Rivolta on-line contro il ddl Alfano: “No all’obbligo di rettifica per i blog”

Una centrale telefonica

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Il nuovo nemico si chiama “obbligo di rettifica”. Dopo il caso dell’emendamento D’Alia poi eliminato dal ddl sicurezza, una parte dei blog italiani ora si mobilita contro un articolo del ddl Alfano sulle intercettazioni già approvato alla Camera ma non ancora al Senato.
Nello specifico il comma che prevede l’estensione dell’obbligo di rettifica previsto dalla “legge sulla stampa” del 1948 entro 48 ore per tutti i gestori di “siti informatici”. Una definizione generica che può includere, a seconda delle interpretazioni, tutto il mare magnum di internet: blog, social network, forum, video su Youtube.

La mobilitazione
La polemica è stata lanciata su Punto informatico da Guido Scorza, un avvocato e professore in Diritto delle nuove tecnologie alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, fondatore dell’Istituto per le politiche dell’innovazione. La sua lettera e il suo appello hanno fatto il giro della rete. Sostiene Scorza che obbligare i “gestori di siti informatici” a pubblicare le rettifiche anche ai commenti pubblicati entro 48 ore e con la minaccia di una multa da 7 a 12mila euro ne paralizzerebbe di fatto l’attività.

L’Istituto per le Politiche dell’Innovazione ha lanciato un appello (cui è possibile aderire on-line) al presidente del Senato Renato Schifani perché venga modificato questo punto del testo sulle intercettazioni: “non si può esigere da chi fa informazione on-line in modo non professionistico l’adempimento ad un obbligo tanto stringente quale quello di provvedere alla rettifica di ogni inesattezza eventualmente pubblicata sul proprio sito informatico” sostiene l’avvocato, “difficoltà tecniche, organizzative ed economiche ostano all’adempimento di un simile obbligo“, pertanto le multe causerebbero la “cessazione di ogni attività di informazione on-line“.

Un appello che è stato raccolto anche dal gruppo “Salva i blog”, su Facebook, con i suoi 33mila iscritti. Dove si propongono già azioni di “disobbedienza civile”: “Tutti i blogger interessati al tema potrebbero (anche noi) avviare la grande disobbedienza civile contro questa assurda legge. Il giorno dell’approvazione della legge tutti i blogger dovrebbero mandare rettifiche (anche se poco motivate) ad un altro blog che partecipa all’iniziativa, non pubblicare la rettifica, attendere 48 ore e poi autodenunciarsi in massa, tutti” propone un utente.

Morte della blogosfera?
A dare maggiore visibilità alla questione sulla rete ci ha pensato Beppe Grillo con un post dal titolo inequivocabile: “la rete rettificata“. Il comico genovese si scaglia con la consueta violenza contro i promotori della legge: “Solo per gestire le richieste di rettifica entro 48 ore dovrei assumere 10 persone, e forse non sarebbero sufficienti. In un anno dovrei pagare probabilmente alcuni milioni di euro di multa. Una legge che non esiste neppure in Cina o in Birmania, concepita per fottere la libertà di espressione. Se passa, sarà la morte della blogosfera italiana“. Un commento allarmista condiviso da molti, magari non nei toni.

O tanta paura per niente?
Ma c’è anche chi considera la “minaccia” una bolla di sapone e, pur criticando propone possibili soluzioni e invita a non farsi prendere dalla paura: nel forum su Punto informatico a commento dell’articolo di Scorza c’è chi chiede provocatoriamente “allora diamo i contributi pubblici dei giornali anche ai blog”, chi sostiene che inviare una richiesta di rettifica non sia possibile con una semplice mail, chi invita a spostarsi su server esteri.
E qualcuno sostiene che nel caso dei blog basti inserire le rettifiche nei commenti. Una minoranza i sostenitori  del provvedimento: “Era ora che si facesse qualcosa.. non è certo possibile che ognuno possa scrivere tutto il peggio possibile solo per antipatia personale e la passi liscia. Non può essere così facile sputtanare attività senza averne prove concrete”, sostiene Sandro, mentre “giuse grif” pone una domanda provocatoria: “Scusate, ma voi preferireste essere querelati, con tanto di intercettazione dei vostri tabulati, interrogati e indagati oppure essere costretti a pubblicare una rettifica?”

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