Licei, rivoluzione Gelmini: più spazio a latino e lingue. E arriva il “coreutico”

come cambieranno i nuovi licei

Il Consiglio dei Ministri ha dato l’ok: la riforma dei licei si farà. Un provvedimento voluto dal ministro Mariastella Gelmini, che servirà a riordinare un impianto risalente alla legge Gentile del 1923 (qui il .pdf del Regio Decreto 6 Maggio 1923, n° 1054)

Meno indirizzi, meno ore d’insegnamento ma più spazio alle materie scientifiche e alle lingue straniere, con l’introduzione al quinto anno di una materia non linguistica impartita in lingua straniera. Sarà valorizzato anche lo studio del latino, obbligatorio in quattro licei su sei e opzionale per i restanti due.

I nuovi licei

Saranno 6 i tipi di istituto fra cui potranno scegliere gli studenti italiani, per un totale di dieci indirizzi.
Una semplificazione rispetto allo stato attuale, con quasi 400 indirizzi sperimentali e 51 progetti assistiti dallo Stato. Ecco l’elenco dei nuovi licei, con le principali novità:

  • Liceo scientifico - Oltre all’indirizzo tradizionale sarà possibile scegliere un’opzione scientifico-tecnologica, che rinuncia al latino in favore delle discipline giuridiche ed economiche.
  • Liceo classico - Sarà introdotto l’obbligo d’insegnamento di una lingua straniera per l’intero quinquennio.
  • Liceo artistico - Sarà articolato in tre indirizzi: “arti figurative” - a conclusione del percorso di studio gli studenti dovranno essere in grado di cogliere i valori estetici nelle opere artistiche ed individuare le problematiche estetiche, storiche, economiche, sociali e giuridiche connesse alla tutela e alla valorizzazione dei beni artistici e culturali; “architettura, design, ambiente” - a conclusione del percorso di studio gli studenti dovranno essere in grado di conoscere e utilizzare i codici della comunicazione visiva e audiovisiva nella ricerca e nella produzione artistica, in relazione al contesto storico-sociale; “audiovisivo, multimedia, scenografia” - a conclusione del percorso di studio gli studenti dovranno essere in grado di impiegare tecnologie tradizionali e innovative nella ricerca, nella progettazione e nello sviluppo delle proprie potenzialità artistiche.
  • Liceo linguistico - Saranno insegnate tre lingue straniere. L’impartimento di una materia in lingua straniera sarà anticipato al terzo anno, a cui se ne aggiungerà una seconda al quarto anno.
  • Liceo musicale e coreutico - È una delle due new entry della riforma Gelmini. Gli studenti del Liceo musicale, a conclusione del percorso di studio, devono essere in grado di cogliere i valori estetici delle opere musicali; conoscere repertori significativi del patrimonio musicale e coreutico nazionale e internazionale, analizzandoli mediante l’ascolto, la visione e la decodifica dei testi; individuare le ragioni e i contesti storici relativi ad opere, autori, personaggi, artisti, movimenti, correnti musicali e allestimenti coreutici; conoscere ed analizzare gli elementi strutturali del linguaggio musicale e coreutico sotto gli aspetti della composizione, dell’interpretazione, dell’esecuzione e dell’improvvisazione; conoscere le relazioni tra musica, motricità, emotività e scienze cognitive.
  • Liceo delle scienze umane - Sostituirà il liceo sociopsicopedagogico e permetterà di scegliere una opzione dedicata alle scienze economico-sociali. Il piano di studi di questo indirizzo si basa sull’approfondimento dei principali campi di indagine delle scienze umane, della ricerca pedagogica, psicologica e socio-antropologico-storica. Le scuole potranno attivare l’opzione sezione economico-sociale in cui saranno approfonditi i nessi e le interazioni fra le scienze giuridiche, economiche, sociali e storiche.
  • Riforma al via in maniera graduale

    Spiegando quindi che la riforma prenderà il via in maniera graduale Gelmini ha sottolineato che si è deciso “di non far partire subito la riforma dei licei per dare tempo alle scuole di abituarsi alle novita. Vogliamo avviare con le famiglie un dialogo approfondito sui nuovi indirizzi. Avremo a disposizione cinque o sei mesi per svolgere un’attività di orientamento in modo che le famiglie e gli studenti facciano scelte consapevoli e ragionate. Il provvedimento” ha aggiunto “favorisce la personalizzazione dei percorsi per gli studenti lasciando alle scuole ampia autonomia e salvaguardando le sperimentazioni che si sono rivelate più positive”.

    Come si commenta in Rete…

    Fra il preoccupato e il divertito le opinioni di chi frequenta il Web, i cui dubbi sono indirizzati principalmente alla riduzione delle ore. Ma c’è anche soddisfazione per la maggiore autonomia degli istituti, che dovrebbe permettere ampi margini di personalizzazione.

    La palla passa ai dirigenti locali

    “C’è un altro risvolto, che è quello delle quote orarie di “autonomia”, per arricchire l’offerta formativa: qui si vedrà la saggezza dei politici locali, ed in generale la lungimiranza del ceto dirigente locale: a loro starà molto, nel capire, coordinare, progettare scenari.”

    bordopagina » La nuova scuola superiore e la politica nel territorio

    Questione di terminologia

    “La riforma Gelmini pone in essere due nuovi licei, musicale e coreutico. [...]
    Ma cosa significa coreutico? [...] Ci riesce il Wikizionario… Liceo orientato alle discipline corporee quindi, come il ballo. Sulla carta sembra interessante, poi bisognerà vedere le finalità e le reazioni delle scuole private che coprono questo settore. Inoltre c’è da chiedersi: si perderà un’ulteriore fetta di cittadini con una cultura generale ampia? Da vedere la struttura dei corsi.”

    Tungsteno » Liceo coreutico

    E per riderci su…

    “La Gelmini presenta il Liceo Coreutico. Test di ammissione molto severi. Come prima cosa occorrerà sapere il significato della parola. Presidenza negli studi di Amici di Maria.”

    Ladri di marmellate » Cor(ro)sivo 11

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    Il 29 Luglio 2009 alle 12:21 Scuola, la Lega chiede il “test della cadrega” per i professori. Scoppia la bagarre » Panorama.it - Italia ha scritto:

    [...] La “cadrega” ha da diventare, secono dil Carroccio, una prova d’ingresso da inserire nella riforma della scuola: un test per gli insegnanti “sulla cultura, le tradizioni e il dialetto delle regioni in cui intendono insegnare”. La richiesta leghista, presentata in commissione Cultura della Camera durante la riunione del comitato ristretto, apre un confronto aspro nel centrodestra, fa alzare il solito polverone e scatena le proteste dell’opposizione. Pertanto, il presidente della commissione Valentina Aprea decide di sospendere la seduta e di sconvocare il comitato ristretto. Inutile discutere oltre su questo tema, avverte, dovrà essere la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ad occuparsene. L’esame proseguirà in Aula. “Ma questa decisione della Aprea non ci trova d’accordo” avverte la parlamentare della Lega Paola Goisis autrice della proposta del test ai professori “spero davvero che il testo non venga calendarizzato in Aula prima che ci sia stato un chiarimento nel centrodestra perchè non si può scavalcare così la volontà del secondo grande partito della maggioranza”. “Noi” prosegue la leghista “avevamo presentato una proposta di legge di riforma della scuola. Ma questa non era condivisa da tutta la maggioranza. Così abbiamo chiesto che ne venisse recepita almeno una parte nel testo unificato che ora è all’esame della commissione Cultura. Abbiamo rinunciato a tutto, ma su questo punto insisteremo fino alla fine: ci dovrà essere un albo regionale al quale potranno iscriversi tutti i professori che vogliono. Ma prima dovrà essere fatta una pre-selezione che attesti la tutela e la valorizzazione del territorio da parte dell’insegnante”. La Lega inosmma ci prova, chiede che i criteri “padani” di selezione degli insegnanti vengano inseriti nella riforma della scuola. E i titoli di studio? “Non garantiscono un’omogeneità di fondo” osserva la deputata del Carroccio “e spesso risultano comprati. Pertanto non costituiscono una garanzia sull’adeguatezza dell’ insegnante. Questa nostra proposta che, ripeto, è l’unico punto che noi chiediamo venga inserito nella riforma, punta ad ottenere una sostanziale uguaglianza tra i professori del Nord e quelli del Sud. Non è possibile, infatti, che la maggior parte dei professori che insegna al nord sia meridionale”. E la tensione nel centrodestra resta alta. Il resto della maggioranza, a cominciare dalla vicepresidente della commissione Cultura Paola Frassinetti, non sembra essere d’accordo. Scatta il braccio di ferro tra il Pdl e il Carroccio, la riforma, per il momento, si blocca. Con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ammonisce: “Durante l’esame della riforma la prima commissione e l’aula valutino il pieno e totale rispetto dei principi fondamentali della nostra carta costituzionale. Si tratta di questione che non può essere opinabile ma che deve essere soltanto riferita a quel che c’è scritto nella Carta”. Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto butta acqua sul fuoco osservando che in realtà “non esistono ragioni di divisione sui problemi della scuola tra Pdl e Lega perchè prioritari per noi” sottolinea “sono i progetti di riforma portati avanti del ministro Gelmini sull’università e sui licei“. [...]

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