamo un po’ meglio è anche grazie a uomini come Saviano che ha fatto aprire gli occhi. Anziché dire: non gettiamo fango su Napoli, dico: speriamo che ci siano tanti Saviano che possano contribuire a far tornare il sole sulla nostra amata terra.
Piaceri: cibo?
Pizza alta così col cornicione ripieno di ricotta. Poi le cose che fanno le mamme: casatielli, pizza alla scarola.
Alcol?
A Natale e Capodanno un po’ di spumante, e qualche birra.
Sesso?
Nella coppia è una delle prime cose. Mi piace farlo. Lo famo anche strano, con fantasia.
Fedele?
Sono fiero di dirlo: sono molto fedele, non ho mai tradito.
Ma capita di essere rimorchiato?
Tantissime volte, ma se ami una donna impari a tenere lontane le fan. Ti fa piacere essere corteggiato ma finisce lì.
Sua moglie Laura è gelosa?
Gelosa ma intelligente. C’è fiducia reciproca e ognuno sa che nessuno imbroglia l’altro. Abbiamo un rapporto di marito e moglie, poi di amanti, poi di amici, poi di confidenti.
Tv: molti hanno criticato la sua presenza alla “Talpa”.
Quelli che proclamano che non ci andranno mai dicono stupidaggini. Sono moralisti d’accatto: è pura invidia e basta. Tutti vorrebbero entrare in quella scatola per la popolarità.
Quanto ha preso per la “Talpa”?
Meno di 100 mila euro.
E l’indotto?
Arriva il produttore che vuole fare il film, arriva Buona domenica, arriva Scherzi a parte, arrivano le ospitate e lì ogni volta sono soldi. Alle serate in discoteca dico no. Mi offrono anche 3 mila euro, ma poi chi ci va ad allenarsi alle 8 di mattina?
Ai ragazzi appassionati di boxe cosa dice?
Che mi devono imitare.
Religioso?
Credente, cattolico praticante. A messa tutte le domeniche, prego tutti i giorni, ho amici preti. Penso a qualcuno lassù che mi aiuta e mi protegge. Ho fatto il chierichetto, sono stato nell’Azione cattolica, nella schola cantorum. Ho sempre avuto un buon rapporto con la Chiesa. Però sulla storia di Eluana non mi è piaciuta la posizione del Vaticano. Penso che il padre sapesse quello che faceva.
Se dovesse succedere a lei?
Ah, ma allora devo fare gli scongiuri. Comunque, se tocca a me, staccate tutto e mandatemi lassù il prima possibile. Perché lassù qualcuno mi ama.

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