Referendum: sì, no, forse. Il quesito sui quesiti e le risposte del web

Un banco di raccolta firme per il referendum

La Lega, forte del buon risultato ottenuto alle europee, incassa il disimpegno di Silvio Berlusconi sul referendum elettorale (qui l’abc dei quesiti referendari) che Bossi avversa da sempre, perché prefigura un bipartitismo spinto che emarginerebbe le formazioni più piccole - oltre alla Lega, l’Udc e l’Idv e la sinistra extraparlamentare (tutti contrari, infatti). Dopo una cena ad Arcore con Umberto Bossi, il presidente del Consiglio, in una nota di martedì 9 giugno afferma: “Non appare oggi più opportuno un sostegno diretto al referendum”.
Queste le parole del premier. Già, le parole.
Nessun ricatto della Lega
A chi dice, e crede (il comitato referendario e le opposizioni, Pd in primis), che il premier sia sottostato al ricatto leghista, che il leader del Pdl sia ostaggio di quello del Carroccio, che quello intercorso con il Carroccio (più vincente del Pdl alle elzioni dello scorso week end) sia un “do ut des” bello e buono (cioè, un baratto: Berlusconi si sfila dall’appoggiare la campagna del referendum del 21 giugno e in cambio Bossi garantisce il sostegno del proprio elettorato, fondamentale ai fini dell’esito finale, ai ballottaggi delle amministrative che si terranno in concomitanza con la consultazione popolare sul sistema di voto per le politiche), basti ricordare il percorso fin qui fatto dal Cavaliere sul tema.
Era il 29 aprile (qui il VIDEO di Sky Tg24), quando da Varsavia, a conclusione del vertice italo-polacco disse: “Dà il premio di maggioranza al partito più forte, qualcuno può immaginare che io voti no?”, al referendum. E poi aggiunse: “Va bene tutto, ma non si può pensare di essere masochisti”.
Concetto ribadito e ancor più chiarito il 3 giugno scorso, durante Porta a Porta: il referendum “va nella direzione e nell’interesse del Popolo della Libertà e se io dicessi non voto questo referendum gli elettori del Pdl potrebbero farmi un’azione di responsabilità, però non faremo campagna elettorale perché noi siamo contenti di governare con la Lega e abbiamo con la Lega un’alleanza di ferro”.
I mal di pancia di Fini
Non c’è nulla, da queste dichiarazioni, di dverso da quanto sostenuto martedì 9 dal premier. E però, la scelta tattica del premier ha provocato la reazione di Gianfranco Fini e dell’ala “finiana” del Pdl: “Io andrò a votare, lo farò convintamente e spero lo facciano anche gli italiani”, risponde ai cronisti alla Camera Fini, che è tra i promotori dei quesiti e voterà sì.
Nessun sostegno, nessun divieto
E allora ecco l’ultima parola di Berlusconi, costretto ancora una volta a intervenire e precisare: il no al sostegno diretto al referendum elettorale? “Ne rimango convinto, ma comunque voterò sì”: svela Berlusconi, in un colloquio con Il Giornale.
Insomma, nessun sostegno dal Pdl e nessuna indicazioni (leggi: non si farà campagna elettorale) ma nessun rifiuto al voto: “nessun divieto”, puntualizza il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e uno dei tre coordinatori del Pdl: “Non capisco perché ci sia questa mania a vedere Fini alternativo al Pdl. Anch’io”, prosegue “a tutte le persone che me lo chiederanno dirò di andare a votare”. E poi: “Nel Pdl ci sono sempre state posizioni diverse, ad esempio, Cicchitto è sempre stato contrario. Parlando di An, i favorevoli al referendum sono il 90%”.

Eppure il dibattito, soprattutto in rete, è molto acceso. Nei temi e nei toni.

Un referendum che mette alla prova i nuovi equilibri nel PdL…

“Berlusconi ha dichiarato che “non sosterrà” il referendum sulla legge elettorale che si celebrerà il 21 giugno prossimo, in concomitanza con i ballottaggi delle Amministrative, inviso alla Lega. [...] La dichiarazione odierna è servita a sugellare l’accordo tra PdL e Lega in vista dei ballottaggi, ma chissà che le immediate reazioni di Fini e degli altri sostenitori della consultazione, unite all’alto numero di ballottaggi, non portino comunque al superamento del quorum, con conseguente scontata vittoria del “SI”. Sarebbe un colpaccio.”

Polìscor » Sembrava una carretta ma era un Carroccio

Una scelta controproducente per il PDL

Il sistema elettorale preferito dal Bossi allora anti-berlusconiano era il
modello tedesco. Proporzionale, sbarramento e mani libere. La stessa a cui il Bossi ora “berlusconiano” presto o tardi [...] intende ricondurre la politica italiana. [...] Di una cosa va dato atto al Senatur: è uno dei pochi che, nell’ultimo decennio, può dire di non avere cambiato idea sulla legge (e sui referendum) elettorali. Rimane da capire la ragione per cui un partito come il Pdl debba invece cambiarla, non a proprio vantaggio, ma contro i propri interessi.”

Libertiamo » Il Senatur sulla legge elettorale detta la linea dal 1999

Appoggiare il referendum aumenterebbe gli elettoria

“Non c’è stato un boom leghista. E provare a inseguire la Lega per recuperare quel 2% di voti che si presume si sia spostato dal Pdl alla Lega sarebbe a mio avviso un errore politico. [...] Occorre guardare ai 6 milioni di astenuti se si vuole recuperare il terreno perso, non ai 100mila elettori in più della Lega. E questo si può ottenere solo differenziandosi dal Carroccio, anziché inseguendolo. Differenziarsi significa innanzitutto dettare la linea politica e non essere
eterodiretti dal proprio partner minoritario di coalizione. [...] Significa soprattutto individuare un progetto politico nazionale (e non settentrionale) di ampio respiro che delinei una mission di lungo periodo per il paese, a cominciare dalle riforme istituzionali e dalle riforme strutturali (e non solo congiunturali) per reagire alla crisi economica.”

FareFuturo Webmagazine » La folle inutilità di inseguire la Lega

Ma forse anche gli italiani temono il bipolarismo…

“Pare che gli italiani, premiando Lega, IdV e UDC, abbiano fatto capire di volere un bipolarismo snello e semplificato che però non si tramuti almeno in tempi brevi in un bipartitismo secco. [...] L’UDC che resiste e bene, approfitta dello scetticismo non verso una
prospettiva bipartitica in sé, ma nei confronti di una contrapposizione urlata fra due partitoni contraddittori ed incapaci di modernizzare il Paese. Non è un caso che oggi Berlusconi abbia fatto un bel passo indietro circa il referendum promosso da Segni e Guzzetta.”

Conservatori-Liberali » Un campanellino d’allarme

Commenti

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Il 10 Giugno 2009 alle 20:19 pietroancona ha scritto:

L’Italia era un paese democratico fino a quando, in nome della governabilità che sarebbe stata impedita dal pluralismo delle rappresentanze politiche, non è cominciato un processo di progressiva espropriazione del cittadino-elettorale dei suoi diritti che sono stati compressi, deformati, limitati fino quasi all’annullamento.
Questo processo che chiamerei di autoritarismo pseudo democratico si basa su quattro cose fondamentali: il premio di maggioranza, lo sbarramento del 3 o del 4 o addirittura del 5 per cento (Sicilia), la elezione diretta del Sindaco o del Presidente della Provincia o del “Governatore” della Regione, la eliminazione del voto di preferenza. La legge regionale siciliana presenta inoltre particolari mostruosità come il listino del Presidente che consenta la elezione di alcuni personaggi soltanto perchè indicati dallo Stesso Presidente e l’attribuzione alla minoranza che supera il cinque per cento di un terzo dell’assemblea regionale.
Le conseguenze di queste norme sono una democrazia azzoppata e drogata dalle scelte delle segreterie dei partiti e la prevaricazione della maggioranza sulle minoranze che non vengono ammesse nelle istituzioni
o cancellate dalle stesse se hanno la disgrazia di scendere anche solo di qualche frazione dalla linea di sbarramento.
Sullo sfondo di questo scempio oramai quasi ventennale del sistema elettivo e della legittimità delle rappresentanze sta la scelta del maggioritario e la volontà di mettere la camicia di forza del bipolarismo allo scopo di ridurre la qualità e la diversità degli apporti politici e culturali. Il risultato è che questa degenerazione e regressione verso semplificazioni autoritaristiche hanno reso ingordo il centro-destra che governa l’Italia al quale non basta una maggioranza assoluta nel Parlamento e ricorre alla decretazione sistematica con richiesta di voto di fiducia tutte le volte che vuole imporre la sua arbitrarietà.
Bisognerebbe percorrere all’indietro la strada delle cosidette “riforme” e tornare alla proporzionale pura
lasciando un premio di maggioranza per la coalizione o il partito che risultano vincenti. La proporzionale pura dal momento che nessun cittadino può essere privato del diritto di vedere rappresentato il suo voto nella assise degli eletti anche se largamente minoritario. All’indomani del voto per le europee abbiamo oltre il dieci per cento dell’elettorato privato del suo diritto di eleggere la propria rappresentanza con un vulnus politico-culturale notevole della scomparsa obbligata di partiti fondamentali come socialisti, verdi, comunisti. .
La questione della non sommabilità del premio di maggioranza e dello sbarramento che consente un ingiusto vantaggio ai vincitori dovrebbe essere sollevata anche davanti la Corte Costituzionale non ignorando
l’appropriazione delle liste vincenti dei rappresentanti che sarebbero toccati agli esclusi come possiamo vedere subito dalla attribuzione del 72 seggi italiani al Parlamento Europeo.
La democrazia è limitata e manomessa dal sistema maggioritario e dai marchingegni che ho denunziato.
La riduzione delle rappresentanze politiche è una perdita secca di diritti di cittadinanza per gli elettori. La crisi della politica e della governabilità non può essere attribuita allo strumento tecnico della legge elettorale quanto a processi politici spesso di disfacimento morale o di blocchi sociali che feriscono l’integrità delle maggioranza. La DC non finì a causa del sistema elettorale quanto per il disfacimento della sua politica.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro......gspot.com/
http://www.spazioamico.it

Il 12 Giugno 2009 alle 16:05 jane55 ha scritto:

Mi sembra, perdonate se sbaglio che molta della discussione referendum si,referendum no,e’ basata sul rapporto lega Berlusconi,la lega che dice no ecc. ecc. Non vorrei che si perdano di vista alcuni aspetti peculiari della attuale situazione politica.Credo che dare una maggioranza assoluta anzi quasi assolutissima ad un solo schieramento politico,potrebbe in una situazione come quella italiana non abituata a questo ”modus governandi”,perdonate il latino maccheronico,portare a una qualche tentazione assolutistica,fatto questo non certo,ma potrebbe accadere,pero’ dobbiamo anche tener conto di una situazione in cui una eccessiva presenza di partiti piu’ o meno grandi e piu’ o meno influenti puo’influenzare in modo negativo e al limite paralizzante l’attivita’ parlamentare.Ricordiamoci anche che il referendum e’ stato istituito con precisi caratteri di eccezionalita’, a cui non ha fatto riscontro il recente uso eccessivo dello stesso.Quindi cari signori politici perche’ non fermarsi un momento,e invece di discutere o meglio litigare su rifome si ,e riforme no,non si tenta di unire tutte le forze politiche per trovare una effettiva soluzione per una legge elettorale di cui ha bisogno l’Italia, che non va bene devolvere ad un referendum,ma che va studiata a tavolino con attenzione e in un clima di reale collabborazione

Il 18 Giugno 2009 alle 19:22 Referendum: sì, no, astensione. I partiti si schierano » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Tutti a votare per picconare il porcellum, la peggior legge elettorale della storia repubblicana”, si sgola il promotore Giovanni Guzzetta, sotto la sede Rai di Milano. Il “suo” referendum sulla legge elettorale si avvicina e il presidente del comitato promotore è impegnato a evitare il suo fallimento. Per questo quarantareenne professore di istituzioni di Diritto pubblico all’Università di Tor Vergata sarebbe la conclusione peggiore di un progetto che porta avanti da tre anni, precisamente dal giorno dopo quello in cui divenne legge la riforma elettorale (la legge 21 dicembre 2005, n. 270 dal titolo “Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”) di Roberto Calderoli, poi ribattezzata “Porcellum”. Si sgola Guzetta perché a pochi giorni dal voto di domenica a cui in teoria sono chiamati 47,5 milioni di elettori, un italiano su due ignora che si tratta di un referendum e un numero altissimo non ne conosce i contenuti. E va bene che in 30 località ci sono i ballottaggi, ma, previsioni permettendo, il meteo darà una mano ai promotori? Sole, caldo, cosa mai di meglio per andare al mare e disertare le urne? Tuttavia la battaglia politica è apertissima e, come sempre ad ogni appuntamento referendario, fatta di partiti trasversali che si affrontano spesso dimenticando la loro appartenenza. Così può capitare che Di Pietro sia per il no dopo aver raccolto le firme per il referendum; Fini (e Berlusconi) per il sì mentre parte del Pdl e Lega hanno già la macchina pronta per una bella scampagnata domenicale [...]

Il 19 Giugno 2009 alle 14:26 bepiro ha scritto:

Mi riferisco all’intervento di Pietro Ancona, persona colta e pregevole e che intuisco essere di parte politica opposta alla mia, intervento che ha magistralmente sottolineato quale vulnus alla democrazia si compie con l’istituzione degli sbarramenti, privando così una parte dei cittadini di rappresentanza parlamentare.
Egli supporta il proporzionale puro quale unico sistema per garantire la corretta rappresentanza delle minoranze.
Certamente ha ragione se si considera il diritto di rappresentanza, aspetto così importante della democrazia.

Ma purtroppo per tutti noi, non esiste solo questo aspetto.

Il proporzionale puro, sistema che teoricamente anch’io prediligerei, produce un parlamento frammentato in tanti partiti di dimensioni variabili, piccoli, medi e grandi, dei quali nessuno riesce a raggiungere la maggioranza assoluta (in teoria non è così, in pratica sì).

Pertanto bisogna formare le coalizioni di partiti per racimolare un numero maggioritario di parlamentari, formare un governo e provare a governare.

L’esperienza di 60 anni di pratica italica ci ha mostrato inequivocabilmente che nelle coalizioni di partiti la tentazione per i piccoli di negoziare quotidianamente il proprio appoggio a questo o quel provvedimento, a questo o quel candidato, ricattando letteralmente gli altri compagni di coalizione è troppo forte per poter essere controllata.
Così nascono “le verifiche”, “i tavoli” e gli altri luoghi di mediazione dove con tanta fatica si concordano e avvengono gli scambi.
Per non parlare delle liti: se un piccolo si arrabbia molto… esce e fa cadere governo e maggioranza.

Questo fenomeno è stato definito ingovernabilità, ed è l’altra faccia della democrazia pienamente rappresentativa.

Ecco che allora dobbiamo scegliere tra la rappresentatività e la governabilità.

Qui le nostre strade si dividono in base alle scale personali di valori che ciascuno di noi possiede, e che hanno tutte ugual dignità.
Io preferisco la governabilità e mi batto per un parlamento efficiente ed efficace anche se non pienamente rappresentativo.
Altri la pensano in modo opposto.
Le due cose non sono conciliabili.
Non resta che contarci.

Per questi motivi voterò sì ai primi due referendum e mi auguro che il quorum si raggiunga.
Ma nutro il massimo rispetto e la massima considerazione per chi, come il sig. Ancona, dice cose opposte alle mie discutendo di politica parlando solo di politica senza gettare fango a palate sull’avversario del momento.
Il fango è solo indice di grave mancanza di argomenti seri.

http://bepiro.myblog.it

Il 19 Giugno 2009 alle 17:50 Lega sicura: ecco perché gli italiani non andranno a votare » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Il referendum non raggiungerà il quorum”. Per l’onorevole Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord alla Camera, non ci sono dubbi. Lo ripete a tamburo battente: il referendum abrogatorio, che vuole introdurre il sistema maggioritario alla Camera e al Senato, non passerà. Le ultime vicende sembrano giocare a favore del Carroccioi: prima hanno ottenuto lo spostamento del voto dalla data delle europee al ballottaggio delle amministrative e ora godono dell’appoggio di Berlusconi che pur andandoa votare (sì) non si è impegnato nella campagna elettorale. Ma, forti delle loro ultime battaglie vinte, i leghisti sperano che la maggior parte degli italiani segua il loro consiglio: preferire alle urne una scampagnata fuori porta. O, nel caso in cui ci si vada per i ballottaggi, non ritirare le schede del referendum. Onorevole Cota, la Lega punta sull’astensionismo in difesa del “Porcellum”, la legge elettorale scritta dal senatore Calderoli. Perché gli italiani dovrebbero andare al mare anziché votare? L’astensione è una modalità dell’espressione dei cittadini sul referendum, prevista e garantita dalla costituzione: l’obiettivo è non far raggiungere il quorum (del 50% + 1, ndr). Noi invitiamo gli italiani a non andare a votare, perché se vincerà il sì, avremo una legge truffa: una lista con un solo voto in più delle altre guadagnerà il 55% dei seggi. È antidemocratico e sbagliato, anche se è stato presentato come qualcosa di democratico, come una conquista da parte del cittadino. Che cosa rischia la Lega, se vince il sì? Non rischia alcunché, perché sono convinto che il referendum non passerà. Calderoli definì la legge da lui scritta “una porcata”. In molti la criticarono. Eppure, alle ultime elezioni questa legge elettorale ha garantito al Paese una maggioranza solida. Un “Porcellum” fortunato o efficace per davvero? La casualità non centra: in realtà la legge Calderoli, al di là delle critiche spesso mosse da più parti, si è dimostrato il sistema più stabile e ha avuto, tra gli altri, il merito di semplificare il quadro politico italiano. Ma se rimane il “Porcellum” non ci sarà il rischio di governi deboli in futuro, quando per esempio non ci sarà più un politico come Berlusconi in grado di compattare una coalizione? Non credo. Ciò non toglie che in futuro non si possa mettere in discussione la legge elettorale attualmente in vigore, ma non certo in questo momento. Oggi non è una priorità per il paese: abbiamo un Governo forte e una maggioranza in grado di fare le riforme. Quando sarà il momento opportuno ne discuteremo e non mi stanco a ripeterlo: solo quando sarà approvata la riforma costituzionale. Prima viene il Senato federale e poi una nuova legge elettorale. Farlo ora è sbagliato e sarebbe soltanto una riforma a pezzi e bocconi. La Germania è uno stato federale e il suo sistema piace anche all’Udc e a D’Alema. Dopo il “Mattarellum”, il “Vassallum” e il “Porcellum”, anche voi siete a favore di un “Tedescum”? Tutti usano i modelli elettorali come formule chimiche, come se dovessero risolvere i problemi di un paese. Invece prima si farà la riforma costituzionale e poi, in base ad essa, si ritoccherà la legge elettorale. Oggi la legge elettorale non è tra le priorità del paese, che ha una maggioranza in grado di governare. E allora parliamo della maggioranza: Fini ha detto che andrà a votare e voterà “sì”. Gli ex di An vi vogliono fare fuori? Fini andrà a votare, perché ha firmato la presentazione di questo Referendum, ma ormai sono in pochi a sostenerlo. Confondere la stabilità con la mancanza di pluralismo è un ragionamento che non tiene. Il Pdl, con la presa di posizione di Berlusconi, è ormai per la non partecipazione e anche Cicchitto di recente si è espresso per il non voto. Di Pietro prima aveva detto di sì, ora è per il no, e anche all’interno del Pd c’è una fronda anti-consultazione. Avete conquistato l’appoggio del Cavaliere. Si riformerà un asse del Nord contro un asse del Sud appoggiato dagli ex di An? Inutile dare spiegazioni di cose che non esistono e, sinceramente, queste dietrologie non mi convincono. L’unica certezza è che questo referendum non passerà e che il Governo porterà avanti le riforme. Fini, d’altro canto, anche se a noi non compete dirlo, troverà sicuramente il suo spazio all’interno del Pdl. E se invece passerà il “sì”? Siccome non si raggiungerà il quorum, andremo avanti con le riforme e con l’attuazione del federalismo fiscale. [...]

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