Europee: chi ha vinto e chi ha perso. Chi ha fatto boom e chi ha deluso

elevoto

Mettiamola così: è un problema di asticella. Silvio Berlusconi l’aveva posta al 40% per misurare la portata di un successo, anche personale.

Questione di asticella
Addirittura, fidandosi di uno dei sondaggi che aveva in mano (per l’esattezza: quello della società americana Penn, Schoen & Berland, che aveva effettuato cinque rilevazioni su un campione di 10.000 elettori, e che in altre occasioni ci aveva preso), negli ultimi giorni aveva azzardato un 45%. Il Pdl si è invece fermato al 35,25, cioè 2,2 punti in meno rispetto alle Politiche 2008, ma 2,8 punti in più rispetto al dato paragonabile delle Europee 2004, sommando Forza Italia (allora 20,9) e An (allora 11,5).
Il Partito democratico aveva piazzato l’asticella al 27% per poter parlare credibilmente di fine della crisi. Ha ottenuto il 26,15: 7,1 punti in meno rispetto alle Politiche e 5 in meno rispetto alle Europee 2004, quando la lista si richiamava all’Ulivo.
Il raffronto con le precedenti consultazioni di Strasburgo può apparire, per entrambi i maggiori contendenti, troppo remoto: ma è in base a quello che si eleggono i deputati da inviare a Strasburgo, anche tenendo conto del fatto che con i nuovi ingressi nell’Unione europea ai paesi fondatori come Francia e Italia ne toccano meno. Bene, i calcoli sono ancora in corso, ma il Pdl dovrebbe riuscire ad incrementare da 25 a 29-30 la propria rappresentanza. Mentre il Pd dovrebbe scendere da 24 a 22.

Pdl e Pd: campagna elettorale sbagliata
Come dire: mai fidarsi delle aspettative (anche personali, come nel caso del premier), fissare obiettivi troppo ambiziosi, non tenere conto di un contesto europeo denso di scetticismo, di astensioni massicce, e di bocciature dei governi in carica. Da questo punto di vista non c’è dubbio che entrambi i maggiori partiti italiani, Pdl e Pd, abbiano sbagliato campagna elettorale. E che al contrario ne siano usciti vincitori, nell’ordine: la Lega, che rispetto a un anno fa sale al 10,25%, guadagnando due punti; l’Italia del Valori di Antonio Di Pietro, che si piazza al 7,9 rispetto al 4,4 che aveva; ed anche l’Udc, che va al 6,5 dal 5,6. Ancora più schiacciante il successo di Umberto Bossi e di Di Pietro se lo raffrontiamo alle Europee 2004: allora la Lega prese il 5%, l’IdV il 2,1. L’Udc, invece, che era alleato del centrodestra, ottenne il 5,6.
Scompare di scena anche a Strasburgo la sinistra massimalista e radicale che qui si era presentata in ben tre varianti, non paga della frammentazione delle consultazioni passate. E niente da fare per i radicali veri, quelli di Marco Pannella ed Emma Bonino. Così come non supera lo sbarramento la bizzarra coalizione messa in piedi dagli Autonomisti siciliani, dalla La Destra di Francesco Storace, dall’Alleanza di Centro dell’ex mezzobusto Francesco Pionati e dai i Pensionati di Carlo Fatuzzo (europarlamentare uscente). Di questi sopravvive politicamente il solo Raffaele Lombardo, capo dell’Mpa e governatore della Sicilia.
La semplificazione che abbiamo già visto al Parlamento italiano si trasferisce, per quanto ci riguarda, anche a Strasburgo.

Sinistra ai minimi termini
Questi i dati. Sul piano più strettamente politico, è evidente che nelle file del Popolo della Libertà la delusione si taglia a fette. L’incoronazione definitiva e personale di Berlusconi non c’è stata. Quanto ai Democratici, la tentazione è di fingere di trasformare in vittoria quella che è pur sempre una ennesima, secca sconfitta. Certo, non sono precipitati al 25% come molti temevano. Ma è una sinistra (oltretutto l’unica rimasta anche nell’Europarlamento) ridotta ai minimi storici. Vedremo comunque come se la giocherà il segretario Dario Franceschini: i giochi in vista del prossimo congresso sono iniziati.
Da segnalare piuttosto, nell’opposizione, il buon dato dell’Udc: non tanto per l’incremento ottenuto (lieve), ma per la posizione strategica a cui Casini ha ancorato il suo partito centrista. Che d’ora in poi diverrà un’attrazione più o meno irresistibile sia per il Pdl sia per il Pd.

Bossi e Di Pietro veri vincitori
Entrambi ai massimi storici, anche se il Carroccio non è riuscito a scavalcare il Pdl nel Veneto. La Lega tuttavia sta al governo, il che porta due conseguenze: con il suo risultato fa sì che il dato complessivo del centrodestra sia pari a quello ottenuto alle Politiche 2008. Insomma, puntella non poco l’esecutivo. E - seconda conseguenza - le sue priorità, a cominciare dalla sicurezza, dal federalismo ed anche da una politica meno centrata sulla figura carismatica e leaderistica di Berlusconi, diventano un po’ più stringenti (e ingombranti) per la coalizione. Anche qui, vedremo come reagiranno gli alleati di governo.
Quanto a Di Pietro, il suo antiberlusconismo spinto diventa obbiettivamente, e ancora di più, una tentazione ma anche un rischio per i il Pd. Probabilmente l’ex pm, che di sinistra non è, è destinato a raccogliere il testimone della sinistra radicale e massimalista.

Un’ondata di euroscetticismo
In un panorama europeo di crollo quasi ovunque della sinistra, dove partiti storici e di governo come i socialdemocratici tedeschi, socialisti spagnoli e laburisti inglesi subiscono una solenne bastonatura che almeno in Inghilterra e Germania è destinata a mutare la scena politica, i moderati italiani potrebbero anche cantare vittoria. La nostra coalizione di governo, assieme a quella gollista francese di Nicolas Sarkozy e ai cristiano democratici tedeschi di Angela Merkel, non è stata puntita dagli elettori. Non lo è stata a maggior ragione a fronte di una crisi economica che ha sconquassato il continente; né lo è stata rispetto all’ondata di euroscetticismo e all’astensionismo portata dall’Europa dell’Est (a proposito: c’è da chiedersi quanto credano veramente nelle istituzioni europee questi nostri nuovi partner nell’Ue).

Quanto è costato il Noemigate?
Certo, la nostra campagna elettorale è stata dominata da Vallettopoli e dal Noemigate. Quanto hanno influito? Berlusconi se ne lamenterà parecchio e si dichiarerà vittima del gossip. Senza quella “variabile” non sapremo se le cose sarebbero andate diversamente. Gli italiani, di sicuro, hanno mostrato di non aver gradito.

Partecipa al Forum: Cosa pensi del risultato di questa tornata elettorale?. LEGGI ANCHE: Europee: Pdl primo partito, cala il Pd - Europee, l’occhio dei blog sui risultati.

Commenti

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Il 8 Giugno 2009 alle 15:35 frank_in_rome ha scritto:

Il PD mi fa ridere, ancora. Altroché se stanno cercando di trasformare la perdita in una sostanziale vittoria. “Abbiamo retto”: ma retto che? Se ormai il partito è in caduta libera?
Francamente sono contento di questo tracollo, e spero che la cosa peggiori ancora di più: magari capiranno che non si può far politica né opposizione basandosi su… su cosa? Sul gossip? Come se non ci fossero problematiche più serie su cui dibattere.
Peccato: ora come ora la sinistra non mi permette di votare. E infatti mi astengo.

Peccato che TUTTA Europa si stia spostando a destra: la cosa non vi preoccupa un po’?

Il 8 Giugno 2009 alle 17:26 Europee. Pd e Pdl stabili. La questione è sulle ali: Lega e Idv » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] A destra vola il Carroccio. Vola alto (per i voti portati alle elezioni europee: 10,2%) e va oltre il confine del Po, inserendosi di prepotenza nelle regioni tradizionalmente considerate rosse. E allora è ampiamente giustificata l’euforia del Senatùr. “Sono soddisfatto” ha commentato. Che poi mette subito le mani avanti: “Comunque, per l’Italia non cambia niente”. Cioè, come già diceva a Panorama: “Non terremo le mani libere. Io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. È di ferro. Una volta che la Lega presiederà le province e i comuni io sarò a posto”. Nel pomeriggio di domenica Bossi, cauto e astuto, ci andava piano nel commentare il risultato della Lega alle Europee. Ora il vento è cambiato. “Un conto sono le sensazioni” replica Bossi “un conto è il ragionamento e partivo dal presupposto che noi non siamo mai andati bene nelle Europee rispetto ai risultati che invece abbiamo nelle politiche”. Certo, il sorpasso non c’à stato, ma l’esultanza del ministro Calderoli per lo “scudetto” vinto dalla Lega (nonostante la vittoria di Berlusconi nel “derby” del Nord) la dice lunga sul fatto che il Carroccio sia diventato più forte che mai all’interno della maggioranza. Primo, perché la Lega con il suo risultato fa sì che il dato complessivo del centrodestra sia pari a quello ottenuto alle Politiche 2008. Insomma, puntella non poco l’esecutivo. E, secondo, le sue priorità (dall’affossamento del referendum, dalla sicurezza, dal federalismo e anche da una politica meno centrata sulla figura carismatica e leaderistica di Berlusconi), diventano un po’ più stringenti (e ingombranti) per la coalizione. Né va dimenticato, tra l’altro, che il prossimo anno c’è una nuova tornata amministrativa con presidenze di Regione, a partire da Lombardia e Veneto, nel mirino di Bossi. [...]

Il 8 Giugno 2009 alle 19:12 Europee. Pd e Pdl stabili. La questione è sulle ali: Lega e Idv « Ilcorsarorosso ha scritto:

[...] A destra vola il Carroccio. Vola alto (per i voti portati alle elezioni europee: 10,2%) e va oltre il confine del Po, inserendosi di prepotenza nelle regioni tradizionalmente considerate rosse. E allora è ampiamente giustificata l’euforia del Senatùr. “Sono soddisfatto” ha commentato. Che poi mette subito le mani avanti: “Comunque, per l’Italia non cambia niente”. Cioè, come già diceva a Panorama: “Non terremo le mani libere. Io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. È di ferro. Una volta che la Lega presiederà le province e i comuni io sarò a posto”. Nel pomeriggio di domenica Bossi, cauto e astuto, ci andava piano nel commentare il risultato della Lega alle Europee. Ora il vento è cambiato. “Un conto sono le sensazioni” replica Bossi “un conto è il ragionamento e partivo dal presupposto che noi non siamo mai andati bene nelle Europee rispetto ai risultati che invece abbiamo nelle politiche”. Certo, il sorpasso non c’à stato, ma l’esultanza del ministro Calderoli per lo “scudetto” vinto dalla Lega (nonostante la vittoria di Berlusconi nel “derby” del Nord) la dice lunga sul fatto che il Carroccio sia diventato più forte che mai all’interno della maggioranza. Primo, perché la Lega con il suo risultato fa sì che il dato complessivo del centrodestra sia pari a quello ottenuto alle Politiche 2008. Insomma, puntella non poco l’esecutivo. E, secondo, le sue priorità (dall’affossamento del referendum, dalla sicurezza, dal federalismo e anche da una politica meno centrata sulla figura carismatica e leaderistica di Berlusconi), diventano un po’ più stringenti (e ingombranti) per la coalizione. Né va dimenticato, tra l’altro, che il prossimo anno c’è una nuova tornata amministrativa con presidenze di Regione, a partire da Lombardia e Veneto, nel mirino di Bossi. [...]

Il 9 Giugno 2009 alle 10:56 lapolide ha scritto:

Padova, 9 giugno 009.

Il “Pianto delle Prefiche”

A proposito di “Chi a vinto e Chi ha perso” le Elezioni…
Siete degli insaziabili però, cari Redattori di Panorama.it
Me che volete di più dalla gente ? Non vi bastano i giornali di Sinistra che vi spiegano l’inspiegato e l’inspiegabile ?
Non vi basta il “Benedetti” editore con le stigmate. Sì, il marchio dell’antica Grecia che veniva impresso sul bestiame come segno di proprietà ? Che pensavate ?
Se non avete ancora capito chi ha vinto le elezioni europee, mai lo capirete. Vuol dire che non ci volete arrivare. Avete bisogno allora del “Digestivo Antonetto”, oppure a seconda dei casi, del confetto “Falqui”.
No non ci penso proprio a sprecar di mia “virtute e conoscenza”.
Di articolesse ne sono pieni i giornali e di politologi da “tre soldi”, anche nei “Club Privè”, il mondo è pieno.
Questi che stiamo passando, paradossalmente, sono i giorni del “Pianto delle Prefiche”. Fate uno sforzo, riuscirete a ricordarvi chi erano. Io no che non ve lo vengo a dire.
No, avete capito male: “Le Prefiche” non servono per i Sinistri che hanno sempre vinto pur perdendo rovinosamente. Poer nani, con quella faccia un pò così…che si ritrovano!
Sono per i pidiellini che hanno imparato anche a “chiagnere e fottere”, pur vincendo. poveri incompiuti.
Sono anch’io un pidiellino purtroppo, ma non chiagno….fotto solo.
Ai posteri, guagliò.
lapolide.

Il 9 Giugno 2009 alle 15:38 Elezioni, lo sfottó è on-line: Il Pd? Zero tituli. Ma è polemica sull’astensionismo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Europee: chi ha vinto e chi ha perso - Pd e Pdl al palo. La questione è sulle ali: Lega e Idv. Partecipa al Forum: Cosa pensi del risultato di questa tornata elettorale? [...]

Il 9 Giugno 2009 alle 16:26 fercas ha scritto:

Era patetico il povero Fassino mentre diceva che berlusca ha perso il 10% dei voti! Gli altri strabuzzano gli occhi e lui, meschinetto, a spiegare che sì Berlusconi aveva detto che i sondaggi lo davano al 45% mentre in realtà ha preso solo il 35% quindi Fassino ergo 10% perso!!! Nessuno sino ad ora sapeva, salvo Fassino, che gli incrementi o decrementi di voti si fanno sulle aspettative! E’ come se un dipendente berlusconiano si aspettasse una gratifica di 1000 e, ricevutone solo 500, si scagliasse suil malcapitato Berlusca citandolo in giudizio perchè gli ha tolto 500 dallo stipendio!!!!! Fassino, per piacere, cambia mestiere: il PD ha iniziato a perdere voti nel memento in cui sei stato nominato suo segetario! Cordialità.

Il 9 Giugno 2009 alle 17:59 Il vero risultato delle elezioni: l’Europa non piace agli italiani » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Europee: chi ha vinto e chi ha perso - Pd e Pdl al palo. La questione è sulle ali: Lega e Idv. Partecipa al Forum: Cosa pensi del risultato di questa tornata elettorale? [...]

Il 12 Giugno 2009 alle 17:56 Silvio ha ucciso la sinistra: “Per resuscitarla servirebbe Berlusconi” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Come spiega il successo della Lega anche nelle regioni rosse oltre il Po? La Lega parte da un principio del buon senso e si propone per risolvere problemi che sono comuni dalla Valtellina alle colline toscane e umbre. È una politica del problem - solving: legalità, identità, sviluppo delle risorse legate a un territorio. La Lega sente le cose di cui parla la gente e in queste elezioni è riuscita a rubare voti a sinistra e anche al Pdl, paradossalmente più nella componente ex An che negli ex Forza Italia. [...]

Il 2 Settembre 2009 alle 11:17 Ecco la scuola “dei bamboccioni Pd”, che tifa Franceschini e non piace a Bersani » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Bamboccioni del Pd, ma non è colpa loro”. Ne è sicuro Giorgio Tonini, 50 anni, senatore e responsabile nazionale dell’Area Studi, ricerche e formazione del Pd, deus ex machina della scuola politica di cultura democratica di Cortona, quest’anno al secondo appuntamento. Un raduno di trentenni o poco più (dal 9 al 13 settembre), quasi tutti studenti, alcuni addirittura con due lauree e master, ma senza lavoro e ovviamente ancora a casa con mamma e papà. “Quattro giorni dedicati ai grandi problemi delle democrazie in Occidente” (qui il programma), assicurano gli organizzatori, e anche per riflettere sui piccoli problemi di casa nostra, soprattutto del Pd, il partito che gli italiani non votano, almeno stando alla batosta delle scorse elezioni europee e amministrative di giugno. Tutti (o quasi) fanno il tifo per Dario Franceschini, candidato alla segretaria nazionale, che alla scuola politica di Cortona tiene molto - come d’altra parte Walter Veltroni che l’ha fondata lo scorso anno - e che chiuderà la kermesse, dopo gli interventi dei due sfidanti Marino e Bersani, che della scuola se ne infischia. E mentre i bamboccioni studiano, pensando ai grandi problemi del mondo (e a Veltroni che non c’è più),  i giovani operai fanno altro: lavorano, vanno al bar e (al Nord) votano Lega. Quest’anno ci sarà la seconda edizione della scuola politica del Pd a Cortona, inaugurata lo scorso anno da Veltroni. Stesso successo dello scorso anno o nel 2009, non essendoci più Walter, la scuola è in declino? No, assolutamente nessun declino. Lo scorso anno abbiamo contato circa un migliaio di iscritti, tra cui ottocento giovani, e anche quest’anno dovremmo essere sugli stessi numeri. Lo scorso anno aveva chiuso la scuola il discorso di Veltroni, mentre quest’anno tocca a Franceschini. La scuola di Cortona, d’impostazione veltroniana, è frequentata soprattutto da giovani. Tanta teoria, ma poi in pratica in pochi riescono a inserirsi sul serio nel partito. Nel senso che nelle liste per le elezioni si trovano sempre gli stessi nomi… Non c’è alcun rapporto meccanico tra scuole tipo quella di Cortona e incarichi di potere all’interno del partito. Non si fa la scuola di Cortona per accedere alle poltrone. È uno dei modi per favorire il protagonismo giovanile, per dirla in gergo sessantottesco, per far stare insieme i giovani e per mettere le loro conoscenze in rete. Il Pd torna nei banchi anche per capire se stesso. Ma perché, come ha scritto Morando sul Riformista, gli italiani non lo votano? Nella scuola partiamo da temi molto generali, come la democrazia  in Occidente e poi faremo uno zoom su temi particolari, come l’immigrazione, il welfare, il Meridione, l’economia di mercato. Trovare risposte a grandi nodi per capire un partito che sta all’opposizione e che vuole candidarsi a governare il paese. È il raduno dei bamboccioni del Pd. Le piace come definizione? La battuta di Padoa Schioppa si riferiva ai trentenni che stanno ancora a casa coi genitori, forse per colpa anche del mercato del lavoro che li costringe a queste condizioni. Ma il Pd è pieno di giovani volontari della politica che si interessano attivamente al partito. D’altra parte è vero che la maggior parte dei giovani democratici che partecipano agli incontri di Cortona sono studenti universitari e post - universitari. Mancano pochi mesi alle primarie. Bersani, attuale candidato alla segreteria sponsorizzato da D’Alema & C., è stato molto critico con la scuola di Cortona: ha detto che è come andare per funghi. Perché tanta ostilità nel Pd a un’iniziativa del genere? Su questo c’è stata e c’è una discussione, che attraversa il Congresso e che si rifà a due modi di interpretare la formazione. Noi crediamo che il problema democratico sia quello di superare la tradizione socialista e cattolico democratica, che necessariamente devono mettersi insieme. La formazione, quindi, deve fornire tutti gli strumenti a chi si interessa di politica, per diventare protagonista. Il Pd non ha un pensiero preconfezionato, ma dei valori, per questo siamo costantemente in ricerca. Qualcuno ci definisce eclettici, ma non è così. Siamo lontani dalla presunzione delle ideologie del novecento che davano addirittura una risposta scientifica del percorso della storia, che avevano un pensiero dominate e un’unica visione del mondo. Il pensiero democratico odierno è dinamico e ha successo, come dimostra l’America di Obama, la vittoria dei democratici in Giappone e l’India, governata dai progressisti. In Europa, invece, c’è la crisi della sinistra. A Bersani e D’Alema insomma la scuola di Veltroni non piace, mentre Franceschini - erede di Walter spalleggiato da 400 giovani dirigenti locali - adora i corsi di Cortona. La vostra, insomma, è una scuola pro Dario… Non mettiamo dei filtri alle iscrizioni: metà su internet e metà dal partito, che sono plurali e aperte quindi anche a chi appoggia Bersani o Marino. La platea è dunque composita e con un parterre vario di relatori di calibro internazionale. Molta teoria, ma poca campagna porta - a - porta, come invece sta facendo la Lega al Nord. Il Pd vive su una torre d’avorio e ha perso i contatti con la realtà? Non è vero che non ci sono campagne del Pd sul territorio e c’è anche molto volontariato diffuso attraverso gli ottomila circoli presenti in Italia. I sondaggi però lanciano un allarme: il Pd è forte nei giovani istruiti, che proseguono la formazione all’università, ma abbiamo serie difficoltà a comunicare con i giovani che lavorano precocemente, soprattutto al Nord, dove  invece va fortissima la Lega. Si tratta di quei giovani operai e apprendisti artigiani, che si alzano presto ogni mattina e che quando smettono di lavorare vanno al bar. E accanto al bancone è più facile trovare la Lega che il Pd. Non per insistere, ma tra i relatori non c’è alcun “dalemiano di ferro”. Vi snobbano o voi snobbate loro? Non so cosa significhi l’espressione “dalemiano di ferro”. Tra i relatori non ci sono esponenti di partito, eccetto i tre candidati alla segreteria Franceschini, Bersani e Marino, perché non vogliamo una passerella per i politici di spicco, anche se questo atteggiamento ha sollevato molte critiche lo scorso anno. Tra i relatori, poi, c’è Massimo L. Salvadori, un socialista classico più vicino a D’Alema che a Veltroni. Lei sta con Bersani, con Franceschini o con Marino? Ero con Veltroni e ora appoggio Franceschini. Sia sincero, ma alla fine la scuola politica del Pd serve sul serio al partito Certo, è un presupposto per creare un movimento e che può diventare uno degli strumenti per il ricambio generazionale della classe dirigente del partito, formando ragazzi agguerriti. Allora ci racconti una giornata tipo del corso e quanto costa? Una giornata molto intensa: in tutto sono quattro e la domenica c’è il discorso finale. Si inizia con il discorso di un esperto, poi ci ridivide in tre aree e si seguono le lezioni. Nel pomeriggio sono previsti i lavori di gruppo e la sera i dibattiti. I ragazzi devono pagarsi vitto e alloggio e dare un contributo di 50 euro per partecipare ai corsi. Noi offriamo il pranzo delle 12. Il Pd ha investito circa un milione di euro nella formazione quest’anno, organizzando tre incontri: uno ad Amalfi in primavera, il treno per l’Europa con trecento giovani (alla vigilia del voto del giugno scorso, ndr) e la scuola di Cortona. Un investimento importante, quello sulla formazione, visto che è la seconda voce nel bilancio del partito dopo la comunicazione. [...]

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