Lega sicura: ecco perché gli italiani non andranno a votare

L'onorevole Roberto Cota

“Il referendum non raggiungerà il quorum”. Per l’onorevole Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord alla Camera, non ci sono dubbi. Lo ripete a tamburo battente: il referendum abrogatorio, che vuole introdurre il sistema maggioritario alla Camera e al Senato, non passerà. Le ultime vicende sembrano giocare a favore del Carroccioi: prima hanno ottenuto lo spostamento del voto dalla data delle europee al ballottaggio delle amministrative e ora godono dell’appoggio di Berlusconi che pur andandoa votare (sì) non si è impegnato nella campagna elettorale. Ma, forti delle loro ultime battaglie vinte, i leghisti sperano che la maggior parte degli italiani segua il loro consiglio: preferire alle urne una scampagnata fuori porta. O, nel caso in cui ci si vada per i ballottaggi, non ritirare le schede del referendum.
Onorevole Cota, la Lega punta sull’astensionismo in difesa del “Porcellum”, la legge elettorale scritta dal senatore Calderoli. Perché gli italiani dovrebbero andare al mare anziché votare?
L’astensione è una modalità dell’espressione dei cittadini sul referendum, prevista e garantita dalla costituzione: l’obiettivo è non far raggiungere il quorum (del 50% + 1, ndr). Noi invitiamo gli italiani a non andare a votare, perché se vincerà il sì, avremo una legge truffa: una lista con un solo voto in più delle altre guadagnerà il 55% dei seggi. È antidemocratico e sbagliato, anche se è stato presentato come qualcosa di democratico, come una conquista da parte del cittadino.
Che cosa rischia la Lega, se vince il sì?
Non rischia alcunché, perché sono convinto che il referendum non passerà.
Calderoli definì la legge da lui scritta “una porcata”. In molti la criticarono. Eppure, alle ultime elezioni questa legge elettorale ha garantito al Paese una maggioranza solida. Un “Porcellum” fortunato o efficace per davvero?
La casualità non centra: in realtà la legge Calderoli, al di là delle critiche spesso mosse da più parti, si è dimostrato il sistema più stabile e ha avuto, tra gli altri, il merito di semplificare il quadro politico italiano.
Ma se rimane il “Porcellum” non ci sarà il rischio di governi deboli in futuro, quando per esempio non ci sarà più un politico come Berlusconi in grado di compattare una coalizione?
Non credo. Ciò non toglie che in futuro non si possa mettere in discussione la legge elettorale attualmente in vigore, ma non certo in questo momento. Oggi non è una priorità per il paese: abbiamo un Governo forte e una maggioranza in grado di fare le riforme. Quando sarà il momento opportuno ne discuteremo e non mi stanco a ripeterlo: solo quando sarà approvata la riforma costituzionale. Prima viene il Senato federale e poi una nuova legge elettorale. Farlo ora è sbagliato e sarebbe soltanto una riforma a pezzi e bocconi.
La Germania è uno stato federale e il suo sistema piace anche all’Udc e a D’Alema. Dopo il “Mattarellum”, il “Vassallum” e il “Porcellum”, anche voi siete a favore di un “Tedescum”?
Tutti usano i modelli elettorali come formule chimiche, come se dovessero risolvere i problemi di un paese. Invece prima si farà la riforma costituzionale e poi, in base ad essa, si ritoccherà la legge elettorale. Oggi la legge elettorale non è tra le priorità del paese, che ha una maggioranza in grado di governare.
E allora parliamo della maggioranza: Fini ha detto che andrà a votare e voterà “sì”. Gli ex di An vi vogliono fare fuori?
Fini andrà a votare, perché ha firmato la presentazione di questo Referendum, ma ormai sono in pochi a sostenerlo. Confondere la stabilità con la mancanza di pluralismo è un ragionamento che non tiene. Il Pdl, con la presa di posizione di Berlusconi, è ormai per la non partecipazione e anche Cicchitto di recente si è espresso per il non voto. Di Pietro prima aveva detto di sì, ora è per il no, e anche all’interno del Pd c’è una fronda anti-consultazione.
Avete conquistato l’appoggio del Cavaliere. Si riformerà un asse del Nord contro un asse del Sud appoggiato dagli ex di An?
Inutile dare spiegazioni di cose che non esistono e, sinceramente, queste dietrologie non mi convincono. L’unica certezza è che questo referendum non passerà e che il Governo porterà avanti le riforme. Fini, d’altro canto, anche se a noi non compete dirlo, troverà sicuramente il suo spazio all’interno del Pdl.
E se invece passerà il “sì”?
Siccome non si raggiungerà il quorum, andremo avanti con le riforme e con l’attuazione del federalismo fiscale.

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