
Della voglia di sicurezza dei cittadini, si è detto tanto (quasi tutto). Desiderio ben interpretato soprattutto dalla pattuglia leghista al governo e che, con il suo ministro Roberto Maroni, responsabile del Viminale, ha dato risposta alla richiesta, convincendo la maggioranza a legiferare (disciplinando e mettendo ordine) sui cittadini che si organizzano nelle “ronde fai da te”. Cioè, quei gruppi di volontari cittadini, armati solo di torcia e telefonini, che pattugliano il territorio, inseguendo i malintenzionati e segnalandoli alle forze dell’ordine. Associazioni che gli stessi organi di polizia hanno più volte battezzato come bluff, inutili e dannose.
L’ultima associazione nata sul campo (Qui la GALLERY delle “Ronde nere”), si presenta (a Milano, durante il congresso del Movimento sociale italiano) con toni solenni e si prefigge di adoperarsi “al fine della salvaguardia dell’integrità Nazionale e per la Sicurezza dello Stato, della Costituzione e del Popolo Italiano”. Si chiama Guardia Nazionale Italiana, si è costituita da circa tre mesi e riunisce volontari che vogliano “potenziare la sicurezza dei centri urbani viste le sostanziali carenze di organico e di mezzi da parte delle Forze di Polizia”, rispondendo all’invito del ministro dell’Interno alla partecipazione di privati alla sicurezza pubblica.
Nel nome, rievoca milizie settecentesche d’Oltralpe, ma nella divisa scura adottata, munita di elmetto e distintivo con ruota solare (usata con simili forme da ordini occulti delle SS) risveglia ricordi inquietanti… “La Guardia Nazionale Italiana non ha colore politico e il suo simbolo non ha nulla a che vedere con i richiami del passato” precisa però Gaetano Saya, ispiratore della GNI.
Per farne parte, dicono ci sia la coda. Le guardie effettive sono già 2.100 in tutta Italia. E stanno agli ordini del colonnello dei carabinieri in riserva: Augusto Calzetta, 67 anni; il trenta per cento dei volontari risulta composto da ex agenti o ex militari ora in pensione, legate al nuovo Msi di Gaetano Saya. Ma quelle divise color kaki con lo stemma dell’aquila imperiale e la fascia nera al braccio hanno attirato l’attenzione della Procura di Milano. Che, a 24 ore dalla presentazione, ha disposto un’indagine nei loro confronti, tramite la Digos, per possibile violazione della legge sull’apologia di fascismo del 1952.
Un’iniziativa che tuttavia non fermerà la Guardia Nazionale Italian secondo il vicepresidente dellaGNI, Maurizio Monti: “La Guardia nazionale italiana è una onlus regolarmente registrata, come prescrive la legge e non crediamo ci possa essere alcun tipo di reato”. Soprattutto perché, dicono le “ronde nere”, loro non hanno colore politico.
Saya invece di certo lo ha: è presidente del Movimento Sociale Destra Nazionale.
Qui di seguito l’intervista che Panorama.it, tre settimane fa, il 24 maggio, gli ha fatto.
Signor Saya, la GNI è già operativa e in cosa consiste la vostra azione?
Innanzitutto voglio specificare che la Guardia Nazionale Italiana non ha nulla a che fare con la Guardia Nazionale Padana, realizzata circa dieci anni fa dal governo provvisorio della Padania. La GNI si rifà invece all’indivisibilità della Repubblica italiana e finora vi hanno aderito soprattutto carabinieri o poliziotti in congedo ma anche civili. Non siamo ancora operativi perché siamo sorti da poco e stiamo attendendo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della norma sulla sicurezza. Una volta che sarà legge la Guardia Nazionale potrà operare anche come “concorso al presidio del territorio”, non solo come semplice servizio di protezione civile.
Da quando vi siete formati? Avete autorizzazione o riconoscimento pubblico?
La data di costituzione è il 18 febbraio 2009. La GNI è regolarmente registrata presso il Ministero delle Finanze, come associazione riconosciuta per attività di protezione civile. In un secondo momento ci iscriveremo nei singoli albi locali della Protezione civile e negli eventuali registri di volontari che dirà la legge sulla sicurezza.
Qual è la vostra diffusione in Italia?
Siamo equamente distribuiti in tutta la penisola: la sede nazionale è a Torino, poi ci sono le sedi di Sarzana (SP), Siracusa e Reggio di Calabria.
L’adesione alla GNI, si legge dal vostro sito, è aperta a “tutti i cittadini Italiani maggiorenni, senza distinzione di ceto sociale, razza e ideologia politica”. Quindi niente stranieri? E le donne possono iscriversi?
Solo cittadini italiani, ed è necessario presentare anche il certificato penale. Le donne? Perché no? Basta che abbiamo compiuto i 18 anni di età , non c’è limitazione di sesso e non c’è discriminazione verso nessuno. L’importante è amare la propria patria. Si sono iscritti anche comunisti! Ci sono membri di destra come ex sostenitori del partito di Bertinotti: la gente è stanca di avere paura. La sicurezza è di ogni colore politico e questa è una cosa bella per la nostra nazione.
Parliamo degli iscritti: chi sono e quanti sono?
Fino alla scorsa settimana ne contavamo circa duemila, ma in questi giorni sono arrivate molte domande di adesione. La gente sta rispondendo. Essendo un servizio di protezione civile si possono iscrivere tutti, anche poliziotti. Tra gli ultimi contatti c’è quello di un generale del corpo forestale dello Stato. Il comandate generale è il colonnello dei Carabinieri Augusto Calzetta, nome noto che si occupò dell’arresto Bompressi, come del sequestro dell’Achille Lauro e del delitto Sutter. Come rappresentante legale pro-tempore c’è Maurizio Correnti, alpino in congedo.
A cosa si ispirano le vostre uniformi?
I bellissimi pantaloni neri con bande gialle si ispirano a quelli delle giubbe rosse canadesi mentre la camicia a quella in dotazione all’esercito italiano.
Si legge che la GNI “ripudia ogni forma di violenza”. Ma come mai nella vostra uniforme sono previsti anche elmetto e guanti antitaglio in Kevlar?
L’elmetto è una misura preventiva per l’incolumità degli operanti. Si immagini ad esempio di dover intervenire in una situazione simile a quella de L’Aquila: l’elmetto sarebbe più che necessario. Con il tempo ci doteremo anche di ambulanze ed eliambulanze… I guanti invece sono prettamente a scopo difensivo: noi siamo disarmati e cronache di accoltellamenti sono frequenti.
Nel vostro distintivo ci sono ruota solare, simbolo adottato anche da certo ordine misterico-esoterico all’interno delle SS naziste, e aquila imperiale romana.
Il nostro distintivo è semplicemente il sole incandescente dei Maya, un simbolo esoterico che è stato emblema di gioia. Figuriamoci, in Germania dove sono assolutamente banditi richiami al nazismo la ruota solare è molto usata, anche come marchio di vini, cioccolati… Il nostro simbolo non ha nulla a che fare con il passato, né con il sole celtico, definito il sole delle Alpi, che ha la Guardia Nazionale Padana. Per di più in Italia il proprietario di questo simbolo sono io, con tanto di brevetto e registrazione con diritto d’autore. Quanto alle aquile imperiali romane, ci sono anche nel palazzo del Consiglio Superiore della Magistratura a Roma, in piazza Indipendenza.
Chi finanzia la GNI?
Finora nessuno. Poi come protezione civile aderiremo ai finanziamenti appositi statali, e come volontari che concorrono al presidio del territorio attingeremo agli eventuali finanziamenti del ministero degli Interni.
Il VIDEO di YouTube con la risposta di Saya alla Procura di Milano:
- Domenica 14 Giugno 2009
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Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
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Il 24 Maggio 2009 alle 13:18 shift ha scritto:
La soluzione delle ronde non mi è mai piaciuta, nè mi piace tuttora, anche se accontenta il bisogno di essere rassicurati dei cittadini italiani.
La ritengo una soluzione che non risolve niente, se non in maniera del tutto marginale, in questa maniera si evita di affrontare il vero problema, rimandandolo sine qua non.
Il vero problema che i nostri poltici devono affrontare è l’eccesso di presenze straniere residenti in Italia, SONO LORO IL VERO PROBLEMA, non il controllo del territorio nazionale.
Abbiamo più forze dell’ordine e corpi di polizia di qualsiasi nazione europea, e ci vengono a dire che non controllano il territorio nazionale e hanno bisogno delle ronde.
Stranieri che provengono spesso da paesi e nazioni primitive o con abitudini e modi d’essere del tutto differenti e che delle nostre leggi e del rispetto dell’Italia, degli italiani se ne fanno tranquillamente un baffo, visto come molti di essi sono entrati gia’ violando le nostre leggi.
Le ronde, quindi, creano solo un tentativo di controllare costoro facendoli permanere in Italia, ma lasciando il pericolo e il problema intatto e non risolto.
Il sistema di sicurezza interna dell’Italia funziona perchè gli italiani rispettano abitualmente le leggi, salvo le eccezioni criminali, ma gli stranieri oltre a non conoscere le nostre leggi e ad infischiarsene tranquillamente, non sono in grado di avere quella auto regolazione che qualsiasi cittadino italiano abitualmente possiede per cultura.
Di conseguenza ciascuno di tali stranieri circolanti da noi è una mina vagante e non ci sono ronde che tengano, perchè non è possibile controllare tutti e in ogni momento quotidiano, il rischio sicurezza, ronde o non ronde, continuerà a permanere tale e quale.
Un grande sacrificio del volontariato, e forse anche una grande spesa per mantenere simile apparato, per aggirare il problema e non doverlo affrontare di petto.
Non è questo che gli italiani hanno chiesto alla maggioranza attuale, di non risolvere il problema e rinviarlo, semmai il contrario.
Non ci sono sufficienti palle nella maggioranza e finiscono per mediare invece che decidere.
Checchè ne dica l’intervistato, il Sig. Saya, non mi piace nemmeno l’uniforme, ha ragione il giornalista che ricorda brutte esperienze passate.
Visto che si doveva creare un uniforme almeno non andarsi a cercare rogne con il lanternino.
Si rischia d’avere critiche sia in ambito nazionale che internazionale, facendoci accollare nomee che tali ronde non intendono creare.
Il 25 Maggio 2009 alle 5:54 jane55 ha scritto:
anche a me lascia perplessa questa soluzione.Ma scusate intanto che i politici ci pensano a risolvere i vari problemi della sicurezza,noi che facciamo. Dobbiamo continuare a prenderci le mazzate in testa da chi pensa che in Italia tutto e’ permesso? E permettetemi di ricordare che non sono solo gli stranieri ad infrangere in modo piu’ o meno grave il codice penale. Quindi un minimo di controllo ci starebbe anche bene, l’importante che poi non diventi un mezzo di controllo politico,ma resti una forma di arginazione da effettuare contro chi vuole delinquere.
Il 25 Maggio 2009 alle 11:04 Manq » Déjà vu ha scritto:
[...] Ecco la divisa delle ronde volute da Maroni. Mi dice qualcosa, ma non riesco a capire cosa mi ricordi. Piacciono molto la faccia sveglia e lo sguardo intelligente dell’indossatore. Su Panorama si può trovare anche una scoppiettante intervista al suo ispiratore. *revival? 9:33 am [...]
Il 25 Maggio 2009 alle 11:46 bigfoot ha scritto:
Suppongo che,indipendentemente dal placet del governo queste ronde,per operare nelle varie realtà ,dovranno avere il via libera delle autorità locali.Questo mi consola parzialmente(anche perchè vedo che la casa madre di questa …falange(?) è a Torino,molto vicino a casa mia).perchè,di certo,non presenterei documenti nè mi identificherei con nessuno che non sia un carabiniere,un agente della polizia di stato,un finanziere …sarei disposto anche con un tranviere(purchè in divisa).Con uno di loro,no.
Il 25 Maggio 2009 alle 12:59 cini ha scritto:
Ho vissuto in diversi paesi dove la sicurezza era spesso un fattore di grande preoccupazione.Le ronde erano alquanto comuni ed io ho volontariamente spesso partecipato.
Erano ronde in stretta cooperazione e sotto il diretto controllo della polizia locale che assegnava ogni notte un poliziotto di turno che rimaneva nella stanza radio di base, ironicamente spesso fornita dalla Chiesa e da dove costantemente coordinava e manteneva in contatto le ronde operative e le volanti,pronte ad intervenire per condurre arresti o compiere altre necessarie operazioni di emergenza.
Questo sistema servì per drasticamente ridurre la criminalità e si dimostrarono sempre molto efficaci.
Ho la certezza che anche a Milano avrà successo e che sarà di ispirazione per il resto del Paese.
Il 5 Giugno 2009 alle 1:19 “Io li odio i nazisti dell’Illinois” « Un Blog Per Conservarsi ha scritto:
[...] “Io li odio i nazisti dell’Illinois” 4 06 2009 Spero mi perdonerà Luca Sofri per la spudorata copiatura, ma è davvero esilarante/preoccupante ciò che ci ha proposto oggi, e cioè la Guardia Nazionale Italiana: [...]
Il 6 Giugno 2009 alle 19:13 PENSIERI LATERALI » LA STORIA SI RIPETE IN FARSA ha scritto:
[...] Vi giuro che non è un film di Mel Brooks, su Panorama trovate l’articolo e l’intervista. [...]
Il 8 Giugno 2009 alle 19:47 La Guardia Nazionale Italiana | ilGazzettino del Beca ha scritto:
[...] Fonte | Panorama [...]
Il 16 Giugno 2009 alle 10:38 jadel.andreetto ha scritto:
http://it.wordpress.com/tag/io.....lillinois/
Il 18 Giugno 2009 alle 10:20 lam.tac ha scritto:
Una domanda; ma questi magistrati schierati non anno altro da fare? Povera sinistra in che stato vi siete ridotti….Vi manca soltanto di fare un’iterrogazione parlamentare sulla virilità di Berlusconi. Ma finetela. siete ridocoli ma non vi siete ancora accorti che quasi nessuno vi crede più siete patetici, ma non vi bastano ancora le lezioni che avete avuto?Continuate cosi sarete azzerati. CERTO L’ AFRICA é GRANDE,a proposito, che fine a fatto VELTRONI?
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