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“Tutti a votare per picconare il porcellum, la peggior legge elettorale della storia repubblicana”, si sgola il promotore Giovanni Guzzetta, sotto la sede Rai di Milano.
Per picconare il “porcellum”
L’appuntamento con il “suo” referendum sulla legge elettorale si avvicina e il presidente del comitato promotore è impegnato a evitarne fallimento. Per questo quarantareenne professore di istituzioni di Diritto pubblico all’Università di Tor Vergata sarebbe la conclusione peggiore di un progetto che porta avanti da tre anni, precisamente dal giorno dopo quello in cui divenne legge la riforma elettorale (la legge 21 dicembre 2005, n. 270 dal titolo “Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”) di Roberto Calderoli, poi ribattezzata (dallo stesso ministro, in una ormai famosa puntata di Matrix: qui il VIDEO), una “porcata”.
Si sgola Guzetta perché a pochi giorni dal voto, a cui in teoria sono chiamati 47,5 milioni di elettori, nei fatti un italiano su due ignora che 21 e 22 giugno si vada ai seggi per un referendum e un numero altissimo non ne conosce i contenuti.
Eppure in 30 città ci sono i ballottaggi (per il sindaco e/o la provincia). Ma il meteo darà una mano ai promotori? Sole, caldo: cosa mai di meglio per andare al mare e disertare le urne?
Battaglia tra micro-partiti trasversali
E comunque, la battaglia politica è apertissima e, come sempre ad ogni appuntamento referendario, è fatta di micro-partiti trasversali che si affrontano spesso dimenticando la loro appartenenza. Così può capitare che Antonio Di Pietro inviti a votare no, dopo aver raccolto le firme per il referendum (come questa GALLERY testimonia); che Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi siano per il sì, ma con accenti diversi; mentre parte del Pdl e Lega hanno già la macchina pronta per una bella scampagnata domenicale.
I quesiti delle tre schede
I quesiti del referendum sono sostanzialmente due anche se l’elettore riceverà tre schede: due quesiti sono infatti la stessa cosa e la duplicità si spiega perché uno riguarda la Camera e l’altra il Senato. Scheda viola e scheda beige, rispettivamente, ma identica materia: premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione) più votata. Insomma, si chiede all’elettore se abolire la possibilità per i partiti di aggregarsi tra loro e guadagnare il premio di maggioranza per il polo vincente. Ne consegue che verrebbero penalizzati i gruppi più piccoli (la percentuale di sbarramento diventerà del 4% alla Camera e dell’8% a Palazzo Madama) e soprattutto cambierebbe radicalmente l’attuale geografia politica fatta di coalizioni di partiti.
Scheda verde invece per decidere se togliere ai politici la possibilità di presentare la propria candidatura in più di un collegio. Il quesito si rivolge ai leader che si presentano in varie zone d’Italia pur sapendo di doverne poi scegliere una sola.
Cosa cambia
Se vinceranno i sì ogni candidato potrà essere in lista in una sola circoscrizione elettorale e il premio di maggioranza andrà soltanto al partito più votato; in caso di successo dei no, oppure di mancato raggiungimento del quorum, resta in piedi il “porcellum” e tutto rimane come è attualmente. Si voterà per due giorni: domenica 21/06 dalle 8 alle 22, lunedì22/06 dalle 7 alle 15. Sarà necessario avere con sé la tessera elettorale (eventualmente da richiedere all’ufficio elettorale del proprio Comune di residenza) e un documento di identità valido. Per esprimere il proprio voto occorre tracciare una croce sul sì oppure sul no nel caso si voglia abrogare (cioè abolire) l’attuale normativa oppure lasciarla invariata.
Le posizioni in campo
Il PDL ha praticamente lasciato libertà di coscienza sul voto. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che pure andrà a votare (e voterà sì), ha detto che non avrebbe fatto campagna elettorale in favore del referendum. Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini andrà, più convinto, a votare sì.
Diversi esponenti del Pdl, tra l’altro, fanno parte del comitato promotore del referendum. Tra gli altri i ministri Renato Brunetta e Stefania Prestigiacomo e Gianni Alemanno Martino e Gaetano Quagliariello. Anche il coordinatore del partito e ministro della Difesa Ignazio La Russa andrà a votare sì. Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto invece non andrà votare. I Popolari Liberali di Carlo Giovanardi si asterranno.
PD
Nell’estate 2007, quando il referendum venne presentato, il primo obiettivo era abolire la frammentazione dei partiti, favorendo il bipolarismo. Era molto prima del discorso del Lingotto di Veltroni. Il neosegretario Pd però non firmò perché gli allora “cespugli” di sinistra dell’Unione prodiana minacciarono rappresaglie contro il governo Prodi.
Che cadde comunque, a gennaio del 2008. E a dare una bella sforbiciata ai partiti ci pensarono gli elettori, nel voto di aprile 2008, lasciandone in Parlamento solo cinque: Pdl, Pd, Lega, Udc e Idv.
Oggi che il Pd non è più ricattabile dai piccoli, la scelta dei Democrats è stata fatta: lasciando isolato Francesco Rutelli, tutti gli altri sono rientrati nei ranghi e hanno detto Tre volte sì” ai quesiti di Guzzetta e Segni. Ma un nuovo timore serpeggia infatti nell’opposizione. Lo sintetizza per tutti Antonio Di Pietro: “Con la norma che esce dal referendum, un partito del 30% può occupare il 55% e farsi maggioranza da solo”. Ergo, l’Idv voterà no, dopo aver battuto le città d’Italia per giorni, due anni fa, a raccogliere le firme.
LEGA
Contrarissima a un referendum dall’esito fortemente bipartitico, la Lega ha dato ai propri elettori, in particolare quelli che andranno a votare ai ballottaggi, indicazione di non ritirare le tre schede relative ai referendum. Il partito ha chiesto che nei seggi vengano messi dei cartelli per indicare l’opzione dell’astensione, mentre il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha sottolineato la necessità che i presidenti di seggio spieghino che c’é anche questa possibilità di scelta.
MPA
Stessa linea anche per il Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo che ha dato indicazione ai propri elettori di astenersi o, nel caso di concomitanza con i ballottaggi, di non ritirare le schede dei referendum.
UDC
Il partito di Pier Ferdinando Casini si è da subito schierato per l’astensione con l’obiettivo di far mancare il quorum. La sua tesi è che l’attuale legge uscirebbe di fatto rafforzata da una vittoria del sì.
RADICALI
Forza referendaria per eccellenza, i Radicali, contrari alla legge che emergerebbe se vincesse il sì, hanno formato un comitato per il “no”: andranno dunque a votare ma metteranno la crocetta sul ‘no’.
SINISTRA
Dal Prc al Pdci a Sinistra e Libertà sono tutti schierati per l’astensione. Già con questa legge non sono riusciti a entrare in Parlamento. Con la nuova legge, la soglia di sbarramento sarebbe quasi certamente inaccessibile ai singoli partitini della galassia della sinistra
DESTRA
Anche la Destra di Storace e Buontempo è per l’astensione: “Solo battendo i quesiti referendari si potrà sperare che il Parlamento approvi una nuova legge elettorale, possibilmente dopo la agognata riforma costituzionale di cui l’Italia ha estremo bisogno”. Modello alternativo a quello dell’attuale legge elettorale? Quello del “sindaco d’Italia”.
I tre quesiti referendari sul sito de Il Giornale
- Giovedì 18 Giugno 2009
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Commenti
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Il 18 Giugno 2009 alle 23:14 shift ha scritto:
Mi dispiace dirlo ma Berlusconi sta esagerando.
Il sistema maggioritario deve essere modificato ma per via costituzionale, non si può continuare a mettere le pecette per modificare l’assetto istituzionale in maniera così fragile, incontrollabile e taglianndo fuori l’elettore da qualsiasi decisione e controllo del sistema istituzionale.
Il porcellum e l’eliminazione delle preferenze sono state già cosa grave, seppure necessarie per tentare di raddrizzare il marasma istituzionale italiano, ma non si può continuare su questo andazzo indefinitivamente.
La maggioranza adesso c’è, a Berlusconi non gli resta che modificare almeno la seconda parte della costituzione per avere un sistema istituzionale più armonioso, capace e all’altezza dei tempi attuali.
E’ inutile continare ad aggirare la costituzione, la si affronti di petto e la si modifichi, una volta per tutte.
Il compito principale di Berlusconi deve essere questo, altrimenti dopo di lui l’Italia finisce a puttane!
Il motivo è che non sarà più possibile avere una simile maggioranza, ricadremo nella spartizione e andazzo consueto.
L’Italia verrà venduta a spizzichi e a bocconi dai vari boiardi di Stato agli stranieri, spariranno tutti i beni e con essi la sovranità dell’Italia in qualsiasi campo, perfino in quello del lavoro!
L’opposizione invece di fare i bastian contrari farebbero bene a collaborare, se ci tengono veramente all’Italia e ai suoi stessi elettori, come continuamente dicono.
In quanto al referendum attuale mandiamolo pure in malora, penso che la maggior parte degli stessi partiti se ne siano resi conto.
Il 19 Giugno 2009 alle 10:22 lapolide ha scritto:
Padova, 19 giugno 009.
Io dico “NO” al Referendum.
(per molte questioni)
Attenti ragazzi, è tornato tra noi il parlare “politichese”. E’ quel fenomeno della prima repubblica tanto contestato anche, se non soprattutto, da Paolo Granzotto prima maniera. Andatevelo a riesumare se non ci credete o se non ne avete mai sentito parlare. L’informazione ne era satura a quei tempi. Chi non lo ricorda, il “politichese”. E’ quel contorto modo di esprimersi di politicanti sprovveduti che, quando interrogati, sproloquiano alle televisioni, nei simposi e negli scritti, per farsi considerare “dotti” dal vulgo, usando frasi incomprensibili, senza senso, sconnesse, per chi li ascolta o legge, in cui la Ragion Pratica e l’Imperativo Categorico ( sempre quelle le basi di partenza di chi è al servizio della Res-Publica ) latitano perché pregni di concetti mai assimilati e confusi, come quelli posti dallo stesso Referendum di Mariotto Segni e tal Guzzetta. Nulla risulta “condivisibile” di coloro che scrivono in quel modo contorto, poi bocciato dalla storia dei tempi. Sono esseri che prolificano specialmente nei blog su Internet, fateci caso. Tornando al Referendum, non si può, moralmente ed eticamente, secondo me, sommare “la porcata” di una legge ( così qualificata dallo stesso progenitore) ad una seconda ed ancor più becera “porcata”. Questo non ha nulla di partitico sia esso di destra che di sinistra, sia chiaro. Sto con Marcello Veneziani. Perché è logica di vita, senso di concepire la vita. Ovviamente non è un assioma da considerarsi “universale”, ma è da prendersi con le pinze, come si fa con la Democrazia. Il male minore del comando. Vado a votare perché residente a Padova, solo per tentare di togliermi di dosso un uomo, Sindaco komunista, Flavio Zanonato che ha sperperato soldi pubblici giocando in Borsa ( vedi giornali Regionali del 2008), già ex-Postino del Pds, che faceva da tramite portando i “Rubli” ( dicunt) da Trento alle Botteghe Oscure romane, come obolo dell’Urss al Partito komunista, ai tempi di Ercole Ercoli.
lapolide.
Il 19 Giugno 2009 alle 14:25 fercas ha scritto:
E’ giuunto il momento di vedere se del popolo italiano può continuarsi a definirlo BUE!!! Bene, quasi tutti quelli che hanno a suo tempo promosso il referendum, in primis l’italia dei valori del mitico Di Pietro, ora implorano di non andare a votare per non far raggiungere il quorum; addirittura hanno scomodato la costituzione ed estrapolato da essa il concetto che al cittadino è riconosciuto il DIRITTO di NON RITIRARE LA SCHEDA!!!!! Scic! Sublime bizantinismo per non raggiungere il quorum, al di la dei si o dei no!!!!! Ora gli italiani, se davvero non sono buoi, debbono affollare i seggi e votare SI - SI - SI, in modo tale per cui, i politicanti, saranno obbligati a provvedere a ciò che il popolo sovrano e non bue ha deciso!!!!! Cordialità.
Il 19 Giugno 2009 alle 17:00 Lega sicura: ecco perché gli italiani non andranno a votare » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Il referendum non raggiungerà il quorum”. Per l’onorevole Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord alla Camera, non ci sono dubbi. Lo ripete a tamburo battente: il referendum abrogatorio, che vuole introdurre il sistema maggioritario alla Camera e al Senato, non passerà. Le ultime vicende sembrano giocare a favore del Carroccioi: prima hanno ottenuto lo spostamento del voto dalla data delle europee al ballottaggio delle amministrative e ora godono dell’appoggio di Berlusconi che pur andandoa votare (sì) non si è impegnato nella campagna elettorale. Ma, forti delle loro ultime battaglie vinte, i leghisti sperano che la maggior parte degli italiani segua il loro consiglio: preferire alle urne una scampagnata fuori porta. O, nel caso in cui ci si vada per i ballottaggi, non ritirare le schede del referendum. Onorevole Cota, la Lega punta sull’astensionismo in difesa del “Porcellum”, la legge elettorale scritta dal senatore Calderoli. Perché gli italiani dovrebbero andare al mare anziché votare? L’astensione è una modalità dell’espressione dei cittadini sul referendum, prevista e garantita dalla costituzione: l’obiettivo è non far raggiungere il quorum (del 50% + 1, ndr). Noi invitiamo gli italiani a non andare a votare, perché se vincerà il sì, avremo una legge truffa: una lista con un solo voto in più delle altre guadagnerà il 55% dei seggi. È antidemocratico e sbagliato, anche se è stato presentato come qualcosa di democratico, come una conquista da parte del cittadino. Che cosa rischia la Lega, se vince il sì? Non rischia alcunché, perché sono convinto che il referendum non passerà. Calderoli definì la legge da lui scritta “una porcata”. In molti la criticarono. Eppure, alle ultime elezioni questa legge elettorale ha garantito al Paese una maggioranza solida. Un “Porcellum” fortunato o efficace per davvero? La casualità non centra: in realtà la legge Calderoli, al di là delle critiche spesso mosse da più parti, si è dimostrato il sistema più stabile e ha avuto, tra gli altri, il merito di semplificare il quadro politico italiano. Ma se rimane il “Porcellum” non ci sarà il rischio di governi deboli in futuro, quando per esempio non ci sarà più un politico come Berlusconi in grado di compattare una coalizione? Non credo. Ciò non toglie che in futuro non si possa mettere in discussione la legge elettorale attualmente in vigore, ma non certo in questo momento. Oggi non è una priorità per il paese: abbiamo un Governo forte e una maggioranza in grado di fare le riforme. Quando sarà il momento opportuno ne discuteremo e non mi stanco a ripeterlo: solo quando sarà approvata la riforma costituzionale. Prima viene il Senato federale e poi una nuova legge elettorale. Farlo ora è sbagliato e sarebbe soltanto una riforma a pezzi e bocconi. La Germania è uno stato federale e il suo sistema piace anche all’Udc e a D’Alema. Dopo il “Mattarellum”, il “Vassallum” e il “Porcellum”, anche voi siete a favore di un “Tedescum”? Tutti usano i modelli elettorali come formule chimiche, come se dovessero risolvere i problemi di un paese. Invece prima si farà la riforma costituzionale e poi, in base ad essa, si ritoccherà la legge elettorale. Oggi la legge elettorale non è tra le priorità del paese, che ha una maggioranza in grado di governare. E allora parliamo della maggioranza: Fini ha detto che andrà a votare e voterà “sì”. Gli ex di An vi vogliono fare fuori? Fini andrà a votare, perché ha firmato la presentazione di questo Referendum, ma ormai sono in pochi a sostenerlo. Confondere la stabilità con la mancanza di pluralismo è un ragionamento che non tiene. Il Pdl, con la presa di posizione di Berlusconi, è ormai per la non partecipazione e anche Cicchitto di recente si è espresso per il non voto. Di Pietro prima aveva detto di sì, ora è per il no, e anche all’interno del Pd c’è una fronda anti-consultazione. Avete conquistato l’appoggio del Cavaliere. Si riformerà un asse del Nord contro un asse del Sud appoggiato dagli ex di An? Inutile dare spiegazioni di cose che non esistono e, sinceramente, queste dietrologie non mi convincono. L’unica certezza è che questo referendum non passerà e che il Governo porterà avanti le riforme. Fini, d’altro canto, anche se a noi non compete dirlo, troverà sicuramente il suo spazio all’interno del Pdl. E se invece passerà il “sì”? Siccome non si raggiungerà il quorum, andremo avanti con le riforme e con l’attuazione del federalismo fiscale. [...]
Il 19 Giugno 2009 alle 18:04 Referendum, guida al voto: quesiti, quorum, le ragioni del sì, del no e dell’astensione » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Qui: la guida sugli schieramenti in campo Qui: l’intervista a Mario Segni Qui: l’intervista a Roberto Cota [...]
Il 20 Giugno 2009 alle 11:32 Referendum - Pagina 4 - Politica in Rete Forum ha scritto:
[...] Riferimento: Referendum ma vera sta storia? Lo sintetizza per tutti Antonio Di Pietro: “Con la norma che esce dal referendum, un partito del 30% pu occupare il 55% e farsi maggioranza da solo”. Referendum: sì, no, astensione. I partiti si schierano Panorama.it - Italia [...]
Il 22 Giugno 2009 alle 17:12 Italiani senza quorum. Con i referendum è una storia finita » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Un colpo al quorum. Questo ci vorrebbe, forse, per tornare a vedere un referendum abrogativo avere successo. Pur avendo l’appoggio (poco convinto) dei due principali partiti italiani, anche i tre quesiti sulla legge elettorale, stando ai dati diffusi sul sito del Viminale, non sono stati votati dalla maggioranza degli elettori. Le proiezioni dei primi dati definitivi relativi all’affluenza alle urne non lasciano praticamente dubbi: quelli relativi a circa 7.850 comuni sugli 8.100 interessati al voto indicano un’affluenza del 21 per cento circa per tutti e tre i quesiti. Per la precisione, per il Quesito 1 (scheda viola) con lo scrutinio di 7.826 comuni su 8.100, l’affluienza è stata parti al 21,08% (Favorevoli 80,30% - Contrari 19,70%); per il Quesito 2 (scheda gialla) con lo scrutinio di 7.826 comuni su 8.100, l’affluenza è stata parti al 21,08% (Favorevoli 79,60% - Contrari 20,40%) per il Quesito 3 (scheda verde) l’affluienza è stata parti al 21,46% (Favorevoli 90,18% - Contrari 9,82%). [...]
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