- Tags: candidati, consensi, Dario Franceschini, elezioni, eurocandidati, europee-2009, giornali, Idv, Lega, Pd, pdl, Silvio Berlusconi, sinistra, sondaggi
- 3 commenti

Poli al palo. Le due coalizioni, infatti, non mutano granchè la loro consistenza complessiva rispetto alle politiche. Ben diverso il discorso sugli equilibri interni, con i partiti maggiori “cannibalizzati” dalle rispettive “ali”, la Lega Nord e l’Italia dei Valori.
A destra vola il Carroccio. Vola alto (per i voti portati alle elezioni europee: 10,2%) e va oltre il confine del Po, inserendosi di prepotenza nelle regioni tradizionalmente considerate rosse.
E allora è ampiamente giustificata l’euforia del Senatùr. “Sono soddisfatto” ha commentato. Che poi mette subito le mani avanti: “Comunque, per l’Italia non cambia niente”. Cioè, come già diceva a Panorama: “Non terremo le mani libere. Io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. È di ferro. Una volta che la Lega presiederà le province e i comuni io sarò a posto”. Nel pomeriggio di domenica Bossi, cauto e astuto, ci andava piano nel commentare il risultato della Lega alle Europee. Ora il vento è cambiato. “Un conto sono le sensazioni” replica Bossi “un conto è il ragionamento e partivo dal presupposto che noi non siamo mai andati bene nelle Europee rispetto ai risultati che invece abbiamo nelle politiche”.
Certo, il sorpasso non c’à stato, ma l’esultanza del ministro Calderoli per lo “scudetto” vinto dalla Lega (nonostante la vittoria di Berlusconi nel “derby” del Nord) la dice lunga sul fatto che il Carroccio sia diventato più forte che mai all’interno della maggioranza. Primo, perché la Lega con il suo risultato fa sì che il dato complessivo del centrodestra sia pari a quello ottenuto alle Politiche 2008. Insomma, puntella non poco l’esecutivo. E, secondo, le sue priorità (dall’affossamento del referendum, dalla sicurezza, dal federalismo e anche da una politica meno centrata sulla figura carismatica e leaderistica di Berlusconi), diventano un po’ più stringenti (e ingombranti) per la coalizione. Né va dimenticato, tra l’altro, che il prossimo anno c’è una nuova tornata amministrativa con presidenze di Regione, a partire da Lombardia e Veneto, nel mirino di Bossi.
Se questi sono i nodi nella metà campo vincente, va molto peggio per il Pd. Che si ostina a negare la sconfitta, nonostante un calo di ben 7 punti: “Il voto ha sfatato il mito dell’invincibiltà di Berlusconi ed è stato scongiurato il rischio che il Paese oggi si svegliasse sotto un padrone assoluto. Il governo è in minoranza perché la somma dei voti tra Pdl e Lega è del 45,52%. Stiamo lontani dal 50% mentre Berlusconi aveva impostato tutta la campagna come una verifica sul governo ed un referendum su di lui, sul mito della sua invincibilità . Questo mito oggi viene sfatato”, commenta il leader (scadenza ottobre 2009) Dario Franceschini.
Ma i Democratici devono guardarsi dal vero vincitore, nella propria metà di campo: l’Idv di Di Pietro (+3,6%). E l’ex pm ha fatto subito capire che intende pesare, eccome, nel futuro del centrosinistra. Anzi, del “nuovo centrosinistra” di cui vuole essere perno imprescindibile. Tonino annuncia un mutamento profondo del partito, plasticamente rappresentato dalla scomparsa del suo nome dal simbolo. Un partito che intende “rifondarsi” per creare l’alternativa di governo al berlusconismo. E il Pd? Scelga se starci, dice Di Pietro, ponendosi comunque alla guida del progetto.
Chi ha motivi di auto-critica, ma anche di speranza, è la sinistra radicale: divise, le due liste radicali, hanno fallito l’obiettivo Strasburgo. Avessero corso uniti avrebbero toccato il 6,6%, (più 2,6% rispetto alle politiche 2008). Di fronte a questa propensione autolesionista della sinistra massimilasta, restano non solo il rimpianto di aver perso l’ennesima occasione ma anche lo spazio per una ripartenza.
LEGGI ANCHE: Europee: chi ha vinto e chi ha perso. Chi ha fatto boom e chi ha deluso - Europee, l’occhio dei blog sui risultati. Partecipa al Forum: Cosa pensi del risultato di questa tornata elettorale?
- Lunedì 8 Giugno 2009
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Commenti
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Il 9 Giugno 2009 alle 14:54 cini ha scritto:
UN SINCERO RINGRAZIAMENTO DAL PIÙ PROFONDO FONDO DEL MIO CUORE PER FRANCESCHINI, DI PIETRO, SANTORO , TRAVAGLIO, LA REPUBBLICA E QUANT´ALTRI , TROPPI PER NOMINARLI TUTTI, PER IL LORO INCALCOLABILE PREZIOSO CONTRIBUTO E SACRIFICIO FATTO GIORNO DOPO GIORNO PER SETTIMANE CHE È RISULTATO FONDAMENTALE PER CONDURRE IL PDL E LEGA ALLA LORO ENORME VITTORIA POLITICA, DIREI ADDIRITTURA A VALANGA.
NON DIMENTICANDO IL GRANDE SUCCESSO PERSONALE OTTENUTO DAL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO BERLUSCONI, CHE NON SAREBBE STATO POSSIBILE SENZA UNA VOSTRA STRATEGICA CAMPAGNA ELETTORALE, COSÌ INTELLIGENTEMENTE E ABILMENTE CALCOLATA.
VIVA L´ITALIA,SIETE STATI GRANDI, LA DESTRA VI RICORDERÀ IN ETERNO CON IL DOVUTO AFFETTO E RICONOSCENZA.
Il 12 Giugno 2009 alle 17:55 Silvio ha ucciso la sinistra: “Per resuscitarla servirebbe Berlusconi” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Non sarà che a forza di rincorrere Di Pietro quelli del Pd non sanno più cosa sono? Ma Di Pietro è di sinistra? Secondo me non lo è. Di Pietro è come Lega, anzi è una Lega civica: si tratta di forze che vanno al di là degli schieramenti orizzontali e in particolare l’Italia dei Valori è una reazione fisica e sociale di una parte dell’elettorato moderato, a cui è cara l’applicazione del principio della legalità . Anzi su questo punto, Lega e Di Pietro sono molto vicini. [...]
Il 15 Giugno 2009 alle 13:20 La cavalcata della Lega: adesso il Nord non ci basta più » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dietro “Carlos SanZaia” c’è un imperativo categorico della Lega: stare in mezzo alla gente, anzi non sembrare neppure politici, ma trovare sempre una risposta a tutte le richieste. Un modello vincente che ha portato il Carroccio in Veneto a un soffio dal sorpasso. Che ha fatto tremare il governatore Giancarlo Galan e tutto il Pdl. C’è in Veneto un tris d’assi padano che non mollerà finché la Lega non avrà ottenuto la regione. E che, come ha fatto il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha rilanciato chiedendone anche un’altra, preferibilmente la Lombardia. Oltre a Tosi, consolato da Verona, dove la Lega è diventata pure in città il primo partito, c’è il tandem dei quarantenni trevigiani Zaia e Franco Manzato: anche grazie a loro in provincia di Treviso c’è stato il sorpasso al Pdl. Se Zaia è rock, anzi rock latino come la musica di Santana, Manzato, definito il nuovo Zaia perché ne ha preso il posto alla regione come vice di Galan, è lento. Ma per lento si intende riflessivo: Manzato è laureato in filosofia, tesi sulla violenza del linguaggio nazista. Lo chiamano “lo stratega”. In questi anni, mentre Zaia galoppava, Manzato studiava dietro le quinte modi e tempi del sorpasso del “Lion”, simbolo della Liga veneta, la madre di tutte le leghe. Mentre Zaia andava a tenere comizi anche sulle balle nei fienili, Manzato, barba e pizzetto, faceva nascere la prima scuola quadri della Lega: la Frattocchie verde è a Padova, in un convento benedettino. Ora ha 600 iscritti, attraverso lezioni di storia, economia politica e aziendale ha sfornato decine di amministratori veneti. Zaia andava a Bruxelles a difendere i prodotti italiani, a combattere la battaglia sulle quote latte e conquistava consensi anche in Sicilia per il sostegno alla pesca del tonno. [...]
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