La cavalcata della Lega: adesso il Nord non ci basta più

Simpatizzanti della Lega a Pontida

di Paola Sacchi

Se amate Samba pa ti, la canzone di Carlos Santana, non vi resta che passare un’oretta in compagnia del ministro dell’Agricoltura, il leghista Luca Zaia, nella scuola enologica di Conegliano. Qui riceve ogni lunedì. Ospiti, ma anche telefonate a raffica segnalate appunto dalla suoneria di Samba pa ti. Zaia però non gioca affatto.
Anche tutto il resto della settimana la canzone di Santana continua a suonare in continuazione sul suo telefonino.
“Parlo con tutti, sì, rispondo direttamente io. Questo è un dovere da leghista. Il partito del popolo siamo noi”.

Dietro “Carlos SanZaia” c’è un imperativo categorico della Lega: stare in mezzo alla gente, anzi non sembrare neppure politici, ma trovare sempre una risposta a tutte le richieste. Un modello vincente che ha portato il Carroccio in Veneto a un soffio dal sorpasso. Che ha fatto tremare il governatore Giancarlo Galan e tutto il Pdl. C’è in Veneto un tris d’assi padano che non mollerà finché la Lega non avrà ottenuto la regione. E che, come ha fatto il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha rilanciato chiedendone anche un’altra, preferibilmente la Lombardia. Oltre a Tosi, consolato da Verona, dove la Lega è diventata pure in città il primo partito, c’è il tandem dei quarantenni trevigiani Zaia e Franco Manzato: anche grazie a loro in provincia di Treviso c’è stato il sorpasso al Pdl. Se Zaia è rock, anzi rock latino come la musica di Santana, Manzato, definito il nuovo Zaia perché ne ha preso il posto alla regione come vice di Galan, è lento.
Ma per lento si intende riflessivo: Manzato è laureato in filosofia, tesi sulla violenza del linguaggio nazista. Lo chiamano “lo stratega”. In questi anni, mentre Zaia galoppava, Manzato studiava dietro le quinte modi e tempi del sorpasso del “Lion”, simbolo della Liga veneta, la madre di tutte le leghe. Mentre Zaia andava a tenere comizi anche sulle balle nei fienili, Manzato, barba e pizzetto, faceva nascere la prima scuola quadri della Lega: la Frattocchie verde è a Padova, in un convento benedettino. Ora ha 600 iscritti, attraverso lezioni di storia, economia politica e aziendale ha sfornato decine di amministratori veneti. Zaia andava a Bruxelles a difendere i prodotti italiani, a combattere la battaglia sulle quote latte e conquistava consensi anche in Sicilia per il sostegno alla pesca del tonno.

Manzato intanto commissionava alla Swg uno studio per capire dove dovevano correggersi per diventare una vera Lega di governo. “Da quello studio, commissionato nove anni fa, emerge ora che siamo ritenuti il partito di governo più affidabile. Lo dice il 60 per cento degli interpellati”.
È così che, via via, lo stratega con il pizzetto e il “ministro del popolo” hanno consolidato rapporti con le associazioni di categoria, dalla Cna alla Cia (sempre state vicine alla sinistra), come pure con la grande imprenditoria. Il modello veneto “ha sdoganato definitivamente la Lega come partito di governo” riassume Zaia con Panorana.
Egli è di casa fra gli industriali trevigiani. Mario Moretti Polegato, re delle scarpe Geox, è ritenuto di simpatie padane. Così come l’imprenditore informatico Riccardo Donadon, che con la sua E-Tree è definito il Bill Gates del Veneto.

Partito interclassista ma organizzato sul modello del vecchio Pci. Anche per certi risultati bulgari ottenuti. Forse, anziché parlare di Oppeano, rende di più l’idea definire questo comune di 9 mila abitanti Oppeanograd.
Il sindaco trentenne Alessandro Montagnoli ha sbaragliato tutti con oltre il 75 per cento: correva contro il Pdl, il Pd e Rifondazione messi insieme. Quanto alla struttura, si parte come nel Pci dalle sezioni per arrivare in cima alla piramide. Ma qui le regole sono più leniniste. Ci sono la tessera da sostenitore e quella militante che da diritto al voto: arrivarci non e facile. C’e poi, oltre alla capillarita della presenza sul territorio, quella degli incontri. Tosi ricorda che ne sono stati fatti anche 20 a settimana e quattro-cinque al giorno, con giri nei mercati la mattina (ci va regolarmente anche Tosi), un paio di happy hour leghisti nella tarda mattinata e in serata. Poi i gazebo, ogni fine settimana.

Umberto Bossi sul palco di Pontida

E se telefona un tizio che ha problemi per un bar in Lombardia, che con il suo comune non c’entra nulla, la segreteria ha l’ordine di aiutarlo. “Li ho allevati io: Tosi, Zaia, Manzato, Federico Bricolo, veronese, capogruppo al Senato, e gente sveglia, pragmatica”, dice orgoglioso il segretario della Liga veneta Giampaolo Gobbo. Segretario-pater familias, cultore della storia della Serenessima, e l’unico che non e voluto mai andare a Roma: “Sono un vero autonomista”.
Governa Treviso insieme allo “Sceriffo “, il prosindaco Giancarlo Gentilini. Ne è il volto pacioso. Ogni domenica Gobbo sta in un gazebo. “Li le persone fanno richieste, espongono problemi. Sono i nostri sondaggi, quelli veri” dicono il segretario di Venezia Corrado Callegari e Francesca Zaccariotto, che e arrivata al ballottaggio per la Provincia di Venezia. Un risultato impensabile: “Venezia era la nostra Emilia rossa”. Sorpasso della Lega sul Pdl anche in provincia di Vicenza. “Siamo stati penalizzati dalle europee” sostiene Manuela Dal Lago, ex presidente della provincia e vicecapogruppo alla Camera.
Ma nel suo ufficio a qualcuno scappa una battuta in dialetto: “El ne ga ciava”. Sarebbe: Berlusconi promettendoci il Veneto ci ha fregati. Comunque la Lega va sempre piu oltre la linea del Po. Non e piu solo Lega Nord? Tosi: “No, non e più solo il partito del Nord.

I VIDEO da YouTube sul raduno di Pontida del 14 giugno 2009:
Pontida 2009 Umberto Bossi inizia il suo discorso


Parte del discorso del Ministro Maroni


Tra gli stand del Carroccio:

Commenti

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Il 23 Giugno 2009 alle 16:54 E la Lega disse: il Nord è mio e lo gestisco io » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “La Lega diventerà anche un partito nazionale? Solo se è forte al Nord”. Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega lombarda, potente colonnello bossiano, dà a Panorama il fixing delle quotazioni nel dibattito in corso tra “nordisti” e “sudisti” del Carroccio, che ha superato la linea del Po. [...]

Il 24 Agosto 2009 alle 13:43 Tutte le spallate della Lega all’Unità. A colpi di dialetto e cibo locale » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Dialetto per tutti Intanto, il Carroccio insiste sui dialetti che dovrebbero essere riconosciuti nella Costituzione. Ancora Calderoli. “Vogliamo che l’italiano venga inserito come lingua ufficiale nella Costituzione, cosa che non è mai stata fatta, e tutelato dai troppi termini inglesi e dal dialetto romanesco che lo stanno snaturando. Allo stesso tempo bisogna farsi carico di quelli che vengono inopportunamente chiamati dialetti. Non ci vedo nulla di eversivo nel ricordare che la lingua italiana è stata creata artificialmente”. Per rendere tutto più “normale”, si dovrebbero fare, ha proposto Luca Zaia, anche delle fiction in dialetto: “Capri in napoletano, Il Commissario Montalbano in siciliano, Gente di Mare in calabrese, Nebbie e Delitti in emiliano, Cuori rubati in piemontese, Un caso di coscienza in friulano. La Lega esorta la Rai a mandare in onda le fiction di grande ascolto in dialetto con i sottotitoli, oppure per chi ha la televisione in digitale, di aggiungere al canale audio anche la versione dialettale”, ha detto il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, a Klauscondicio. “Potrebbe essere davvero un bel servizio” aggiunge il ministro “la fiction deve essere un canale anche attraverso il quale viene promossa la cultura regionale“. All’insegna della lingua locale (da sempre il cavallo di battaglia leghista) anche la polemica, divampata a luglio in commissione cultura, sulla necessità d’introdurre nelle selezioni per i docenti una valutazione sulla conoscenza della cultura regionale. E al rientro dalle vacanze (altrui: come detto i leghisti d’agosto sono sul campo) gli onorevoli si troveranno sui banchi il titolo della proposta di legge (datata 18/12/2008) di Pierguido Vanalli, deputato e sindaco di Pontida: “Introduzione dell’articolo 107-bis del codice civile per la celebrazione di matrimoni in lingua locale“. [...]

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